«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

mercoledì 30 novembre 2016

Aggiornamento epitome #12

E oggi ho finito il capitolo 10!
Il motivo del mio entusiasmo (il punto esclamativo) è che finalmente vedo la fine di questo progetto: ho intenzione di aggiungere solo un altro capitolo e poi pubblicherò (ovvero renderò scaricabile qui sul viario) la prima versione dell'epitome.
Prima versione perché ho intenzione di continuare a svilupparla: aggiungendovi materiale e nuovi capitoli. Ad esempio ho già previsto un 12° capitolo che aggiungerò però dopo la pubblicazione dell'epitome sul viario. I tempi... Beh, il prossimo capitolo dovrebbe essere facile perché si basa su un singolo pezzo del viario: sì, dovrò espanderne alcuni concetti ma dovrebbe essere rapido. Piuttosto dovrò mettermi a rileggere quanto ho già scritto e questo sarà molto più impegnativo soprattutto se inizierò a fare correzioni sostanziose: come detto, volutamente, non ho mai ricontrollato quanto scritto... Detto questo credo che in due, massimo tre settimane, salvo imprevisti dovrei farcela!

5 stelline - 1/12/16
Grillo non c'entra! Le 5 stelline si riferisce al punteggio (massimo) che ho assegnato alle mie canzoni preferite.
Siccome sono solo 26 le ho inserite in un'apposita collezione su Youtube:
Best of Best of Best of

Lo strano titolo si riferisce al fatto che la divisione in stelline è mutevole in quanto i miei gusti variano continuamente: se avessi dovuto fare una collezione dei brani che veramente mi piacciono avrei dovuto inserirvi tutti i brani con 4 stelline (Best of) o almeno 4½ (Best of Best of)…
In altre parole sicuramente ci sono brani con 4½ (o anche 4) stelline che mi piacciono tanto quanto queste (e, probabilmente, ad alcune di queste canzoni con 5 stelline ne dovrei togliere ½!)...

Aggiornamento epitome #13: è attuale! - 5/12/2016
Dopo aver ascoltato i primi commenti al (presunto) esito del referendum mi sono reso conto che la mia epitome è realmente attuale. Peccato che, anche se l'ho finita ieri (il 3 dicembre), mi ci vorrà ancora del tempo per riguardarla. Davvero non me la sento di pubblicarla così com'è...
Ma mi dà soddisfazione ed entusiasmo che in giro si inizi a mormorare, a mezza voce, dei frammenti di quella che sembra essere la mia visione che, vedrete, sarà comunque molto più originale, organica e approfondita: nonostante sia stato conciso mi è comunque venuto un centinaio di pagine fitte!

Bimbi al telefono - 8/12/2016
Qualche settimana fa ho condiviso il seguente video su FB ma i miei amici/conoscenti non mi hanno dato molta soddisfazione: ho raccattato mi pare solo un misero “like”...
Eppure è molto divertente:


Però il video mi ha colpito per altri motivi: la classe mi è sembrata luminosa e ricca di elementi stimolanti (lavagne, libri, articoli attaccati alle pareti, matite colorate, etc...); i bambini mi sono sembrati tutti molto equilibrati solo vagamente inquieti per la telecamera che ogni tanto fissavano; i bambini mi sono apparsi molto svegli: soprattutto nella maniera in cui argomentavano i pregi e i difetti del vecchio telefono.

Infine ho notato il marchio RSI che svela il mistero: 1. si tratta di bambini di una scuola svizzera; 2. ci sono soldi per le scuole; 3. le scuole sono attrezzate; 4. i bambini hanno l'opportunità di sviluppare in maniera serena le proprie capacità; 5. si ottengono adulti migliori.

Che tristezza! Quante cose si potrebbero fare anche da noi se solo lo si volesse...

Giustizia universale - 8/12/2016
Nel capitolo 14 del V libro dell'Etica nicomachea (Ed. Biblioteca Universale Rizzoli, 1986, introduzione/traduzione e commento di Marcello Zanatta) Aristotele osserva che alcune situazioni concrete (infinite) non possono essere descritte dalla legge che, per la sua finitezza, si attiene solo ai casi più generali. In questi casi particolari è equo discostarsi da ciò che la legge indica come giusto: «Crea la difficoltà il fatto che l'equo è sì giusto, ma non è il giusto secondo legge, bensì è un correttivo del giusto legale. Ne è causa il fatto che ogni legge dice in universale, mentre su alcuni episodi non è possibile dire correttamente in universale.»

Poi Aristotele prosegue e spiega che in questi casi non si tratta di un errore del legislatore ma della “natura delle cose”: un linguaggio finito non può descrivere tutte le infinite combinazioni che si possono verificare. Sarà il giudice che, col suo buon senso, dovrà riuscire a interpretare la legge per poter essere equo.

In questo caso sono d'accordo con lo Stagirita ma mi sorprende come non abbia notato il parallelismo col suo metodo di argomentazione filosofica (v. Ipse erravit). Infatti anche il linguaggio della filosofia (come quello della legge) non può racchiudere tutti i casi reali e quindi, se si applica alle argomentazioni la logica matematica (ovvero se si interpreta la legge alla lettera), si rischia di arriva a conclusioni potenzialmente errate (ovvero a sentenze potenzialmente non eque).

Conclusione: e con Aristotele è tutto...

martedì 29 novembre 2016

Imbarazzo per il sì

Mi chiedo se le persone oneste e in buona fede che pensano di votare “sì” al prossimo referendum siano o no in imbarazzo per le continue apparizioni mediatiche di Renzi e dei suoi ministri su tutti i media. Apparizioni più miracolose e mirabolanti di quelle della Madonna perché promettono di trasformare l'Italia in un Paradiso in caso di vittoria e, contemporaneamente, preannunciano l'arrivo dell'Apocalisse se dovesse vincere il “no” (con Grillo nella veste urlante e rabbiosa dell'Anticristo).

Parlo di imbarazzo per le persone oneste e in buona fede perché queste dovrebbero sapere, o comunque riconoscere, che la democrazia non consiste semplicemente nel permettere libertà di voto ma anche nel dare a ciascuna parte la stessa possibilità di esprimersi e spiegare la propria posizione.
Questo in realtà non sta succedendo e Renzi & C. abusano della visibilità che hanno per apparire di continuo: me ne rendo conto anch'io che guardo pochissima tivvù! Ultimamente (*1) Renzi sta esondando anche sui canali sportivi e ieri, sulla Stampa.it, c'erano articoli con la foto del primo ministro in tre diversi programmi televisivi!!

Io personalmente, anche se credessi nelle ragioni del “sì” (*2), mi sentirei in imbarazzo nell'osservare questa campagna mediatica sbilanciata tutta a favore di una sola parte: questa infatti non è più democrazia.
Forse è ingenuo da parte mia pensare che qualche sostenitore del “sì” possa sentirsi a disagio: tenete però presente che io, da quando avevo dieci anni, mi sentivo talmente in imbarazzo quando i tifosi miei compatrioti, alle partite di calcio dell'Italia, fischiavano l'inno nazionale dell'altra squadra che diventavo tutto rosso di vergogna e dovevo scappare in un'altra stanza per non sentirli!

La situazione attuale è enormemente più grave perché non è in gioco il risultato di una partita di calcio ma la sopravvivenza stessa della democrazia italiana. Se già adesso il governo abusa sfacciatamente, in maniera arbitraria e antidemocratica, del proprio potere cosa avverrebbe dandogli ulteriore forza?

Conclusione: chi voterà “sì” al referendum costituzionale aiuterà Renzi a portare avanti il proprio programma di rottamatore: peccato che, in caso di vittoria del “sì”, sarebbe la democrazia a essere rottamata...

Nota (*1): per non parlare dello scandalo di qualche settimana fa quando agli elettori residenti all'estero è arrivata solo la pubblicità a votare per il “sì”. Ma vi pare normale?!
Nota (*2): la mia posizione a favore del "no" l'ho spiegata in Perché voterò no...

sabato 26 novembre 2016

Pagine chiuse

Come sempre più spesso mi accade ho accumulata una quantità abnorme di articoli che vorrei commentare: siccome non li salvo (ma in effetti sarebbe una buona idea!) ma li tengo aperti nel navigatore finisce che mi ritrovo la barra con le pagine aperte di Firefox stracolma e scomoda da usare. Vediamo quindi di chiuderne qualcuna...

A difesa dell'olio di palma di qualità da Repubblica.it: scoperto proprio oggi! Mi ha incuriosito perché ne ho trovato il collegamento su Lercio.it come pubblicità della Ferrero. È interessante notare che però la pagina su Repubblica.it sembra una normale pagina della sezione “Sapori / Native” e, solo in alto a destra, si legge la scritta “Contenuto sponsorizzato”.
Sicuramente legale ma moralmente discutibile la scelta di Repubblica.it di prestare la propria immagine per dare autorevolezza a un articolo il cui contenuto (leggetelo per farvi la vostra opinione) mi pare chiaramente fuorviante(*1)...

