«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

domenica 17 dicembre 2017

È arrivata Morrigan!

Non si tratta della simpatica divinità della guerra celtica ma della nuova versione della mia Epitome!
Come al solito in questi ultimi giorni ho fatto uno sforzo finale dedicandoci più tempo e oggi, quasi improvvisamente, ho finito.

Come stabilito questa nuova versione è essenzialmente una revisione con principalmente correzioni della v. 0.4.0 “Leida”. Soltanto nei primi due capitoli ho aggiunto qualche nuovo concetto (e una tabella, mi pare) finendo anche per dividere il sottocapitolo 2.3 “Protomiti e realtà multisoggettiva” in due parti: il 2.3 “Il protomito” e il nuovo sottocapitolo 2.4 “La realtà multisoggettiva”.

Refusi veri e propri ne ho trovati pochi però ho comunque fatto tante piccole modifiche (in media direi un paio per pagina) sostituendo vocaboli o riscrivendo alcuni paragrafi.
Per qualche motivo mi erano poi “saltati” numerosi riferimenti interni ai vari capitoli: è stato molto noioso ma credo di averli ripristinati tutti.

Durante la revisione, come al solito, ho preso molti appunti su modifiche e idee per la prossima versione. Credo che dovrò aggiungere almeno un altro paio di capitoli ma ormai la versione 1.0.0 non è più troppo lontana: a meno di sconvolgimenti dovrebbe essere pronta nella prima metà del 2018... vedremo!

Come sempre la nuova versione è disponibile alla pagina Epitome.

Conclusione: non so quando inizierò a scrivere la nuova versione (la 0.5.0) ma credo presto. L'idea è però quella di tentare un diverso approccio: ovvero scrivere con più calma, diluendo nel tempo i miei sforzi. Però è ancora tutto da decidere...

sabato 16 dicembre 2017

Coraggiosa o ribelle?

Che differenza di significate c'è fra “coraggioso” e “ribelle”?

Vediamo cosa dice il vocabolario:
“Coraggioso → ardimentoso, intrepido, audace, impavido.”
Direi quindi che prevale un'idea di azione attiva e mancanza di paura. Quando pensavo alla mia definizione avevo in mente qualcosa del tipo “Colui che fa quello che è giusto fare indipendentemente dalle conseguenze personali anche se negative” che, riflettendoci, è la stessa definizione che detti per “eroismo”...

“Ribelle → che rifiuta l'obbedienza, che si ribella all'autorità.”
Definizione ineccepibile alla quale non ho niente da aggiungere.

Che ne pensate? Sono entrambi termini comunemente percepiti come positivi?
Non proprio: sicuramente “coraggioso” è un aggettivo con connotazioni esclusivamente positive ma altrettanto non si può dire per “ribelle”. Il “ribelle” è infatti percepito positivamente solo in circostanze particolari come quando, ad esempio, lo si usa per descrivere chi lotta contro una dittatura: in genere però prevale una sfumatura negativa, l'idea cioè che il “ribelle, a causa del suo egocentrismo, faccia quello che preferisce in barba alle convenzioni e, magari, anche alla legge. Il ribelle causa problemi alle persone “per bene”...

Complessivamente i due termini hanno poco in comune: l'unica relazione che vi vedo è che il ribelle, talvolta, deve anche essere coraggioso...

Ora vi racconterò una fiaba e alla fine, dopo quanto scritto, vedremo di stabilire se la protagonista è coraggiosa oppure una ribelle.
I genitori di una principessa, una ragazzina che ama solo cavalcare, tirare con l'arco e che odia le formalità sociali a cui il suo rango l'obbliga, decidono che è tempo che si sposi con il figlio di un importante nobile per rafforzare l'unione del regno.
Ci sono tre pretendenti, tutti però decisamente improbabili e, sicuramente, di nessun gradimento per la principessa.
La fanciulla decide quindi di fuggire nel bosco seguita solo dalla madre, la regina, che cerca di convincerla ad accettare le proprie responsabilità. Varie avventure contribuiscono a far parlare insieme le due donne che finalmente si capiscono e apprezzano di più.
Alla fine la principessa sarebbe disposta, anche per amore della madre, a sposare uno dei pretendenti ma è invece la regina che suggerisce che ogni nobile rampollo possa sposare chi vuole.
Temporaneo imbarazzo dei genitori ma poi tutti sono felici e contenti e la principessa, almeno per il momento, non sposa nessuno.

