«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

domenica 30 luglio 2017

Donne in campeggio

Qualche giorno fa ho avuto un curioso scambio epistolare con una mia amica che mi raccontava di essere andata al mare, in campeggio, con un gruppo di altre donne. Aggiungeva poi, dicendosi annoiata e seccata, che l'argomento di cui avevano parlato tutto il fine settimana era stato solo “uno”.
Questa indeterminazione stuzzicò la mia fantasia: l'argomento erano gli uomini, come supponevo, oppure qualcos'altro?

Così le replicai:
«Sì, lo immagino benissimo: tre donne salaci in un campeggio, circondate da uomini in costume, pelle nuda, sudore e testosterone... Suppongo che avrete parlato solo di scarpe...»

Ma la sua risposta mi lasciò interdetto:
«In 3 eravamo in tenda, ma eravamo in realtà molte di più, c'era quella in roulotte, quella nel bungalow, la mia amica S, e altre che ci raggiungevano in spiaggia....
si hai indovinato! bravo! scarpe stagione estiva 2017 ;)
non puoi capire....io veramente non me ne faccio una ragione.....mi sembra fantascienza....boh
»

Infatti, dopo la precisazione sul numero di donne coinvolte, aveva concluso con un “si hai indovinato! bravo! scarpe stagione estiva 2017 ;)”. Avevo realmente indovinato oppure era lei ironica?
Dovete sapere che, convenzionalmente, quando vuole essere ironica usa almeno tre-quattro punti esclamativi per sottolineare l'irrealtà di ciò che scrive. In questo caso però i punti esclamativi erano singoli, seppure accompagnati da una faccina sorridente, e questo mi lasciava nel dubbio: avevo realmente indovinato e le vaghe donne avevano parlato di scarpe, oppure la sua era ironia e avevano parlato di uomini? (un altro argomento non sarebbe stato possibile visto che in tal caso la sua ironia non avrebbe avuto senso)
Nell'impossibilità di dirimere questo dilemma che mi angustiava, nel dubbio più totale, le replicai in maniera interlocutoria fingendo comunque di aver compreso la sua frase e di essere ancora un passo avanti. Scherzosamente, ma senza dare per scontata un'interpretazione a favore di un'altra, le riscrissi:
«No, davvero ho indovinato?!! Perché io in realtà scherzavo e pensavo che tutte queste donne allupate avessero in testa ben altro: le borsette... ;-)»

Al che mi rispose:
«Purtroppo sì .... e io onestamente non sono abituata .... per me e' argomento di conversazione solo con amiche veramente intime....»

E la sua ultima considerazione sciolse completamente i miei dubbi: anche per la donna più timida “le borsette” non sono infatti argomento di esclusiva conversazione con amiche intime e, di conseguenza, l'oggetto di discussione erano stati effettivamente gli uomini come avevo ipotizzato fin dall'inizio...

A questo punto avrei potuto e dovuto aggiungere la seguente precisazione per impressionarla col mio “acume”:
«Sicuramente avrete parlato di quanto gli uomini siano inaffidabili, immaturi, cattivi, presuntuosi e/o ingenui...»
Questa perla di saggezza in realtà proviene dal mio amico portoghese/olandese Filipe e si riferisce alla trama di ogni puntata della serie televisiva “Sex in the City” che lui non sopportava ma che la fidanzata (poi moglie: v. Matrimonio Russo-portoghese-olandese 1 e 2) costringeva a guardare insieme a lei (molto romantico: posso immaginare facilmente Alina che segue assorta mentre Filipe sbuffa e scuote il capoccione sorridendo con malcelato scetticismo alle avventure sentimentali di Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda)...
Suppongo però, dato il successo di tale serie, che evidentemente il tema di fondo, così chiaramente individuato dal mio amico, debba essere il precipuo argomento di piacevole pettegolezzo e dibattito anche fra le ruspanti donne nostrane.

Conclusione: corto ipertrofico... l'aneddoto finale e alcune precisazioni, necessarie a dare un senso al tutto, hanno fatto crescere questo pezzo più del previsto!

sabato 29 luglio 2017

Comportamenti intelligenti

Stamani, durante una brevissima ed estemporanea visita su FB, ho trovato un articolo interessante e leggero condiviso da una mia amica: Dieci abitudini che differenziano una persona intelligente da una stupida. Nove di queste, non le avrei mai immaginate. da ActionWeb.com

Come si intuisce dal titolo dell'articolo si tratta di un elenco di dieci comportamenti che, secondo alcuni studi, differenziano le persone intelligenti dalle stupide.
Ovviamente l'ho subito letto per verificare in quanti dei comportamenti indicati mi ritrovo: dopo tutto è una maniera semplice e divertente per riflettere su noi stessi, cosa che non manca mai di intrigarmi. Vediamo i diversi punti e il mio commento a essi.

1. Le persone intelligenti sono più calme.
Bo... negli anni sono diventato un po' più intollerante e meno comprensivo verso gli altri: soprattutto con furbi e furbetti. Al supermercato ricordo a chi non lo fa di toccare frutta e verdura con i guanti, segnalo ai commessi chi vedo sgraffignare qualcosa (in realtà è successo una sola volta) e guai a chi tenta di sorpassarmi in fila (non solo al supermercato).
In passato invece sarei stato più tollerante: avrei aspettato di conoscere meglio una persona prima di giudicarla negativamente. Adesso sono rimasto deluso così frequentemente che se la prima pagina non mi piace non leggo più le seguenti.
Soprattutto ho degli argomenti, soprattutto con mio padre (e prima anche con mia madre), che subito mi fanno schizzare il sangue agli occhi: però non si tratta dell'argomento in sé e per sé; esso è solo la punta di un iceberg, di un contrasto non risolto che ha una vita di ramificazioni e implicazioni: diciamo quindi che è un qualcosa di molto particolare e a parte.
D'altro canto, non vorrei ricordare male, ma mi pare che un amico mi disse che ero la persona più calma e imperturbabile che conoscesse: ma magari l'ho sognato!

2. Mentre le persone stupide si sentono più capaci della media, quelle intelligenti tendono a non confrontarsi con gli altri, consapevoli del proprio valore e anzi sono sinceramente liete del successo altrui.
In passato (intendo quando avevo vent'anni) il mio comportamento era sicuramente come quello della persona intelligente descritto dall'articolo. Ma anche in questo caso il tempo ha avuto un impatto negativo sul mio carattere. La verità è che adesso mi sento circondato da idioti, anzi non idioti ma bambini. Bambini incapaci di vedere quello che vedo io e, in generale, di capire pienamente me e le mie idee.
Il giro di boa è stato nel 2001 quando sono andato a lavorare come esterno all'ESA in Olanda: pensavo che mi sarei ritrovato circondato dai maggiori geni europei mentre invece erano solo individui leggermente superiori alla media. Davvero sono passato da un atteggiamento “che lo mando a fare il mio CV a questi: non sono degno di allacciargli le scarpe!” a qualcosa del tipo “se avessi la fortuna (perché solo di quella si tratta) di entrarci a pieno titolo sarei dieci volte più produttivo...”
Riguardo il successo altrui, se lo ritengo giustificato, in effetti ne sono lieto.

3. Le persone intelligenti ammettono i propri errori.
Può darsi: è che io sbaglio così poco che è difficile giudicare! ;-)
Per le questioni di poco conto (tipo le previsioni calcistiche) sbaglio come tutti e non mi costa niente ammettere l'errore.
Sulle questioni importanti, dove quindi sento un investimento della mia credibilità, ammettere l'errore è forse più difficile. C'è però da dire che considero l'errore inevitabilmente connaturato nel giudizio umano: da ex scacchista poi eseguo sempre, con una certa oggettività, un'analisi spassionata del mio comportamento alla ricerca di errori. Insomma mi sentirei stupido se mi dicessi di non sbagliare mai e questo mi facilita eventuali ammissioni.
E poi, in genere, sono prudentissimo nelle valutazioni: prima di sbilanciarmi in un'affermazione netta devo essere sicuro al 99,99%. La conseguenza è che se dico “molto probabilmente succede questo” e poi “questo” non si verifica, non mi sento comunque completamente in errore perché se ritengo che qualcosa è vero il 90% delle volte sono contemporaneamente consapevole che il 10% non lo è. Non so se mi sono spiegato: avendo opinioni molto fluide e che lasciano spazio a molte possibilità è difficile che mi ritrovi totalmente in errore...

4. Le persone intelligenti sono empatiche.
Io credo di sì. Spesso riesco a intuire l'essenza di una persona da pochi dettagli e più volte ho avuto la riprova di aver visto giusto.

5. Le persone intelligenti sono solitarie.
Sì, decisamente... e con “decisamente” intendo molto più di quanto il lettore che non mi conosce possa immaginarsi!

6. Le persone intelligenti sono disordinate.
Io sono il caos... come sopra, io sono di un paio di ordini di grandezza più disordinato di quanto i miei lettori possano immaginarsi...
Anche perché mettere in ordine mi pare una fatica inutile: vedi poi...

7. Le persone intelligenti spesso imprecano.
Bo, non mi pare di farlo particolarmente: ma sono un toscano... Però sono andato a scuola dalle monache... Ricorda che da bambino, quando andavo a confessarmi, dicevo al prete che bestemmiavo, poi iniziavo a fargli degli esempi (per fargli capire che non mi pareva di dire niente di esageratamente grave) e lui mi interrompeva tutto allarmato dicendomi: “Sì, sì ho capito! non c'è bisogno che tu me li ripeta!”. C'è da dire che, un anno, a lavoro mi ritrovai accanto a un collega che imprecava di continuo: fu allora che coniai il tecnicismo POB, ovvero “Programmazione Orientata alla Bestemmia” e, dopo un po', mi resi conto che iniziai a seguirne l'esempio. Programmare può essere molto frustrante (un sacco di tecnologie non funzionano come dovrebbero o, soprattutto, come si pensa che dovrebbero fare) e l'imprecazione giusta può essere utilissima per scaricare la tensione.