L’hi tech inchioda l’infedele ma non vale in tribunale da LaStampa.it: e poi l'occhiello spiega “Si possono installare “spie” sul cellulare del coniuge ma violare della privacy comporta denuncia penale”. Giustissimo?
Ma allora perché, invece di rimanere coerenti a tale principio di tutela della riservatezza, si vogliono invece legalizzare dei programmi ancora più invasivi e aggressivi (v. Troiai di Stato e riservatezza) a uso e abuso dello Stato? Possibile che non si capisca che qualsiasi dato personale immagazzinato in una banca dati prima o poi verrà abusato e che l'unica soluzione è non raccogliere né conservare tali informazioni?

Cina da record nel “ritocco genetico”. “Può portare a vantaggi nazionali, da economia a sport” dal FattoQuotidiano.it: io l'ho già scritto (v. Allarme schiavismo e Saremo schiavi) che i pericoli collegati alla genetica sono immensi. Per prima cosa il DNA individuale andrebbe tutelato legalmente rendendolo inviolabile: al contrario la UE pensa di realizzare delle banche dati che, come detto poco sopra, aspettano solo di essere abusate. In verità l'articolo in questione parla soprattutto di eugenetica (i “ritocchi” cinesi) e alcune argomentazioni mi hanno fortemente ricordato un sottocapitolo della mia epitome: “La legge della omogeneizzazione”. Una volta pubblicata mi dovrò ricordare di ricollegarmi a questo articolo!

Giochi, tabaccai contro i sindaci che limitano le slot machine: “Causano danno erariale”. Esposti alla Corte dei Conti dal FattoQuotidiano.it: ma i danni sociali causati dalla ludopatia sono calcolati? Secondo me no... Facile fare politica scaricando i costi dei provvedimenti altrove, senza magari considerarne le conseguenze nel lungo termine: i tabaccai hanno imparato dal governo (*2)...

Bataclan, un anno dopo: la democrazia è mortificata dall’esigenza di sicurezza. E dalla grande collera per il diverso di Leonardo Coen dal Fattoquotidiano.it: mi ero ripromesso di leggerlo ma non l'ho fatto (!). Però ne condivido il titolo: la tendenza è proprio questa: ridurre la libertà con la scusa della sicurezza. Quanto questo atteggiamento sia sbagliato e paradossale l'ho già scritto in Libertà e sicurezza...

Abbandonare la mail di Yahoo ora è più difficile di Andrea Signorelli da LaStampa.it: mi ero appuntato questo articolo perché in realtà volevo scrivere un pezzo su Marissa Mayer la CEO di Yahoo ed eroina di una mia amica. La mia opinione su di lei è infatti fortemente negativa e questo articolo, con il suo decisivo coinvolgimento nel permettere l'abuso della riservatezza dei dati dei suoi clienti, era l'ennesimo mattone che avrei usato per costruire le mie argomentazioni. Qui, per motivi di spazio, mi limito a dire che la Mayer ha avuto due fortune: 1. è stata fortunata (!); 2. è nata molto bella. E questo ha fatto sì che fosse enormemente sopravvalutata...

Russia, missili puntati sull’Europa e pane razionato a S. Pietroburgo: Mosca ribolle, con l’Occidente è escalation di tensione dal FattoQuotidiano.it: il titolo dell'articolo dice tutto ma la mia osservazione esula dalla cronaca. Nelle democrazie occidentali il potere è del popolo giusto? Ebbene quali sono i popoli europei favorevoli ad aumentare la tensione con Mosca? Io credo nessuno, forse lo “0,0-qualcosa”... E allora perché l'Europa persegue questa politica potenzialmente rischiosa?
Le mie domande sono ovviamente retoriche: la democrazia non è il “potere del popolo” né l'Europa persegue i propri interessi ma obbedisce agli ordini degli USA.
Rifletteteci però! Questo non è né giusto né deve essere considerato normale!

Yahoo “ha scansionato e consegnato all’Fbi centinaia di milioni di mail degli utenti”. Snowden: “Chiudete gli account” dal FattoQuotidiano.it: vale quanto precedentemente già scritto per Marissa Mayer!

Usa-Israele, firmato l’accordo sugli aiuti militari: “38 miliardi di dollari in 10 anni” dal FattoQuotidiano.it: il democratico Obama... Sbaglio o gli hanno pure dato il nobel per la pace? Possibile che Israele (v. Israele e palestinesi) non si renda conto che non ci si può sempre preparare per la guerra ma che vada invece costruita la pace?
Secondo me basterebbe poi una piccola frazione di quel denaro per riuscirci ma la verità è che parte dello scopo di questo accordo è semplicemente quello di finanziare l'industria bellica americana...

Rubate le provette con il dna dei centenari: spariti 14 mila campioni per studiare la longevità dell’Ogliastra di Nicola Pinna dal Secolo XIX: ancora in Italia e in Europa (ma non negli USA, Cina e, forse, Russia) non ci si è resi conto dell'importanza anche economica del DNA. Invece di tutelarlo legalmente (lo so mi ripeto...) si ignora il problema...
Sarei curioso di sapere se poi tale DNA è stato recuperato: secondo me è già negli USA e non mi stupirei se anche i loro servizi segreti avessero collaborato al furto...

Conclusione: per adesso è tutto! Felice di aver chiuso tutte queste pagine: ma da oggi mi creo una cartellina nel navigatore dove inserire gli articoli potenzialmente interessanti...

Nota (*1): ma, ripensandoci, pubblicare articoli fuorvianti è da sempre la linea editoriale di Repubblica...
Nota (*2): meglio finanziare la grande opera che darà lavoro a 1000 persone e permetterà lucrosi guadagni piuttosto che incentivare, ad esempio, l'energia verde che creerebbe mille volte più posti di lavoro. Oppure, più in generale, sacrifichiamo l'ambiente sull'altare dell'economia dimenticandoci poi i costi in salute (e felicità) dati dal vivere nell'inquinamento.

venerdì 25 novembre 2016

Aggiornamento epitome #11

Ho finito di scrivere il nono capitolo e ho ritoccato pesantemente il quinto aggiungendovi due nuove parti. Mi sembra che nel complesso stia venendo un lavoro interessante anche se forse, negli ultimi capitoli, rischio di essere un po' dispersivo...
Ancora non ho poi riletto, volutamente, niente: sono consapevole che avrò da fare moltissimi aggiustamenti a livello di italiano e non solo ma non voglio perderci tempo fino a quando non avrò dato una struttura più definita all'epitome (ovvero quando vi avrò inserito almeno la maggior parte delle idee che ho in mente).
Tempi? Boo... ancora non me la sento di sbilanciarmi: anzi, nonostante il lavoro già svolto, non sono neppure sicuro di farcela a finirla...

Democrazia rottamata - 25/11/2016
Qualche giorno fa ho letto una dichiarazione di Renzi a favore del “sì” talmente assurda da farmi addirittura ridere: Referendum, Renzi: un Sì anti sistema. "Con questa riforma rottamo la Casta"!!

Cioè, trasformare il senato in un casino di politici non eletti che si nominano fra loro, significherebbe rottamare la Casta?! Non ci crederei neppure se avessi rottamato, cosa che non ha fatto, il cervello!!

Qualche sostenitore del “sì” mi potrebbe obiettare: “se però continuavi a leggere l'articolo allora avresti capito che Renzi, grazie a questa riforma, potrà fare XXX e YYY...”
Ora, obtorto collo, devo ammettere che l'umorismo di Renzi mi diverte ma, considerate le promesse non mantenute in appena un paio di anni di governo, ascoltarlo prendendo sul serio i suoi buoni propositi significherebbe non aver rottamato il cervello ma averlo fritto in padella insieme alla patatine!

Con Renzi bisogna guardare i fatti e non ascoltare le sue parole. E i fatti sono chiari: la sua riforma è pro casta e l'unica cosa che rottama, e non è poco, è la democrazia!

Milantella - 26/11/2016
Mancano 15 minuti all'inizio della partita Empoli-Milan e quindi mi affretto a fare il mio pronostico.

Montella è, dopo Prandelli, il peggior allenatore che ho visto passare a Firenze in tempi recenti: attualmente al Milan sta avendo la fortuna dalla sua parte ma questa non può durare.
Già contro l'Inter avevo pronosticato (a voce, non qui sul viario) una possibile sconfitta ma invece finì pari: il punto è che prima o poi le cose inizieranno a girare male e allora dubito che Montella riuscirà a indovinare le scelte giuste e così la squadra andrà in crisi. Insomma la mia previsione è un Milan che arriverà negli ultimi posti per la Uefa e non di certo in Champions.

Poi se a gennaio i cinesi faranno acquisti importanti il discorso cambio ma, con questa squadra e questo allenatore, no...

