«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
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3. L'ultimo corto è questo

mercoledì 28 giugno 2017

Ancora niente...

Questo sarà un pezzo “Peso”: spesso mi dimentico di usare tale marcatore e, in parte, non sono abbastanza oggettivo da rendermi conto di quanto possano essere noiosi i miei pensieri...
Oggi però sono sicuro che questo sarà un pezzo noiosissimo: sono stato colto da un'improvvisa melanconia e non so neppure cosa andrò a scrivere: consiglio quindi ai miei lettori di lasciar perdere fin da ora questa lettura e di dedicarsi ad altre attività più proficue.

Volevo scrivere qualcosa delle mie riflessioni sulla morale ma si tratta ancora di pensieri sparsi, non organizzati e incerti.
Io credo sia importante arrivare a rispondere alla domanda “Cosa è giusto fare quando abbiamo due obblighi morali fra loro contrastanti?”. E a monte di questa “È possibile avere obblighi morali contrastanti?” e poi “E, se sì, perché?”.

È il bene della società che pare in contrasto con quello del singolo individuo: sembra che per appartenere alla società il singolo debba sacrificare qualcosa di sé stesso, parte della propria libertà, parte del proprio bene. E alla fine questo porta a contrasti morali: da una parte il bene dell'individuo, dall'altra quello della società. Un'antinomia morale.

Mi chiedo: può esistere una morale che, se applicata da tutti gli individui, porterebbe a una società non conflittuale con il singolo?

Io credo di no. Tutti gli individui sono diversi: se si ammette la libertà di pensiero allora alcune persone arriveranno, a parità di condizioni, a conclusioni diverse. Inevitabilmente questo porterà a conflitti fra individui e, più in generale, fra società e singola persona.

Questo significa, come scritto in Nessuna conclusione, che i contrasti fra due obblighi, uno verso se stessi e l'altro verso la società, sono piuttosto comuni.

Mi chiedo però se sia possibile, escludendo qualsiasi influenza esterna, che una persona abbia due obblighi morali verso se stessa in conflitto fra loro. E, se ciò fosse possibile, sarebbe in tal caso un limite della morale dell'individuo? Cioè di una morale imperfetta che abbia in sé un germe, un difetto, che renda possibili tale tipo di contraddizioni.
Viceversa è possibile un'etica che in nessun caso porti ad antinomie morali verso l'individuo che la applica?

Ecco, questa è una delle difficoltà: quale deve essere il punto iniziale della riflessione: se stessi, o il rapporto fra più individui.
Per non parlare del fatto che abbia senso o no cercare di ragionare in maniera così formale sulla morale: è possibile cioè dimostrare che una morale non porta a contraddizioni riguardo il bene del singolo individuo.
Oppure il punto di partenza dovrebbe essere il bene? Con tutti i problemi che ciò comporta primo fra tutti la sua definizione e univocità.

Ecco, idealmente “mi piacerebbe” un'etica che parta dalla definizione di bene, su questo costruisca una morale che non porti ad antinomie per il singolo individuo e, a quel punto, studiarne un'estensione che applicata da tutti gli individui di una società ne minimizzi i conflitti.
Ho scritto “mi piacerebbe” fra virgolette perché non ho idea se questo mio bel proposito sia fattibile.

A dire il vero qualche ora fa mi chiedevo se l'idea di bene sia separabile da quella di religione. Che per definire un bene particolare sia necessario un'idea di bene assoluto, di perfezione, che coincida con l'essenza della divinità.
Ma si è trattato di un pensiero elusivo, che mi è subito scappato via e che adesso non ho voglia di rincorrere: ma chissà dove mi porterebbe se provassi a seguirlo...

E se definissi come bene per l'individuo la capacità di fare del bene? Capacità di fare del bene sia verso se stessi che verso gli altri. Anzi, perché limitarsi, il bene dell'individuo deve corrispondere alla capacità di fare del bene verso la realtà.
Mi pare un'idea promettente ma non devo farmi prendere dall'entusiasmo: ci potrebbero essere dei problemi in base alla definizione di bene. Oppure no?
E poi ci sarebbe da considerare la volontà! Che valore morale avrebbe la capacità di fare del bene se mancasse la volontà di farlo?

Oppure si potrebbe considerare fin da subito le limitazioni umane: l'uomo non si protende verso il bene ma solo verso ciò che crede essere il bene. L'errore è intrinseco all'uomo e alle sue decisioni: forse dovrebbe esserlo anche alla sua morale. Non so: forse non ha molto senso immaginarsi un bene “deformato” dall'errore; forse è meglio immaginarlo perfetto e considerare poi la fallacia degli individui nella visione e valutazione dello stesso, anzi nella valutazione della realtà.

