«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

sabato 29 aprile 2017

Trump e WTO

Ho appena letto Press Briefing by Secretary of Commerce Wilbur Ross on an Executive Order on Trade Agreement Violations and Abuses.

Vari spunti interessanti:
- molto sveglio questo Ross: ha fatto fare la figura del bambino deficiente a un giornalista che poneva domande faziose.
- problemi reali del WTO: 1. regole effettivamente sfavorevoli per gli USA, ovvero la clausola “Most favored nation” che in pratica obbliga gli USA a non mettere alcun dazio anche verso paesi che li hanno; 2. il WTO ha regole e verifiche tutte orientate verso il controllo delle tasse sulle importazioni ma non su altri tipi di politiche commerciali.
- Preoccupante l'accenno alla protezione delle “proprietà intellettuali”: temo sempre che tale legittimo obiettivo sconfini nella censura di Internet. In tal caso la cura sarebbe peggiore della malattia.
- La Cina è stata solo menzionata: solo un giornalista ha posto la domanda sulle sue pratiche commerciali ed è così venuto fuori il problema 2 del WTO. La sensazione però è che il segretario non volesse parlarne.

Prove tecniche - 4/5/2017
[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.2.1). In particolare il capitolo: 11.

Ercolano, tra i migranti che hanno votato alle primarie Pd. In 51 su 96 ai seggi. “E chi non lo ha fatto si è lamentato” di Vincenzo Iurillo da IlFattoQuotidiano.it

Non certo solo per questo articolo ma sono sempre più convinto che la tesi centrale espressa in Il capitolo mancante sia corretta: ovvero che l'immigrazione sia voluta non tanto per avere mano d'opera a bassa costo (*1) quanto per drogare il sistema democratico. La reazione della popolazione alla perdita di ricchezza/forza è infatti quella di sperare nei populismi e per questo si cerca di creare un gruppo di persone nella società, ovvero gli immigrati, che vadano a votare per i partiti tradizionali (*2).

Conclusione: le parole dello Pseudo Lincoln (v. Mistero Lincoln) riecheggiano forti: «Si può ingannare qualcuno per sempre e tutti per qualche tempo: ma non si può ingannare tutti per sempre». E questa è la situazione attuale: i partiti tradizionali stanno ingannando la popolazione (che però inizia a rendersene conto) e allora si cercano nuovi elettori che ancora possano credere alle vecchie bugie.

Nota (*1): Da questo punto di vista l'Europa non ha bisogno di operai ma di ingegneri: insomma mano d'opera specializzata e a basso costo con lo scopo di calmierare il costo del lavoro per questi ruoli.
Nota (*2): Magari creando una contrapposizione artificiale fra la forza populista e gli immigrati. Dubito ad esempio che immigrati o figli di immigrati col diritto di voto voteranno per la Lega.

Sulle francesi - 8/5/2017
Alle elezioni francesi il figlioccio dei parapoteri economici, allevato con pane e “sani principi” Rothschield, ha stravinto contro la “fascista” Le Pen. L'EU tira un sospiro di sollievo mentre io sbuffo: solo uno sbuffo perché me lo aspettavo...

In questo caso ha pesato tutto il pregresso del partito della Le Pen: non importava se, ad esempio (percentuali messe a casaccio), il 90% delle cose che diceva fosse giusto e il 10% sbagliato, magari col suo avversario Macron nella situazione opposta, alla fine i francesi hanno votato di pancia.
Sì, proprio di pancia: ma ha votato di pancia anche chi ha scelto un Macron che continuerà l'opera di distruzione economica (analoga a quella italiana ma al momento un po' meno grave) sottomessa al volere dei parapoteri.

Quella francese è la prefigurazione della democrazia che i parapoteri sperano di ottenere nel resto d'Europa: un'opinione pubblica che senza capire niente si fida dei media (schierati tutti da una parte) e vota il candidato da loro voluto. Da notare il peso pro e contro dell'immigrazione e del voto dei francesi di nuova immigrazione: tutto in accordo con le mie recenti teorie sul vero motivo dell'attuale immigrazione.

Difficoltà dieta - 8/5/2017
Aprile è stato terribile: Pasqua, il mio compleanno (anticipato) e un invito da un amico hanno contribuito a non farmi calare di peso. In più nel momento di massimo sforzo ho avuto un atroce problema di stipsi. Alla fine ho capito che il problema era la bottiglietta di succo di limone che stavo scolandomi insieme ai tè. Eliminato il succo ho ritrovato la mia “regolarità” ma in pratica ho perso una decina di giorni di dieta...

Speriamo di riuscire a fare progressi a maggio. Ah, 75Kg.

Magia chitarristica - 8/5/2017
La mia chitarra continua a essere in crisi: non sono stato più fermo per oltre un mese come a dicembre/gennaio ma continuo comunque a esercitarmi in maniera estremamente irregolare, qualcosa come un giorno sì e due no. È buffo perché proprio adesso iniziavo a notare dei progressi notevoli: il fatto è che non ho mai suonato con l'obiettivo di divenire bravo e quindi i progressi non mi motivano particolarmente.

Ieri mi sono esercitato dopo ben 6 giorni di inattività: mi aspettavo di far schifo come al solito ma invece sono andato particolarmente bene! Mi ricordavo tutto ed ero sorprendentemente preciso (per il mio solito intendo). Il miglioramento che più mi piace è che adesso posso suonare una sequenza, anche lunghetta, di note senza pensarci: una volta che ho capito quali siano i movimenti delle dita non ho più bisogno di pensarci per eseguirli ma queste si muovono da sole. Io decido solo a che velocità devo andare. E ovviamente posso suonare molto più veloce di prima perché non devo più pensare alle singole note!

Se fossi un calcolatore è come se avessi iniziato a disegnare la grafica usando la GPU invece che la CPU!

venerdì 28 aprile 2017

Mistero Lincoln

Nel corto Progetto Lincoln avevo fatto il misterioso alludendo a un nuovo progetto non meglio specificato...

In realtà quello che avevo in mente era molto semplice:
1. trovare la versione originale di una citazione di Abramo Lincoln apparsa su Goofynomics (in La “Political economy” dell'onorevole Boldrini secondo Michéa).
2. individuarne la fonte.
3. scaricarla dal progetto Gutenberg
4. Leggerla per comprenderne sfumature e contesto.

Per prima cosa ho trovato senza troppa difficoltà la citazione in italiano: una volta individuata l'ho ritrovata su Wikiquote: “Puoi ingannare qualcuno per sempre e molti per un po': ma non puoi ingannare tutti per sempre.”

Una nota indicava come fonte un discorso di Lincoln, tenuto a Clinton nell'Hillinois, del 1858.
Sul sito del progetto Gutenberg c'è una raccolta di volumi con tutti i discorsi di Lincol e, nel quinto volume, ci sono tutti quelli dal 1858 al 1862.

L'ho scaricato e ho trovato il famoso discorso: «SPEECH AT CLINTON, ILLINOIS, SEPTEMBER 8, 1858». Discorso breve ma di cui si potrebbe dire parecchio, nel quale però non c'era traccia della citazione.

Ho pensato che nella nota su Wikiquote fosse sbagliato l'anno o il luogo così ho avuto l'idea di cercare sulla versione inglese dello stesso sito. Il problema era l'enorme quantità di materiale: ma non mi sono scoraggiato e ho iniziato a cercare le varie traduzioni di “ingannare”: deceive, mislead, cheat, misguide, swingle ma, arrivato a to be wrong, ho trovato troppi risultati...

Allora sono di nuovo ricorso al fido Google che mi ha “dettato” da solo la frase incriminata: il verbo che avrei dovuto cercare era “fool” (che WordReference si era dimenticato di suggerirmi!) e finalmente la sorpresa: tale frase non è di Abramo Lincoln!

Il sito QuoteInvestigator.com riassume bene la situazione nell'articolo You cannot fool all people all the time: in pratica tale frase fu attribuita per la prima volta a Lincoln nel 1886 a 21 anni dalla sua morte. Fu anche citato l'anno del discorso ma non se ne è trovata traccia nei vari documenti.
Al contrario una versione in francese di tale detto è del 1684 e si trova in “Traité de la Vérité de la Religion Chrétienne” di Jacques Abbadie ripresa poi un secolo più tardi da un altro autore francese e poi, apparentemente, dimenticata per oltre due secoli.

Personalmente condivido la tesi del sito QuoteInvestigator secondo il quale la spiegazione più plausibile è che il politico che nel 1886 l'attribuì a Lincoln o si ingannò in buona fede oppure, più probabilmente, voleva nobilitare e dare maggior valore a tale frase visto che il presidente assassinato era ritenuto un modello di moralità.
In questo caso il comportamento del politico sarebbe un tentativo di sfruttare a proprio vantaggio l'ovina attitudine umana di considerare un qualcosa non per quel che è ma per la persona da cui proviene: vedi il mio classico Auctoritates, auctoritas e bifidus actiregularis...
Oppure supponiamo che pubblicassi tale citazione a mio nome o, in alternativa, con quello di Lincoln su FB: probabilmente nel secondo caso otterrei un numero doppio di “mi piace”!

Conclusione: una lezione che va oltre il piccolo mistero da cui siamo partiti...

martedì 25 aprile 2017

E la Lega?

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.2.1). In particolare i capitoli: 9 e 11.

Negli articoli con accenni di politica italiana su Goofynomics più volte il suo autore, il professor Bagnai, ha accennato giudizi positivi sulla Lega Nord di Salvini. Il motivo, l'ho scoperto in un articolo recente (v. Aspettando godo (2)), è che Salvini ha compreso i motivi economici per cui l'euro è nocivo all'economia italiana e, infatti, il professore ha scritto l'introduzione del suo libro sull'argomento “Basta euro!”.