Finito Aristotele - 27/11/2016
E invece no! Ancora non ho finito di leggere L'etica nicomachea e, anzi, sono esattamente a metà...
Però la mia edizione è in due volumi e, finalmente, ho finito il primo: siccome l'opera mi ha piuttosto deluso ne approfitto per interromperne la lettura. Forse fra qualche tempo inizierò a leggere il secondo volume ma più probabilmente no.
Nella lista dei corti da scrivere mi è rimasto appuntato un pezzo sulla giustizia universale: magari nei prossimi giorni lo scrivo e così posso rimettere al loro posto nella libreria i due volumi...

Il re in giallo - 27/11/2016
The king in Yellow di Robert W. Chambers del 1895: si tratta di un altro libro che ho scaricato da Progetto Gutenberg. Ho letto questo libro perché da Wikipedia ho scoperto che Lovecraft fosse un grande ammiratore di Chambers tanto che il “Necronomicon” lovecraftiano pare fosse, almeno in parte, ispirato da “The King in Yellow”, una tragedia immaginaria che ha il potere di far impazzire chi la legge, menzionata più volte appunto in The king in Yellow di Robert W. Chambers (che in realtà è una raccolta di racconti).

E in effetti la prima metà dei racconti ricordano molto lo stile di Lovecraft anche se sono più poetici e meno cupi mentre i frammenti della tragedia “The King in Yellow” riecheggiano i racconti onirici di Lovecraft. Veramente godibili! Nella seconda parte però la tragedia è messa da parte e ci sono delle lunghe storie ambientate a Parigi che complessivamente ho trovato piuttosto noiose.

Conclusione: a chi piace Lovecraft consiglio quindi di leggere tutti i racconti iniziali fino a The demoiselle d'YS compreso...

giovedì 24 novembre 2016

Burka sì/no

Dunque: qualche giorno fa un'amica mi ha passato la seguente foto da lei scattata e mi ha scherzosamente chiesto un parere. Lei era rimasta colpita dal fatto che le signore si stessero facendo degli autoscatti con i telefonini perché, dal suo punto di vista, non sarebbe stato facile distinguersi fra loro...

Io le ho risposto con varie battute (che vi risparmio) prima di decidermi a analizzare la questione più seriamente.
Siccome l'argomento e la mia conclusione mi sembrano interessanti voglio riproporre qui di seguito l'epistola che le ho scritto: rispetto a un normale pezzo la mia lettera è meno curata nell'esposizione ma mi pare sufficientemente chiara ed è anche interessante perché fa intuire la dinamica del mio ragionamento che progressivamente amplia il suo raggio di azione...

Ecco il mio messaggio:
«...
Secondo me il punto della questione non sono tanto le donne che lo [il burka] indossano ma quelle che non vorrebbero indossarlo e che invece sono costrette a farlo. Cioè il burka non è il problema di per sé ma lo è la sua imposizione. Suona un po' banale ma l'essenza è questa.
Questa imposizione è giusta o sbagliata? La risposta è “dipende” dal punto di vista della cultura (in senso lato) di una società...

Ed è difficile stabilire se una cultura sia superiore a un'altra: infatti i criteri di valutazione dipendono dalla cultura stessa. Ad esempio dal nostro punto di vista possiamo ritenere la civiltà occidentale superiore a quella musulmana (ad esempio per il ruolo subordinato della donna) ma, a loro volta, i musulmani potrebbero ritenere la loro civiltà superiore alla nostra (considerandola magari moralmente decadente). Inutile dire che ho scritto anche di questo! Religione e civiltà (2/2)...

Ritornando al punto di partenza ritengo che il principio della libertà individuale (con gli usuali ovvi vincoli di non danneggiare altri né direttamente né indirettamente) dovrebbe prevalere sulle regole dettata dalla società, specie quelle derivate dalla religione. Cioè, scegliendo come vestire non danneggio nessuno, no? Da questo punto di vista la donna musulmana che non volesse indossare il burka dovrebbe essere libera di farlo, ma... I musulmani ti direbbero che una donna che non indossa il burka è un attentato alla moralità della società e, quindi, almeno indirettamente danneggerebbe gli altri: dal loro punto di vista, cioè secondo i criteri della loro cultura, hanno ragione!

Alla fine sono del parere che imporre l'obbligo del burka sia una decisione che dovrebbe essere lasciata a ogni stato musulmano senza ingerenze esterne. Questo a meno che non si ammetta che la cultura occidentale è superiore a tutte le altre (o almeno a quella musulmana) e che quindi sia giusto cercare di imporre i nostri valori (come la piena uguaglianza uomo-donna) alle popolazioni di cultura diversa dalla nostra...

Però come vedi la portata della questione è molto più ampia del semplice burka sì/ burka no!
Per completezza, e attinenza, ti dirò anche che la non universalità dei principi della giustizia (anzi della [idea] stessa di bene!) è anche la conclusione principale di un corso di filosofia della morale e giustizia che ho seguito recentemente: La fine del corso.
In altre parole l'idea di bene, che è ciò che la giustizia cerca di tutelare, dipende dalla cultura e dall'epoca!
...»

Quindi non si può giudicare la questione “burka sì/no” senza considerare il quadro più ampio della cultura di riferimento. Talvolta giudichiamo un costume usando i criteri della cultura occidentale perché, erroneamente, li riteniamo universali ma così facendo, considerando la pratica fuori dal suo contesto, diviene facile condannarla facendo però un torto alla cultura a cui appartiene.
Ah, c'è da aggiungere che la foto era stata fatta in un paese arabo: diversa, anzi ribaltata, la questione sull'obbligo del burka in Italia.
Io credo che chi liberamente sceglie di venire a vivere in Italia debba anche essere disposto ad accettarne le regole (che sono modellate dalla nostra cultura) e in particolare che le leggi religiose sono subordinate a quelle civili (*1).

Conclusione: interessante vero? L'epistola ha poi avuto un seguito che mi ha portato ad analizzare il problema dell'integrazione ma di questo, forse, scriverò in un altro pezzo...

Nota (*1): anche se è bene ricordare che le nostre leggi sono basate sui principi della cultura occidentale che a sua volta è basata sui principi cristiani: il risultato è che per un cristiano è facile attenersi alle leggi italiane perché queste, fondamentalmente, sono basate sugli stessi principi. Basta considerare i conflitti ideologici che ci sono da noi sulle poche eccezioni (dove cioè la cultura laica viene in conflitto con quella cristiana: ad esempio sul divorzio, l'aborto o l'eutanasia) per immaginare le difficoltà incontrate da una persona di cultura totalmente diversa ad adattarsi alla nostra! Ma di questo ho già scritto altrove...

martedì 22 novembre 2016

Patria e invidia

Parlando con una mia amica abbiamo affrontato un paio di argomenti apparentemente non correlati che mi hanno però portato a una riflessione interessante.
Siamo partiti dal detto “Nessuno è profeta in patria”.
Secondo me alla base di esso c'è una particolare forma d'invidia: a scuola, sul lavoro e comunque in ogni contesto sociale l'uomo tende a vedere se stesso in rapporto a coloro che conosce bene. In base a questa scala di valori personale giudica gli eventi che riguardano lui e la sua piccola società di riferimento. Ovvero si giudica se stessi confrontandoci con gli altri: ci si sente bassi solo se coloro che ci circondano sono più alti di noi; se invece sono tutti più bassi, allora ci sentiamo alti (*1)! Più vediamo gli altri pieni di difetti e, per contrasto, migliore diviene l'immagine di noi stessi.

Supponiamo quindi che un suo conoscente gli dimostri un inaspettato talento (non so: come cantante, cuoco, fotografo o che magari abbia un'idea per una nuova iniziativa etc), come pensate che verrà giudicato?
Il giudizio più probabile sarà un “bravo, ma non abbastanza”: cioè bravo per la nostra piccola comunità ma non abbastanza bravo da avere successo in un ambito più vasto: in altre parole la valutazione su tale conoscente, e quindi su se stesso, rimane inalterata.
Spesso magari tale giudizio è corretto ma, molte volte, è invece viziato da un pregiudizio inconscio: se il nostro uomo ammettesse al conoscente che il suo talento è effettivamente fuori dalla norma allora dovrebbe anche parzialmente rivedere la propria immagine di se stesso nei confronti dell'altro: perché uno dei suoi termini di paragone sarebbe risultato accresciuto con la conseguenza di sminuire se stesso.

Questo modo di pensare è comune a tutti ma in particolare la persona invidiosa (*2), per giustificare la propria invidia, deve ritenersi superiore o più meritevole del prossimo: nel suo caso quindi è particolarmente difficile ammettere i meriti di una sua propria conoscenza diretta.

Ovviamente questa valutazione di noi stessi rispetto agli altri possiamo crearcela solo con coloro con i quali abbiamo una lunga consuetudine: con gli sconosciuti non abbiamo invece questo pregiudizio inconscio e siamo più pronti a giudicare oggettivamente.
Per questo nessuno è profeta in patria ma può divenirlo all'“estero”...