Credo che i lettori di prole muniti abbiano riconosciuto la trama della pellicola “Ribelle – The Brave” della Walt Disney (v. Ribelle – The brave su Wikipedia) purgata della strega, incantesimi e orsi. Il titolo originale “Brave” invece che con “coraggiosa” è stato tradotto con “ribelle”. Scelta condivisibile?

Apparentemente la protagonista è ribelle perché rifiuta l'autorità dei genitori mentre il suo coraggio non è altrettanto evidente.
In realtà però la sua ribellione è di quelle che richiedono coraggio: sicuramente il coraggio di opporsi alle tradizioni ma anche quello di scegliere il proprio destino. Stabilire ciò cosa si vuole (o, in questo caso, ciò che non si vuole) e attivarsi per ottenerlo.
L'argomento mi sta a cuore e ho scritto due pezzi (Scelte e decisioni e Puericultura base) proprio ribadendo che l'educazione infantile, sia scolastica che famigliare, dovrebbero essere incentrate su questo fondamentale aspetto di formazione del carattere.
Capire ciò che si vuole già di per sé non è facile: ancora più difficile è poi opporsi alla volontà dei genitori anche quando decidono per noi, per quello che presumono sia "il nostro bene". Eppure se le decisioni si subiscono e basta si corre il pericolo di ritrovarsi a vivere una vita che non ci appartiene e che, sostanzialmente, ci renderà infelici.
Dovendo quindi definire la principessa protagonista della pellicola sicuramente avrei optato per “coraggiosa” e non “ribelle”. Il suo essere “ribelle” è infatti solo la conseguenza del suo dovere di eseguire un imperativo morale che, almeno nella mia personale definizione, equivale a “coraggio”.

Oltretutto il cartone sul finale ci tiene a precisare quale sia il suo messaggio. Se la memoria non mi inganna dovrebbe essere: «Il nostro destino vive in noi: bisogna solo avere il coraggio di vederlo [o “volerlo”? Tenevo il volume basso...]»

Per questo la scelta dei traduttori italiani mi ha lasciato perplesso dato che mi sembra svilisca il significato più profondo della pellicola.
Una possibile spiegazione (ma è solo una mia ipotesi!) è la seguente: forse c'è stata la volontà di usare un aggettivo terminante in “e” (e non in “a”) in maniera da nascondere che la protagonista fosse una ragazza: perché forse in tal caso il cartone sarebbe stato ritenuto “per bambine” e avrebbe quindi avuto meno incassi. È un'ipotesi ma forse sono io troppo cervellotico e sospettoso: dopotutto si sarebbe potuto tradurre “brave” con “prode”. In definitiva la scelta del titolo italiano è probabilmente più dovuta a semplice sciatteria piuttosto che a profonde strategie psicologiche e commerciali...

Conclusione: un cartone molto piacevole e sicuramente meglio di Bianca & Bernie!

Sogno/allucinazione

Continuo a essere veramente mezzo e mezzo: non proprio malato ma neanche sano.

Stanotte ho avuto una specie di sogno/allucinazione (io ero un po' sveglio ma non del tutto) che si è ripetuto fino a quando non mi sono alzato.
Il protagonista era il padre di un mio amico che si trovava di fronte a una serie di scelte tutte negative: il sogno consisteva nel visualizzarle una a una per poi ricominciare da capo.
Ora non ricordo più i dettagli ma c'era anche a un punteggio che variava in base alle azioni compiute.

Non era un incubo perché non faceva paura, però era estenuante perché mi impediva di dormire...