Il professore è conscio che Salvini affianca alla lotta all'euro (che spesso si sovrappone a quella all'attuale EU) anche tematiche e toni che si appellano più alla pancia che all'intelligenza degli elettori però, dal suo punto di vista da economista, l'aspetto economico giganteggia su tutti gli altri.

Il professore si dichiara “di sinistra” ma la sua è una sinistra che non esiste: una sinistra fatta da uomini (e donne) con le idee chiare, ovvero con un'ottima preparazione, e soprattutto col coraggio di portarle avanti; politici che si preoccupino più di operare per il bene di coloro che dovrebbero rappresentare piuttosto che dell'apparenza e di raccattare qualche voto in più.
Non ho idea se una sinistra di questo genere sia mai esistita (secondo me no) ma questa è quella che il professore sogna: sono poi molto divertenti le descrizioni dei suoi incontri a convegni e dibattiti a cui partecipa e si trova a confrontarsi con politici che rappresentano la sinistra "reale". In questi incontri il professor Bagnai finisce per apparire come un ufo che parla in una lingua incomprensibile agli altri solo perché cerca di portare il dibattito su temi reali piuttosto che su questioni marginali.
Tutto questo per dire che il partito ideale del Bagnai non esiste e che quindi, anche se non (mi pare) l'abbia mai detto esplicitamente, attualmente il partito a lui più vicino è proprio la Lega.

Data la mia ammirazione per il professor Bagnai ho deciso di provare a rivalutare Salvini. Chiaramente sarà un percorso che non si concluderà col pezzo di oggi ma mi occorrerà fare qualche ricerca, leggere del materiale etc...

Oggi mi limiterò a riassumere la mia opinione corrente su di lui che, lo ammetto, è piuttosto superficiale in quanto mi è sempre sembrato inutile approfondire maggiormente il personaggio.
Ieri ho provato a sondare il parere di un paio di amici sull'argomento e, sostanzialmente, tutto si riduce a quanto sia considerato politicamente credibile Salvini.
Voce 1. La Lega Nord è come tutti gli altri partiti tradizionali e la sua opposizione è solo virtuale.
Voce 2. Stando all'opposizione può far poco, dovrebbe essere al governo per poterlo valutare sui fatti. (*1)
Voce 3. Non mi piace: ciò che disse a Napoli (“a me tirate sassi ma alla camorra no”) me lo ha reso antipatico.

Nel nuovo sottocapitolo 11.4 della mia epitome mi sono divertito a creare un'interessante classificazione delle forze “populiste” (*2). Tale classificazione che, come vedremo, è piuttosto banale ha comunque il grande pregio di aiutare ad analizzare ponendosi le domande corrette una forza politica come la Lega.

La Lega è infatti a QUASI (*3) tutti gli effetti una forza populista (*2) e ha quindi senso cercare di classificarla secondo le mie definizioni ([E] 11.4).
La prima classificazione è sulla natura profonda della forza populista: essa può infatti essere “reale” o “apparente”.
Un populismo è reale se cerca sinceramente di cambiare in meglio la situazione dei propri elettori; è invece apparente se cerca solo di carpirne il voto limitandosi così a incanalare in ambito democratico il malcontento popolare.
È ovvio che per giudicare correttamente se una forza populista sia reale o apparente andrebbe vista al governo dove, al posto delle chiacchiere, sarebbe giudicabile sui fatti.
Eppure credo che, anche osservandone il comportamento all'opposizione, sia possibile trarre indicazioni molto significative. Questo lavoro richiede però una certa attenzione e, ad esempio, io l'ho compiuto per il M5S (innumerevoli sono i miei pezzi dove mi lamento della sua opposizione virtuale) ma non per la Lega.
La mia sensazione epidermica è che concretamente la Lega abbia fatto più un'opposizione mirata a ottenere visibilità piuttosto che sostanziale. Però ammetto che non sarebbe comunque facile esserne sicuro: il M5S, con il suo 30% di elettorato, avrebbe potuto facilmente organizzare delle manifestazioni di massa contro il governo; la Lega invece non credo che, anche volendo, ne avrebbe avuto la forza.

La seconda classificazione è sull'attività di una forza populista: questa può essere “efficace” o “ininfluente”.
La classificazione ha senso solo se tale forza populista è reale e non apparente perché un populismo apparente sarà sempre inefficace. Anche in questo caso la forza populista andrebbe valutata al governo visto che all'opposizione difficilmente riuscirà a ottenere qualcosa.
Se però consideriamo il passato della Lega Nord non mi pare che abbia ottenuto risultati esaltanti: lo pseudo federalismo, senza vera autonomia, mi sembra più il contentino da mostrare ai propri elettori piuttosto che un successo concreto.
Si dovrebbe stabilire quanto la Lega Nord di Bossi sia diversa da quella di Salvini.
Di nuovo non ho elementi sufficienti (per mia disinformazione) per giudicare: la mia sensazione è però di nuovo negativa: è cambiato il gestore ma il ristorante è sempre lo stesso. Per Salvini vale un po' quello che scrissi per Renzi: non mi convince chi si unisce a un partito marcio con l'idea di cambiarlo dall'interno: ho la sensazione che voglia solo riscuotere l'approvazione (e i voti) di chi ancora sinceramente crede agli “ideali” di tale partito. Poi certo conta l'età e la storia personale, ma il mio scetticismo rimane.

Infine la terza classificazione cerca di valutare l'obiettivo di una forza populista: questo può essere “ambizioso” o “rinunciatario”. Al contrario del caso precedente questa classificazione ha senso solo nel caso che il populismo sia “apparente” perché quello “reale” sarà sempre ambizioso.
Il populismo ambizioso mira a vincere le elezioni per poter governare e mettere in atto le proprie idee; quello rinunciatario (sempre apparente) non vuole essere messo alla prova perché il governare renderebbe palese che il suo obiettivo non è cambiare lo stato delle cose ma semplicemente intercettare il malcontento e tenere stabile la società tramite il mito democratico ([E] 9).
Da questo punto di vista cosa vuol fare la Lega?
Anche in questo caso non ho abbastanza informazioni però il fatto che il nome completo della Lega sia ancora quello di “Lega Nord per l'indipendenza della Padania” mi fa pensare a una forza politica che ambisca solo a rimanere minoritaria nel paese: magari con lo scopo limitato di andare sì al governo ma come “socio” di minoranza, in maniera da trarne un profitto di potere e visibilità ma con molte scuse (compromessi politici con gli alleati di governo) per non portare a casa risultati concreti...

In altre parole la Lega mi pare, secondo la mia classificazione, un partito populista apparente, inefficace e rinunciatario.

In altre parole temo che la Lega abbia solo una funzione simile a quella del M5S con la differenza che pesca il proprio consenso da un'altra fascia di elettorato scontento.
E l'attenzione di Salvini al tema dell'euro? Solo un dettaglio reale per dare più credibilità alla sua finzione...
In altre parole se, per assurdo, la Lega stravincesse le prossime elezioni e si ritrovasse al governo con una maggioranza schiacciante nelle due camere, anche allora l'Italia non uscirebbe dall'euro né cambierebbe niente di sostanziale limitandosi a dare qualche contentino ai suoi elettori...

Conclusione: come detto la mia opinione si basa solo su sensazioni superficiali. Nelle prossime settimane vedrò di seguire Salvini con più attenzione e, magari, riuscirò a farmi un parere fondato su basi più concrete.

Nota (*1): Voce 2 ha poi aggiunto che, per essere politicamente rilevante nel panorama politico nazionale, dovrebbe allearsi con la Meloni che lo renderebbe così credibile/votabile anche al sud.
Nota (*2): Il termine “populismo” nella mia definizione ([E] 11.3) non ha una connotazione negativa ma indica semplicemente una forza politica caratterizzata dall'essere nata in opposizione ai partiti tradizionali per coprire l'esigenza sentita da sempre più elettori/cittadini di contrastare le attuali tendenze globali che li privano di ricchezza e libertà.
Nota (*3): la Lega non è infatti nata adesso ma ha ormai una pluriennale storia politica che l'ha anche vista al governo. Era la lega di Bossi e, per consuetudine col potere, alla fine si era, dal mio punto di vista, trasformata come un qualsiasi partito tradizionale. La Lega di Salvini può essere considerata diversa?

sabato 22 aprile 2017

Stupidità fiscale

Questo è un pezzo che avrei dovuto scrivere una decina di giorni fa quando i ricordi erano più freschi: poi iniziai a lavorare all'epitome e mi passò di mente...

La storia è questa: fra le varie opzioni che Blogspot fornisce c'è quella di inserire la pubblicità nel proprio viario. Io non mi ero mai interessato a questa possibilità per due ragioni: 1. davo per scontato di non avere abbastanza lettori; 2. ero interessato a comunicare le mie idee e mi pareva brutto infestare le pagine con della pubblicità.

Alla fine però ha prevalso la curiosità e, dopo aver visto le istruzioni di Blogspot (dove tutto appare semplice e banale), mi sono chiesto: “Sì, facile: ma di quanti soldi stiamo parlando?”. Così ho cercato su Google.
Alla fine mi sono imbattuto nel sito di un italiano (che ovviamente adesso non ritrovo più (*1)) che ne sapeva poco più di me ma che nel tempo aveva accumulato una caterva di commenti alcuni dei quali molto interessanti.

Non ricordo i particolari (*1) ma alla fine risultava che, per ogni 1000 visite, si poteva ricevere 1€. In realtà, da quello che ho capito, tale valore è solo una media e ci sono moltissime variabili. Il numero di pubblicità, la loro visibilità, il loro argomento e, soprattutto, quante volte vengono cliccate. Non basta quindi mettere una pubblicità ma bisogna ben stare attenti a come posizionarla e a stabilirne il tipo: inutile avere su un sito di informatica la pubblicità di traghetti per la Sardegna perché pochissimi ne saranno incuriositi e andranno a leggerla.
In pratica la cifra pagata da Google (perché la pubblicità è fatta e pagata da loro) passare da 1 5 per mille visite a un euro ogni 5000 visite!