Conclusione: no, io non ho assolutamente questo tipo di invidia: la mia superba opinione di me stesso è talmente alta che non ho problemi a riconoscere i meriti e le doti altrui. Anzi, proprio per scelta filosofica, cerco di incoraggiare il prossimo che chiede il mio parere poiché tanto già so che la maggioranza cercherà, magari ingiustamente, di scoraggiarlo...

Nota (*1): A me è veramente successo! In Olanda, dove l'altezza media è fra le più alte del mondo, mi ero abituato a vedere quasi tutte le persone più alte di me: un giorno tornai in vacanza in Italia e, ero a una piccola stazione, mi resi conto che la dozzina di persone in attesa erano più basse di me! Mi sentii altissimo!
Nota (*2): E magari nell'invidioso può subentrare anche un secondo elemento: la paura che il conoscente abbia poi realmente successo! E per questo, per non correre “rischi”, tende a dissuaderlo preventivamente dal tentare di dimostrare questo suo talento o qualità...

lunedì 21 novembre 2016

Approssimazione genetica

Sabato sera sono stato a cena da mio cugino. Ma la cena era solo la scusa per la visita: in realtà il vero scopo era quello di vedere i progressi della bimba che da circa 15 mesi si è aggiunta alla sua famiglia: l'ultima volta che l'avevo vista si limitava a dormire e a sorridere dalla culla, adesso invece scorrazza e sorride per tutta la casa!

Non sono un esperto di bambini ma mi ha fatto un'ottima impressione: soprattutto quando, fra un sorriso e l'altro, si fermava a osservare qualcosa (spesso me!) con grande intensità e attenzione come se facesse delle profonde riflessioni. Mi ha dato la sensazione di una grande intelligenza.
Ovviamente, essendo mia parente, la cosa non mi ha stupito!

Mentre guidavo per tornare a casa mi sono quindi divertito a stimare il numero di geni che statisticamente dovrebbe avere in comune con me.
Non so quanto sia valido matematicamente ma ho fatto il seguente calcolo/ragionamento.
Io ho il 50% dei geni di mia madre; mia madre e sua sorella (mia zia) hanno statisticamente il 50% di geni in comune; quindi io ho statisticamente il 25% di geni di mia zia; quindi ho statisticamente il 12,25% di geni di mio cugino e, quindi, statisticamente il 6,125% di geni in comune con sua figlia.
Evidentemente un 6,125% concentrato di intelligenza!

Mentre facevo questi ragionamenti mi sono accorto di una divertente anomalia: mentre è possibile che un figlio passi il 50% dei geni ereditati dalla propria madre alla propria figlia, ed è anche possibile che una figlia passi il 50% dei geni ereditati dal proprio padre (o dalla propria madre) alla proprio figlio (o figlia) è però impossibile che un figlio passi il 50% dei geni ereditati dal proprio padre alla propria figlia. Perché?

Conclusione: adesso sono ammalato! Non ho la stessa resistenza/immunità dei genitori ai virus degli asili...

domenica 20 novembre 2016

Due sogni e una teoria

Ho fatto un sogno potenzialmente interessante: nel senso che ci potrei forse basare un breve racconto.

Ero andato (ma non sono sicuro che fossi io) a trovare una persona malata in ospedale: non ricordo quale fosse la malattia, ma era collegata al cervello. Diciamo Alzheimer ma avrebbe potuto essere ischemia cerebrale o altro. Era stata tentata una terapia sperimentale che avrebbe dovuto riattivare le aree “spente” del cervello. Al momento però il paziente dormiva e non si sapeva quando si sarebbe risvegliato.
Entro nella camera che è completamente buia: non riesco a scorgere il malato ma lui vede me. Addirittura mi saluta riconoscendomi! Io rimango stupito perché dalla voce e dalle parole capisco che è completamente lucido. Poi lo sento muoversi e avvicinarsi barcollando verso di me.
Improvvisamente divento inquieto: con la solita consapevolezza inspiegabile dei sogni, capisco che la terapia ha sì riattivato le zone spente del cervello (che non si sono danneggiate perché, spiegazione sognata (!), è come scollegare un calcolatore dalla rete elettrica quando c'è un temporale: anche se cade un fulmine nelle vicinanze non si sciupa niente) ma da queste è sparita l'anima. Il paziente è sì lucido ma anche intrinsecamente malvagio e, per questo, mi vuole aggredire. Mi sono svegliato.

Il sogno era molto più inquietante di come non mi sembri adesso: probabilmente anche per il contrasto emotivo dato dal mio affetto per la persona in questione e il suo tentativo di aggredirmi e per la speranza di una sua inaspettata guarigione unita all'improvvisa delusione per il disastroso risultato ottenuto...

Qualche notte fa ho poi fatto un brevissimo sogno che però ha un elemento interessante.

Ero sdraiato a pancia in giù a disegnare su un foglio (una mappa geografica che sembrava un frattale): la stanza era un po' umida e piena di mobili. Non mi sembrava di esserci mai stato prima ma mi era familiare. Ero vagamente inquieto e non sapevo perché. Mi sono svegliato.

Per capire a quali incubi faccio riferimento è indispensabile leggere KGB le Origine: lo sterminatore
Solo una volta sveglio ho capito che quella stanza era il locale in fondo al negozio di mobili dei nonni. Una di quelle stanze che quando la vedevo in sogno significava che stavo avendo un incubo e che a breve sarebbero apparsi i lupi mannari! Oltretutto quello era l'ambiente più lontano dalla stanza sicura, che era la cucina dove stava la nonna, e quindi per me uno dei più paurosi.
Mi ha colpito perché erano decenni che non la sognavo! E il sogno non era un incubo: non mi sono infatti svegliato per la paura, dato che ero solo vagamente inquieto, e solo da sveglio ho capito dove mi trovassi...

Ipotesi: che questo ritorno al “passato” sia collegato alla mia recente cena con gli ex compagni delle elementari?

Inizio ad avere una teoria interessante sui miei sogni. Di solito si pensa ai sogni come al frutto dell'inconscio mentre il nostro io razionale è quasi completamente assente (addormentato). Nel mio caso invece la mia parte razionale pare molto più attiva del normale (per questo i miei sogni sono relativamente coerenti e “sensati”) ma soprattutto, e questo è l'elemento nuovo, sembra che io abbia un secondo livello di inconscio ancora più profondo rispetto al primo: la mia parte razionale reagisce alle creazioni del primo inconscio ma è cieca a quelle del secondo, più profondo.
Nel frammento di sogno in questione la mappa a forma di frattale era una creazione del primo inconscio, e su questa la mia parte razionale ha riflettuto e operato. La stanza invece proveniva dal mio secondo inconscio e l'ho riconosciuta solo da sveglio.
Mi chiedo se le “consapevolezze”, le informazioni che la mia parte razionale sa di sapere nel sogno senza averle sognate, non provengano direttamente, in maniera trasparente, dal secondo inconscio più profondo. Interrogato dalla parte razionale non dialoga con essa ma fornisce direttamente la risposta.

Conclusione: ha senso? Probabilmente no...

sabato 19 novembre 2016

Party Hard

Anche da piccolo non sono mai stato particolarmente bravo con i giochi d'azione al calcolatore (e prima con quelli sulla consolle). Non rimango abbastanza concentrato, ho scarsi riflessi, sono lento a pensare e forse, soprattutto, non mi piacciono abbastanza.
Ovviamente con l'età non sono certo migliorato, anzi! Anche per questo motivo negli ultimi anni su Steam ho acquistato solo una manciata di giochi di questo tipo con esiti, in genere, deludenti.

Eppure esiste un'eccezione: Party Hard...
Non solo sono riuscito a terminarlo ma ho anche portato a termine tutte le missioni opzionali: eppure si tratta di un gioco che molti (basta leggere le recensioni degli utenti) trovano molto difficile quando non frustrante...

Com'è possibile che una persona decisamente scarsa ai videogiochi d'azione sia riuscito a terminarne uno particolarmente difficile?

Per rispondere a questa domanda devo descrivere in maggior dettaglio il gioco: il protagonista è uno psicopatico che viene destato nel cuore della notte da una festa dei rumorosi vicini; per questo motivo (direi giustamente!) decide di uccidere tutti i festaioli! Ovviamente ci sono certe regole e condizioni da rispettare, altrimenti la polizia ci arresta oppure sono proprio le nostre vittime che ci mettono fuori gioco. L'atmosfera è molto umoristica: si possono usare trappole assurde, i festaioli sono degli stereotipi coloratissimi e il disegno dei livelli è colmo di riferimenti divertenti...
Ovviamente dopo aver sterminato tutti i partecipanti alla prima festa si accede alle successive seguendo una trama volutamente (credo) piuttosto traballante ed eccessiva...