8. Le persone intelligenti sono nottambule.
Abbastanza. Soprattutto negli ultimi anni mi sono reso conto che mi bastano pochissime ore di sonno. Idealmente io credo che potrei stare benissimo facendo brevi riposini per tutto l'arco della giornata: non ho mai provato però...

9. Le persone intelligenti sono pigre.
Decisamente. Sfortunatamente sono molto pigro: anche perché poche cose meritano un grande impegno...

10. Le persone intelligenti usano il pulsante “snooze” della sveglia.
Bo... questo punto mi sembra un po' una sciocchezza...
Di solito però programmo la sveglia in maniera tale da non potermi permettere di perdere un solo minuto e comunque sono sempre già sveglio quando l'allarme suona (vuoi per abitudine se è l'ora a cui sono abituato o per ansia se devo fare qualcosa di diverso dal solito). Mi sarà capitato solo una manciata di volte di essere veramente svegliato dalla sveglia.

Conclusione: per le risposte 4, 5, 6 e 9 mi do un punto (anche se mi conformo ai relativi comportamenti a un livello tale che forse mi meriterei uno speciale bonus!) per le 1, 2, 3 e 8 mi do invece solo mezzo punto. Alla 7 e 10 mi do zero punti. Totale 6 su 10: decisamente troppo poco! Comunque divertente...

venerdì 28 luglio 2017

RS ovvero materialismo e spiritualità

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è necessaria la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 2, 4, 6 e 7.

Apparentemente, come del resto spesso accade, sono solo io (o quasi) quello che non conosce qualcuno di famoso. In questo caso mi riferisco a Rudolf Steiner (v. Teosofia e un piccolo mistero) che ben due amiche conoscevano per il suo contributo a campi del sapere molto diversi fra loro: evidentemente un individuo molto eclettico. Ma come al solito aspetto a documentarmi su di lui per non farmi influenzare nei miei giudizi: per lo stesso motivo non ho neppure letto la quarta di copertina del libro che ho iniziato a leggere Nove conferenze pubblicate nelle annate 1946 e 1947 di Rudolf Steiner, Editrice Antroposofica, 1995, trad. Rinaldo Küfferle...

Come spiegato (v. Teosofia e un piccolo mistero) inizialmente la lettura della prima conferenza, I due volti della Germania (1919), mi aveva spiazzato perché mi aspettavo un analisi storica mentre invece vi ho trovato una descrizione mistica. Poi però, proseguendo nella lettura, ne ho apprezzato alcuni pregi pur rimanendo piuttosto scettico e perplesso da molti altri.

Ovviamente tirare conclusioni su un autore dalla lettura di poche pagine è un'operazione rischiosa e molto arbitraria: quindi non scriverò “Rudolf Steiner è un ingenuo” oppure “Rudolf Steiner è un genio” ma mi limiterò a segnalare ciò che mi ha colpito nella prima conferenza che ho letto.

Voglio però prima ribadire un'idea che ho già espresso in Teosofia e un piccolo mistero: ogni interpretazione della realtà può avere un suo valore. Questo perché ogni interpretazione, come se fosse un filtro fotografico di Photoshop, ha la potenzialità di riuscire a evidenziare dei particolari a cui altre visioni non danno abbastanza risalto. Ci possono essere cioè dei filtri (o delle interpretazioni storiche) che complessivamente rendono un'immagine meno definita e comprensibile ma che hanno comunque il merito di esaltarne alcuni particolari facendoli spiccare su tutto il resto. Leggendo la conferenza di Steiner ho avuto ben chiara questa sensazione: la sua visione del mondo mi pare molto meno nitida di quella che presento io nella mia epitome eppure però ne ho apprezzato diverse intuizioni che ne evidenziano degli aspetti che, ai più, sfuggono.

Nelle prime quattro pagine non ho annotato niente (era la fase della mia perplessità!) e in pratica si spiega che:
1. La Germania è lo specchio dell'Europa centrale.
2. L'umanità attraversa fasi successive di un'evoluzione mistica (questo non lo scrive esplicitamente ma l'ho dedotto io dalle sue osservazioni): in particolare in Germania si ha prima la fase dei “Nibelunghi”, ovvero dei guerrieri che vivevano nelle foreste, e successivamente quella della “borghesia” evolutasi dai campi coltivati dal XII secolo in poi (*1).
3. Ma in ogni epoca restano individui con un'anima appartenente alla tipologia comune del periodo precedente: nel caso della Germania tutta l'aristocrazia al comando del paese ha ancora l'animo dei “nibelunghi” diversamente dal resto della popolazione che ha l'animo “borghese”. Questo conflitto spirituale si risolverà nella tragedia della prima guerra mondiale.

Alla quinta pagina c'è la mia prima annotazione: anzi una semplice linea verticale a fianco di un passaggio che ritengo significativo. Questo passaggio, probabilmente per le ragioni sbagliate, mi ha colpito molto e mi ha portato a capire che la visione di Steiner della realtà non è storica ma mistica e che, comunque, anch'essa ha i suoi pregi.
Il passaggio in questione spiega che alcuni individui hanno un'anima che appartiene all'epoca passata: queste persone si trovano fuori dalla loro epoca naturale ed evolvono quindi in maniera disarmonica. Per Steiner anzi il loro carattere “decade” e “degenera”: l'individuo nato nell'epoca sbagliata cresce in maniera “morbosa” e ciò lo conduce alla rovina.
Questa sensazione mi è ben familiare (v. ad esempio FNHM 2/??) e la chiave di lettura che ne dà Steiner è affascinante: ma non mi vedo come un “Nibelungo”, temo che la mia anima appartenga a un'età ancora più antica... magari a quella dei neanderthal! (*2)
E poi mi sono chiesto se in una data epoca possono esistere anime appartenente a fasi precedenti dell'evoluzione spirituale umana non è forse possibile che alcuni abbiano anime appartenenti a epoche future? Sfortunatamente da questa conferenza non è possibile intuire il pensiero di Steiner sull'argomento: fatto sta però che, da questo passaggio in poi, ho iniziato a leggerlo con maggior attenzione e rispetto, ho aperto il cuore per comprendere le idee oltre le sue parole.

Nelle pagine seguenti le mie glosse si moltiplicano. Si ribadisce il concetto che la classe dirigente tedesca aveva un'anima diversa da quella del resto della popolazione, quella dei “nibelunghi”, e che per questo era decadente e ha portato alla rovina la Germania. Ovviamente il legare questa degenerazione spirituale a una sorta di ereditarietà genetica dell'aristocrazia mi è apparso subito errato e semplicistico: le argomentazione con cui lo Steiner spiega perché questa degenerazione non abbia colpito l'Inghilterra sono poi, comprensibilmente (*3), debolissime.
Nella mia epitome vedo il conflitto interno che vi è in ogni società umana basato sulla divergenza di obiettivi e interessi fra parapoteri ([E] 2.3) e democratastenia ([E] 4.4): in alcune epoche i parapoteri corrispondevano all'aristocrazia ([E] 7.2) ma nel complesso sono qualcosa di ben distinto: i parapoteri non si sono infatti “estinti” con essa e continuano anzi a esistere ben vivi e vegeti.
La visione di Steiner è quindi priva di valore perché il suo “modello” spiega solo (e a fatica) la situazione sociopolitico di una nazione in un determinato periodo storico?
La risposta per me è “nì”: di certo l'interpretazione più letterale del pensiero di Steiner è fallace visto che pochi decenni dopo (la conferenza è del 1919) la Germania ha vissuto il disastro della seconda guerra mondiale quando alla sua guida non c'era più né imperatore né aristocrazia: di nuovo il mio modello di società, basato sui parapoteri e i limiti dell'uomo, potrebbe spiegare l'intero fenomeno in maniera molto più completa e precisa.
Però se interpretiamo come “anima” il complesso che si ha della propria visione del mondo e della sensibilità con cui si risponde a essa allora la possiamo immaginare come l'insieme degli epomiti ([E] 6.2): ecco quindi che il pensiero di Steiner, proprio come se fosse uno strano filtro fotografico, non si adatta bene a interpretare qualsiasi epoca ma ha comunque la capacità di evidenziare alcuni particolari che, ad esempio, nella mia epitome non sono presenti. Se infatti consideriamo l'“anima” di Steiner con la definizione di “epomiti + sensibilità a essi” ecco che allora parlare di due anime diverse nella stessa società equivale a dividerla in due gruppi con epomiti (e sensibilità/reazioni a essi) diversi e separati: dalla mia prospettiva questo significa che parapoteri e democratastenia hanno degli epomiti diversi e reagiscono a essi con sensibilità diverse. Si tratta di un concetto non secondario che potenzialmente era già presente nella mia epitome (e infatti posso includerlo in essa con poche parole) ma è stata questa lettura di Steiner che mi ha portato a esplicitarlo pienamente.

Nelle pagine seguenti ho notato molte altre ottime intuizioni di Steiner in cui, almeno parzialmente, mi ritrovo. Ad esempio anche Steiner parla di un “velo” che nasconde la vera natura della realtà ma è qualcosa che rimane su un piano mistico: io, più banalmente, ne do invece un'interpretazione più “scientifica” e faccio derivare questo “velo” dalle limitazioni dell'uomo unite alla complessità della società: il “velo” per me è l'insieme dei protomiti e delle distorsioni che si interpongono fra l'uomo e la comprensione della realtà, inintelligibile nella sua interezza.