Bo... continuo a essere triste e adesso mi fa pure caldo: è piovuto, la temperatura è diminuita ma ora è anche più umido...

Conclusione: nessuna. Ma stavolta avevo avvisato fin dall'inizio!

Speculazioni aliene

Stanotte riflettevo che se i governi avessero le prove che gli UFO fossero reali allora, l'unica ragione sensata per non comunicarlo alla popolazione, sarebbe che gli alieni stessi l'avessero proibito. E perché gli ipotetici alieni dovrebbero volere che la popolazione terrestre ne ignori l'esistenza?
Mi viene in mente un'unica ragione: per studiare la razza umana senza che questa sappia di essere osservata.
E da questa idea potrei speculare ulteriormente...

Voto e morale - 28/6/2017
Sto continuando a riflettere sui problemi morali di cui ho scritto in Nessuna conclusione.
Più ci penso e più il confine della problematica etica si espande: sembra cioè che non sia possibile stabilire se sia moralmente corretto votare per un partito che non ci rappresenta senza considerare tutta una serie di categorie morali più complesse e ampie. Non ci si può concentrare su un particolare senza affrontare il tutto.
E il discorso rischia di divenire così ampio che un pezzo non sarebbe sufficiente per discuterlo nel dettaglio: la soluzione sarebbe scrivere un trattato morale scaricabile poi come PDF...
Qualcosa che riuscirebbe nella apparentemente impossibile impresa di riscuotere ancora meno interesse della mia Epitome! Idea in effetti molto allettante...

martedì 27 giugno 2017

Nessuna conclusione

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 11.

Premetto che mi fa caldo: anche qui da me le minime notturne sono salite molto cosicché stamani avevo 25° invece dei 22° della scorsa settimana: e a fine giornata questi 3 gradi di differenza si sentono... Lo premetto perché il caldo mi toglie energie e voglia di scrivere, soprattutto pezzi impegnativi come il seguente: però è una questione che mi sta a cuore e sulla quale già da molti mesi ogni tanto mi capita di riflettere.

Lo stimolo che mi ha fatto decidere a scrivere il mio pensiero è venuto da un articolo “politico” di Goofynomics: PD delendus est (dichiarazione di voto).
Nel breve pezzo pubblicato alla vigilia dei ballottaggi delle comunali il professore invita a votare non a favore di un partito ma contro il PD: non perché l'alternativa sia migliore ma per punire il partito di governo che, coscientemente, sta distruggendo l'Italia.

Nel mio comune non c'erano ballottaggi e “fortunatamente” (cioè indipendentemente dalla mia dimenticanza di due settimane fa!) il “mio” sindaco PD senza fatica né affanno è stato riconfermato per un altro mandato (anche se i ben informati mi dicono che si candiderà alle regionali: vedremo...).
Però mi sono già molte volte chiesto cosa farò alle prossime elezioni politiche.

Come i miei fedeli lettori dovrebbero sapere non mi riconosco in nessun partito né di sinistra né di destra, distinzione che comunque ritengo superata ([E] 11.5), e la mia speranza nel M5S è stata breve, appena un anno e mezzo, visto che ormai mi sono reso conto che si tratta di un populismo apparente ([E] 11.4) con tutto ciò che tale definizione comporta.
Quindi alle prossime elezioni cosa farò? Mi asterrò oppure farò una scelta affine a quella suggerita dal professor Bagnai: usare cioè il mio voto per punire o magari votare ciò che in quel momento mi sembrerà il “meno peggio”?

Onestamente ancora non lo so. Lo scopo di scrivere questo pezzo, nonostante il caldo, è proprio la speranza di chiarirmi le idee: spesso infatti il costringermi a riordinarle ed esporle elencandole a una a una mi aiuta a comprenderle maggiormente...