Come mi pare di aver già scritto io ho sempre odiato le feste: non riuscivo mai a sentirmi a proprio agio né a divertirmi. Come ho già spiegato non sono particolarmente timido ma, invece, asociale (v. KGB le Origini: l'asociale): e le interazioni multiple con sconosciuti non le so gestire. Ad esempio ho un buon umorismo ma lo devo calibrare sul mio interlocutore e, per farlo, devo avere tempo di conoscerlo. In una festa in fondo basterebbe lasciarsi un po' andare e fare ciò che fanno tutti ma, come ho già scritto, io non lo faccio quasi mai...

Ma cosa c'entra questo con il gioco?
C'entra perché in realtà Party hard è piuttosto facile: non occorrono riflessi e non serve la rapidità. Occorre invece una grande pazienza nel non correre rischi inutili e nell'attendere che una potenziale vittima finisca per trovarsi nel “posto giusto”. Ecco la chiave è questa: dove ho trovato la pazienza necessaria a finire questo gioco?
Beh, io credo che ha forza di odiare le feste si finisca per prendere in antipatia anche coloro che invece sembrano sguazzarci e divertirsi un mondo in esse! E allora guidare il piccolo psicopatico digitale a uccidere gli scalmanati festaioli dà una notevole soddisfazione che ripaga per la pazienza necessaria...

In altre parole per riuscire a questo gioco (ovvero avere la pazienza necessaria per completarlo) bisogna avere delle tendenze un po' asociali: ecco perché KGB eccelle in esso!

Conclusione: chissà, magari l'FBI & C., potrebbero usarlo come test psicologico!

giovedì 17 novembre 2016

Elementari preoccupazioni paterne

E così, finalmente, ieri sera ho fatto la cena, anzi l'aperitivo, con gli ex compagni di classe delle elementari!
Dopo due cene con gli ex compagni del liceo pensavo di essere preparato ma in realtà c'è molto differenza fra i bambini delle elementari e i ragazzi delle superiori: nei ragazzi puoi già intravedere l'adulto ma nei bambini, al più, ne puoi intuire solo alcune caratteristiche.
Questo per dire che è stata più un'esperienza puramente emotiva che di confronto intellettuale fra le nostre reciproche aspettative: l'incontro si è basato molto sul riconoscersi, sul sorprendersi e nell'abituarsi alle nuove facce sovrapponendole alle vecchie. Io poi i miei due amici delle elementari, con i quali avevo maggiori ricordi da spartire ed esperienze condivise, li avevo già incontrati in questi anni mentre, della maggioranza degli altri bambini, ricordavo solo una manciata di episodi a testa...

E poi, lo sapete (v. KGB le origine: l'asociale) sono piuttosto asociale, e l'ambiente non era di quelli che più mi mettono a mio agio: era un po' troppo rumoroso per i miei orecchi, eravamo un po' stretti e, soprattutto, non c'erano nascondigli nei quali celarmi.... fortunatamente il cibo era parecchio buono!

Comunque, nonostante l'aurea gelida che portavo con me, la serata è stata piacevole: il mio amico chitarrista si è dimostrato un vero animale sociale completamente a suo agio come se avesse visto tutti appena il giorno prima! Il suo scherzare intelligente ha subito sciolto la tensione tranquillizzando tutti (a parte gli asociali, cioè io). Poi, pian pianino, una pattuglia composta dalle bambine/donne più affabili ha iniziato a formare vari gruppetti di conversazione e l'atmosfera si è fatta sinceramente allegra. Ah, perché poi c'era una bambina/donna che non faceva che ridere e, come nelle situation comedy americane, le sue risate di sottofondo hanno provocato consenso ed emulazione: io le ho perfino visto battere una zuccata contro uno scaffale (piuttosto forte perché nonostante la confusione ho sentito il rumore da diversi metri di distanza) e lei ha continuato a ridere ancora più forte di prima: quella che si dice una donna dalla dura cervice!

Io però ho evitato i capannelli e ho scambiato qualche parola con chi era solo: una bambina dagli occhi sognanti e ipnotici è divenuta una donna dagli occhi sognanti e ipnotici, oltretutto dotata di una voce suadente, che mi ha messo subito a mio agio...
E poi c'era un bimbo/uomo, forse la sorpresa che mi ha colpito più favorevolmente, che era il rampollo di una famiglia di medici e già da piccolino sembrava un piccolo dottore che da grande, ovviamente, è divenuto... un fotografo! Anche se in realtà ha mantenuto comunque l'aria di un dottore... secondo me si potrebbe spacciare facilmente per pediatra!

Parte solo per chitarristi:
Invece il momento più spiacevole è stato quando ho provato a fare una domanda all'amico chitarrista: lui si è arrabbiato e, urlandomi “No ca##o!! Io non parlo mai di chitarra!! Ca##o”, ha fracassato un tavolino e mandato in frantumi diversi bicchieri...
Allora, per sciogliere la tensione, gli ho spiegato che per suonare bene la chitarra non bisogna indossare golf di lana (v. il corto Chitarra e maglia di lana) perché essa altrimenti scivola via dalle braccia come se fosse un bimbo isterico: non sono sicuro che conoscesse questo trucchetto ma ha rivoltato la frittata dicendomi che, come chitarrista metal, dovrei suonare in piedi e non seduto. Poi mi ha spiegato che il suo avvicinarsi alla chitarra non è passato dall'onesto viale dell'heavy metal ma dall'equivoco vicolo del blues prima e jazz poi (o viceversa!) che, oltretutto, sono generi tipicamente neri mentre il metal è quasi esclusivamente bianco. Io però gli ho risposto che non è vero e che, anzi, il black metal mi piace molto: e qui è rimasto un po' interdetto... una volta tanto ho avuto io l'ultima battuta (← “battuta” capito? Ah! Ah!) su di lui!
Fine parte solo per chitarristi...

Ci sarebbero tante altre persone di cui parlare perché i ricordi, soprattutto se dolci, sono come le ciliege e quando si inizia a rammentarli è difficile smettere: però non voglio scrivere un pezzo troppo lungo e quindi mi ricollego al tema del titolo: le preoccupazioni paterne.

Fra i maschietti c'era un bimbo/uomo divenuto poi ingegnere: però non l'ingegnere-chitarrista, il tipico lettore del mio viario, ma un ingegnere di quelli seri e squadrati, che anche per parlare sembrano basarsi su accurati progetti disegnati nella mente...
Da piccoli non ci siamo frequentati molto e io lo ricordo alto e con i capelli alla paggetto, un alunno modello, diligente e attento: non mi sono quindi stupito quando l'ho sentito parlare dell'impegno e della dedizione che mette sul lavoro...
Durante la serata di ieri l'ho incrociato tre volte: la prima molto di sfuggita l'ho ascoltato per pochi secondi. Raccontava un piccolo aneddoto con protagonista il figlio che si dimostrava molto intelligente e precoce: io però avevo fame e mi sono diretto al tavolo degli stuzzichini perdendo quindi il resto della storia.
La seconda volta invece l'ho incontrato mentre era al banco del bar a parlare col mio amico chitarrista (*1). L'ingegnere stava spiegando di cercare di motivare il figlio a scegliersi, o almeno immaginarsi, una strada, una passione per il futuro. L'ingegnere spiegava infatti che nella vita, se non si ama veramente ciò che si fa, difficilmente si riescono a superare le inevitabili difficoltà. Il mio amico dava sfoggio della capacità, tipica dei grandi chitarristi, di suonare a orecchio basandosi sull'accompagnamento: diceva sì solo ciò che realmente pensava ma lo faceva con un contrappunto melodioso, aggiungendo le giuste note e precise battute agli argomenti dell'ingegnere. Parlavano insieme ma il mio amico pareva accompagnarlo con la chitarra!
La terza volta infine l'ho approcciato io: avevo preso in simpatia le vicissitudini del figlio continuamente stimolato e pungolato a preoccuparsi del proprio futuro che, nella logica paterna, già a 11 anni avrebbe dovuto iniziare a progettare. Gli ho quindi detto di andarci cauto, di non suggerirgli le proprie aspettative che, altrimenti, avrebbero potuto condizionarlo fortemente; gli ho quindi suggerito di farlo confrontare sul tema non direttamente ma, magari, coinvolgendo i suoi amici. L'ingegnere mi ha spiegato che, nonostante i suoi sforzi, il figlio rimaneva comunque indeciso e senza vere passioni tranne quella per il calcio: sport però non ben visto dal padre perché considerato contaminato da valori dubbi. Invece di farlo giocare a pallone aveva infatti deciso di mandarlo a scuola di tennis in maniera che imparasse la responsabilità personale. Poi ci siamo scambiati qualche altra osservazione sull'argomento (io ho toccato gli scacchi, l'importanza della socialità e del carattere del bambino) ma gli elementi importanti li ho già riepilogati.