Conclusione: forse avevo un po' di febbre?

giovedì 14 dicembre 2017

Timoleone

Ho ripreso a leggere Plutarco ed è stato il turno di un altro, per me, illustre sconosciuto: Timoleone.
Uno dei motivi per cui leggo Plutarco è la speranza di riuscire a identificare il famoso condottiero, abilissimo ma sfortunato, di cui mi parlò tanti anni fa mio zio (v. 4 aneddoti e 1 domanda): ho infatti la sensazione che Le Vite Parallele potrebbero essere state la sua fonte.
Ma anche stavolta questa mia speranza è andata delusa: al contrario del personaggio che speravo di trovare, Timoleone fu sempre fortunato in battaglia e, particolare molto significativo, lui stesso si ritenne tale...

Timoleone era un nobile corinzio e questo è già un fatto curioso: nel poco di storia greca che ho letto la maggior parte dei protagonisti erano ateniesi o spartani con l'eccezione del tebano Epaminonda.
In realtà ciò non è un caso: i grandi personaggi possono nascere ovunque ma hanno la possibilità di raggiungere il proprio massimo potenziale solo se sono in un ambiente favorevole. Nell'antica Grecia ciò equivaleva a nascere ad Atene e, in misura minore, a Sparta, oggi invece significa nascere negli USA e, in misura minore, in un'altra nazione importante.
Solo un ambiente ricco di possibilità permette alla persona dotata di cogliere le opportunità che altrove non potrebbe trovare. Erroneamente ci si illude che con la sola forza delle proprie capacità ogni uomo abbia in mano il proprio destino: non è così. Determinante è la fortuna: data in primo luogo dalla nascita: nascere in una famiglia ricca e in una nazione potente dà molte più possibilità di qualsiasi capacità innata.
Che Timoleone fosse di Corinto mi ha quindi sorpreso perché tale città, schiacciata fra Sparta e Atene, era sempre stata relativamente marginale.

Forse proprio per questo della vita di Timoleone si sa molto poco: Corinto, anche alle persone molto capaci, non offriva troppe possibilità/opportunità di mettersi in luce.
Plutarco della gioventù di Timoleone ci riporta un unico episodio: durante una battaglia aveva rischiato la propria vita per salvare il fratello caduto a terra e circondato dai nemici; successivamente però, quando il fratello minacciò di divenire tiranno di Corinto, Timoleone sarà fra i sicari che lo uccidono per amore della libertà. Per circa i venti anni successivi rimarrà poi ai margini della scena politica della città.

Quando però Siracusa, colonia di Corinto, chiederà aiuto alla propria città di origine, i corinzi sceglieranno proprio Timoleone per guidare tale spedizione.
Non è chiaro perché la scelta ricada su di lui: ipotizzo che fosse lo stesso Timoleone a cercare di ottenere il comando perché tale missione era in verità disperata e dubito che l'esserne a capo fosse un incarico ambito: forse Timoleone vi riconosceva invece un'opportunità...

Timoleone (siamo nel 344 a.C.) salpa quindi per la Sicilia alla guida di una piccola spedizione di 10 navi. Siracusa è assediata da Icete, dittatore o aspirante tale (*1), che ha l'appoggio dei cartaginesi che controllano la parte occidentale dell'isola.
Eppure, nonostante l'inferiorità di uomini, Timoleone non solo riesce a liberare Siracusa ma, con coraggio e fortuna, scaccia anche i tiranni che signoreggiano sulle altre città greche dell'isola.
È proprio durante questa seconda fase della campagna che Timoleone ottiene la sua più grande vittoria: con un piccolo contingente di circa 6.000 uomini sconfigge un imponente esercito cartaginese di 70.000 (*2). Anche in questa impresa la buona sorte favorisce Timoleone egli si affretta infatti verso l'esercito avversario e lo incontra proprio mentre sta cercando di guadare un fiume: qui ha il coraggio di cogliere l'occasione e di iniziare la battaglia. Durante la stessa poi si scatena un nubifragio con l'acqua che gonfia il fiume e col vento che soffia contro i cartaginesi.
La vittoria è totale e, anzi, ferma l'espansione cartaginese in Sicilia.

