«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

domenica 15 ottobre 2017

Leggi immorali

Qualche giorno fa, ma ora non ricordo più dove, pubblicai un breve aforisma:
“Se la legge non è fondata sulla morale inevitabilmente la viola”

Il suo significato più superficiale è piuttosto evidente: quando una legge non si fonda su principi morali diviene solo un caso che non ne infranga qualcuno. La soluzione della giurisprudenza a questo problema è di aggirarlo: ogni legge deve rispettare la costituzione e non ci si preoccupa di eventuali dilemmi morali. Suppongo si assuma che, a sua volta, la costituzione rispetti la morale ma, ovviamente, non è la stessa cosa...

Il significato più interessante è però a mio avviso il reciproco della frase iniziale, ovvero: ogni legge puramente “tecnica” è probabilmente immorale. Ad esempio le leggi sul bilancio e l'economia, quelle che regolano aspetti tecnici” della società come le comunicazioni, il lavoro o la sicurezza: in pratica la maggior parte delle leggi...
Si dimentica quindi l'uomo e i suoi diritti, si favoriscono pochi a danno di molti o dell'intera collettività.
E siamo così assuefatti a leggi che non si basano, e che anzi non si preoccupano della morale, che spesso non ci rendiamo conto di quanto siano immorali, ovvero dei numerosi principi che violano.

In fin dei conti questo è il motivo per cui la “legge” non ha niente a che vedere con la “giustizia”.

Conclusione: a mio avviso andrebbe ripensato l'intero meccanismo con cui si scrivono le leggi ma si tratta di un'idea realizzabile nell'ambito di un progetto molto più ampio. Ma ne scriverò nell'epitome.

venerdì 13 ottobre 2017

Su Licurgo, Solone e Plutarco

Leggendo le biografie dei due legislatori Licurgo e Solone mi ha colpito una similitudine: 1. Licurgo convince prima un gruppo ristretto di persone fidate della bontà delle proprie idee e, con l'aiuto di questi, riesce poi a imporle a tutta la popolazione; 2. Solone per avere il sostegno sia dei ricchi che dei poveri fa credere (erroneamente) ai primi che non modificherà i debiti e ai secondi che rispartirà le terre.
In entrambi i casi le nuove leggi sono approvate non per l'esclusiva bontà della loro essenza ma grazie a questi “trucchi” politici. Questi episodi, sebbene personalmente mi facciano storcere il naso, sono però molto realistici e plausibili.
Ma, proprio perché aggiungono una nota stonata nell'opera principale della vita dei due protagonisti, hanno anche il merito di mostrare la distanza che Plutarco mantiene dagli uomini che descrive, non limitandosi a narrarne gli aneddoti più idealizzati, e la sua oggettività di storico antico.

Contrabbandieri - 13/10/2017
Fra le varie parole che ho imparato a memoria (v. Anki, Ank'io e successivi...) c'è anche Sicofante, ovvero il delatore, colui che denuncia gli altri per ottenere un vantaggio personale.
E tra le cose inutili che imparo c'è anche l'etimologia che, non so perché, trovo sempre affascinante: in questo caso su Treccani.it è spiegato che la parola “sicofante” è composta da “fico” + “mostrare” e “secondo un'antica interpretazione” indicava chi denuncia l'esportazione clandestina di fichi.
E sapete da dove proviene questa “antica interpretazione”? Esatto, da Plutarco!
«[Siccome il cibo prodotto dai campi nei dintorni di Atene non è sufficiente a sfamare la popolazione della città, allora Solone consente l'esportazione esclusivamente dell'olio e non degli altri prodotti alimentari. Plutarco fa però notare che una legge simile già esisteva.] Però non bisogna tor fede del tutto a quelli che dicono esser proibizione antica dello strarre [esportare] fichi fuori dall'Attica, e che gli accusatori degli straenti erano cognominati sicofanti.» (*1)

Nota (*1): da “Le vite parallele” Vol. I, di Plutarco, trad. Marcello Adriani il Giovane, Salani Editore, 1963.

Nell'indifferenza... - 13/10/2017
[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.4.0 "Leida").

Ieri mi sono "sforzato" di leggere l'ultimo articolo su Goofynomics (Allarme Stasi) non perché non sia d'accordo con ciò che dice ma perché mi peggiora l'umore (*1)...

L'articolo riprende un tema che mi sta molto a cuore: la riduzione della riservatezza (e quindi della libertà) individuale in Rete.
Il motivo generale di questa tendenza ([E] 14.2) è quello di diminuire l'autonomia della democratastenia e, di conseguenza, aumentare la forza dei parapoteri. Più nello specifico ho affrontato il tema della libertà in Rete nel nuovo capitolo [E] 9.5: ovvero ridurre la comunicazione D→D e aumentare quella D→P ([E] 9.1 e 9.3) (*2).