Ho fatto quindi una grossolana stima dei possibili ricavi del mio viario partendo dal presupposto (errato) che le visite giornaliere che ricevo siano reali (*2).
Diciamo 250 visite al giorno fanno 91250 visite l'anno: considerando però che questo viario è di argomento generico e che non è quindi facile trovare pubblicità adatte credo che difficilmente, anche con il miglior posizionamento possibile, potrei ottenere più di 1€ ogni 2000 visite.
In pratica 45€ l'anno e, visto che Google fa pagamenti minimi di 100€, riceverei un assegno da 100€ ogni due anni.

Certo non sarebbe molto e, personalmente, per tale cifra mi seccherebbe molto riempire il mio viario di pubblicità ma ci sono parecchie persone a cui tale possibilità non farebbe schifo e/o che magari raggiungono un numero molto maggiore di visite e che potrebbero ottenere quindi cifre più importanti.

Ma, ammesso che si voglia essere in regola, come funziona con le tasse?

Ed è qui che inizia la parte “divertente” con tutti i vari commenti dell'articolo che dicono tutto e il contrario di tutto!

La prima questione è se occorra o meno la partita IVA. Una scuola di pensiero dice di no: se i pagamenti sono occasionali e per un importo totale minore di 3000€ l'anno allora non c'è bisogno di partita IVA ma basta una semplice ricevuta.
Altra scuola di pensiero dice però che, anche se l'importo è variabile e lo si riceve con cadenza non periodica, siccome la causale è sempre la stessa e il “cliente” pure, allora non si può parlare di guadagno occasionale.
Gli ottimisti commentavano che bisogna informarsi da un commercialista. Un altro diceva che chiedendo a tre commercialisti diversi si ottenevano solo tre diverse risposte. Allora ecco il "furbo" che diceva che lui andava a chiedere direttamente all'Agenzia delle Entrate dove gli spiegavano tutto per bene. E un altro gli risponde “Bravo furbo: ti suggeriscono sempre l'opzione per te meno conveniente!”.
Ovvio però che per piccole cifre dover pagare un commercialista diventa non conveniente...

E poi c'era uno con una domanda “filosofica”: il tetto del guadagno occasionale, che io ho indicato come 3000€ ma altri commenti davano fra i 2000 e i 3500, è al netto della ritenuta INPS o no? Nemmeno all'Agenzia delle Entrate gliel'avevano saputo dire...
E un saggio “sì, perché in questo caso entra in gioco anche l'INPS che ha le proprie teorie non sempre in linea con quelle dell'Agenzia delle Entrate”. Perfetto.
Poi l'ingenuo: “io sono un insegnante delle medie e credo che col mio blog potrei fare 50€ al mese: come devo fare?”. La risposta: “Lei è un dipendente pubblico! Non può avere altri lavori: se la beccano viene multato di 50 volte, poi fustigato in pubblico e infine fucilato...”
Poi l'ottimista: il suo sito riceveva migliaia di visite da tutto il mondo e Google lo pagava dagli USA: avrebbe dovuto pagare le tasse in Italia? In questo caso almeno c'è un punto fermo: le tasse si pagano nella nazione di residenza (*3). Anche se, pure in questo caso, c'erano delle complicazioni...

Insomma se si ha un sito sul quale si voglia mettere la pubblicità bisogna o avere già la partita IVA o avere ricavi abbastanza alti da pagarci almeno le spese fisse (che ci sono indipendentemente da quanto si guadagna) e magari metterci anche l'onorario di un commercialista che conosca, incrociando le dita, la materia.

E chi non ha la partita IVA ma potrebbe comunque guadagnare, diciamo, da 50 a 1000€ l'anno?
Se vuole essere in regola gli conviene non farne di niente: altrimenti rischia di entrare in un casino di leggi dal quale è difficile uscire.

Ma vi rendete conto dell'assurdità?
In questa maniera lo Stato invoglia all'evasione oppure costringe decine (o centinaia?) di migliaia di persone a rinunciare a un piccolo reddito extra (oltretutto denaro che arriva dall'estero e che quindi, nel suo piccolo, farebbe anche particolarmente bene all'economia). Possibile che non esistano procedure semplificate per queste piccole cifre? Assolutamente no: me lo ha confermato un commercialista: a me pare pura follia.

Fortunatamente nel mio caso, dato che i miei lettori reali sono circa 25 giornalieri, avrei appena 9125 visite reali ogni anno: ovvero, supponendo 1€ ogni 2000 visite, avrei 4,50€ all'anno: ovvero riceverei 100€ da Google ogni 22 anni!

Conclusione: voglio provare a informarmi di quale sia la situazione negli altri paesi europei...

Nota (*1): ecco una ragione perché avrei dovuto scrivere questo pezzo diversi giorni fa.
Nota (*2): come spiegato in Il mistero delle visualizzazioni solo una frazione di esse è reale.
Nota (*3): vedi FIAT che ha pensato bene di andare a pagarle all'estero, in Olanda mi pare. Tanto per ribadire che ai forti sono permesse soluzioni che i deboli non hanno.

giovedì 20 aprile 2017

Atroce dubbio

Ieri sono andato a sentire suonare l'amico chitarrista: mi è venuto il dubbio che la mia chitarra non funzioni come dovrebbe...

Strana coincidenza - 23/4/2017
Stavo facendo ascoltare un CD di musica metal a un'amica: commentando i vari brani le dicevo “questo è finlandese, questo è svedese, questo è tedesco, questo è finlandese...” e, in effetti, la quantità di brani finlandesi è superiore a quanto ci si potrebbe aspettare...
Le ho detto che in Finlandia la musica è sovvenzionata dallo Stato. Lei mi ha chiesto dei gruppi italiani e io le ho risposto che ci sono ma sono pochi, poi mi ha chiesto se cantino in italiano. E io: no no! cantano in inglese! Poi, dopo un attimo di riflessione, ho aggiunto che qualcuno canta anche in italiano. E lei: “O come sarebbe in italiano?”.
E proprio allora è iniziato l'ultimo brano del CD: un brano folk metal in italiano!

Mi pare una buffa coincidenza! Cioè io, inconsciamente, avrei potuto aspettarmi il brano in italiano visto che ascolto spesso il CD ma ad andare sull'argomento è stata lei...

Beta 6 - 23/4/2017
Ho appena pubblicato la nuova versione dell'epitome: niente di nuovo ma semplicemente una correzione dell'“itagliano” del materiale aggiunto nella beta 5.

Raffreddore? - 27/4/2017
Ebbene sì...
Ieri sera ho iniziato a starnutire e ho dormito malissimo. Stamani sto un po' meglio ma appena alzato mi faceva male anche la gola...

In compenso mi è venuta in mente una curiosa teoria sulle malattie che, portata all'estremo, potrebbe essere la base per un buon racconto di fantascienza.

Progetto Lincoln - 27/4/2017
A causa di un progetto che non voglio ancora rivelare (collegato all'epitome) e a causa di Goofynomics ho deciso di fare delle investigazioni su Abramo Lincoln: confido di trovare ciò che cerco sul sito Project Gutenberg...

Ecco la 0.2.0!

Già da qualche giorno ho completato la nuova versione dell'epitome!
Di seguito i cambi fatti:
V. 0.2.0 (Beta 5) – Aprile 2017: inserito nuovo Capitolo 8 sulla religione; Aggiunto sottocapitolo 14.5; Aggiunta appendice “Tabella di conversione fra versioni diverse dell'epitome”; Eliminato sottocapitolo 1.11; Aggiunto sottocapitolo 9.4; Aggiunto sottocapitolo 11.4; piccole modifiche sul resto del testo.

Il materiale nuovo, anche solo quantitativamente, è notevole.
Ovviamente fra le novità spicca il nuovo capitolo sulla religione: una buona metà dei sottocapitoli riporta concetti che avevo già espresso su questo viario ma contiene anche tante idee nuove e originali.
Il sottocapitolo 14.5, “Paesi arabi e mediorientali”, è un misto piuttosto generico fra vecchi concetti e l'applicazione della teoria formalizzata nell'epitome: forse la meno interessante fra tutte le novità ma utile per completezza.
Il sottocapitolo 11.4, “Classificazione dei populismi”, fornisce una serie di importanti definizioni utilissime per fare chiarezza fra le idee che altrimenti si dovrebbero esprimere con complicati giri di parole.
Il sottocapitolo 9.4, “Un esempio concreto”, ha sorpreso pure me! Ho infatti provato a valutare la recente proposta di riforma del senato italiano alla luce della teoria espressa nell'epitome: la bocciatura è molto più netta e inequivocabile di quanto io stesso mi aspettassi!

Poi, nel tentativo di “alleggerire” la pesantezza del primo capitolo, ho eliminato il sottocapitolo 1.11 del quale mi sono limitato a riproporre alcuni accenni in una breve nota. Lo so è una goccia. È un peccato che la mia epitome inizi in maniera così noiosa: temo che tagli le gambe anche ai pochi bene intenzionati che provino a leggerla...
Forse dovrei pensare ad aggiungere un intero capitolo introduttivo, di facile lettura, che proponga tutta una serie di questioni che verranno poi sviscerate nelle parti successive: insomma in maniera che il lettore affronti l'attuale capitolo 1 ben motivato e con già un'idea di ciò a cui servirà la teoria che andrà a leggere. Ci dovrò pensare...

Poi, come al solito, scrivendo mi entusiasmo e quindi mi affretto a pubblicare senza neppure rileggere quanto ho scritto: in particolare tutte le nuove parti devono essere riviste e controllate! Non escludo neppure che contengano banali errori ortografici!
Comunque suppongo che presto pubblicherò la versione 0.2.1 con esclusivamente (o quasi) la revisione del nuovo materiale...