Il problema è che la razionalità mi spinge in una direzione e la moralità in un'altra. Mi spiego meglio: più o meno dal 2001 al 2013 avevo smesso di votare. Nessun partito mi convinceva, anzi li ritenevo tutti sostanzialmente uguali (v. Douche and turd), ed ero giunto alla convinzione che era sbagliato votare per il meno peggio perché se avesse vinto, e quindi governato, sarei stato suo complice avendolo sostenuto: in altre parole ritenevo che votare un partito ritenuto inadatto a governare fosse moralmente sbagliato.
Questo mio ragionamento può apparire superficiale (e forse lo è) ma recentemente ho scoperto che Kant la pensa come me: l'imperativo categorico, l'obbligo morale di fare ciò che si ritiene giusto indipendentemente dalle conseguenze è (secondo me!) equivalente all'obbligo morale di non fare ciò che si ritiene sbagliato indipendentemente dalle conseguenze.
Semmai il punto diviene quindi se, votare un partito che, per enne motivi, non ci convince, sia sbagliato oppure no: ripensandoci è ovvio che è sbagliato perché equivalerebbe a mentire (a se stessi (*1)).
D'altra parte le prossime elezioni sono una delle ultime possibilità che il popolo italiano ha prima di ritrovarsi in una situazione simile a quella del collasso greco: forse in questo caso, viste le estreme conseguenze dei disastri che un governo sicuramente cattivo combinerebbe, potrebbe aver senso votare quello “meno peggio” nella speranza che faccia meno guai.

Cioè la situazione è qui più complessa: da una parte a livello individuale il singolo elettore ha il dovere morale di non votare per una forza politica che non lo convinca, da un'altra però si ha anche il dovere di fare il meglio per la collettività e questo, in effetti, potrebbe coincidere col votare per il “meno peggio”.

Questo è un po' il limite che ho trovato nell'analisi dell'etica da parte di filosofi come Kant e Aristotele (v. il paragrafo prima della “Conclusione” di Varie su Aristotele) ovvero cosa fare quando si hanno due obblighi contrastanti. Oltretutto c'è anche una bella dose di incertezza: ad esempio il partito “meno peggio”, se al potere, agirebbe veramente in maniera migliore del partito che riteniamo peggiore?

Sono tentato di interrompere qui il mio ragionamento e prendermi una pausa di riflessione: istintivamente sarei tentato di affermare che fra due obblighi morali quello verso la società sia più importante di quello verso se stessi; ma un'intuizione più profonda e sottile mi suggerisce che ci sia qualcosa di inumano, contrario cioè alla natura umana (*2), in ciò.
No... sono ragionevolmente convinto che un'etica che ponga gli obblighi morali dell'individuo verso se stesso al di sotto di quelli verso la società finisca per generare inevitabilmente delle aberrazioni morali (*3).
Forse si dovrebbe prendere in considerazione la quantità di torto che si fa a noi stessi e quella di bene che potremmo fare alla società: è chiaro che darsi una martellata su un dito sia un torto verso noi stessi ma se così facendo si avesse la certezza di salvare, ad esempio, una vita umana?
In questo caso parrebbe mostruoso e ingiustificabile egoismo non accettare di darsi una martellata su un dito. Ma ragionando così si rischia di cadere nell'infantile utilitarismo di Bentham in cui la morale è il risultato di un calcolo algebrico...

Sì, ci devo riflettere ancora...

Conclusione: al momento nessuna! Ma ritornerò su questo argomento...

Nota (*1): Ecco questa è già una preziosa intuizione: votare per un partito che non ci convince è un crimine morale verso noi stessi.
Nota (*2): Qualcosa che mi ricorda troppo la morale di Rawls (v. Dubbi su Rawls).
Nota (*3): Ad esempio con una morale di questo tipo si potrebbe facilmente giustificare moralmente l'aguzzino che per conto di un governo (ovvero per il bene della società) torturi un'altra persona: l'aguzzino, pur provando ribrezzo e disgusto per ciò che fa, facendo cioè torto a se stesso torturando un'altra persona, potrebbe essere moralmente giustificato perché agirebbe a favore del presunto bene della società.

sabato 24 giugno 2017

Novità dalla Paradox

Lo scorso 18 maggio pubblicai il pezzo Paradosso Paradox nel quale facevo una previsione “azzardata”: tale compagnia fallirà nel giro di qualche anno. Ho messo “azzardata” fra virgolette perché in realtà non ho abbastanza dati a disposizione per poterne essere sicuro (in particolare non conosco il peso dei titoli sviluppati direttamente da loro sul fatturato) ma di sicuro ho notato una strategia commerciale errata.