Nella notte ho ripensato (*2) al rapporto padre-figlio e mi sono ricordato di quanto mio padre mi tormentasse per farmi mangiare: una vera ossessione sia per lui che per me...
Sono lento a pensare ma ho una buona memoria e così ho riesaminato tutte le (poche) informazioni in mio possesso sul caso dell'ingegnere e di suo figlio.
E alla fine ho avuto un'intuizione (*3): mi è venuto il dubbio che il figlio magari abbia delle idee su cosa fare da grande ma che non si senta di esprimerle al padre temendo che non le approvi.
C'è infatti un dettaglio che me lo fa pensare: nonostante che il figlio volesse giocare a calcio il padre l'ha indirizzato al tennis. Come scrissi in Puericultura base la scuola (ma anche la famiglia) insegnano ai bambini tante nozioni di materie diverse tranne però la più importante, ovvero imparare a prendere le proprie decisioni (che secondo me andrebbe trattata come una vera e propria materia scolastica). Il risultato è che i giovani quando escono dalla scuola sono talvolta impreparati ad affrontare le scelte che la vita gli pone di fronte. Chiaramente l'impatto di queste difficoltà varia in base al carattere individuale del giovane ma il problema di fondo c'è per tutti.
Fra le possibili accortezze suggerivo quella di far prendere più scelte significative possibili ai bambini: ad esempio “di contorno devi scegliere una verdura: vuoi le carote o gli spinaci?”. Già questo abituarsi a decidere e a subirne le conseguenze mi pare un'utile palestra che predispone poi a prendere quelle più difficili.
Il padre ingegnere giustamente si preoccupa (forse un po' presto!) che il figlio scelga con cura e attenzione la carriera che vorrà intraprendere da grande: ma quella, sebbene importante, è una scelta come le altre e non si può pretendere che il figlio sia in grado di farla se non è già abituato a decidere per proprio conto i dettagli, molto meno importanti, della propria vita. Per il carattere dell'ingegnere (ovviamente come l'ho intuito io!) ho la sensazione che per tutta l'infanzia abbia lasciato poche scelte al figlio, avendo probabilmente già progettato a tavolino anno per anno cosa fosse meglio per lui. Ho anche la sensazione che il bimbo non abbia fratelli, che sia cioè un figlio unico, e questo (v. Figlio unico) lo rende ancora più vulnerabile alla tendenza di subire la volontà paterna, magari anche solo presunta e intuita...
Ovviamente si tratta di una teoria puramente ipotetica e ci saranno senza dubbio chissà quanti altri fattori di cui non sono a conoscenza che potrebbero demolirla completamente: però, in mancanza di altri dati, mi pare plausibile e degna di essere considerata...

Conclusione: cosa consiglierei al padre? Direi di dare tregua al figlio per un paio di anni, non insistere sull'argomento fino a quando non sarà almeno in terza media e, nel frattempo, di insegnarli a prendere decisioni personali (e lui ad accettare). Perché prendere decisioni non è semplici né ovvio e, come per ogni altra cosa, bisogna avere l'opportunità d'imparare a farlo.

Nota (*1): che fra parentesi riesce a “sbracarsi” comodamente, completamente a suo agio, in luoghi dove io starei seduto rigido come su un trespolo scivoloso!
Nota (*2): insonne ovviamente, perché quando faccio tardi il sonno mi sballa...
Nota (*3): lo ripeto: un'intuizione, non una certezza. Solo un'ipotesi basata sul (quasi) niente!



domenica 13 novembre 2016

Aggiornamento Epitome #10

Sono riuscito a darmi una smossa dopo l'impantanamento (psicologico) in cui mi ero ritrovato (v. il corto Aggiornamento Epitome #9): ho rimesso in forma decente e terminato il settimo capitolo, ovvero il primo della seconda parte. Sono abbastanza soddisfatto del risultato.

I prossimi capitoli dovrebbero essere “divertenti”: speriamo bene...

Distanze - 15/11/2016
Le distanze adesso si misurano con il numero di clic del topo (del mouse per voi anglofoni).

Stranezze sospette - 16/11/2016
Dio è morto e io non esisto. Una coincidenza? Io non credo...

Infebbrato - 22/11/2016
Mentre scorrevo i titoli del LaStampa.it mi ha colpito il seguente: «La misericordia di papa Francesco: ogni prete può assolvere l'arbitro». Ho pensato “Vabbè, ogni tanto fanno degli errori clamorosi ma mi pare un po' eccessivo che vadano ufficialmente assolti...”.
Poi ho letto meglio: La misericordia di papa Francesco: ogni prete può assolvere l'aborto...

Economist e referendum - 25/11/2016
Di personalità più o meno note, più o meno preparate, a favore del “sì” o del “no” ce ne sono molte: personalmente trovo che, generalmente, lo spessore e la credibilità di quelle per il “no” sia molto superiore. Ma io sono di parte o, meglio, ho deciso con la mia testa dopo aver studiato il testo della “deforma”.

Sono poi talmente disgustato dalle bugie che Renzi, Boschi e altri membri del suo governo raccontano da non curarmi neppure di evidenziarne la totale assurdità...

Vabbè oggi volevo solo segnalare la posizione a favore del “No” dell'Economist che, come settimanale di economia, non gode del massimo della mia fiducia ma ha il pregio di presentare un interessante punto di vista e di dire un paio di parole chiare sul “lavoro” di Renzi...

Ecco qui: Referendum, Economist: “L’Italia dovrebbe votare no. Renzi ha sprecato 2 anni, si deve occupare di riforme vere” dal FattoQuotidiano.it

sabato 12 novembre 2016

Da Goofynomics a Baricco

Leggendo Goofynomics, passando da collegamento a collegamento, sono arrivato a un “vecchio” articolo del 2012 (1992: le “lievi imprecisioni” del Corsera) dove il Bagnai criticava, col suo solito umorismo caustico, degli articoli di economia di Repubblica e del Corriere della Sera.

Come i miei lettori sanno la mia opinione dei due principali quotidiani nazionali è estremamente bassa e così ho letto con curiosità e divertimento tale articolo. Mi sono subito reso conto che era una bella perla e così ho deciso di mandarela in dono a una mia cugina che, vivendo all'estero, basa la sua conoscenza dell'Italia unicamente sui due quotidiani sopracitati. Ovviamente abbiamo più volte discusso sull'argomento e io sono addirittura riuscito a farle ammettere che leggere anche altri quotidiani con punti di vista diversi (le avevo suggerito il FattoQuotidiano.it) non avrebbe avuto controindicazioni ma solo benefici: però so che l'abitudine è più forte del buon senso e dubito fortemente che abbia poi seguito il mio consiglio...
Insomma questa era l'occasione buona per mandarle una “frecciatina” sull'argomento.

Lei mi ha risposto di leggere un articolo di Alessandro Baricco: Essere un ferramenta del Wyoming pubblicato su La Repubblica del 10 novembre.
La solita cugina, circa quindici anni fa, mi aveva fatto leggere Seta, proprio di Baricco che è infatti uno dei suoi autori preferiti. Di tale romanzo non ricordo assolutamente niente tranne che si leggeva bene; più recentemente avevo incontrato di nuovo il nome di Baricco sul Lercio.it: “Pronto? Sono Bob Dylan, il mio Nobel datelo a Baricco”. Ma era Baricco...
Insomma ero un po' incuriosito ma anche titubante: il fatto che scrivesse per Repubblica infatti me lo rendeva sospetto. Alla fine mi sono poi deciso ad assaggiare questa minestra solo per poter scrivere alla cugina:
“Letto...
Tu hai letto l'articolo che ti ho mandato io?” (*1)

Comunque alla fine non è stato tempo perso perché si è trattato di un articolo che mi ha fatto riflettere.

È scritto bene, scorre veloce ed è corto.
Il suo argomento è semplice: l'uomo comune negli ultimi anni si è abituato, grazie a Internet, a fare da solo cose che prima delegava ai professionisti del settore. Questo gli ha dato l'illusione di poter fare a meno di qualsiasi élite culturale e, col tempo, ha maturato rancore nei loro confronti sospettando di esserne vittima. Quando poi capita una votazione, e le élite si schierano tutte da una parte, ecco che allora l'uomo comune ha la sua vendetta e vota all'opposto di quello che queste suggeriscono. Ecco spiegata la BREXIT e Trump presidente.
Baricco conclude poi che le élite non devono arroccarsi sdegnosamente nelle proprie posizioni ma devono trovare il confronto e possibilmente un punto di equilibrio con l'uomo comune.

L'articolo è difficile da criticare perché quando lo si inizia a leggere si è poi trascinati su uno scivolo di immagini che ti accompagnano dall'inizio alla fine. Non c'è una pausa che permetta di riprendere fiato e valutare bene cosa si è appena letto: è una ciambellona che non si può mangiare a morsetti ma va ingoiata tutta intera. Per questo non è facile da analizzare ma, ovviamente, lo farò...

La prima cosa che ho notato, e che mi ha infastidito per tutta la lettura, è l'aver diviso la popolazione in un'élite colta, raffinata e ovviamente illuminata e i bifolchi ignoranti e presuntuosi. È una distinzione troppo netta, senza le sfumature della realtà e, soprattutto, fuorviante nella sua semplificazione discriminante: i belli, buoni e istruiti da una parte i cafoni brutti e sporchi dall'altra. Baricco non lo scrive ma è chiaro chi ha torto e chi ha ragione: la BREXIT è stata un errore e la Clinton era meglio di Trump... Ecco cosa succede quando gli ignoranti votano compatti...