Si tratta a mio parere di uno di quegli snodi della storia che sembrano architettati a tavolino dal destino, in barba alle probabilità, e che hanno poi effetti decisivi sul corso della storia. Mi chiedo infatti se Roma avrebbe potuto sconfiggere i cartaginesi se questi avessero avuto il totale controllo della Sicilia come sembravano avviati a ottenere prima dell'arrivo di Timoleone...

Timoleone, pacificata l'isola, non torna a Corinto ma si stabilisce a Siracusa dove lo raggiunge la sua famiglia. Anche questa mi sembra una decisione molto significativa: io la leggo come una rivincita nei confronti della propria città natale che l'aveva per anni emarginato.
A Siracusa Timoleone porta la democrazia (o almeno quello che Plutarco intende con tale nome!) ma non ricopre ruoli pubblici: nondimeno è tenuto in altissima stima dalla popolazione che, ad esempio, nei processi più complessi corre a chiedere il suo parere sulla questione.

È notevole che Timoleone riconoscesse il ruolo della fortuna nei suoi successi: molti grandi personaggi si illudono invece di essere loro enormemente capaci e sovrastimano le proprie capacità.
Scrive Plutarco: «...queste [imprese] furono opera non di fortuna ma di virtù fortunata; benché egli ogni suo buon fatto riducesse al favore di fortuna... ...[Timoleone] disse sovente, che sapeva grado a Dio, il quale volendo liberar dal giogo la Sicilia si servì del suo nome.» (*3)

Degna di menzione è un aneddoto che vede Timoleone ormai anziano e cieco citato in tribunale dalle accuse di due calunniatori.
In Fabio Max scrissi: «Un inciso: leggendo queste biografie di Plutarco appare chiaro che chi diviene potente, indipendentemente da come governa e dalle specifiche scelte, si fa dei nemici. Qualsiasi decisione infatti ha conseguenze favorevoli per qualcuno e sfavorevoli per altri: se è buona gli effetti positivi saranno molto maggiori dei negativi che però si avranno comunque quasi sempre. È impossibile fare tutti contenti e c'è sempre qualcuno pronto ad approfittarne.»
E lo stesso Plutarco qui spiega: «...ma... ...ogni reggimento popolare di città ha il suo calunniatore, si trovarono in Siracusa due sommovitori di popolo, Lapistio e Demeneto, i quali s'opposero a Timoleone. E quando Lapistio lo citò a comparire in giudizio a certo giorno, e tumultuavano i cittadini per impedire la dichiarazione del giorno, Timoleone gli pregava che non facessero strepitio, dicendo d'essersi sottomesso volentieri a tante fatiche e perigli, acciò qualunque siracusano volesse, potesse usare la libertà delle leggi. E avendo Demeneto dategli molte accuse in pubblico sopra l'amministrazione della sua condotta, nulla [Timoleone] rispose alle accuse, sol disse di ringraziare gl'Iddii, che avessero le sue preghiere esaudite, di poter vedere un giorno i Siracusani in piena libertà di poter dire arditamente ciò che volevano.» (*3)

Non posso fare a meno di confrontare ammirato l'amore di Timoleone per la libertà con l'alterigia e l'ipocrisia di vari politici italiani (di cui non starò a fare i soliti nomi) che invece cercano di imbavagliare la nostra libertà d'opinione con scuse speciose (*4).

Conclusione: la prossima vita è quella di Paolo Emilio: sarà la volta buona?

Nota (*1): Plutarco spiega anche la sua parentela con Dionisio ma io mi sono perso!
Nota (*2): è possibile che Plutarco esageri le cifre ma sicuramente dovette trattarsi di una battaglia fra forze impari.
Nota (*3): da le “Vite parallele” di Plutarco, Salani Editore, 1963 (trad. Marcello Adriani)
Nota (*4): vedi le bufale. Vedi ad esempio i corti Conati di legge, Testo liberticida, Antibufale o censura? e comunque la maggior parte dei pezzi col marcatore “Libertà”...