Potrei fare numerosi altri esempi di questo genere ma non voglio annoiare troppo i miei lettori con piccoli dettagli e la mia analisi arbitraria, e forse superficiale, di poche frasi estratte dal contesto di una singola conferenza.

Aggiungo solo quello che, dalla lettura di due (*4) sue conferenze, mi sembra essere il pensiero fondamentale di Steiner: la tragedia politico sociale del mondo moderno (ma Steiner parlerebbe di anima dell'umanità) è la perdita di spiritualità a vantaggio di un materialismo onnipresente.
Impossibile non essere d'accordo: il materialismo, già insito nel capitalismo, e quindi adesso dilagante in ogni nazione del mondo, con la globalizzazione ha raggiunto un nuovo livello di pervasività: il piegare ogni libertà, ogni principio, ogni diritto al profitto (come fanno i grandi parapoteri economici e i governi da essi pesantemente influenzati) non è altro che il trionfo del materialismo più cieco e sordo alle sofferenze e i dolori del resto dell'umanità (la democratastenia).

Conclusione: probabilmente dovrei leggere qualche altra conferenza di Steiner... ma sarebbero così tante le cose che dovrei fare e che invece non faccio... del resto credo di averne già assimilato l'essenza per quel che più mi interessa: se i parapoteri avessero un'anima questa sarebbe nera e corrotta, appartenente a un'epoca preistorica dove la morale si riduce alla più semplice e brutale lotta per il cibo (ovvero potere/denaro). Vedremo...

Nota (*1): questa è la semplificazione storica che inizialmente non riuscivo a digerire: questo visione che mostra i borghesi sorgere dai campi arati dei contadini come se fossero tanti funghetti indipendenti e indifferenti a una miriade di altre contingenze storiche!
Nota (*2): ironia.
Nota (*3): è infatti difficile giustificare con argomentazioni solide e convincenti un'idea debole e fallace!
Nota (*4): ho letto anche la conferenza Il pensiero di Pasqua (1921): in realtà avevo finito di leggere, seduto sul divano, la prima conferenza e avrei voluto alzarmi per andare a prendere il mio quadernone a quadretti e la calcolatrice per studiare un problema con i semafori che mi era venuto in mente (!), ma avevo Bisba in grembo completamente addormentata e mi dispiaceva svegliarla... per questo ho letto anche questa seconda conferenza! Per la cronaca qui Steiner spiega che il problema della cristianità è la perdita di spiritualità a spese del materialismo. Questo Steiner lo nota nella Pasqua dove, secondo lui, viene troppo esaltato il dolore fisico (e quindi materiale) del Cristo in croce mentre invece nel Natale vede ancora il trionfo dello spirito che si fa corpo: chissà però cosa avrebbe pensato se avesse potuto immaginarsi i natali di questi anni che sembrano festeggiare più che altro la nascita del materialismo consumistico e la sua nuova divinità pagana “Babbo Natale”: divinità in cui, in teoria, solo i bambini credono ma che però anche gli adulti venerano...

mercoledì 26 luglio 2017

Lewis Bayly & figli

Di seguito una mia superficiale ricerca (perché basata solamente sulle informazioni di Wikipedia) su Lewis Bayly e i suoi discendenti. A ogni biografia ho aggiunto in corsivo il mio pensiero personale.

Non sappiamo quando nacque Lewis Bayly, sicuramente nel XVI secolo, né dove: forse in Scozia oppure in Galles. Non abbiamo notizie della sua famiglia ma doveva essere abbastanza facoltosa da permettere a Lewis di andare a studiare a Oxford. Egli ottenne poi una parrocchia nel Worcestershire (che in Inghilterra garantiva una rendita pagata dai parrocchiani) e, probabilmente nel 1604, forse grazie alla propria cultura, divenne rettore (titolo che corrispondeva a una rendita maggiore) della chiesa di San Matteo a Londra. La sua ascesa continuò e si legò alla politica: divenne prima cappellano del Principe di Galles e, successivamente, del re Giacomo I che nel 1616 lo nominò vescovo di Bangor (piccola cittadina del Galles) incarico che tenne per 15 anni, fino alla morte nel 1631.
Lewis fu un “ardente puritano” e la sua opera principale fu il libro intitolato The Practice of Piety, directing a Christian how to walk that he may please God, pubblicato all'inizio del XVII secolo (la terza edizione è del 1613). L'opera dovette godere di un certo successo visto che nel 1821 fu raggiunta la 74° edizione: e non solo in Inghilterra ma anche, ad esempio, in Olanda dove la sua opera fu il best seller sel XVII secolo...
Nella chiesa anglicana i preti si possono sposare e Lewis si ammogliò con Hanne Bagenal, la figlia di un alto ufficiale che aveva servito in Irlanda sotto la regina Elisabetta I, dalla quale ebbe almeno un figlio: Nicholas.
Lewis mi dà l'idea di un uomo capace e ambizioso: che grazie alla sua preparazione si avvicina ai massimi vertici del potere politico e ne viene ricompensato divenendo vescovo. Il successo nel tempo della sua opera testimonia la sua intelligenza.

Non sappiamo esattamente quando nacque Nicholas ma fu prima del 1631: fra il 1661 e il 1666 divenne membro del parlamento irlandese come rappresentante di Newry (un distretto elettorale) e governatore delle isole Aran (delle isolette sulla costa atlantica dell'Irlanda). Di Nicholas non sappiamo altro se non che ebbe almeno un figlio: Edward.
Mi pare che Nicholas visse di rendita: non economica ma del successo del padre e, forse, ebbe qualche appoggio dai fratelli delle madre (che aveva 3 fratelli e 5 sorelle!) ma non del nonno materno morto prima del 1600. In altre parole ebbe un incarico congruo per un figlio di un vescovo e il nipote di un alto ufficiale dell'esercito.

Di Edward Bayly sappiamo che nacque nel 1684 e morì nel 1741 all'età di 57 anni. Fra il 1705 e il 1714 fu membro del parlamento irlandese come rappresentante di Newry. Nel 1712 ereditò poi vasti possedimenti in Anglesey (una grande isola, circa tre volte e mezzo l'Isola d'Elba, nel nord ovest del Galles) fra cui la residenza di Plas Newydd da suo cugino Nicholas Bagenal figlio di un fratello della nonna paterna. Nel 1717 divenne “alto sceriffo” in Anglesey e nel 1730 “alto sceriffo” in Down (una contea nel nord est dell'Irlanda). Sempre nel 1730 divenne “baronetto di Plas Newydd nella contea di Anglesey e di Mount Bagenall nella contea di Down”.
Sir Edward sposò nel 1708 Dorothy Lambart dalla quale ebbe almeno due figli, il maggiore dei quali Sir Nicholas divenne il 2° baronetto di Newydd.
Edward non pare una persona eccezionale ma sicuramente fu capace, intraprendente e favorito dalla sorte che gli consegnò una notevole eredità: tutto ciò lo portò a ottenere il titolo di baronetto.

Di Sir Nicholas Bayly, 2° baronetto di Newydd, c'è poco da dire: nacque nel 1709, morì nel 1782 e fu ripetutamente membro del parlamento inglese come rappresentante di Anglesey. Nicholas si sposò prima con Caroline Paget, figlia del generale di brigata Thomas Paget (a sua volta figlio cadetto del 5° barone di Paget) e governatore di Minorca, e poi, rimasto vedovo, Mary Whitcombe. In totale ebbe sei figli e cinque figlie. Il secondogenito Henry gli succedette dato che il primogenito morì senza figli.
Sir Nicholas pare una persona comune che si accontentò di svolgere il suo compito senza infamia e senza lode: in pratica visse grazie alla posizione che gli fu garantita dal padre.

Henry Bayly, nato nel 1744, dopo la morte del fratello maggiore nel 1753, divenne il potenziale (il padre era ancora vivo e vegeto!) 3° baronetto di Newydd, ma nel 1769 alla morte di un suo cugino da parte di madre, l'omonimo Henry Paget 2° conte di Uxbridge (prima creazione), divenne il 10° barone di Paget e nel 1770 cambiò il suo cognome in Paget. Nel 1782, alla morte del padre, divenne anche 3° baronetto di Newydd. Sempre nel 1782 divenne Lord luogotenente di Anglesey e nel 1784 divenne anch'egli il primo conte di Uxbridge (seconda creazione (*1)). Fra il 1801 e il 1812 fu luogotenente generale di Staffordshire. Lord Henry sposò Jane Champagné dalla quale ebbe dodici figli e figlie. Nel 1812 morì.
Difficile valutare l'importanza del fattore fortuna che lo rese barone di Paget però l'accumulo di incarichi negli anni successivi fa pensare a capacità e competenza che culminano con la sua “promozione” a conte.