Ah, già che c'ero ho provato a rendere più “attraente” la vignetta sul lato destro del viario che “pubblicizza” l'epitome: in realtà la mia abilità grafica è talmente infima che il risultato mi fa piuttosto schifo! Comunque l'ho fatta salire un po': adesso è sopra le “Visualizzazioni totali” mentre prima era sotto di esse...

Ho anche poi aggiunto una complicata tabella per convertire i riferimenti fatti in passato qui sul viario all'ultima versione dell'epitome. Probabilmente è fatica inutile ma per completezza ho voluto farla. Ancora devo però aggiungere ai pezzi già scritti la versione dell'epitome a cui si riferiscono: non credo che siano molti più di una decina ma mi fa un po' fatica. Magari in giornata vedrò di togliermi il pensiero...

Conclusione: per scaricare l'ultima versione basta andare alla pagina Epitome...

sabato 15 aprile 2017

Aggiornamento marziano dell'epitome

La scarsa attività di questi giorni sul viario è dovuta al fatto che ho ripreso a lavorare sull'epitome!

Ho già scritto un intero nuovo capitolo e ho aggiunto un sottocapitolo a quello finale. Adesso sto ritoccando qua e là tutti i punti che mi ero annotato: in genere è abbastanza noioso perché si tratta di modifiche piccole (e che quindi danno poca soddisfazione) ma che richiedono molto tempo. Ad esempio ieri ho aggiornato l'immagine con i protomiti in maniera che mostrasse esplicitamente che questi possono derivare da altri protomiti più complessi: il testo a commento già lo spiegava ma dall'immagine non si capiva ma adesso ho aggiunto una freccia che esce e rientra nell'insieme dei protomiti...

A questo punto ritengo che pubblicherò la nuova versione dell'epitome fra circa due settimane (sì, le piccole modifiche che ho da fare sono molte!).

Errore nel titolo - 20/4/2017
Ho appena notato l'errore nel titolo di questo pezzo “Aggiornamento marziano”: in genere, conoscendomi, presto la massima attenzione quando scrivo la data nei corti per non sbagliare l'anno (tipo 2016, più raramente 2015 o precedenti, al posto di 2017) ma per il titolo mi rilasso...
In questo caso semplicemente credevo di essere ancora a marzo mentre invece siamo a (oltre) metà aprile...

Complimenti alla Juve! - 20/4/2017
Non sapevo da dove iniziare questo corto e alla fine ho deciso di scriverne due...

Onestamente non pensavo che contro il Barcellona riuscisse a passare il turno e, anzi, ritenevo probabile una batosta. Invece no: la Juventus al suo meglio può competere ai massimi livelli.
Questo mio errore di valutazione conferma però ancor più l'impressione che ebbi a inizio stagione (v. Diritti tivvù e noia calcistica) ovvero che la Juventus il campionato italiano lo avrebbe vinto anche a occhi chiusi.
Del resto le poche sconfitte subite hanno coinciso solo con dei cali di concentrazione e non sono state contro gli avversari più forti. Insomma: con questa Juventus qualsiasi allenatore riuscirebbe a vincere in Italia, Allegri è uno dei migliori e riesce a far figura anche all'estero...

Louis Enrique - 20/4/2017
Di solito mi ritengo una persona equilibrata nei miei giudizi e capace anche di non farsi condizionare da eventuali pregiudizi (*1).
Louis Enrique è una delle poche eccezioni e il motivo è psicologico: l'allenatore del Barcellona mi ricorda un mio ex capo, buono come il pane, ma estremamente cretino. KGB è di natura piuttosto anarchica e mal volentieri prende ordini da chiunque ma quando sistematicamente prevede con assoluta chiarezza l'inutilità del compito svolto ecco che all'usuale fastidio si aggiunge la frustrazione.
Ebbene Louis Enrique magari è invece una persona intelligente ma la somiglianza col mio ex capo è tale che non riesco a non considerarlo un cretino.

Ed ecco il mio punto: ho la sensazione che, alla guida della Juventus, anche Louis Enrique sarebbe in grado di vincere il campionato italiano ma in CL stenterebbe a passare il girone e andrebbe fuori agli ottavi...


Nota (*1): certo che quando poi ho valutato attentamente non mi tiro indietro dall'esprimere anche giudizi estremamente negativi: vedi Grillo col quale, nel giro di un anno, sono passato da un'opinione estremamente positiva a una negativa; o anche con Renzi quando in pochi mesi sono passato da un'opinione neutrale (sebbene scettica) a una fortemente negativa.

Corto mancante - 20/4/2017
È praticamente dalla prima stesura dell'epitome che cerco disperatamente, per inserirlo fra i collegamenti, un pezzo che non riesco a ritrovare e che, ormai, sono giunto alla conclusione di aver solo deciso di scriverlo senza però farlo: lo scrivo quindi adesso!

In uno dei corsi in linea che ho seguito (v. Corso per imparare a imparare) un neurologo ha spiegato un importante concetto: la mente umana può valutare contemporaneamente un numero estremamente limitato di informazione (stimato mediamente intorno a quattro) chiamati chunks, ovvero “pezzi”. Il motivo di questo strano nome è che questi chunks possono aggregarsi fra loro per rappresentare concetti più complessi...

A chi ha letto la mia epitome sarà ovvio il collegamento con i protomiti e i limiti dell'uomo...

mercoledì 12 aprile 2017

Lode e critica

Un bel “più” alla Stampa.it: ho notato che da qualche tempo (*1) i suoi articoli sono pubblicati con licenza “Creative Common” e quindi, con le dovute attribuzioni, è possibile citarli legalmente senza troppi patemi.
Onestamente trovo che gli articoli della Stampa.it siano abbastanza filogovernativi ma non in maniera sfacciata come quelli di Repubblica.it e Corriere.it (*2): però questa iniziativa è veramente ammirevole e l'apprezzo enormemente.

All'estremo opposto è finito il IlFattoQuotidiano.it: capisco la necessità di finanziarsi tramite abbonamenti ma il numero di articoli leggibili solo a pagamento è cresciuto a dismisura. Ultimamente quando clicco su qualcosa che mi pare interessante non posso mai leggerlo... Peccato perché apprezzo molto l'informazione del IlFattoQuotidiano.it visto che è uno dei pochi media indipendenti.

Nota (*1): esattamente da quando non lo so: io l'ho notato da qualche mese...
Nota (*2): che da anni ormai mi rifiuto infatti di leggere...

E l'epitome? - 12/4/2017
Beh, per quasi un mese non ci ho lavorato se non se non per appuntarmi piccole correzioni/aggiunte via via che mi venivano a mente: qualche giorno fa però ho scritto tre pagine di appunti.
La prima pagina era su un ipotetico capitolo sull'immigrazione: come spiegato in Il capitolo mancante sono però ancora un po' dubbioso al riguardo; magari potrei trasformare il tutto in un meno impegnativo sottocapitolo del capitolo 12 “Tendenze globali”...
La seconda pagina (mezza per la verità) erano appunti per un nuovo sottocapitolo per il capitolo 13 “USA e resto del mondo” incentrato sui paesi arabi. Sicuramente sarà presente nella prossima versione.
La terza pagina sono appunti per un capitolo sulla religione che, almeno nella sua prima versione, sarà incentrato sul cristianesimo (data la sua influenza sulla cultura occidentale): anche questo sicuramente sarà presente nella prossima versione.

E quando sarà pronta la prossima versione dell'epitome? Dipende da quando mi decido a iniziare a scriverla: ovvero quando mi sentirò motivato a farlo... vedi prossimo corto!

Deluso ma contento - 12/4/2017
Onestamente mi aspettavo che pochissime persone avrebbero letto questa mia epitome ma la realtà è di gran lunga peggiore delle mie aspettative!
A quanto mi è dato sapere solo un mio amico dice di averla letta tutta e più volte: però non mi ha dato commenti utili se non per l'introduzione e il primo capitolo e limitatamente alla mia scrittura...

Contemporaneamente sono però più contento di quanto mi aspettassi: ho la consapevolezza di aver fatto un buon lavoro che mi ha inoltre portato a chiarire, prima di tutto a me stesso, numerose idee che avevo già dentro di me ma che ancora non erano completamente “sbocciate” né erano ben collegate fra di loro. Insomma, almeno a me, l'epitome è già molto utile come spiego in Adam Smith e la microeconomia.

Forse stupidamente sono molto orgoglioso di quanto ho realizzato anche se nessuno sembra apprezzarlo: fortunatamente l'opinione che ho di me stesso e degli altri è tale che questa “incomprensione” non mi ferisce più di tanto...

Governo amorale - 15/4/2017
Articolo: Marianna Madia, il ministro ha mentito: non ha mai fatto la ricerca nella tesi di Laura Margottini da IlFattoQuotidiano.it

Se ci fosse anche solo qualcosa di vero in queste accuse io mi vergognerei a uscire di casa: lei invece non si vergogna a rappresentare l'Italia.

Questa gravissima bugia sembra essere considerato alla stregua di un errore di gioventù, poco più grave di una multa presa per divieto di sosta. Ma del resto tutto l'attuale governo Gentiloni, mutazione acefala del precedente, non è al “di sopra” ma al “di sotto” di ogni sospetto. Questa è solo l'ennesima riprova della totale mancanza di etica della politica italiana.

Pesi e misure - 15/4/2017
A inizio marzo ho iniziato la mia dieta: abituato alla bilancia elettronica (che più o meno aveva una precisione dell'ordine dei 3 etti) adesso, con quella tradizionale, ho sempre la sensazione di non diminuire di peso ma in realtà, per adesso, ho perso 6 chili. Soprattutto la differenza la vedo nella cintura dove ho guadagnato (o perso?) ben quattro fori: evidentemente, come speravo, il grasso bruciato è essenzialmente di pancia. Peccato però che debba perdere ancora una decina di chili per avvicinarmi al mio peso forma... sigh...

Adam Smith e la microeconomia

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.1.1). In particolare i capitoli: 1, 5, 8, 9 e 12.