Vabbè, non mi va di (ri)farmi cattivo sangue: andate a leggere direttamente l'articolo su Goofynomics... oltretutto è scritto come al solito in uno stile brillante e divertente...

Nota (*1): e di solito non ne ho bisogno...
Nota (*2): in questo caso specifico non viene diminuita la D→D ma solo incrementata la D→P.

Quella strega di sua madre - 15/10/2017
Qualche giorno fa una domanda mi assillava: come si chiama la mamma di Calibano nell'Ultima tempesta di Shakespaere?
Ricordavo un nome simile a Styrax, che però sapevo essere un genere di piante perché ne ho imparate ben due: lo “storace” (o Styrax Officinalis) odore balsamico di vaniglia, bla bla bla e il “benzodino” scoperto da Ibn Battuta etc...
Un altro nome che mi veniva in mente era Sticazz, ma ovviamente in questo caso l'origine era meno nobile...
Alla fine, per la frustrazione, ho riletto l'Ultima tempesta: la strega si chiama Sycorax.

giovedì 12 ottobre 2017

Lezione XCII: velocità

Dopo secoli (beh, dopo oltre sei mesi: v. Lezione XCI!) ho finalmente avuto una nuova lezione di chitarra. Colpa mia che, allenandomi a singhiozzo e con lunghi intervalli senza maneggiare la chitarra, non mi sentivo mai pronto per incontrare il maestro...
Stavolta avevo preparato tutto il materiale in una epistola ma, prima ho voluto ricontrollare di aver scelto gli archivi giusti, poi sono stato distratto da altri messaggi, e alla fine mi sono dimenticato di premere il tasto “Invia”!
Di conseguenza abbiamo dovuto accontentarci di quello che mi ricordavo e degli appunti che mi ero portato con me...

In sintesi attualmente sto studiando sei brani più un esercizio di riscaldamento e uno di improvvisazione. In ben tre brani su sei il mio problema è la velocità: non riesco ad andare abbastanza veloce, o magari ci vado ma perdo la sincronia fra mano destra e sinistra col risultato di sbagliare le note...

Ma procediamo con ordine:

Riscaldamento: non ne abbiamo parlato: rimane il solito...

Pentatomica o Improvvisazione: stufo di allenarmi sui soliti tasti ero autonomamente passato a suonare le note della relativa tonalità su tutto il manico: vedi Richitarro. Ho anche chiesto al maestro come mai della tonalità mi faceva suonare solo sei note e non tutte e sette: il motivo era semplicemente che eravamo partiti dalla pentatonica con cinque note e lui voleva farmi familiarizzare con i nuovi tasti in maniera progressiva!
Tanto per la cronaca ho smesso di esercitarmi sul brano in Em e sono passato a suonare sopra Unholy Paradise in Gm. Il MIO metodo multicolorato è eccezionale!

Unholy Paradise: l'avevo ripreso qualche mese fa: senza troppi problemi avevo rimemorizzato le varie battute e, anzi, mi sembra di essere nettamente migliorato in scioltezza e sicurezza. Il problema sono le battute veloci: siccome me le ricordavo le abbiamo riguardate col maestro.
Il problema della velocità è complesso e il maestro mi ha spiegato che dovremo lavorarci affrontandolo da più fronti. Mi ha dato i seguenti consigli generali:
1. Il mio primo problema è la postura della mano destra: dovrei cercare di tenerla non curvata a gru ma parallela, quasi aderente, alla chitarra. Poi potrei plettrare sia muovendo l'avambraccio che il polso tenendo però presente che la plettrata con il braccio è meno precisa e quindi non sempre la più adatta a ciò che si vuol suonare.
2. Il plettro: io ho un'impugnatura molto alta e quindi meno precisa (e quindi meno veloce). Mi ha consigliato di provarne a prenderne uno di quelli di dimensioni ridotte (non ricordo come si chiamano) in maniera da essere forzato a tenerlo vicino alla punta. Mi ha poi spiegato che se il plettro è troppo sottile, piegandosi, mi rallenta: mi ha invece suggerito di comprarne uno spesso circa 1mm e di plettrare di taglio.
3. La plettrata: mi ha dato una nuova regola: non staccare mai il plettro dalla corda. Questo mi obbligherà a fare movimenti più corti e quindi più veloci (*1).
4. Le dita della mano sinistra devo invece cercare di tenerle più vicino alle corde in maniera che anche queste non debbano fare movimenti troppo lunghi.
Ascoltandomi suonare si è accorto poi che sulle note più “difficili” rallento e su quelle più "facili" (la corda a vuoto) accelero. Per provare a superare questo ostacolo mi ha detto di scomporre la battuta: prima dovrò suonare cinque note (quattro volte quella a vuoto più quella sul tasto) alla stessa velocità, poi sei, sette, etc... Vedremo: ho qualche dubbio!