Il primogenito di Henry Bayly-Paget nacque nel 1769 e gli venne dato il nome di Henry William Paget. Oltre alla carriera politica (fu più volte membro del parlamento) Henry William intraprese la carriera militare: tenente colonnello nel 1793, colonnello nel 1795, maggiore qualche mese dopo sempre nel 1795 e colonnello nel 1796 (mi pare di capire che i gradi avessero significato diverso a seconda che si riferissero alla cavalleria o alla fanteria). Nel 1799 si distinse al comando di una brigata di cavalleria durante l'invasione anglo-russa dell'Olanda. Nel 1802 divenne maggiore generale e nel 1808 tenente generale. Nel 1808 sconfisse due volte i francesi: prima nella battaglia di Sahagún e poi in quella di Benavente. Nel 1812, alla morte del padre, divenne il 2° conte di Uxbridge, 11° barone di Paget e 4° baronetto di Newydd.
Nel 1815 guidò una carica decisiva contro la cavalleria francese nella battaglia di Waterloo contro Napoleone. Durante le ultime fasi della battaglia, a causa di un colpo di cannone, perse la gamba destra. Vi risparmio gli aneddoti e le battute fra lui e il duca di Wellington: comunque la sua gamba è sepolta a Waterloo ed è una meta turistica.
Nel 1815 divenne quindi il primo marchese di Anglesey. Per i successivi 25 anni circa si diede alla politica ricoprendo incarichi prestigiosissimi. Morì nel 1854.
Anche la vita sentimentale fu piuttosto movimentata: prima si sposò con Lady Caroline Elizabeth Villiers, figlia del 4° duca di Jersey, dalla quale ebbe 8 figli; ma nel 1809 fuggì con l'amante Lady Charlotte Cadogan, sposata a  Lord Henry Wellesley e figlia del primo duca di Cadogan: questo causò la sfida a duello col fratello di lei (entrambi ne uscirono indenni). La vicenda causò il divorzio con la moglie Caroline dopo il quale il marchese sposò Charlotte dalla quale ebbe altri dieci figli. Il secondo figlio avuto dalla prima moglie, chiamato anch'egli Henry, divenne poi il suo successore al titolo.
Il suo titolo nobiliare ne facilitò l'ascesa nei ranghi dell'esercito ma nelle battaglie, che lo videro impegnato in prima persona, dette prova di coraggio e dell'usuale competenza che sembra caratteristica di molti membri della sua famiglia. Sicuramente un individuo dalle notevoli capacità.

Henry Paget nacque nel 1797 e morì nel 1869: descritto come uno sportivo, appassionato di tiro al bersaglio, corse e cricket, nel 1855 contribuì a fondare il “Worthing Cricket Club”. Ma ebbe anche la sua carriera politica sostenuta e promossa dal padre. Si sposò tre volte: con Eleanora Campbell, figlia del colonnello Campbell, dalla quale ebbe tre figli; con Henrietta Bagot, figlia di Charles Bagot (un importante politico e diplomatico), dalla quale ebbe quattro figli; e infine con Ellen Burnand, a sua volta vedova, dalla quale non ebbe figli. Il figlio maschio della prima moglie (un altro Henry) divenuto il 3° marchese di Anglesey, 4° conte di Uxbridge e 6° baronetto di Newydd, morì senza figli nel 1880, quindi i titoli passarono al figlio maschio della seconda moglie, anch'egli un Henry; il terzo figlio, Alexander, tornerà invece nominato in seguito come padre del 6° marchese di Paget...
Lo spessore del figlio sembra inversamente proporzionale a quello del padre. Interessante anche il matrimonio con la semplice figlia di un colonnello semisconosciuto...

Henry Paget 4° marchese di Anglesey, 5° conte di Uxbridge, 13° barone di Paget e 7° baronetto di Newydd nacque nel 1835 e morì nel 1898. Si dedicò a una decisamente incolore carriera militare come ufficiale di marina come “Vice ammiraglio della costa”.
Si sposò tre volte con donne di cui Wikipedia riporta solo il nome (quindi non nobili né di famiglie famose; la terza fu un'ereditiera americana). Comunque l'erede, un altro Henry, fu generato dalla sua seconda moglie Blanche Mary Boyd.
Questo mi dà l'idea di particolarmente incapace: in una foto lo si vede ritratto impettito davanti alla residenza di famiglia. La non carriera fa pensare a scarsissime capacità. Come il padre aveva sposato chi voleva, anche egli fece altrettanto: ma questi matrimoni "per amore" (?) non sembrano avere esiti molto fortunati...

Henry Paget 5° marchese di Anglesey, 6° conte di Uxbridge, 14° barone di Paget e 8° baronetto di Newydd nacque nel 1875 e il risultato principale della sua breve vita fu quello di dilapidare la notevole fortuna di famiglia ereditata nel 1898 all'età di 23 anni. Nel 1904 era già sommerso dai debiti e nel 1905 morì.
Da un'immagine di Wikipedia sembra un incrocio fra Lady Gaga e Borat (o forse Freddy Mercury?), vabbè, ecco la foto:
Si mormorava che il padre biologico fosse un attore francese ma la voce non è confermata. Comunque il marchese amava danzare con movenze “sinuose, sensuali e serpeggianti”. Si ipotizza anche che fu omosessuale e di sicuro non ebbe figli. Il titolo nobiliare (e il debito) passarono quindi a suo cugino Charles Paget, figlio di Lord Alexander Paget, il terzo figlio del 2° marchese di Paget.
Che dire: occorrono generazioni per costruire ma bastano pochi anni per distruggere tutto...

Charles Paget, nato nel 1885, figlio di Alexander Paget (di cui la mancanza di una pagina personale su wikipedia fa pensare all'assenza di grandi imprese) e di Hester Alice Stapleton-Cotton figlia del 2° visconte di Combermere, divenne quindi il 6° marchese di Anglesey, il 7° conte di Uxbridge, il 15° barone di Paget e il 9° baronetto di Newydd, alla morte del cugino.
Si diede alla carriera militare, nella prima guerra mondiale fu mandato in Francia dove fu ferito, in seguito ebbe anche altri incarichi e ottenne anche qualche onorificenza.
Nel 1912 si sposò con Lady Victoria Manners, figlia del duca di Rutland, dalla quale ebbe sei figli. Morì nel 1947.
Questo Charles sembrebbe il tipo competente che, pur senza eccellere, riesce a compiere dignitosamente il proprio dovere. Il suo problema principale fu che ottenne il titolo di marchese ma non il denaro e questo, soprattutto all'alba del XX secolo, gli precluse le possibilità ottenute dai suoi avi.

George Charles Henry Victor Paget, ovviamente più noto semplicemente come Henry Paget, nato nel 1922 e morto nel 2013 fu il 7° marchese di Anglesey, l'8° conto di Uxbridge, il 16° barone di Paget e il 10° baronetto di Newydd.
Raggiunse il grado di maggiore nella Royal Horse Guards e combatté nella seconda guerra mondiale. Fu un uomo di grande cultura e scrisse alcune opere storiche fra cui una biografia del suo antenato, il primo marchese di Anglesey.
Nel 1976 donò la residenza di famiglia, il Plass Newydd, al National Trust inglese che, nello stesso anno, l'aprì al pubblico.
Dalla moglie  Elizabeth Shirley Vaughan Morgan, una scrittrice, ebbe cinque figli.
Di nuovo sembrerebbe un Paget con capacità sopra la media ma nato in un'epoca dove il titolo, ma con poco denaro, garantisce poco. Fosse stato marchese nel secolo precedente avrebbe probabilmente conseguito molti onori.

Arriviamo così a Charles Alexander Vaughan Paget, 8° marchese di Anglesey, 9° conte di Uxbridge, 17° barone di Paget e 11° baronetto di Newydd, nato nel 1950 e tuttora vivente. La sua pagina su wikipedia è piuttosto scarna: si sa solo che ha studiato a Eton e Oxford e che ha ottenuto laurea e PhD in “Master of Arts” all'università del Sussex; nel 1986 si è sposato (divorziato nel 2011) e ha due figli: Benedict Dashiel Thomas Paget (n. 1986), conte di Uxbridge e Lady Clara Elizabeth Iris Paget (n. 1988).
C'è poco da dire ed è impossibile trarre conclusioni: dalle poche parole di Wikipedia, se non fosse per il titolo nobiliare, sembrerebbe una persona comune.

Da qualche settimana sto seguendo la serie televisiva “Black Sails” ambientata nel mondo dei pirati delle Antille all'inizio del XVIII secolo. È una serie discreta, di azione e avventura ma basata molto sulle relazioni fra i vari personaggi. Accanto ai protagonisti ci sono vari personaggi minori ma ben delineati: fra questi una piratessa dalla sessualità incerta interpretata da Clara Paget che, appunto, è la figlia dell'8° marchese di Paget.
Fra i personaggi ancora più minori, minorissimi direi, c'è quello della bella meretrice Idelle interpretata da Lise Slabber che, incredibilmente, non ha ancora una sua pagina su Wikipedia.
Ora, visto che stanotte ho sognato la bella Idelle (*2), io credo che sarebbe giusto che il marchese di Paget l'adottasse come figlia: dopotutto ha solo due rampolli, praticamente niente rispetto ai suoi antenati, e lei potrebbe prendere il nome di Charlotte (in onore di una canzone degli Iron Maiden e non della seconda moglie del primo marchese di Anglesey) Galathea Lise Poppeae Slabber-Paget...

Conclusione: scusatemi la conclusione faceta. In realtà lo scopo di questa mia lunga ricostruzione era un altro: valutare l'impatto della sorte e delle capacità nella fortuna umana e, contemporaneamente, osservare gli alti e bassi di una famiglia nobile. Da questo punto di vista il mio esercizio è stato molto utile ma, per motivi di spazio, descriverò in esteso le mie conclusioni in un altro pezzo.

Riferimenti da Wikipedia.org:
Lewis Bayly
Nicholas Bayly
Edward Bayly
Nicholas Bayly
Henry Bayly-Paget
Henry William Paget
Henry Paget
Henry Paget
Henry Paget
Charles Paget
Henry Paget
Charles Paget
Clara Paget
Idelle AKA Charlotte Galathea Lise Poppeae Slabber-Paget

Nota (*1): non mi è chiaro che differenza ci sia fra “prima creazione” e “seconda creazione” ma in pratica la “numerazione” riparte da capo...
Nota (*2): Verissimo! Forse anche perché, proprio prima di andare a dormire, ho visto la quarta puntata della seconda stagione dove Idelle mostra le sue qualità.

martedì 25 luglio 2017

Conati di leggi

Ho il disgusto per le idee tese a limitare la libertà individuale con scuse speciose. Eppure è un continuo, su più fronti, piccoli e grandi furti di libertà si susseguono a un ritmo vertiginoso: dove c'è qualche protesta allora il politico di turno si presenta e, tutto tronfio nella sua albagia, fa un mezzo passo indietro, come se un'ingiustizia più piccola si trasformasse in una giustizia di cui vantarsi...