Non sono sicuro di aver scelto un titolo azzeccato perché questo pezzo in realtà sarà un po' autoreferenziale...

Giusto ieri ho iniziato a seguire un nuovo corso in rete: The power of microeconomics: economic principles in the real world (*1).
Si tratta di un'introduzione alla microeconomia che ha l'obiettivo di dare agli studenti degli strumenti da applicare anche in altri contesti della “vita reale”. Per adesso ho seguito la prima lezione e mi sembra un corso ben fatto: soprattutto perché è strutturato come piace a me, ovvero prima fa una panoramica di ciò che vuole affrontare e poi entra nei dettagli: questo è stato fatto sia per l'intero corso che per la singola lezione: insomma mi fornisce le informazioni nel mio “formato” preferito!

Devo anche premettere che io (come al solito!) di microeconomia non sapevo niente (altrimenti che gusto ci sarebbe a studiarla?) eppure ho già da dire la mia: com'è possibile?
Il motivo è semplice: ho seguito il corso alla luce di quanto ho scritto nella mia Epitome (ecco la parte autoreferenziale) e questo mi ha permesso di comprendere molto più di quanto spiegato nel corso. Lo so, sembra strano anche a me, ma l'aver messo per scritto le mie teorie, che prima avevo già ma non erano ancora ben connesse fra loro (anche dentro di me), mi ha aiutato notevolmente a confrontare le parole del professore con le mie idee. Non è che voglio fare pubblicità a quanto ho scritto ma è così...

In questo pezzo voglio quindi riassumere come la conoscenza della mia epitome (lo so e lo ripeto: suona stupido...) abbia influenzato la comprensione della lezione...

1. Il corso inizia con una brevissima panoramica storica spiegando che le basi di questa materia furono postulate da Adam Smith alla fine del XVIII secolo: la grande intuizione di Adam Smith è che l'economia di libero mercato tende a fornire i prodotti di maggiore qualità ai prezzi più bassi possibili. Questo è abbastanza vero in alcuni settori dell'economia (dove ci sia un alto numero di produttori e compratori) ma non in altri (dove ad esempio ci sono pochi produttori).
Il problema è che Adam Smith non aveva letto il primo capitolo ([E] 1) della mia epitome: da buon illuminista ha una visione dell'uomo irrealistica e iper razionale, capace quindi di valutare sempre analiticamente quale sia il meglio per se stesso. Nella mia epitome spiego invece che l'uomo non è assolutamente così: raramente ha la capacità e/o la possibilità concreta di prendere le migliori decisioni a causa dei suoi numerosi limiti; spiego anche che le istituzioni fondate su questa idea illusoria di Uomo (notare la “U” maiuscola) sono destinate a scontrarsi con la realtà e, quindi, a fallire più o meno catastroficamente ([E] 1.12) (*2). Adrian Smith non teorizza nuove istituzioni ma immagina comunque dei modelli di comportamento (economico) basati però su un'idea di uomo non corretta.

2. Come accennato non sempre l'economia reale segue la teoria di Adam Smith: un esempio è quando in uno specifico settore ci sono solo pochi produttori (oligopoli) come nel caso delle compagnie petrolifere o automobilistiche. In questo caso le compagnie, invece di competere per vendere ai prezzi più bassi e aumentare la qualità dei prodotti, trovano più pratico accordarsi fra loro.
Ma questo comportamento è proprio quanto previsto dalla legge del confronto ([E] 5.7) e dal corollario dell'assente-perdente ([E] 5.8): in questo caso i parapoteri (potere forte: autonomo e chiuso) sono le grandi compagnie per le quali è più facile accordarsi fra loro ai danni dei consumatori (potere debole: subordinato e aperto).

3. L'essenza dell'economia è forse quella di utilizzare al meglio le risorse che sono limitate. Questa costante ricerca dell'efficienza va però spesso in contrasto con l'equità, cioè la giustizia sociale. Ovviamente questi temi come la giustizia e l'equità non riguardano direttamente la scienza economica (che più materialmente si limita a porsi le domande “cosa produrre”, “come produrre” e “per chi produrre”) ma dovrebbero essere tenuti presenti dai governi che possono intervenire normativamente per regolare certi meccanismi o per correggere eventuali squilibri.
In particolare anche in un'economia perfetta (ovvero che produce con la massima efficienza) si possono comunque avere ingiustizie sociali nella distribuzione della ricchezza. Ingenuamente il professore spiega che se le persone vogliono una diversa distribuzione della ricchezza la democrazia gli dà la maniera di ottenerla. Beh, gran parte della mia epitome ([E] 8 e 9) cerca di dimostrare come la democrazia non funzioni e, soprattutto negli ultimi decenni a causa della globalizzazione, lo faccia sempre peggio. Evidentemente il professore crede al mito che la democrazia sia “il potere del popolo” quando in realtà l'influenza della volontà popolare nelle decisioni è, al massimo, modesta mentre quella (dietro le quinte) dei parapoteri economici sempre più forte.

4. Ho poi scoperto che un concetto che avevo intuito autonomamente, ovvero della crescita economica fatta a spese dei beni comuni, è ben noto nella teoria economica ed è considerato uno dei casi dove è necessario l'intervento normativo del potere politico che dovrebbe tutelare l'interesse dei più deboli (ovvero della maggioranza della popolazione). A maggior ragione è quindi plausibile il mio allarme per la tendenza globale ([E] 12.2) con cui i parapoteri economici si accaparrano i beni pubblici (appartenenti cioè a tutti, quindi anche in senso lato come qualità dell'aria e dell'acqua).

Questi sono solo quattro esempi ma ho la certezza che nelle prossime lezioni troverò molte altre conferme alle mie teorie.
Da questo punto di vista la mia epitome si sta rivelando uno strumento utilissimo alla comprensione della realtà che ci circonda, cosa che è il suo fine ultimo ([E] Introduzione).

Conclusione: sembrerebbe un corso molto interessante: spero di avere la costanza per terminarlo...

Nota (*1): era da diversi mesi che non seguivo nuovi corsi in rete e questo mi ha riservato una brutta sorpresa: gli esercizi di verifica sono riservati agli utenti a pagamento. E questa non è una limitazione da poco visto che personalmente li ritengo indispensabili per una reale comprensione della materia. Spero sia solo una scelta di questo corso o dell'università della California...
Nota (*2): due esempi catastrofici: l'ascesa del nazismo in Germania e del fascismo in Italia furono i frutti degeneri delle democrazie dei due paesi.

martedì 11 aprile 2017

ThrustMaster GP XID

Premetto che non sono un esperto di gamepad, joypad o joystick: è una vita che non li adoperò e soprattutto non conosco come sono gestiti dai giochi per calcolatore.
Eppure da parecchi mesi mi era venuta la tentazione di comprarne uno per il mio Linux. Ovviamente avevo studiato la situazione ed ero arrivato alla conclusione che i gamepad per XBox sono direttamente supportati del sistema operativo di Linux e anche la maggior parte degli altri, in qualche maniera, si riesce a farli funzionare.

Però sono pigro e non volevo problemi così ho fatto prima un'escursione in un negozio a vedere cosa era disponibile per poi verificarne con calma a casa (cercando in rete) la compatibilità con Linux.
Alla fine ho trovato che il “GP XID” della ThrustMaster era supportato da xboxdrv un programma che, diciamo, fa da interfaccia fra calcolatore e gamepad. Ho pensato che potevo provare a vedere se mi funzionava direttamente con xpad (il modulo del sistema operativo che “parla” con i gamepad) e, in caso contrario, usare appunto xboxdrv.

Da notare che per 7€ in più avrei potuto comprarmi un gamepad compatibile Xbox ma siccome era della Microsoft...

Tornato a casa la delusione: l'unico segno di vita che mi dava il gamepad era che il sistema operativo si accorgeva che un device della ThrustMaster era collegato a una porta USB. Però, per tutto gli altri programmi di gestione e configurazione del gamepad, era come morto.
Non vi sto a narrare i miei numerosi tentativi scimmieschi di copia e incolla dei più disparati suggerimenti che trovavo in rete comunque, dopo oltre 3 ore, ancora non avevo fatto progressi.

Inizio ricostruzione tentativi infruttuosi:
Sì, nel frattempo cominciavo indirettamente a capire meglio la situazione dei gamepad per linux: apparentemente lo sviluppo di xboxdrv si è fermato a fine del 2015 e quindi era indispensabile prendere qualcosa che funzionasse con xpad (ovvero direttamente supportato dal sistema operativo). Ho scoperto poi, in un'oscura pagina di documentazione del kernel di Linux che alcuni modelli (ma non il mio) della ThrustMaster fanno un po' “a modo loro” (*1) e che per farli funzionare era necessario un po' di equilibrismo informatico.

Poi ho scoperto, in un'altra oscura pagina, un altro driver generico per Linux: ubuntu-xboxdrv che, in teoria, risolveva alcuni problemi di xboxdrv. L'ho provato e il gamepad ha continuato a NON funzionarmi ma almeno ha dato qualche segno di “vita”: il programma di controllo che usavo, jstest-gtk, adesso invece di mostrare il solito riquadro vuoto segnalava invece ben quattro (!) gamepad Microsoft senza fili!
Ovviamente anche con questi quattro (inesistenti) gamepad non potevo farci niente ma mi sono convinto (lo so, ora sembra ovvio) che il problema fosse il driver.
Fine ricostruzione tentativi infruttuosi

Mi sono chiesto come mai allora xboxdrv, che in teoria supportava il mio ThrustMaster GP XID, in realtà non funzionasse per niente...
Alla pagina ufficiale degli sviluppatori, Userspace Xbox/Xbox360 Gamepad Driver for Linux, c'è infatti chiaramente scritto che nella versione 0.8.6 di xboxdrv è stato inserito il supporto per il mio modello di gamepad. Siccome è un “vecchio” programma del 2015 davo per scontato che il repository (una sorta di grande libreria da cui è possibile scaricare gratuitamente i vari programmi) ufficiale di Mint contenesse l'ultima versione, cioè la 0.8.8 ma invece...
Ovviamente la versione del mio xboxdrv era la 0.8.5!!
Oltretutto anche il collegamento a una libreria privata fornito dal sito ufficiale con “l'ultima versione del programma” conteneva sempre solo la stessa 0.8.5...