Ma quella appena mostrata la si può considerare solo una fastidiosa distinzione che ha urtato la mia suscettibilità solo perché sono io ultra sensibile: evidentemente Baricco si rivolge alle élite culturali che leggono La Repubblica e non a KGB...
Invece il passaggio che secondo me è realmente sbagliato, e che però è la chiave di volta del pensiero di Baricco, è che l'uomo comune ha perso fiducia nelle élite (*2) perché si illude (vedi gli esempi sull'uso di Internet) di poterne fare a meno e di essere altrettanto bravo e capace.
No, non è così!
L'uomo medio ha perso fiducia nelle élite perché il suo tenore di vita si è nettamente abbassato: non per un'illusione o per presunzione ma perché oggettivamente ha (quando va bene) meno soldi in tasca.
L'uomo comune, che sarà pure ignorante e rozzo ma che non è neppure completamente scemo, si è reso conto che le élite culturali nella loro saggezza, vuoi per incapacità, per semplice sfortuna o magari per salvaguardare altri interessi, con le loro indicazioni non hanno fatto che peggiorare la situazione: è naturale quindi che cerchi delle alternative. Alternative, aggiungo io, che non spaventano chi non ha più niente da perdere ma che terrorizzano chi ha una vita privilegiata e che per questo preferirebbe mantenere lo status quo.

Credo che Baricco prima di mettersi a dialogare con gli uomini comuni dovrebbe rendersi conto di quali siano le loro vere motivazioni: non si tratta di bambinoni ignoranti da educare a riconoscere i propri limiti ma di persone mosse da problemi concreti che fanno sacrifici per arrivare a fine mese. Se Baricco cerca il confronto senza rendersi conto di questa evidenza rischia di ottenere solo un calcio in c### dal ferramenta del Wyoming, altro che punto d'incontro...

Conclusione: comunque articolo interessante perché fa ben capire quale sia il punto di vista delle élite pseudo culturali o che si autodefiniscono tali.

Nota (*1): ancora non ho ricevuto risposta... RICEVUTA: leggerà domani l'articolo di Bagnai!
Nota (*2): mantengo la categorizzazione di Baricco per usare una terminologia consistente con quanto già scritto...

venerdì 11 novembre 2016

Perché voterò NO

In questo pezzo non descriverò tutte le ragioni per votare NO al prossimo referendum costituzionale ma mi limiterò a quelle che personalmente, come comune cittadino e non esperto della materia (*1), ritengo importanti: non è né vuole quindi essere una lista esaustiva ed è possibile che vi siano molte altre ragioni per votare NO ancor più significative di quelle da me elencate...

Di seguito i miei argomenti a favore del NO ordinati, sempre dal mio punto di vista, per importanza decrescente.

1. Senatori non eletti dai cittadini - I cittadini devono rimanere al centro della democrazia e non allontanati da essa. Il senato rischia di divenire un'aula opaca dove non si sa cosa vi avviene: un po' come per la Città Metropolitana: chi vive in una di esse sa cosa stanno facendo e decidendo per suo conto?
2. Senatori eletti dai cittadini per altre funzioni - I cittadini votano i politici per amministrare il proprio comune (o regione) e non è giusto che questi vadano a fare altre cose finendo, ovviamente, per fare male entrambe. Oltretutto MI PARE che con questo sistema il peso politico di ciascun cittadino non sia più uguale per tutti: chi elegge il sindaco di una grande città elegge anche un senatore.
3. Immunità - I senatori non eletti dal popolo (e quindi non suoi rappresentanti) avranno comunque l'immunità parlamentare. Considerando che le inchieste giudiziarie coinvolgono sempre più spesso le amministrazioni regionali e locali è ovvio che questa riforma favorirà l'illegalità.
4. Instabilità politica - La durata in carica dei senatori è legata al loro mandato: questo significa che è possibile, e anzi probabile, avere la camera dei deputati di un colore politico e il senato di un altro. Questo sarà destabilizzante perché per molte funzioni legislative (v. il pasticcio del nuovo articolo 70) entrambe le camere legiferano collettivamente.
5. Senatori competenti per attuazione normativa EU - questa è una funzione che un senato non eletto dai cittadini semplicemente non dovrebbe avere: eppure fa parte delle funzioni legislative esercitate collettivamente da camera e senato. Spiega però l'interesse della EU a favore della riforma: è plausibile che i senatori non eletti si farebbero pochi problemi ad appoggiare riforme sgradite alla popolazione.
6. I senatori dovrebbero controllare sé stessi - Fra le funzioni del senato ci sarebbe anche quella di verificare il corretto funzionamento delle varie istituzioni locali. Inutile ricordare che gli organi che dovrebbero controllare sé stessi non hanno mai funzionato per ovvi motivi.
7. La nuova costituzione è estremamente complicata - Le modifiche hanno incomprensibili rimandi ad altri articoli e commi. Nella semplicità vi è la chiarezza, nel complicato si nasconde l'imbroglio. Per questa ragione non mi fido e sospetto fregature nascoste o magari infilate nei vari regolamenti.
8. La Costituzione deve rimanere chiara - È una ragione affine alla precedente ma comunque diversa: in un paese democratico almeno la sua carta fondamentale deve essere chiara e accessibile a tutti. La nuova versione con le sue molteplici complicazioni è qualcosa di vagamente intellegibile solo ai tecnici.
9. Ragioni del sì risibili - La mancanza di argomenti del SÌ è disarmante: io ho sentito solo dire a. si risparmia qualche milione (dato opinabile visto che i senatori si attribuiranno comunque dei rimborsi); b. cambiare per cambiare perché così com'è “il sistema funziona male” (opinabile e, comunque, cambiare tanto per cambiare può far cadere dalla padella nella brace).

È possibile confrontare insieme gli articoli originali della costituzione e quelli modificati sul PDF scaricabile al collegamento Testo Riforma Costituzionale 2016
Renzi-Boschi
(*2).
Aggiungo infine che ho avuto lo stomaco di rileggere (*3) la riforma solo fino all'articolo 71 escluso: nauseato, mi sono convinto di aver ragioni più che sufficienti per votare NO senza bisogno di scoprirne altre.

Come curiosità posso aggiungere di aver trovato anche una piccola novità che mi è piaciuta: l'articolo 59 fa chiarezza sui senatori eletti dal presidente della repubblica. Personalmente li avrei aboliti del tutto visto che l'idea, seppure buona, veniva sistematicamente abusata; ma comunque una minima regolamentazione (durata in carica di 7 anni e non nominabili una seconda volta) è sempre meglio di niente. Ovviamente questo articolo non cambia minimamente la mia opinione complessiva su questa riforma giustamente soprannominata “deforma”.

Conclusione: questa riforma è esecrabile e mette seriamente a rischio la democrazia italiana dimezzando il potere di voto dei cittadini senza alcuna giustificazione significativa. Spero sinceramente che fra gli italiani prevalga il buon senso nonostante l'intimidazione mediatica asfissiante, e spesso totalmente fuorviante, a favore del SÌ.

Nota (*1): al riguardo consiglio di leggere l'autorevole parere di Zagrebelsky: Gustavo Zagrebelsky spiega i 15 motivi per dire NO alla riforma voluta da Renzi
Nota (*2): e probabilmente su qualche sito statale, ma io non l'ho trovato...
Nota (*3): in realtà, a inizio estate, la lessi tutta ma oggi me la sono “rinfrescata” prendendo note per questo pezzo solo, appunto, fino all'articolo 71...

giovedì 10 novembre 2016

La montagna dell'albagia

Due amici scalano una montagna altissima. I due procedono a velocità diverse e finiscono per separarsi perdendosi di vista.
Il primo grida al secondo “Cosa vedi?!”
“Vedo una verde pianura attraversata da un fiume serpeggiante e, al di là di esso, una città grigia stretta da montagne scure.”
“E poi?”
“Vedo solo quello che ti ho detto, e tu?”
“Io vedo la pianura bagnata dal fiume e, oltre la città circondata da montagne, una fitta selva mossa dal vento e in mezzo a essa un lago più azzurro del cielo; ancora più lontano poi il bosco sfuma in un deserto che si tuffa in un mare blu come la notte.”
Com'è possibile?

Talvolta mi capita di discutere con altre persone: queste mi spiegano le loro idee e le loro teorie, mi enunciano le loro argomentazioni e le loro conclusioni. Io ascoltandoli vedo bene da dove provengono le loro idee, quali sono stati i loro passaggi logici e perché sono giunti alle loro congetture: ci ho già riflettuto e le ho già considerate. Però ho anche altre idee, riordino gli stessi fatti in maniera diversa e, talvolta, giungo a conclusioni diverse.
Stranamente non mi credono quando gli dico che vedo più lontano di loro...
Com'è possibile?