La popolazione del resto è già opportunamente distratta da altri temi e non si rende conto di quali siano le priorità per il loro futuro e quello dei propri figli.

Come al solito io assisto impotente ma almeno (per adesso) posso segnalare qualcuno di questi casi. Ecco quell'odierno che mi avrebbe indignato se il mio stomaco non avesse ormai esaurito la bile da vomitare sui politici che, per conto degli italiani, contro gli italiani agiscono. L'articolo: Un emendamento del Pd per mettere a tacere il web: “Cancellare in 5 giorni notizie sgradite” di Marco Palombi e Lorenzo Vendemiale da IlFattoQuotidiano.it

Pellegrini o Vezzali - 27/7/2017
Alla radio, mentre andavo in città in auto, si dibatteva su quale sia la più grande campionessa italiana di tutti i tempi. Inizialmente le candidate erano solo la Pellegrini e la Vezzali ma poi la rosa si è allargata (Simeoni, Compagnoni, etc) ma comunque la mia argomentazione si può estendere anche ad altri sport.

Secondo me non basta limitarsi a contare gli ori vinti ma si deve considerare anche la competizione che ogni atleta ha dovuto affrontare. Mi spiego meglio: è più facile essere il migliore di uno sport praticato da 100 persone piuttosto che di uno praticato da 1.000.000. Non ho i dati ma sono piuttosto sicuro che a livello mondiale gli atleti che praticano nuoto siano di svariati ordini di grandezza più numerosi degli schermidori. Per vincere la Pellegrini ha dovuto quindi affrontare una competizione molto più dura e, per questo, credo che le sue vittorie siano molto più pesanti.

Altra prova il numero di righe riservate alle due atlete nelle versioni inglese, tedesca a francese di Wikipedia:
Pellegrini: 32 (EN), 17 (DE), 42 (FR)
Vezzali: 13 (EN), 14 (DE), 35 (FR)

Un'illuminazione avanti - 27/7/2017
Andando in libreria (mi sono comprato I giorni del sacro di Franco Cardini) ho avuto un'illuminazione: prima pensavo che, se fossi stato un albero, la sorte peggiore che mi potesse capitare sarebbe stata quella di venire tagliato e trasformato in carta igienica, adesso ho compreso che c'è di peggio: in libreria ho infatti visto tonnellate di carta sprecate per “Avanti”, il capolavoro letterario di Renzi...

Vecchi videoregistratori - 2/8/2017
Mio zio aveva un videoregistratore modernissimo e pieno di funzioni speciali fra cui il movimento rallentato (i primi videoregistratori non avevano questa possibilità). Ricordo che quando me la mostrò stava guardando un western, forse un vechio classico: un personaggio, evidentemente affamato, stava mangiando con gran foga una focaccia (o erano dei fagioli?). Poi il tempo quasi si fermò: nei fotogrammi rallentati si vedeva la faccia fare smorfie buffe che a velocità normale non si notavano. Ricordo che io e lo zio si rise di cuore a queste immagini.
Qualche anno dopo anch'io riuscii a ottenere un videoregistratore più moderno, con la funzione di rallentamento delle immagini, ma non ho più apprezzato, nemmeno lontanamente, la moviola come quando la vidi per la prima volta in azione insieme a mio zio.
Mi chiedo se quell'iniziale magia che mi colpì così tanto fosse realmente nell'innovazione tecnica oppure altrove...

Epitome d'agosto - 4/8/2017
Nonostante il caldo o forse proprio a causa di questo (v. Caldo record, i consigli del medico per difendersi – SCHEDA da Ansa.it e, in particolare, la sezione “disturbi psichici”) ho iniziato la nuova stesura dell'Epitome.
Dovrebbe essere una semplice revisione di quanto già scritto, con lo scopo non secondario di raccogliere appunti su dove andare poi a intervenire più pesantemente con nuove idee, precisazioni e simili...
Questo in teoria: poi però bisogna vedere che verso prende questa mia rilettura!

lunedì 24 luglio 2017

Quattro articoli commentati

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 2, 6, 11, 13 e 17.

Un amico mi ha chiesto di commentare quattro articoli su argomenti disparati per, credo, verificare la mia posizione su alcune problematiche attuali e concezioni politiche.
Io gli ho risposto piuttosto scrupolosamente e, dei quattro articoli, almeno due mi hanno dato degli spunti interessanti mentre gli altri sono comunque indicativi del mio modo di pensare e di vedere la realtà. Per questo motivo ho deciso di pubblicare qui di seguito le risposte che gli ho inviato con minime modifiche “editoriali” per adattare il testo a questo viario...

1) Via la cittadinanza a Benito Mussolini, il M5s si spacca di Mario Neri dal IlTirreno.geolocal.it

Di solito articoli di questo tipo li catalogo come "giochini politici" e non li leggo perché mi immagino già cosa dicono. Ho fatto un'eccezione per poter commentare senza rischiare di prendere granchi: era esattamente come mi immaginavo.

La notizia la si può leggere su più piani.
Sul piano pratico è irrilevante (e per questo mi sarei risparmiato di leggerla).
Sul piano politico, l'ho imparato nel mio anno e mezzo di attività [come attivista del M5S nel 2013-2014], i politici locali vogliono apparire, vogliono che il proprio nome esca sui giornali e fanno di tutto per riuscirci: questo per dire che sui 30 consiglieri che si sono bisticciati su questa delibera, quelli a cui la cosa sta veramente a cuore saranno un paio (e non è detto che siano proprio quelli che si sono "battuti" più fieramente). Per la maggior parte dei politici è solo un teatrino per far parlare di sé la popolazione locale.
Sul piano morale, e probabilmente qui ti stupisco, credo che la delibera sia giusta. Pensa che mio zio si indignò perché a Cutigliano, dove era in vacanza, trovò una via intitolata a Catilina (che morì, oltre 2000 anni fa, da quelle parti).

2) Appunti diseguali sulla frase «Né destra, né sinistra» di Wu Ming 1 da WuMingFoundation.com

Orco questo è lungo! Butto giù qualche commento mentre lo leggo:
- l'articolo è ben scritto anche se intuisco che sia "indietro" rispetto al mio pensiero.
- gli appunti saranno anche del 2011 ma è stato pesantemente rieditato per quanto riguarda il M5S: nel 2011 pochi sapevano che esistesse figuriamoci darne dei giudizi così precisi! (*1)
- 3a. al di là delle belle (ben scritte) parole l'autore dimostra qui la sua miopia storica: vede la rivoluzione francese nell'ideale mitizzato con cui da subito fu dipinta. Quella del popolo che spontaneamente si solleva e prende il potere in nome dei tre ideali libertà, fraternità e uguaglianza. A te la cosa dirà poco ma per me è una chiara indicazione che il tizio parla di storia, e magari la conosce, ma non la capisce. Personalmente l'affermazione di Lakoff mi pare molto sensata: l'autore invece cerca di dire che il protomito della sinistra è la sinistra, ovvero che la sua apparenza, la sua sintesi, corrisponde alla sua essenza. Ovviamente è un ribaltamento concettuale privo di senso al quale l'autore riesce a dare un suono gradevole solamente grazie alla propria eloquenza.
- 3d. parla di collaborazione con i fascisti? è fermo agli anni '20-30? Cioè se mi schiaccia destra=fascisti allora mi crolla tutta l'illusione di obiettività che mi aveva dato nei punti precedenti...
- sempre 3d. L'ascesa del fascismo l'ho (poco) studiata ma non mi pare sia andata proprio come la descrive lui.
- parte 4. Di nuovo questi giudizi sul M5S sono posteriori al 2011 e di parecchi anni. Lo sottolineo perché mi irrita esordire con "appunti del 2011" e poi modificarli per attualizzarli: mi sembra indice di disonestà intellettuale. (*1)
- ah! ah! Questa frase è bellina: - "Diceva tempo fa un compagno: «’Ce lo chiedono i mercati’ è il nuovo ‘Sento le voci nella testa’." Puoi fare le peggiori cose e nessuno ti riterrà responsabile!»". La condivido totalmente.
- 4g altra bella frase: "I movimenti che si concentrano a lungo su falsi bersagli diventano, per dirla con Badiou, «fedeli a falsi eventi»." Concordo pienamente. Per adesso sono sostanzialmente d'accordo su questo punto 4: aspetto il momento in cui l'autore trarrà le conclusioni sbagliate dalle premesse corrette...
- 5a e 5b sono d'accordo con Grillo che sull'immigrazione la politica nostrana è sempre stata un "lasciar fare". Come ho scritto in numerosi pezzi ([E] 17) l'idea è che comunque la maggior parte degli immigrati si dirigeva in altri stati europei ("problemi altrui" quindi per i nostri politici). Chiaro che senza controlli, eslege, non ci sono garanzie per nessuno: né immigrati né popolazione residente.
- 5c criticare Grillo per i suoi eccessi è facile. Più difficile spiegare con chiarezza e semplicità le proprie idee. Questo passaggio, per me controintuitivo, mi interessava ma nonostante i miei sforzi proprio non riesco a capire cosa intenda l'autore: "A produrre clandestinità non sono presunte politiche lassiste, bensì, all’opposto, politiche troppo restrittive e vessatorie, in parte disfunzionali anche dal punto di vista capitalistico, concepite per soddisfare una parte di elettorato il cui razzismo eccede quello strutturale e «sistemico» necessario a regolare il mercato del lavoro." Cioè letteralmente l'ho capito ma come funzionerebbe in pratica questo meccanismo? (non è una domanda retorica).
- Postilla. Questa è credibilissima. Molti attivisti che ho conosciuto io (2013-2014) credevano veramente nella democrazia interna e nei presunti principi del M5S. Per i più savi c'è poi stata la delusione che ho provato io.
- "imbarazzante neosindaco Pizzarotti"?? È probabilmente il dirigente migliore uscito dalla lotteria delle candidature del M5S... da cui infatti è stato costretto a uscire...