Alla fine ho quindi dovuto scaricare il codice sorgente di xboxdrv e compilarlo sul mio calcolatore: adesso, con la versione 0.8.8 di xboxdrv, il gamepad mi funziona!

Non sono però molto soddisfatto: comunque, a occhio un 50% dei giochi, vuole proprio un gamepad compatibile Xbox e/o comunque non vede il mio. Anche il “Big Picture” di Steam non me lo vede...

Conclusione: insomma, comunque una mezza delusione: come detto non mi intendevo di gamepad ma ora, col senno di poi, non avrei dubbi a prendere il modello della Microsoft...

Attualmente uso ancora Mint 17 ma fra poco, credo, dovrò passare a una versione più recente: la mia speranza è che l'eventuale nuova versione di xpad supporti direttamente il mio gamepad...

Nota (*1): non un problema per i calcolatori con Windows poiché la ThrustMaster fornisce loro gli opportuni drivers (i programmi per far comunicare i gamepads al calcolatore) ma una grossa complicazione per Linux...

domenica 9 aprile 2017

Valore e comprensione

Supponiamo, cari lettori, che vi sia chiesto di valutare una persona, John William Jr. Scott Simplers (*1), attraverso una sua opera: una complicata ricerca, piena di formule matematiche e astruse tabelle, di meccanica quantistica.
Non so voi ma io di meccanica quantistica non so niente e non sarei quindi assolutamente in grado di valutare il suo lavoro: dopo aver constatato che il suo nome non è presente su Wikipedia, probabilmente mi limiterei a studiarne il volto nella piccola foto, tipo francobollo, che accompagna l'introduzione e, forse, proverei a valutarne la struttura, la chiarezza dell'introduzione (magari ancora comprensibile) e poco più: comunque sarei consapevole di valutare aspetti assolutamente secondari dell'opera e non mi riterrei in grado di valutare grazie a essi il personaggio sconosciuto.
Io credo che la maggioranza delle persone, fra quelle che non conoscono la fisica quantistica, farebbero come me: John William Jr. Scott Simplers potrebbe aver scritto un'opera rivoluzionaria, ricca di spunti creativi e intuizioni profonde ma per me resterebbe solo il tizio dall'apparenza impermalita, con gli occhialini, la fronte inutilmente spaziosa e i capelli ricci neppure brizzolati.

Supponiamo, cari lettori, che John William Jr. Scott Simplers sia invece presente su Wikipedia e, sorpresa, sia un recente vincitore del premio nobel per la fisica (*2).
Di certo non saremmo ancora in grado di apprezzarne e comprenderne l'opera ma sicuramente, almeno la mia opinione del tizio cambierebbe: probabilmente dalla foto, che nell'ipotesi precedente non mi diceva niente, adesso mi sembrerebbe come una persona intelligente, sicura di sé, forse ambiziosa ma anche acuta e brillante.

Ma vediamo quali sono le conclusioni a cui ci porta questa premessa cominciata in medias res...
Il primo punto è che tutti noi, uomini e donne, non siamo in grado di giudicare ciò che non comprendiamo: quando poi comunque ci proviamo i nostri giudizi sono forzatamente superficiali e, nella maggior parte dei casi, tranne intuizioni fortunate, sbagliati o fuorvianti.
Il secondo punto è che, quando non siamo in grado di farci una nostra propria idea, ci affidiamo al giudizio altrui (*3), a quello della maggioranza che, in ultima analisi, equivale a quello della società.

La società dà giudizi espliciti solo su personaggi noti ma, implicitamente, a ogni persona attribuisce invece un valore numerico facilmente quantificabile: il suo reddito o, più in generale, la sua ricchezza. La teoria è che più la società apprezza il valore e le capacità di una persona (pensiamo ai calciatori di serie A) e più questa è remunerata per il ruolo che svolge.
Questa valutazione implicita, basata sul denaro, che la società dà a ciascuno di noi è sempre attendibile? Ovviamente no: i soldi possono essere stati ereditati dalla famiglia e quindi non dire nulla sulle capacità di una persona; lo stipendio valuta solo in maniera approssimativa le poche capacità e conoscenze che si usano nel proprio lavoro: difficilmente creatività e intuizioni, di per sé difficilmente misurabili, vengono premiate; la nostra società non è basata sulla meritocrazia perché, per varie ragioni, si preferisce garantire e tutelare l'incompetente; i casi della vita possono poi portare a situazioni in cui il lavoro che si svolge non ha niente a che vedere con le nostre capacità e il reddito è quindi irrelato a esse.
Eppure per quanto vaga, in mancanza di altre informazioni più precise, la ricchezza ci dà una prima indicazione sulle capacità di una persona.

Il motivo di questa precisazione, forse ovvia forse no, è stata la critica di un'amica al mio pezzo precedente L'ingenuo bicentenario. Non ho trovato le sue argomentazioni molto convincenti ma mi hanno comunque fatto capire di non essere stato troppo chiaro: nonostante avessi scritto «Beh, da questo punto di vista le donne (e comunque lo stesso vale per gli uomini) non sono in grado di apprezzare pienamente un uomo se non hanno la riprova del suo valore che, nella nostra società occidentale, è data dal successo economico.» ovvero avendo specificato che è un errore, o comunque un dato di fatto, che coinvolge allo stesso modo uomini e donne, nel complesso il pezzo poteva sembrare un'accusa all'intero genere femminile. In realtà, in parte l'avevo scritto volutamente in questa maniera provocatoria perché il mio umorismo contorto la trova divertente: pensavo però che una lettura attenta ne avrebbe permesso la comprensione più profonda.

Mi ero poi dimenticato di specificare ciò che considero un'ovvietà: ovvero che quanto scritto non vale per tutti!
Ma rivediamo i dati a nostra disposizione.
L'androide protagonista di Bicentennial man non solo è intelligentissimo ma ha anche doti “umane” altrettanto fuori dal comune.
È possibile quindi che una persona “comune” ne apprezzi pienamente, con cognizione di causa, le capacità? Ecco, questo è un altro elemento che non avevo chiarito: la mia risposta è no; certo tale persona potrà comunque essere apprezzata ma non completamente capita. Le sue superiori qualità “umane” sono come il criptico trattato di fisica quantistica per l'uomo (o la donna) qualsiasi.
Adesso dovrebbe quindi essere chiaro il mio “cinico suggerimento” all'androide di far sfoggio della sua ricchezza: in questa maniera, al netto delle “arriviste” (che già nel precedente pezzo avevo definito come una minoranza), avrebbe facilitato non tanto la comprensione ma l'apprezzamento (*4) da parte degli altri delle sue capacità.

Conclusione: mi sembra di aver chiarito quanto scritto in L'ingenuo bicentenario. Per chi fosse interessato all'argomento rimando a La montagna dell'albagia e Auctroritates, auctoritas e bifidus...

Nota (*1): nome di fantasia...
Nota (*2): notizia poi confermata da altre fonti attendibili.
Nota (*3): continuando il nostro esempio nel primo caso, quello in cui John William Jr. Scott Simplers è uno sconosciuto, ci potremmo rivolgere a un nostro amico laureato in fisica quantistica per averne l'opinione. Ovviamente sarebbe un'opinione affidabile quanto lo è il nostro amico fisico: probabilmente corretta ma anche no.
Nota (*4): ecco, questo è un risultato negativo: l'androide, o comunque la persone fuori dal comune, al massimo può sperare di essere apprezzato, ma non compreso, dalla massa delle persone.

sabato 8 aprile 2017

L'ingenuo bicentenario

Ieri ho visto una pellicola piuttosto deludente: Bicentennial man con Robin Williams, basato su un racconto di Isaac Asimov.
Non conosco la storia originale ma la sceneggiatura è stata trasformata in una lunga e noiosa fiaba: la trama ha più di qualche buco (ma questo è comprensibile basandosi su un racconto di Asimov), i momenti “divertenti” non funzionano e l'androide protagonista (che solo sul finale “prende” la faccia di Williams) mi è rimasto da subito antipatico...

L'idea era molto buona (ma questo è comprensibile basandosi su un racconto di Asimov): un robot, forse a causa di un guasto, diventa sempre più umano fino a decidere di morire per dimostrarlo.
L'androide prima ottiene un conto corrente dove può depositare i suoi (notevoli) guadagni dovuti alla sua creatività umana unita alle capacità di una macchina; poi chiede e ottiene la libertà dal suo padrone. E nel mezzo è stata infilata pure una storia d'amore fra l'androide e una donna, la bisnipote del suo padrone originario.

Apparentemente la difficoltà maggiore dell'androide protagonista è quella di convincere la donna che, nonostante l'apparenza e il corpo meccanico, la sua anima è ormai quella di un uomo.
Ci vogliono un venti (noiosi) minuti di film prima che lui riesca a farle capire com'è veramente “dentro”. In realtà il suo approccio romantico è completamente sbagliato o comunque inefficiente.
L'androide non avrebbe dovuto cercare di mostrare alla donna le sue qualità interiori: la sua pazienza, il suo umorismo, la sua comprensione, la sua totale dedizione...
Piuttosto avrebbe dovuto mostrare la sua ricchezza (si capisce indirettamente che, grazie alle sue invenzioni, è diventato ricchissimo): avrebbe dovuto acquistare una super villa, macchine costose, abiti firmati, catene e anelli d'oro e, magari, apparire su qualche rivista in maniera da essere facilmente riconosciuto. In questa maniera avrebbe potuto facilmente incontrare centinaia di ragazze fra cui scegliere quella a lui più adatta.