The Final Countdown: anche qui c'è una serie di tre battute veramente troppo veloci per me. Sono consapevole che non riuscirò mai a suonarle alla loro velocità reale ma mi piacerebbe comunque migliorare.
Un amico mi aveva detto che avrei dovuto usare una tecnica chiamata di sweep picking ma il maestro mi ha consigliato una tecnica più semplice.
Innanzi tutto, siccome le corde da suonare sono sempre le solite due (la 1° e la 2°) e sono adiacenti mi ha detto di usare una tecnica che consiste nel tenere il plettro sempre fra queste due e plettrare quindi la 2° verso l'alto e la 1° verso il basso.
Le note hanno poi una struttura del seguente tipo: (15° tasto, 2° corda), (14° tasto, 1° corda), (17° tasto, 1° corda) e (14° tasto, 1° corda) (*2). Il maestro mi ha suggerito di plettrare solo le prime due note e di eseguire con un hammer on la terza (che invece nel mio spartito andrebbe plettrata) e con un pull off la quarta.
Proverò ma è difficile metabolizzare queste variazioni su brani che ho già imparato in maniera diversa perché oltre a imparare devo anche dimenticare ciò che già sapevo...

Aces High: anche qui avevo un problema di velocità in una specifica battuta in cui la difficoltà principale sta nel fatto che una nota è molto lontana sul manico e ci arrivo solo con estrema fatica se mantengo la posizione con l'indice (se invece lo sollevo ovviamente rallento troppo). La soluzione consiste nel cambiare semplicemente la diteggiatura e la nota lontana diviene vicina: ci avevo pensato anch'io ma pensavo fosse comunque utile cercare di sforzarmi ma secondo il maestro in questo caso non ne vale la pena. D'accordo: sono curioso di vedere di quanto posso migliorare...

Sincronia: infine il maestro mi ha dato un nuovo esercizio specifico per sincronizzare la mano destra con la sinistra. Si tratta di uno di quegli esercizi noiosi in cui si esercitano tutte le coppia di dita facendole via via scorrere lungo il manico. L'esercizio è piuttosto semplice ma descriverlo a parole sarebbe troppo complicato. Magari, una volta che l'avrò inserito in Guitar Pro vedrò di riproporlo qui...

Il maestro mi ha poi suggerito due nuovi brani che ripropongono le difficoltà tecniche di The final countdown ma che, essendo più lenti, sono più abbordabili. Si tratta di:
Wrathchild degli Iron Maiden, solo l'inizio della chitarra di accompagnamento.
e
Wasted years, sempre degli Iron Maiden, di cui però non ricordo cosa devo imparare!

Hard Rock Halleluja: non ci sono novità. Venerdì vedrò di registrarmi per farvi ascoltare i miei progressi e poi lo metterò da parte per un po'.

She is my sin: il maestro mi ha corretto un errore nella battuta 136 (ho imparato le prime 135!) che mi bloccava (semplicemente uno slide che non c'era frutto, probabilmente, di qualche vecchio errore di conversione fra Tuxguitar e Guitar Pro). La tentazione sarebbe “togliere” anche questo brano ma mi piacerebbe anche imparare completamente una canzone e in questa non mi sembra ci siano poi ostacoli insormontabili. Deciderò in base al tempo...

Scissor, Paper and Rock delle Indica. Un brano pop-rock decisamente più facile dei brani che studio di solito e che ho aggiunto autonomamente qualche mese fa. Non avendo ricevuto i miei archivi non abbiamo potuto guardarlo nel dettaglio. Mi ricordavo però la diteggiatura di uno “strano” accordo: il maestro mi ha detto che è un accordo rivolto e mi ha suggerito di semplificarlo in un bicorde. Bo... deciderò che fare una volta che arriverò a studiarlo...

Conclusione: spero di riuscire ad allenarmi con regolarità in maniera da poter fissare una nuova lezione in un mesetto... vedremo...

Nota (*1): a una conclusione analoga ero arrivato autonomamente: in ottica zen avevo pensato di immedesimarmi con la punta del plettro ed essere sempre ben conscio della sua relazione (posizione relativa) con la corda!
Nota (*2): questa sequenza di note si ripete più volte nella battuta e viene traslata di qualche tasto nelle seguenti...

mercoledì 11 ottobre 2017

Quel solone di Solone

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.4.0 "Leida").