Con mio stupore (fu lo stimolo a farmi scrivere il pezzo) quello stesso giorno era nata una nuova polemica: la Paradox aveva alzato in maniera completamente irragionevole il prezzo di tutti i suoi prodotti nelle regioni non EU e USA (ad esempio in Russia che credo sia nei videogiochi il terzo mercato ma anche in Brasile, Turchia etc).
Già quel giorno c'erano state molte reazioni irate da parte degli utenti di quei paesi e in breve, spontaneamente, era stata presa la decisione di inserire commenti negativi nella valutazione del gioco che poi Steam (la piattaforma sulla quale avvengono il maggior numero di vendite) presenta ai potenziali acquirenti.
In quei primi giorni tali valutazioni negative erano sporadiche ma, quando la scorsa settimana ho ricontrollato, le recensioni recenti erano tutte “Mostly negative” ovvero la valutazione peggiore in assoluto (mentre la valutazione complessiva, ovvero basata su tutte le recensioni accumulate nel corso degli anni, invece non ne risentiva troppo).
Però quel “Mostly negative” era di sicuro un campanello di allarme per tutti i possibili acquirenti: per me sicuramente lo sarebbe stato se non conoscessi la storia di questi giochi.
Sul sito della Paradox c'era stato solo un unico comunicato ufficiale in cui si diceva che i prezzi erano stati adeguati al costo della vita di alcuni paesi, erano incrementi naturali e che nel breve, sicuramente, non sarebbero stati cambiati. Affermazioni tutte massacrate dai lettori con tanto di tabelle e dati...

Questo 22 giugno sono poi iniziati i consueti saldi estivi su Steam e, sorpresa, mentre ero al calcolatore mi sono apparse le notifiche dei giochi Paradox che seguo (come ho detto almeno sei!) una dietro l'altra che brevemente annunciavano una completa marcia indietro sui prezzi e rimandavano al seguente comunicato ufficiale del CEO: Forum.Paradoxplaza.com.

Prima di commentarlo qualche riflessione.
Avendo militato fra gli attivisti del M5S sono rimasto in contatto con molti di essi su FB: ho notato che molti che non fanno più parte del movimento, ma che per esso avevano investito enormi energie fisiche, mentali ed economiche, adesso sono divenuti i suoi più acerrimi nemici.
Credo che sia un meccanismo psicologico abbastanza comune: chi ama, ma poi si sente tradito, finisce per odiare l'oggetto del suo precedente amore. In pratica si passa da un eccesso a un altro!
Ecco: qualcosa di questo genere è successo o sta succedendo a molti entusiasti della Paradox.
Probabilmente gli “esperti” di mercato della Paradox non l'avevano previsto. Non solo, la protesta nata dalla Russia si è estesa anche agli utenti dei paesi occidentali per i quali i prezzi non erano cambiati: come scrissi nel precedente pezzo la Paradox ha nell'ultimo anno e mezzo tirato molto la corda sulla qualità/quantità/prezzo dei propri prodotti indisponendo tutti gli utenti che quindi hanno colto l'occasione per manifestare la propria contrarietà alla politica commerciale di tale azienda.
In definitiva è successo che non ci deve essere solo stato un calo (sicuramente previsto) delle vendite nei mercati secondari (Russia, Turchia, Brasile, etc...) ma un crollo globale.

Ma veniamo al messaggio del CEO diviso su tre punti.
1. Nel primo punto ammette che gli aumenti dei prezzi sono completamente ingiustificati. Adesso con i saldi in corso non è possibile cambiarli, ma che verranno ripristinati i vecchi prezzi appena possibile. Ci sono poi vaghe promesse che chi acquista adesso (al prezzo maggiorato) sarà poi rimborsato con modalità da stabilire.
Sfortunatamente il comunicato non dice come si sia giunti alla decisione dell'aumento dei prezzi: l'avrei trovato molto interessante.

2. Nel secondo punto invece difende la politica delle DLC adottata a partire da “King Crusader 2”. Egli spiega che con ogni DLC anche il gioco base viene aggiornato e che quindi, chi ha comprato solo quello, si ritrova comunque adesso con un prodotto molto più evoluto.

3. Non ha cambiato idea per il boicottaggio ma perché è stato convinto dagli argomenti dei “fedeli” entusiasti dei giochi Paradox che magari da oltre un decennio scrivono sul forum dell'azienda. Si vanta poi di aver trasformato un'azienda di 7 persone in una di 225 facendo di testa propria e facendosi raramente influenzare dalle opinioni altrui.

(4). Fuori da questi punti risponde infine al mio sospetto maggiore: ovvero che il cambiamento di politica sia dovuto all'azienda divenuta una società per azioni. Il CEO replica che lui ha ancora il 33% delle azioni e che quindi non è cambiato niente.

I miei commenti.
1. Io credo che questa marcia indietro sia tardiva per salvare le vendite dei saldi estivi: chi si fiderebbe di un dubbio rimborso imprecisato sia nella modalità che nella dimensione? Il grande CEO, capitano d'industria, doveva decidersi prima a cambiare idea...