E sarebbe ingiusto ritenere che queste donne lo avrebbero cercato solamente per i suoi soldi: cioè qualcuna forse sì ma la maggior parte di loro lo avrebbero davvero apprezzato per quello che era, ovvero per le sue qualità interiori. Il meccanismo/ragionamento è semplice: l'androide è ricchissimo quindi le sue qualità interiori sono enormemente buone ed è giusto apprezzarle. In altre parole la ricchezza sarebbe stata solo la dimostrazione del suo valore e lui sarebbe stato comunque amato per le sue qualità. (*1)

Forse un'idea troppo cinica per una pellicola impostata come una lunga favola.

Conclusione: Voto 4/10.

Nota (*1): dov'è l'inghippo? Beh, da questo punto di vista le donne (e comunque lo stesso vale per gli uomini) non sono in grado di apprezzare pienamente un uomo se non hanno la riprova del suo valore che, nella nostra società occidentale, è data dal successo economico.

venerdì 7 aprile 2017

La migliore barzelletta di sempre

Stanotte ho sognato che inventavo una barzelletta: cioè non ho sognato un episodio buffo che potrebbe essere trasformato in una barzelletta ma una barzelletta vera e propria.
Già nel sogno mi è sembrata piuttosto divertente, sebbene non banale, e ho sognato di appuntarmela!
Fortunatamente mi sono svegliato che ancora la ricordavo e ho iniziato a ripetermela per memorizzarla. Adesso non sono più sicuro di quanto sia effettivamente divertente, comunque la propongo qui di seguito (ho numerato le frasi che la compongono per poterla poi commentare più facilmente):

«(1) Un uomo che conoscevo, molto sobrio che non beveva né fumava, al suo compleanno si limitava a dire “Un anno in meno”. (2) Anche a chi lo incontrava per strada, magari in bicicletta, e gli chiedeva come stesse ripeteva sempre “Un anno in meno”.
(3) Poi cominciò a dire solo “Meno di un anno”: (4) qualche mese dopo però morì e così non si è più saputo come sarebbe andata a finire...»

Diversamente dal solito volevo scrivere un pezzo lungo (cioè normale) ma mi è quasi venuto un corto!
Allora, per rimpolparlo un po', voglio aggiungere perché trovo la barzelletta divertente.
Dalla prima frase si capisce immediatamente che l'uomo della storiella a ogni compleanno ripete che avrà un anno in meno di vita. La seconda frase lo ribadisce e fa anche supporre che detto uomo sia ossessionato dalla propria morte (visto che ripete sempre lo stesso concetto). Inoltre queste prime due frasi sottolineano anche la vita salutare del protagonista, senza fumare né bere e con una certa attività fisica: questo porta a pensare che tali informazioni siano significative.
Nella terza breve frase è di nuovo ovvio per l'ascoltatore che il protagonista non si aspetta di vivere un ulteriore anno: l'ascoltatore si chiede quindi se questa previsione sia corretta o no.
Nella quarta frase viene confermata la morte del protagonista: e quindi per l'ascoltatore è quindi ovvia l'esattezza della previsione. La battuta sta nel fatto che dicendo “non si è più saputo come sarebbe andata a finire” si finge di non aver capito che il protagonista si riferisse alla propria morte e, contemporaneamente, che la barzelletta la stesse raccontando l'uomo che poi muore!
Mi chiedo però se queste piccole incongruenze siano percepite e considerate divertenti da tutti...

Però forse posso modificare la barzelletta per renderla più esplicita:
«Un uomo molto spiritoso ma anche sobrio, che non beveva né fumava, al suo compleanno si limitava a dire “Un anno in meno”. A chi lo incontrava per strada, magari in bicicletta, e gli chiedeva come stesse rispondeva sempre “Un anno in meno”.
Poi cominciò a ripetere solo “Ormai meno di un anno”: qualche mese dopo però morì e così tutti rimasero col dubbio perché non si è più saputo come sarebbe andata a finire...
»

Le modifiche significative (a parte qualche cambiamento di vocaboli) sono nella prima frase con l'aggiunta che specifica la grande ironia del protagonista (di per sé affermazione già divertente in quanto poi l'uomo più che spiritoso sembra profondamente depresso!) e nell'ultima dove si esplicita che le persone che parlavano con lui pensavano che stesse raccontando (a puntate!) una storiella divertente.

Ecco, adesso è proprio una barzelletta adatta e comprensibile da tutti: molto probabilmente fra qualche mese anche Crozza la ripeterà in tivvù!

Conclusione: ho un umorismo cerebrale? Probabilmente...

PS il titolo leggermente "fuorviante" è voluto: l'idea è di attirare (grazie a Google) lettori che, probabilmente indignati, magari aggiungono qualche commento scocciato...

mercoledì 5 aprile 2017

Il capitolo mancante

Un possibile capitolo mancante della mia epitome è quello sul fenomeno dell'immigrazione. Non ho ancora scritto niente al riguardo perché, nonostante inizi ad avere delle idee abbastanza precise, ancora non sono completamente sicuro di esse; inoltre l'argomento è molto “caldo” e dibattuto: il risultato è che le persone cercano solo argomentazioni che diano ragione alle proprie idee precostituite, non veramente di capire o, almeno, essere aperte a nuovi punti di vista. Insomma l'immigrazione è un po' un campo minato dove si deve misurare con attenzione ogni parola per non essere immediatamente catalogato come pro o contro gli immigrati o, addirittura, come razzista o buonista. E a me non piace misurare le parole: è una forma di autocensura che limita la libertà personale ma è la pressione della società, supportata dall'ingerenza di alcune leggi, che in pratica costringono a una cautela eccessiva che, nel dubbio, spinge al silenzio piuttosto che alla comunicazione.

Insomma dell'argomento so poco, cosa che in genere non mi impedisce di dire la mia (!), ma non mi voglio ancora sbilanciare fino a quando non sono più sicuro delle mie idee...

Oggi mi sono imbattuto in una coppia di articoli sull'immigrazione: I rifugiati diventano operai: “Il mercato ha bisogno di noi” di Davide Lassi e Letizia Tortello e Gli immigrati fanno solo i lavori che agli italiani non piacciono di Alessandro Barbera entrambi dalla Stampa.it

Il titolo di questi articoli riassume piuttosto bene anche l'essenza dei loro contenuti.
Ovvero: gli immigrati non “rubano” il lavoro perché si accontentano di mestieri che gli italiani non vogliono fare.
Nel secondo articolo si spiega poi anche che: 1. gli immigrati non sono zavorra sociale (ovvero contribuiscono alla società italiana più di quanto non costino); 2. l'offerta di manodopera costituita dagli immigrati non abbassa i salari italiani.
Sempre nel secondo articolo c'è l'esempio concreto di un cantiere che ha formato dei giovani africani che, ottenuto il “patentino di saldatori”, sono stati assunti in tale azienda; oppure c'è un altro esempio che spiega come a Roma dei rifugiati africani si improvvisino spazzini/giardinieri curando delle zone trascurate della città.

Al momento il mio pezzo di “riferimento” sull'argomento è: Le ragioni dell'immigrazione. Un pezzo certamente interessante ma che ha il difetto di basarsi solamente su un articolo. Sarebbe utile avere altri riscontri che confermassero o smentissero le tesi lì espresse: ma la pressione sociale che inibisce il sottoscritto la subiscono un po' tutti: solo i fanatici non hanno problemi a dar voce alle proprie idee, oppure chi si accontenta di ripetere pedissequamente l'opinione "ufficiale" del tempo...
E quindi estremamente difficile documentarsi: ho la sensazione che l'autore di un libro di storia sull'antica Roma non abbia (troppi) problemi a scrivere quello che pensa: e, proprio per questo, nel 95% di questi libri, scopro comunque delle idee interessanti...
Al contrario temo che se comprassi a casaccio un libro sul “fenomeno dell'immigrazione”, il 95% delle volte mi troverei semplicemente una ripetizioni di quelle che sono le idee ritenute accettabili dalla società sul problema: insomma chiacchiere e aria fritta.

Dopo questa lunga premessa sono QUASI arrivato al punto del mio pezzo!
Il contenuto dei due articoli della Stampa.it segue il tradizionale filone, allineato con la posizione ufficiale della maggior parte dei vari governi europei, Italia compresa, che vedono nell'immigrazione un fenomeno che reca sì dei problemi ma che è anche sostanzialmente positivo.
Danno poi per scontato che il fenomeno sia inevitabile e lo spiegano esclusivamente dalla prospettiva degli immigrati che cercano rifugio dalla guerra e/o prospettive economiche migliori: manca totalmente una possibile spiegazione del perché i paesi occidentali non facciano realmente niente di concreto per opporsi a questa immigrazione. Non per niente il fenomeno viene descritto da una parte come inevitabile e, dall'altra, come positivo.

Molto diverso è il punto di vista dell'articolo su cui basai il pezzo Le ragioni dell'immigrazione: Immigration and capital.
In tale articolo è suggerito che:
1. è nell'interesse del capitale (che io liberamente traduco con “parapoteri” economici) avere mano d'opera, specialmente se specializzata, disposta ad accettare salari più bassi di quelli del paese di destinazione.
2. è nell'interesse del capitale (parapoteri economici) avere nuovi cittadini, seppur con individualmente scarso potere d'acquisto, a cui vendere le proprie merci.
3. è nell'interesse dei partiti tradizionali (che io liberamente traduco con “parapoteri” politici) avere, almeno in prospettiva, dei nuovi elettori da poter opporre a quelli delusi dalla vecchia politica e che si rivolgono quindi alle forze populiste. (*1)

Eccomi finalmente arrivato al vero punto di questo pezzo! I due articoli della Stampa.it e quello del misterioso viario ZeroAnthtropology.net portano argomenti fra loro contrastanti: per quale motivo io do molto credito a quello di ZeroAnthtropology.net e quasi nessuno ai due articoli italiani?