La mia visione, ancora relativamente fluida, della giustizia l'ho riassunta in un capitolo ([E] 17) intitolato volutamente “Legalità” in maniera da non confondere i due concetti ben diversi: non è detto che ciò che sia legale sia giusto e che ciò che è giusto sia legale.

Oltre a ribadire quanto la legalità sia lontana dalla giustizia, spiego che la legge è divenuta il mezzo principale con cui la società rende realtà multisoggettive i propri protomiti. Ma quando scrivo società intendo il governo che la guida che è sempre consistito in parapoteri (di forme anche molte diverse attraverso le epoche e le società). In altre parole le leggi umane sono da sempre state ([E] 17.1) espressione dei parapoteri e, per questo, fra i loro scopi c'è stato sempre quello di tutelarli.
Anche nel mondo moderno l'uguaglianza di ogni uomo davanti alla “Legge” è solo un mito ([E] 17.2): basta pensare al fatto che gli avvocati migliori (e quindi più cari) riescono mediamente a ottenere sentenze più favorevoli (altrimenti non sarebbero considerati bravi avvocati!) e quindi chi ha il denaro per assumerli può aspettarsi un trattamento “migliore” da parte della “Giustizia”. Nel passato questo era ancora più vero: l'equità della legge esiste solo quando deve giudicare fra individui appartenenti allo stesso gruppo o a gruppi di forza equivalente (*1).
La riprova la si ha dal fatto che, da quando l'istituzione della “Giustizia” è “nata”, ha poi sempre prosperato visto anche la sua effettiva utilità ed efficacia nel mantenere l'ordine sociale. Evidentemente non ha mai intralciato più di tanto la possibilità dei parapoteri di perseguire la propria crescita ([E] 5.2).

Al giorno d'oggi, con la globalizzazione, i parapoteri sono entità dalla forza smisurata: in pratica i governi dei paesi più grandi e ricchi, le multinazionali e le grandi banche.
In passato però, quando il sistema di potere in cui prosperava una singola società era molto più circoscritto ([E] 4.3), i parapoteri non erano delle istituzioni ma veri e propri essere umani come i ricchi e potenti di un'antica polis greca.

Proprio ieri ho trovato in Plutarco un passaggio che riassume in poche frasi tutto il mio pensiero: si tratta di uno scambio di battute fra Solone (il famoso legislatore di cui Plutarco narra la vita) e il suo amico Anacarsi a cui poi segue il commento dello stesso autore.

«[Solone è impegnato a preparare le leggi per Atene] La qual cosa intendendo Anacarsi si rise della sua impresa, che pensasse di raffrenare l'ingiustizia e l'avarizia de' suoi cittadini con leggi scritte, le quali rassomigliarsi dicea alle tele de' ragnateli, le quali arrestano i piccoli e deboli; ma i potenti e ricchi le rompono. A che... ...replicò in questa maniera Solone: “Gli uomini pur osservano il contenuto ne' contratti, per non esser utile la trasgressione d'essi né all'una né all'altra parte; così accodomerò io le leggi a' miei cittadini in guisa, che sembrerà loro migliore la giustizia che la violazione.” Ma riuscì nell'avvenire più la comparazione d'Anacarsi che la speranza di Solone.» (*2)

Non c'entra niente col pezzo odierno ma ecco anche il parere di Anacarsi sulla democrazia: «Ancora disse Anacarsi in pubblica adunanza di maravigliarsi, che i savi della Grecia proponessero, e gl'ignoranti giudicassero.» (*2)

Giudichino i lettori se aveva ragione Solone o Anacarsi...

Conclusione: FUORI TEMA (per non scrivere un corto!) nelle pagine dove tira le somme e soppesa le vite parallele di Licurgo e Numa, Plutarco ritorna sulle donne spartane e dà il suo parere: dal suo punto di vista esse erano troppo libere e indipendenti. In particolare riporta un paio di epiteti con i quali erano conosciute: “fenomeridi” (“che mostrano le cosce” a causa della tunica che si apriva sul fianco all'altezza della vita) e “andromani” (“pazze d'amore per gli uomini” a causa della relativa libertà sessuale e, probabilmente, per il fatto che Licurgo impose che dovessero sposarsi solo in età adulta, quando anch'esse desiderassero il maschio, e non da bambine come, ad esempio, poteva avvenire fra i romani). Inutile dire che soprattutto “fenomeride” mi è piaciuto molto!

Nota (*1): per la precisione: la forza di un individuo è pari a quella del proprio gruppo divisa per il numero dei suoi membri. Di conseguenza l'appartenente a un gruppo debole (aperto e quindi numeroso) avrà una forza pressoché insignificante.
Nota (*2): da “Le vite parallele” Vol. I, di Plutarco, trad. Marcello Adriani il Giovane, Salani Editore, 1963.