2. La politica delle DLC è miope. È mirata a mantenere e guadagnare sul proprio nucleo di utenti: ovvero coloro che hanno comprato il gioco all'uscita e che, col tempo, hanno comprato le varie espansioni ogni sei mesi. Dopotutto se si passano decine e decine di ore su un gioco non è poi una grossa spesa spendere 15€ ogni sei mesi per delle novità che lo rinnovano.
Il problema però è che in questa maniera si scoraggiano i nuovi utenti: adesso (con i saldi) per comprare King Crusader 2 e tutte le espansioni occorre “appena” 129.35€ (119.31€ per la raccolta del gioco base più quasi tutte le espansioni e 10.04€ per l'ultima di queste).
Onestamente io, per un gioco che non conosco e che non sono sicuro che mi piaccia, una tale cifra non ce la spenderei mai. E come me sicuramente dissuade tanti altri potenziali acquirenti.
In altre parole questa politica di vendita di DLC ad alti prezzi non allarga la base di giocatori e, quindi, nel lungo termine è perdente.
Non solo: gli utenti che hanno ormai compreso la strategia della Paradox saranno comunque restii a comprarne i nuovi prodotti. Infatti anche chi è possiede un gioco dall'inizio e continua a comprarne le varie espansioni ha comunque la sensazione di “essere spremuto” al massimo e si ripromette di non cascarci più. Da questo punto di vista di vista “Stellaris” e “Heart of Irons IV” sono usciti quando ancora questa tendenza non era chiara e quindi non ne hanno patito le conseguenze ma dubito che eventuali nuovi giochi saranno altrettanto “fortunati”.

3. Il CEO della Paradox è la tipica persona che nel valutare il proprio successo sovrastima i propri meriti alla buona sorte (v. 4 aneddoti e una domanda). Il successo della Paradox non è tanto dovuto alle sue mirabolanti intuizioni commerciali quanto piuttosto è associata alla crescita di Steam che ha permesso alla Paradox di far conoscere e vendere i propri prodotti sul mercato globale. I prodotti della Paradox sono estremamente di nicchia ma, nel mercato globale, questa non è una pozza ma un laghetto. È stata cioè la crescita di Steam a portare nuovi utenti a Paradox...
Da questo punto di vista l'espansione di Steam non potrà continuare ancora molto: quindi se Paradox vorrà aumentare le vendite dovrà cambiare la propria strategia commerciale e, sicuramente, il primo passo dovrà essere quello di diminuire i prezzi delle DLC (che, come detto, a livello di contenuti sono estremamente povere). Altrimenti il CEO non arriverà mai ad avere 300 dipendenti...

(4). Rimango della mia idea: Paradox come società per azioni punta al profitto nel breve termine e in questi due ultimi anni lo ha ottenuto sacrificando a esso la fedeltà e l'entusiasmo della propria base. Adesso che le vendite (lo sospetto solamente perché non ho dati (*1) si prospettano estremamente negative ecco che il CEO inizia ad ascoltare gli inveterati entusiasti che da oltre dieci anni comprano i suoi prodotti...

Conclusione: sospetto che i miei lettori non siano molto interessati alle vicende della Paradox ma io le trovo molto interessanti: vedremo se questa batosta farà cambiare strategia commerciale all'azienda ma, da quel che ho capito del CEO, credo che preferirà rimanere un grande ammiraglio in un laghetto piuttosto che un capitano nell'oceano.
Altra conclusione è che, come avevo previsto (v. Il futuro della democrazia), il boicottaggio oggi, almeno in specifiche situazioni, funziona ancor più di ieri...

Nota (*1): anche se ci sono siti dai quali sarebbe possibile fare stime, vediamo un po'...
Ecco per un gioco nuovo (con solo due DLC oltre al gioco base) Stellaris da questo sito sembrerebbe che nel primo giorno di saldi siano state vendute circa 4000 copie, cioè circa lo 0,36% del totale già venduto.
Per “Europa Universalis IV” invece (vedi qui) sono state vendute circa 2000 copie equivalenti allo 0,16% del totale già venduto.
A occhio non mi sembra molto ma per verificare dovrei vedere l'andamento delle vendite di altri giochi analoghi (per anno di pubblicazione, genere, costo base ed entità dello sconto) ma non ne ho voglia e preferisco aspettare che qualcuno, magari più pratico, faccia questo lavoro per me...