Prima di tutto le argomentazioni dell'articolo di ZeroAnthtropology sono completamente compatibili con la visione globale del mondo che do nella mia Epitome: cioè, se fossi totalmente convinto, potrei prendere tali tesi e, cambiando un po' di terminologia, inserirle come un nuovo capitolo dell'epitome. Davvero torna tutto ma, ovviamente, non posso riassumere qui in poche parole il quadro che do in 90 e passa pagine...
Inoltre l'articolo di ZeroAnthtropology spiega bene quello che consideravo un mistero della società occidentale: e, come spiego nell'introduzione dell'epitome, se nella società osserviamo un fenomeno che non comprendiamo allora significa semplicemente che ci mancano le giuste chiavi di lettura per comprenderlo. In questo caso il mistero era l'evidente mancanza di una concreta volontà politica di opporsi all'immigrazione. Sono infatti d'accordo che in parte sia inevitabile ma, senza ricorrere a misure rigidissime, si potrebbe senza dubbio ridurla di un fattore 10 o più (20?): ovvero centinaia di migliaia invece che milioni di immigrati.

Ma veniamo agli articoli della Stampa.it e perché non mi convincono:
- prima di tutto sono estremamente superficiali e mischiano insieme cronaca e dati.
- i dati provengono da uno studio universitario di cui manca però il riferimento (l'avrei letto volentieri).
- si mischiano insieme profughi, irregolari e regolarizzati.
- le argomentazioni con cui spiegano come mai gli immigrati “non rubino” il lavoro agli italiani non sono assolutamente chiare e, principalmente, si limitano a citare lo studio di cui sopra.

Ecco, nel complesso questi articoli mi sembrano (mi esprimo col “gergo” della mia epitome) dei tipici protomiti usati per rafforzare e ribadire quei miti che i parapoteri intendono supportare perché favorevoli ai loro interessi.
Peccato davvero che non ci sia il collegamento allo studio perché, dal mio punto di vista, avrebbe fatto la differenza fra un articolo superficiale e uno credibile.

Perché alla fine questi articoli non mi fanno capire come sia possibile che dei lavoratori che accettano le paghe più basse contemporaneamente non spingano al ribasso tutto il mercato del lavoro: forse che la legge della domanda e dell'offerta in questo caso non valga?

Ironicamente l'autore dell'articolo si dà la zappa sui piedi riportando la domanda che, chiaramente in buona fede, si pone una immigrata peruviana: come mai i giovani italiani quando vanno all'estero accettano i lavori umili che qui rifiutano?
La mia risposta è: perché i giovani italiani si rendono conto che in Italia sarebbero sfruttati mentre all'estero no! In pratica è la riprova che gli immigrati accettano di essere sfruttati: alla faccia di chi è favorevole sempre e comunque all'immigrazione (*2)...

Avrei infine anche la tentazione di citare un libro in inglese che leggevo anni fa (non ho voglia di cercarlo e mi ricordo solo il nome dell'autore: Peter Heather) sulle invasioni barbariche (che nel mondo anglosassone vengono chiamate “migrazioni barbariche”) perché ci sarebbero tante analogie col fenomeno attuale: tanto per dirne una la propensione a ritrasferirsi degli immigrati; una “flessibilità” che sembra quasi stupire i ricercatori italiani che la contrappongono alla sedentarietà degli italiani...

Conclusione: pezzo strano lo so. Alla fine si risolve nella mia valutazione arbitraria di cosa sia credibile e cosa no: spero almeno che le mie motivazioni siano state interessanti...

Nota (*1): Mi sono ricordato tutti questi punti senza aver riletto il mio vecchio pezzo: non troppo male la mia memoria, vero?!
Nota (*2): Ho finito di leggere la monografia sugli schiavi nell'antica Roma e ho quasi concluso quella sui liberti: alla fine l'argomentazione "gli immigrati sono un bene perché accettano i lavori che gli italiani rifiutano" assomiglia parecchio a quella della schiavitù: ovvero un gruppo di persone costretto a fare lavori che nessuno vorrebbe fare...

lunedì 3 aprile 2017

Byung Chul Han

Un amico mi ha contattato qualche giorno fa chiedendomi il parere sul protagonista di questa intervista, Byung Chul Han, un filosofo coreano che insegna (e vive dal 1980) in Germania: Byung Chul Han: se sei felice sei un illuso.

Anzi, per la precisione mi ha chiesto: «Che giudizio ti suggerisce la lettura di questa sua intervista?»
Una domanda in effetti formulata in maniera piuttosto insolita che sembra sottintendere a un sottile distinguo che però mi sfugge... ma io l'ho grossolanamente tradotta con “Che ne pensi dell'intervista?”...

Non ho voglia di riassumere l'intervista quindi dovrete leggerla per poter comprendere il seguito di questo pezzo...

Tutto sommato questa lettura mi ha dato degli spunti interessanti e quindi ripropongo qui di seguito la risposta all'amico che aveva chiesto il mio parere.

Copio e incollo la mia epistola limitandomi a correggere eventuali errori e frasi che tornano poco: quando scrivo informalmente sono molto spreciso e poco attento, spesso neppure rileggo quanto ho scritto! E poi uso anglicismi, faccine e abuso di inutili ripetizioni di vocaboli...

«Ola S.,
Ho letto l'intervista a Byung!

Commento:
- è un filosofo con sfumature di poeta: questo lo rende particolarmente fumoso ma anche affascinante...
- sono d'accordo con lui sulla sua visione del mondo moderno: ma la realtà è ancora più profonda! KGB spiega che la realtà è nascosta all'uomo comune da miriadi di protomiti, che nella società sono sempre esistiti i parapoteri e che questi hanno SEMPRE il controllo, in particolare nella democrazia in cui l'idea del "potere del popolo" è solo un'illusione. Byung ha riconosciuto una particolare istanza del rapporto dei parapoteri con la popolazione comune attraverso i protomiti collegati al mondo digitale: ma come ti ho detto quello è solo un dettaglio di uno schema più vasto...
- sulla felicità. il discorso sarebbe ampio, difficilmente sintetizzabile in poche parole. Chiaramente Byung dice il vero quando afferma che i protomiti di questa epoca (vedi il consumismo o il neoliberismo) nascondono ancor di più la felicità proponendo alle persone dei falsi (e vani) obiettivi. Personalmente credo che la felicità sia all'interno di noi stessi e non la si può trovare all'esterno (là dove invece ci spinge, ad esempio, il consumismo): test medici sembrano darmi ragione. Ogni persona ha un certo livello di serotonina e gli eventi che gli capitano la possono modificare solo per un breve periodo di tempo, passato il quale, tende a tornare al suo usuale livello. La persona felice tenderà a tornare tale anche dopo un evento sfortunato, la persona infelice, tornerà tale anche dopo aver raggiunto lo scopo della propria vita o aver vinto 1 milione di € al gratta e vinci... Interessante la ragione biologica dell'infelicità: è uno sprone costante a darsi da fare; mentre la persona felice tende a una maggiore inerzia (ma anche meno rischi, vita più lunga, etc...)...
- Un esempio: la "coazione ossessiva" di cui parla Byung che cos'è? semplicemente un insieme di protomiti ([E] 2) che indirizzano il pensiero (e quindi l'azione) dell'uomo che crede in essi in una certa direzione. Complessivamente costituiscono ciò che io chiamo il paradosso dell'epoca ([E] 6): una trappola psicologica che chiude il pensiero umano negli usuali percorsi consueti e gli impedisce di vedere alternative migliori. Quello che a Byung sfugge è la dinamica di questi protomiti moderni: in ([E] 2) spiego che alcuni protomiti, in particolare le distorsioni, hanno un'origine "dal basso" e servono per guidare, in buona fede (cioè senza scopi fuorvianti) la società in una certa direzione: la novità di questo secolo è che la tecnologia ha dato ai parapoteri la possibilità di diffondere le proprie distorsioni (ad esempio attraverso i messaggi ripetuti ossessivamente dalle tivvù) e quindi queste, non provenendo più esclusivamente "dal basso", possono essere usate per guidare la popolazione in specifiche direzioni. A questo va aggiunta la novità più recente della globalizzazione che ha portato alla nascita di parapoteri economici di una forza mai vista prima e il cui unico cinico e miope obiettivo è il profitto. Per questi motivi l'epoca che stiamo vivendo è potenzialmente molto più pericolosa per la libertà del genere umano di qualsiasi altra della storia. Il controllo a cui i parapoteri aspirano, e la tecnologia gli dà i mezzi per ottenerlo, è tale che difficilmente sarà possibile spezzare tali catene. Ah, e a tutto questo non dimentichiamo di sommare la senescenza della democrazia ([E] 8) che si presta particolarmente a essere influenzata e controllata dai parapoteri...
- Non ho poi compreso pienamente la sua riflessione sulla scienza: la mia sensazione epidermica è che confonda la scienza con lo scienziato. In passato si poteva legare i progressi scientifici a un particolare scienziato ed era quindi possibile attribuire "un'anima" a un'idea; adesso è l'anonimo team di ricerca, magari di una grande multinazionale, che scopre nuove innovazioni, ma mancando (essendo cioè nascosta al pubblico) la figura dell'uomo anche l'idea, l'invenzione, viene deumanizzata e convertita in qualcosa di asettico, in un prodotto commerciale atto solo a guadagnare denaro. Ma non sono sicuro che sia questo ciò che intende...

Un po' peso perché troppo vago: ma del resto non potrebbe essere diversamente. Byung è abbastanza lucido da riconoscere i sintomi del malessere della società e da intuirne anche alcune cause: gli sfugge però tutto lo sviluppo della patologia che c'è dietro questa malattia, le relazioni con altre malattie sia contemporanee di altre società che del passato... Ovviamente dovrebbe leggere la mia epitome per aprire completamente gli occhi... ;-)
Sal.
KGB»

Conclusione: per la serie che “non mi piace buttare via niente”!