Che dire? L'articolo è ben scritto (apprezzo la sua scomposizione in parti e punti) ma nel complesso è anche piuttosto fumoso. Sicuramente indietro sul mio pensiero: ma chi non lo è? ;-)
Mi pare che dica: "sinistra e destra" continuano a esistere. Esiste un philum (protomito) di sinistra da cui tutto il bene per la società discende: i populismi non hanno ragione di esistere e si confondono col "fascismo". M5S è populista, di destra e razzista.
Altri commenti: la frase «Ci sono due modi di non essere né di destra né di sinistra: un modo di destra e uno di sinistra» è bella e probabilmente spesso (ma non sempre) vera. Nella mia epitome il non essere né di destra né di sinistra ([E] 11.5) emerge alla fine di un percorso di rilettura storica innovativo, una specie di metanoia che dà un nuovo senso a questa espressione.
Non sono poi d'accordo che dietro l'affermazione “né di destra né di sinistra” debba esserci, scavando in profondità, o una tendenza di destra o di sinistra. Nel mio caso, ad esempio, il "non essere né di destra né di sinistra" non discende dal phylum (protomito) della "sinistra" o "destra" ma dall'analisi che ho compiuto nella mia epitome.
La mia posizione sul M5S l'ho ripetuta alla nausea (vedi il marcatore “M5S”) e quindi aggiungo solo che non è un movimento di destra ma un populismo apparente ([E] 11.4) con tutto ciò che comporta: i suoi attivisti sono in buona fede e ("ai miei tempi"  e nella mia zona) erano di matrice prettamente di sinistra (anche con belle storie di attivismo politico magari nel PCI) discorso diverso per i "vertici" i cui obiettivi reali non sono quelli dichiarati. Comunque è inutile che ti riscriva ciò che ne penso: l'ho fatto nell'epitome e in dozzine di pezzi sul blog.

3) Calabria, coppia omosessuale respinta da struttura presso Tropea: "Qui no animali né gay" di Alessia Candito da Repubblica.it
Altro articolo insignificante che però ha il merito di essere breve.
Un coglione in azione con un telefonino: è cosa rara? Io non ci vedo altro...

4) A Livorno il regista Paolo Virzì in un’intervista show senza limiti tra ironia e un pizzico di polemica politica di Federico Sozio da CNO-WebTV.it

Mi ha colpito la frase “[I grillini] Sono i maggiori responsabili di questo atteggiamento indecente “non fidiamoci di chi se ne intende, professoroni e storici che ci vogliono fregare”. Responsabili dell’astio nei confronti dei valori comuni.”.
Vi vedo infatti un eco del pensiero di Baricco (v. Da Goofynomics a Baricco) in cui lo scrittore difendeva il valore delle élite culturali di cui lui (insieme a Virzì) è rappresentante.
Come spiego nella epitome ([E] 2.4 e 13.2) i parapoteri, grazie al controllo dei media, hanno anche una forte influenza sugli intellettuali che, nella stragrande maggioranza dei casi, si limitano a ribadire, giustificare e sostenere i protomiti dominanti e in particolare gli equimiti ed epomiti ([E] 2.3 e 6.2). Ora viviamo una fase di forte contrasto fra la realtà mostrata dai media/intellettuali e quella vissuta nel quotidiano dalla gente: si tratta della crisi degli equimiti che nell'epitome metto in relazione con l'instabilità sociale. I media e gli intellettuali ci dicono che per stare meglio bisogna fare ciò che "ci chiede l'Europa" (ovvero i vari “sacrifici”) ma poi nella vita di ogni giorno la gente si accorge di stare peggio. E in questo vi vedo l'origine dei diversi tipi di populismo reale e apparente ([E] 11.2 e 11.3). Nel mezzo rimangono gli intellettuali che vedono, forse inconsciamente, la loro credibilità (cioè di esecutori effettivi delle mistificazioni del reale), messa in dubbio dal "popolo bifolco".
Trovo interessante questa presa di posizione di Virzì perché, insieme a quella di Baricco, mi pare sintomatica di un malessere dei nostri intellettuali (probabilmente spesso manipolati e manipolatori in buona fede). Trovo buffo che si lamentino del fatto che la popolazione non segua più pedissequamente la loro visione della realtà senza rendersi conto che il motivo semplicemente sta nella constatazione della diversità fra il vero che dipingono e il quotidiano che la gente vive. Quando la popolazione non trova riscontro alle loro parole essi dicono “non siamo noi che sbagliamo a interpretare la realtà ma la gente (bifolca) che non ci capisce perché sobillata dai populisti!”. E chi non vede il proprio errore non può correggersi: se gli intellettuali volessero essere più credibili dovrebbero descrivere più oggettivamente il vero/reale piuttosto che le illusioni patinate (a sostegno degli equimiti ed epomiti) che propalano invece di lamentarsi dei populismi!
Scusa, mi sono spiegato da cani... però questo ultimo punto è interessante e vedrai prima o poi ci tornerò con maggiore chiarezza sul mio blog...

Conclusione: non so... spero che anche il lettore occasionale possa trovare interessanti queste mie riflessioni che, comunque, aiutano forse a inquadrare nella pratica dei concetti che nella mia epitome rimangono un po' troppo astratti...

Nota (*1): in realtà, viste poi le date dei commenti dei primi mesi del 2012, sembrerebbe che l'articolo sia stato effettivamente scritto nel 2011: in questo caso complimenti agli autori che sono riusciti a cogliere con precisione degli aspetti del M5S (sebbene, a mio avviso, non tutti corretti) che sono divenuti evidenti ai più solo molti anni dopo...

domenica 23 luglio 2017

Rimworld: un gioco geniale

Per la Pasqua di questo anno mi ero regalato il gioco Rimworld (v. Rimworld su Steam) che mi era piaciuto ma senza entusiasmarmi.

Il gioco è ancora in fase di sviluppo “Alpha” anche se in realtà questa dicitura è semplicemente un'altra delle notevoli intuizioni del suo sviluppatore (*1) (ma su questo ritorneremo in seguito) visto che il gioco è estremamente stabile.
Attualmente si tratta di un sandbox, ovvero di un gioco dove il giocatore è libero di sviluppare senza particolari preclusioni la propria base/città/fabbrica/prigione (dipende dal tipo di gioco!), con un vago obiettivo finale: costruire un'astronave per rispedire fra le stelle i naufraghi spaziali con cui si inizia il gioco. Ma anche in questo caso ci sono delle eccezionali intuizioni dello sviluppatore sulle quali torneremo poi.

Il gioco è fortemente ispirato a un classico: Dwarf Fortress, un titolo scaricabile gratuitamente, da anni in costante sviluppo, di una profondità incredibile (ma non posso divagare spiegandone il perché) che ha la particolarità di porre sotto il controllo del giocatore un gruppo di nani. È un sandbox in cui il giocatore quindi, per costruire ciò che ha in mente, deve dare i giusti ordini ai suoi nani (e tenere conto delle loro esigenze).
Analogamente in Rimworld si controlla un gruppo di personaggi virtuali e si deve tenere conto delle loro idiosincrasie e delle loro abilità.
Dwarf Fortress è molto più complesso di Rimworld (ad esempio ha più livelli, e le fortezze costruite dal giocatore si espandono anche in alto e in basso) ma ha però enormi limitazioni grafiche e di interfaccia: imparare a giocarci può essere veramente lungo e frustrante, date un'occhiata ai numerosi video di minicorsi su Youtube per rendervene conto...
Rimworld ha invece una grafica semplice ma carina ed efficace e l'interfaccia, sebbene non banale, è decisamente più facile da imparare di quella di Dwarf Fortress.

Ma veniamo all'intuizione geniale dello sviluppatore: il supporto totale dato alla possibilità di permettere modifiche al gioco da parte di entusiasti fruibili poi da tutti i giocatori. Con “supporto totale” intendo che queste modifiche (detti “MOD”) sono facili da realizzare, si combinano insieme senza darsi fastidio, e riescono a controllare tutti gli aspetti rilevanti del gioco e anche ad arricchirlo con nuovi elementi. Questa flessibilità totale non può essere aggiunta in seguito ma deve essere stata prevista fin dal primo sviluppo ed è qui che è stata l'intuizione (e il coraggio) dello sviluppatore: puntare tutto sullo sviluppo di MOD degli appassionati. È una scelta coraggiosa perché permettere la grande flessibilità richiesta ha un grande impatto sullo sviluppo rendendolo più lento, complesso e quindi più lungo e costoso.
Ma l'azzardo dello sviluppatore è stato abbondantemente ripagato: attualmente esistono migliaia di MOD per Rimworld, alcuni veramente belli e complessi, altri che si limitano invece a piccoli ritocchi, ma che riescono a convivere tutti felicemente insieme.
Il risultato è che il giocatore può personalizzare la propria esperienze di gioco rendendola perfetta per i propri gusti.
Lo sviluppatore può quindi concentrarsi a progettare l'intelaiatura del gioco inserendo in esso solo un minimo di elementi che danno un'idea di ciò che è possibile fare ma che rappresentano solo una piccola parte di ciò che è realizzabile: saranno poi gli entusiasti a sfruttarne a pieno l'intero spettro di potenzialità. In altre parole lo sviluppatore di Rimworld in questa maniera ha un migliaio di programmatori, a costo zero, che sviluppano contenuti, anche di grande qualità, per il suo gioco.