La nebbia dell'immaginazione è un sudario più impenetrabile della semplice distanza: a chi giace immobile sotto di esso pare impossibile che qualcuno possa sollevarne un lembo e guardare oltre.
Ciò che io vedo chiaro è supposizione, dubbio e incertezza per altri; ma non si può convincere chi non ti ascolta né è sufficiente dirgli di salire più in alto perché non vi sono pareti da scalare.

mercoledì 9 novembre 2016

W il meno peggio!

Finalmente mi alzo e trovo una buona notizia: negli USA ha vinto il candidato meno peggio!

La candidata delle banche, il (la) burattino dei parapoteri ha perso e nettamente.

Vedo che in tivvù, almeno in Italia ma probabilmente anche nel resto del mondo, i giornalisti fingono di porsi la domanda di come sia possibile che le previsioni elettorali, che fino all'ultimo davano un piccolo vantaggio alla Clinton, fossero tutte sbagliate.
La risposta è in verità ovvia: i media USA, seguiti a ruota da quelli del resto del mondo, cercavano di aiutare la candidata dei loro stessi padroni, i vari parapoteri americani, diffondendo sondaggi evidentemente falsi per scoraggiare gli elettori di Trump.

Nel corto Sempre Trump (ma vedi anche Hillary o Donald col mio scetticismo sui media americani) avevo scritto dei miei dubbi sui sondaggi.... ehm, anzi no: essendo un corto li ho dovuti eliminare per far spazio al concetto principale: Clinton = parapoteri.
Comunque quello che avevo pensato, e detto a molti amici e conoscenti, è che gli attacchi sempre più isterici e martellanti della stampa USA mi facevano supporre che il distacco fra i due fosse molto minore di quanto non venisse affermato. Onestamente non mi aspettavo una falsificazione della realtà così eclatante però ero convinto che i dati a favore della Clinton fossero un po' gonfiati...
Sarà divertente vedere come saranno giustificati questi sondaggi: suppongo che verrà fuori che si usavano metodologie di raccolta errate, ad esempio ponendo le domande in un certo modo o intervistando maggiormente particolari fasce di popolazione: tutte cose che da almeno 30 anni si sa che non si devono fare ma che stavolta, guarda caso, facevano comodo...
Mi piacerebbe che ci fossero delle indagini e non mi stupirei che si scoprisse che la rete di poteri dietro alla Clinton fosse più vasta di quanto supposto e/o dichiarato.

Detto questo ribadisco che non ha vinto il candidato migliore ma il meno peggio.
Trump non andrà contro agli interessi dei parapoteri americani per il bene del mondo: semplicemente non sarà il loro burattino come sarebbe stata la Clinton ed è stato Obama.
Potrebbero migliorare, ad esempio, i rapporti con la Russia ma con la EU cambierà poco e si continuerà a cercare di far passare accordi capestro, come il TTIP, a favore delle multinazionali.

Inutile però provare a fare previsioni adesso: non ho dati neppure per provarci.
Però di una cosa sono sicuro: mentre dalla Clinton non mi aspettavo che il peggio, da Trump, con la sua imprevedibilità, potrebbe anche venire qualcosa di buono. Ovviamente è improbabile, diciamo che al momento immagino un misero 1-2% di probabilità, ma comunque meglio dello 0 kelvin della Clinton.

Conclusione: a questa tornata elettorale la democrazia USA si è dimostrata più forte dei parapoteri. Probabilmente il banco di prova su cui testare la bontà per gli USA (e per il mondo!) del nuovo presidente sarà proprio vedere se agirà per attenuare l'influenza dei parapoteri sulla politica (*1) con leggi più severe (*2) in tal senso.

P.S. non ho intenzione di cambiare la vignetta "US" sostituendo Trump a Obama: mi fa troppa fatica!

Nota (*1): magari non subito ma forse sull'onda dello scandalo che sicuramente si avrebbe se si indagasse sui rapporti fra la Clinton e il mondo finanziario ed economico in genere.
Nota (*2): più divieti e trasparenza dovrebbero essere la linea guida.

lunedì 7 novembre 2016

Olanda vs Italia

Qual è la più grande differenza fra Olanda e Italia? È ovvio che di differenze ce ne siano molte, non tutte a nostro sfavore, ma qual è quella più significativa? La differenza che ti fa capire perché l'Olanda è così e l'Italia è cosà?

Un mio conoscente, per motivi di lavoro, si trovò a prendere per vari giorni di seguito lo stesso taxi: il conducente era un olandese molto espansivo e presto finirono per chiacchierare per tutto il tragitto. Il tassista aveva una figlia grande e così il mio amico gli chiese che lavoro faceva.

Il tassista gli rispose che era l'ambasciatrice olandese non ricordo dove. E il mio conoscente, stupito, gli chiese: “e come ha fatto?!”. E l'olandese con la noncuranza di chi dice un'ovvietà: “Ha vinto un concorso...”

In Olanda un giovane in gamba, senza santi in paradiso, solamente grazie alle proprie capacità, può ottenere posizioni privilegiate che da noi sono invece assegnate in maniera molto diversa...

Regole vs buon senso - 7/11/2016
Siamo sempre più inondati da regoli e regolamenti.
In parte ciò è dovuto alla tendenza della burocrazia di nutrire se stessa con altra burocrazia ma in parte ho la sensazione che con i regolamenti si cerchi di sopperire al buon senso. Si danno indicazioni sempre più dettagliate cercando di prevedere ogni possibile situazione (ovviamente impossibile) quando, spesso, l'unica regola sensata da dare sarebbe quella di usare il buon senso.

Mi si potrebbe obiettare che il buon senso non tutti lo hanno: è vero, ma queste stesse persone prive di buon senso riusciranno comunque a combinare disastri seguendo pedissequamente qualsiasi regolamento gli avrete dato!

Il buon senso - 7/11/2016
Sempre a proposito di buon senso ero in debito di un'osservazione che promisi quando scrissi Pepem.
Nell'ultimo capitolo di An Essay on Demonology... si parlava dei ciurmatori che all'inizio del XIX secolo giravano gli USA vendendo rimedi miracolosi e di come solo una piccola fetta di persone dotate di buon senso fosse immune al loro fascino.

Mi resi così conto che, come nel 1830 negli USA, anche oggi in Italia le persone dotate di “buon senso” sembrano essere sempre la stessa piccola percentuale del totale (10%?). Ipotizzai quindi che “avere buon senso” equivalga al discostarsi dal comune pensare del proprio tempo: perché, dopo tutto, bisogna prendere le distanze da qualcosa per poterla vedere con chiarezza.
La conseguenza è che, in qualunque epoca, le persone di “buon senso” saranno sempre, più o meno, la stessa percentuale e quindi solo una piccola frazione del totale.

Conclusione: risultato negativo ma interessante...

Nuove idee... inespresse - 8/11/2016
Ai tempi del liceo il professore di filosofia/storia, probabilmente più storico che filosofo, ci raccontò una battuta del tipo (non ricordo bene): “La filosofia è quella disciplina che, se non fosse esistita, non sarebbe cambiato niente” (*1).

Da allora mi sono sempre chiesto se la filosofia abbia veramente avuto un impatto nella vita quotidiana o se invece le sue teorie non abbiano mai oltrepassato la soglia delle università.

Mentre scrivevo la mia epitome (vedi i vari aggiornamenti), sono arrivato a delle conclusioni interessanti. Sfortunatamente per esporle dovrei fare riferimenti ai concetti in essa contenuti ma, prima, dovrei rendere scaricabile quanto ho già scritto: in altre parole per adesso devo lasciare la questione in sospeso!

È però per me molto importante e stimolante che il lavoro all'epitome sia stato in grado di farmi sviluppare idee nuove: questo significa che questa fatica, anche se pochissimi la leggeranno, servirà almeno a me per comprendere un poco meglio il mondo che ci circonda.

Nota (*1): la versione del professore era formulata in una maniera che suonava più arguta e spiritosa!

Aggiornamento Epitome #9 - 10/11/2016
Ci sono ricascato (v. il corto Capitolo 4 e simili...)! Ho mandato la bozza di quanto scritto a tre persone e adesso sono depresso e demotivato non avendo ricevuto risposta.
Quello che non capisco è quale sia la meccanica psicologica che mi prosciuga delle energie per continuare a scrivere. Sicuramente è collegato al fatto che non vedo il riscontro che mi aspetterei fra il mio entusiasmo e la risposta dei lettori: ma perché mi importa così tanto? Di solito non mi faccio condizionare facilmente... Perché in questo caso l'effetto è così devastante?

Comunque credo di essermene accorto in tempo: da adesso eviterò di spedire nuovi aggiornamenti sperando di ritrovare il ritmo per proseguire.
Attualmente sono alle prese col 7° capitolo (il primo della seconda parte) ma mi sta venendo malissimo...