Come mio solito, una volta acquistato il gioco, lo avevo provato esclusivamente nella sua forma base che, come detto, è scheletrica, ovvero è costituita da un minimo essenziale, certo piacevole, ma che è solo l'ombra del divertimento che Rimworld può fornire.
Recentemente, diciamo da un mesetto circa, ho infatti scoperto i MOD di questo gioco e attualmente ne uso quasi un centinaio contemporaneamente senza aver avuto un singolo problema: questo a dimostrazione dell'altissima qualità dell'intelaiatura fornita dallo sviluppatore.
Piano piano, aggiungendo nuovi MOD e togliendo quelli che mi hanno deluso, sto costruendo un gioco adatto ai miei gusti: leggermente più difficile della versione base ma soprattutto molto più complesso. Ovviamente sarebbe stato possibile cambiare il gioco in molti altri modi: il bello è proprio questo, ogni giocatore può scegliere i MOD più adatti al proprio gusto ottenendo risultati diversi...

Ma lo sviluppatore ha avuto anche altre intuizioni: ad esempio l'idea di considerare il gioco in stadio “alpha” di produzione, quando invece è già solidissimo, è una scelta che sottintende l'intenzione di continuarne lo sviluppo senza darsi limiti e obiettivi ben precisi fornendo un'intelaiatura sempre più ricca di possibilità. Ci penseranno gli appassionati ad aggiungere continuamente nuovi contenuti che sfruttano tutte le potenzialità del gioco.
Un'altra ottima idea è quella di rendere anche l'obiettivo (e la partenza) del gioco configurabili a piacimento dagli entusiasti: ho scritto che lo scopo del gioco è rimandare nello spazio i propri “naufraghi” ma in effetti, già nel gioco base, esistono tre scenari diversi: 1. partenza con tre naufraghi da rimandare nello spazio, tecnologia media; 2. un solo naufrago con alta tecnologia; 3. una tribù primitiva di cinque membri. A questi scenari se ne aggiungono centinaia progettati dagli appassionati...

In definitiva Rimworld è un gioco creato da uno sviluppatore brillante la cui idea base, affidare lo sviluppo dei contenuti agli appassionati, verrà sicuramente imitata (*2).
Il problema, ovvero ciò che mi domando, è come lo sviluppatore sia riuscito ad attirare quel gruppo di appassionati/programmatori che hanno iniziato ad attivare questo circolo virtuoso di nuovi contenuti che attirano nuovi giocatori e, a loro volta, nuovi appassionati/programmatori.

Conclusione: un gioco veramente notevole nel suo genere e uno sviluppatore geniale.

Nota (*1): con “sviluppatore” intendo per semplicità l'intera casa di sviluppo “Ludeon Studios”, formata da un piccolo gruppo di persone (6), guidate dal fondatore Tynan Sylvester.
Nota (*2): suppongo che il prossimo passo (non di Ludeon Studios, ormai non ne ha bisogno, ma di altri sviluppatori magari di media grandezza) sarà quello di premiare e attrarre gli appassionati/programmatori migliori finanziandoli in qualche maniera.

giovedì 20 luglio 2017

Ancora su tribunali e gatti

Qualche giorno fa, nel corto Tribunale e gatti, mi chiedevo se la sentenza americana riportata nel seguente articolo fosse giusta:
Usa: uccise 21 gatti, condannato a 16 anni di prigione da LaStampa.it

Oggi, in Italia, leggo Costa Concordia, “Schettino diede allarme in ritardo e scese prima dei passeggeri”. Ecco le motivazioni della Cassazione da IlFattoquotidiano.it

Curiosamente i 32 morti, i 193 feriti e gli ingenti danni patrimoniali e ambientali attribuiti dalla Cassazione alla coscienza di Schettino, equivalgono a 16 anni di carcere: gli stessi anni che si prendono negli USA a uccidere 21 gatti...

Allarme peso - 22/7/2017
La mia dieta è in crisi! Temo di aver ripreso un chilo negli ultimi dieci giorni...
Oggi proverò un digiuno riequilibratore.

Lumaca chitarrista - 22/7/2017
Ieri, dopo due settimane esatte, ho ripreso in mano la chitarra. Queste lunghe pause di studio non mi fanno peggiorare tantissimo ma hanno il problema che, prima di ricominciare a vedere dei miglioramenti, devo riesercitarmi per una settimana. Questo mi toglie entusiasmo e mi spinge a lasciar perdere...
Questo anno ancora non sono mai stato a lezione dal maestro: mi piace andarci quando ho finito i compiti che mi ha assegnato ma esercitandomi così poco non li finisco mai...

Laguna Blu - 23/7/2017
Ho rivisto la pellicola Laguna Blu (1980) essenzialmente per verificare se Brooke Shields era bella come ricordavo (*1). Sono rimasto deluso: il film in se stesso è estremamente modesto e vive solo dei fotogrammi in cui si intravedono le grazie della giovane Shields. Il regista ha avuto infatti un'unica grande intuizione: metterla a sguazzare nuda, in controluce, in un bellissimo fondale marino. Per il resto la trama è lineare, prevedibile e noiosa. Ho la sensazione che il finale sia l'opposto di quello del libro da cui è tratta la sceneggiatura perché così com'è non ha senso...

Ma veniamo al principale oggetto della mia attenzione: Brooke Shields. Fisicamente mi è sembrata troppo magra e poco tonica (*2). Naso insignificante, bocca modesta (ma denti bianchissimi e all'epoca non era comune). Gli occhi sono molto belli ma io non sono più abituato alle sopracciglia ruspanti: nel complesso lo sguardo è però il suo punto di forza. E che cesto di capelli in testa! In definitiva mi è parsa ovviamente una bella ragazza ma non lo splendore che ricordavo...

Nota (*1): avevo visto la pellicola, immagino, intorno al 1982/3 al suo passaggio in tivvù e curiosamente (a parte le capriole in acqua della Shields!) mi ricordavo della scena in cui lei pesta un pesce velenoso e si sente male. Immaginavo che fosse un episodio molto drammatico per avermi così impressionato tanto da ricordarlo a distanza di molti anni, invece è insulso come il resto del film.
Nota (*2): e la mancanza di inquadrature di spalle suggerisce che il suo sedere non fosse un granché...

Una storia edificante - 25/7/2017
.NET on Linux – Bye, Windows 10.

PS: non sapevo di questi aggiornamenti cogenti: incredibile!

martedì 18 luglio 2017

Teosofia e un piccolo mistero

Attenzione! Come indicato dal marcatore “Peso” questo è un pezzo noioso: chi lo legge lo fa a proprio rischio e pericolo di annoiarsi!

Qualche giorno fa, dopo aver completato la lettura della Cavaliera della morte, avevo bisogno di un nuovo libro per il bagno. Data la loro funzione di intrattenimento breve ed estemporaneo mi piace scegliere libri piccini e, preferibilmente, con capitoli corti (o almeno impaginati in maniera tale che sia facile identificare specifici paragrafi ogni pagina o due).

Di solito “pesco” questi libri da una sezione della libreria popolata da una serie della “Libreria universale Rizzoli” degli anni '60 ma ormai mi sono accorto di averli già letti tutti tranne un paio che proprio non mi attraggano.
Le mie librerie (v. Libri di casa) sono stracolme e così i libri finiscono per essere parcheggiati in doppia e terza fila: sbirciando dietro i volumetti della “Libreria universale Rizzoli” (tutti libri appartenuti a mio zio), mi è parso di vederne un altro della stesse serie a causa del colore e consistenza della copertina.

Quando l'ho estratto ed esaminato per bene sono rimasto piuttosto deluso: si trattava di Nove conferenze pubblicate nelle annate 1946 e 1947 di Rudolf Steiner, Editrice Antroposofica, 1995, trad. Rinaldo Küfferle.
Però la mia urgenza si stava facendo impellente e così mi sono accontentato di portarmi in bagno questo volumetto:

Mi son detto “Leggo la prima conferenza e poi decido se è il caso di lasciar perdere e leggerne altre...”. Oltretutto l'introduzione spiegava che le nove conferenze incluse erano quelle che, negli anni, non erano state ripubblicate in altre volumi: dal mio punto di vista ciò significava che non erano certo le più importanti e/o interessanti...

Ho così iniziato a leggere la prima conferenza: “I due volti della Germania” - Dornach, 12 aprile 1919.
Ovviamente non avevo idea di ciò che stavo leggendo però, dopo qualche pagina, e tenendo presente sia la data (il primo dopoguerra) che il nome della casa editrice (“Editrice Antroposofica”), ho iniziato a sospettare che qui ci “covasse” la teosofia.

“Teosofia” è un termine che sospetto di aver incontrato in Lovecraft e la cui definizione ho imparato, per esercizio, a memoria (v. Ank'io e La sanguisuga e non solo).
A memoria: fondata a New York nel 1875 da un'emigrata russa (nome difficile) si tratta di una filosofia con elementi esoterici uniti a principi mistici indiani, che crede nell'esistenza di un unico dio (di cui le varie religioni sono diversi aspetti), nella bontà dell'uomo e nella meditazione come mezzo per ottenere conoscenza. Raggiunse la sua massima diffusione dopo la prima guerra mondiale (*1).

Le prime pagine che ho letto non mi hanno convinto molto: si allude a una serie di epoche successive, di età dell'anima, di fasi che l'umanità deve attraversare in una “quinta epoca postatlantica”. Poi, parlando della Germania, ne descrive due momenti consecutivi “quello dei nibelunghi” e quella successivo della “borghesia”, dalle foreste ai campi coltivati.
Sul momento ho trovato la ricostruzione storica orripilante perché troppo superficiale ma poi mi sono reso conto che non era né voleva essere l'analisi del passaggio fra due periodi storici ma qualcosa di diverso: un'evoluzione della mentalità comune qui considerata come un qualcosa di superiore, una specie di anima collettiva.
E allora, qua e là, ho iniziato a intravedere idee interessanti e sono arrivato alla seguente intuizione: ogni ricostruzione della realtà ha un suo valore anche se non riesce a spiegarne estensivamente tutti gli aspetti. Ogni modello della realtà può essere pensato come a un filtro applicato a una foto: anche se tale filtro trasformerà spesso l'immagine in una macchia confusa in altri riuscirà a evidenziarne degli aspetti altrimenti quasi invisibili: ed è in questi casi che sta la sua importanza e utilità.

Ecco credo che, se anche in generale io preferisca di gran lunga l'interpretazione data dalla mia epitome, riuscirò a trovare delle “verità” interessanti anche in questa visione misticheggiante della storia.

A conferma della mia sensazione che la conferenza trattasse di teosofia ho trovato poi all'interno del libro il seguente opuscolo: notare quale sia il primo testo indicato come fondamentale...

E finalmente arriviamo al piccolo mistero del titolo di questo pezzo.
All'interno dell'opuscolo erano conservati due ritagli di giornale de La Nazione (*2): non si tratta di articoli completi ma di loro frammenti. Eccoli qui:

Curioso come da Rizzoli si parta e a Rizzoli (vedi secondo articolo) si arrivi...
Comunque il mistero è il motivo per cui mio zio abbia deciso di conservarli. Non è che sul loro retro ci sia niente di più interessante, anzi:

Dopo averci pensato a lungo credo che l'avessero incuriosito le due citazioni storiche: quella dell'imperatore Ferdinando d'Asburgo e quella del comandante della “King George V” silurata dalla “Bismark”; forse voleva ricercarle nei suoi libri e approfondirle, forse solo ricordarle...

Conclusione: negli anni, e specialmente recentemente, ho continuato a rimuginare sull'idea dello zio della nuova era che stava per iniziare, l'età dell'acquario (v. Il fattaccio 4/4). In particolare adesso vedo, in questa “nuova era”, l'avvento della globalizzazione e della sua conseguente rivoluzione (anzi involuzione) democratica del mondo. Non mi stupirei se a questa intuizione fosse giunto grazie alle suggestioni della teosofia: credo infatti che proprio questo genere di mutamenti sia evidenziato al meglio da tale “filtro”.

Nota (*1): c'è anche un altro significato, qui non rilevante, di conoscenza fornita da un dio.
Nota (*2): lo zio non leggeva altri quotidiani. Un giorno mio padre gli fece notare che avrebbe potuto comprare La Repubblica “fatta molto meglio” (opinione più che opinabile a mio avviso) ma lo zio, molto diplomaticamente, gli rispose che ne era consapevole però ormai era talmente abituato a La Nazione che sapeva perfettamente leggere fra le righe dell'immagine distorta che dava della realtà e capire come stavano veramente le cose: con un altro giornale avrebbe dovuto invece rimparare a farlo da capo!

sabato 15 luglio 2017

米兰

Volevo scrivere un pezzo con le mie previsioni per il prossimo campionato di calcio a fine mercato e, in particolare per il Milan, i miei dubbi sulla sua solidità finanziaria. Siccome ho paura che presto la cronaca possa anticiparmi ho deciso di scrivere subito il mio pensiero sul Milan.

Il finanziere cinese che l'ha comprato in primavera si è dovuto far prestare il denaro per chiudere la trattativa a tassi altissimi: da dove arriva allora tutta l'abbondanza di liquidità con la quale sta venendo foraggiato il mercato degli acquisti? I giornalisti, invece di fare il loro lavoro, ovvero indagare e spiegare, se ne fregano e si limitano a battere le mani...

La mia “previsione” (fra virgolette perché non ho dati) è che il Milan fra circa sei mesi sarà in guai economici molto seri. Sarà anche la prova del nove per Montella: riuscirà a portare il Milan in Champions? Io non ne sono convinto e non mi stupirei se finirà per lottare per la Uefa... Ma ritornerò più ampiamente su questo argomento prima dell'inizio del campionato.

Sogni di pietra - 16/7/2017
Le montagne dormono sopra le verità degli uomini.

Prospettiva distorta dalla data - 16/7/2017
Leggendo Bloy (v. La cavaliera della morte) ho avuto un'intuizione: credo che le persone possano essere influenzate dall'anno in cui vivono nella loro visione del mondo.
E per anno intendo proprio il numero di quattro cifre come 2017 o 1891...

Chi vive nell'ultimo decennio di un secolo ha la sensazione che dei cicli si stiano per chiudere mentre, nel primo decennio del secolo successivo, si ha la tendenza a credere che tutto sarà nuovo e diverso. Ovviamente questa influenza è piccolissima ma credo non ininfluente.

Ricorda, su scala diversa, la tendenza del giovane a proiettarsi nel futuro e quella dell'anziano a soffermarsi nel passato.

Conclusione: è buffo come qualcosa di così arbitrario come una data possa però influenzare tutta l'umanità. Eppure talvolta attribuiamo ai secoli delle caratteristiche ben definite dimenticando che la storia è un continuo...

Tribunale e gatti - 18/7/2017
L'articolo: Usa: uccise 21 gatti, condannato a 16 anni di prigione da LaStampa.it

Come dal titolo dell'articolo: è giustizia o ingiustizia?

Inintelligibile - 18/7/2017
Alcune cose devono essere comprese, altre credute.

giovedì 13 luglio 2017

TS e d20

Nel 1982 uscì E.T. l'extra terrestre. Ricordo che all'epoca ci furono delle polemiche perché alcuni bambini ne rimasero traumatizzati: lo ricordo perché mia mamma lo ripeteva spesso; una sua amica infatti, la madre di un mio amico delle elementari (*1), le aveva detto che il figlio aveva dormito male per molte notti dopo aver visto tale pellicola.
A me invece non mi fece né caldo né freddo: il film mi piacque ma non mi entusiasmò.
In una breve scena si vede un gruppo di ragazzini che gioca a uno strano gioco in Italia ancora sconosciuto: Dungeons & Dragons.

Qualche anno dopo, a occhio e croce direi nel 1986, arrivò in Italia la traduzione di tale gioco: che io, ovviamente, subito acquistai...
Ricordo bene quella bella scatola rossa: mi pare avesse il disegno di un bel drago sul coperchio. All'interno due libretti d'istruzione anch'essi rossi: il manuale del giocatore e quello del “Dungeon Master”... oppure era un solo volume... onestamente è possibile che la mia memoria mi tragga in inganno...
Non ho però dubbi sui dadi (beh, poliedri in realtà!) che a quell'età mi sembrarono magici: erano tutti colorati diversamente: la piramide da quattro facce (abbreviato d4) era verde, quello da sei (d6) era nero (ma sulle sue facce non aveva i puntini ma direttamente dei numeri), quello da otto (d8) era bianco con i numeri in nero, quello da dieci (d10 ovviamente, era il mio preferito) era rosso con i numeri bianchi, quello da dodici (d12) giallo con numeri neri e, infine, quello da venti (d20) era blu con i numeri bianchi.

Il dado da dieci facce era il mio preferito perché lanciandolo due volte potevo ottenere numeri a due cifre (da 00 a 99) casuali e questo mi permetteva di simulare tutte le probabilità che volevo. Però il dado più bello e più usato nel gioco era sicuramente quello a venti facce: rotolava bene e dava molta soddisfazione ottenere numeri alti perché significava riuscire a colpire un nemico.
Un altro uso di tale dado era per effettuare i cosiddetti “Tiri Salvezza” abbreviati con TS: c'erano infatti delle situazioni in cui i personaggi immaginari dei giocatori potevano morire sul colpo indipendentemente dalla loro salute. Ricordo la “pietrificazione” o il “soffio del drago”: c'erano forse un altro paio di categorie e poi, a seconda della difficoltà, si doveva usare le tabelle corrispondenti per qualsiasi situazione in cui si doveva decidere se un personaggio sopravviveva o moriva.
Di solito erano situazioni estremamente pericolose e il lancio del dado diventava una lotteria che faceva sudare freddo perché le probabilità di sopravvivenza alla fine, considerando svariati bonus e malus, potevano essere appena del 50%.
Avere una probabilità di sopravvivenza del 95% mi avrebbe tranquillizzato enormemente: perché il mio personaggio sarebbe morto solo una volta su venti se, tirando il dado, avessi ottenuto un uno.

Adesso una probabilità di sopravvivenza del 95% non mi fa più dormire tranquillo: perché è vero che quell'uno su venti esce raramente... ma ogni tanto esce!
E dopo anni e anni, anzi dopo una vita di gioco, è inevitabile affezionarsi a un personaggio e dispiace poi perderlo all'improvviso senza poterci far niente.

E così è anche nella vita: secondo i medici l'operazione, a causa di difficoltà aggiuntive, ha un rischio del 5%. Però va fatta: e al netto dell'abilità dei medici poi sta al Dungeon Master superiore lanciare il suo dado da venti facce e ottenere due o più. Sembrerebbe facile, però...

L'impotenza è frustrante. L'attesa pure. La paura è piccola ma si ingigantisce: la guardi e vedi solo un 5% ma quando ti volti vedi crescere sulla parete l'ombra di un drago enfiato. Ma non ci sono alternative e quindi si attende frustrati e ragionevolmente impauriti.

Conclusione: speriamo di avere fortuna e di ottenere un “successo critico”...

Nota (*1): L'attuale temibile Avvocato che ogni tanto menziono... Chissà se lui se ne ricorda!

I miei dadi originali di D&D! Però li ricordavo di colori più brillanti e il d20 un po' più grande...