«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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sabato 17 febbraio 2018

Genio compreso

Conclusi il corto ETA H con l'allusione a una mia riflessione sul genio che però avrei rimandato a un'altra occasione. Ovviamente, a meno di 24 ore di distanza, me ne ero già completamente scordato... Ma un'amica mi ha fatto tornare sull'argomento e, tutto sommato, credo che valga effettivamente la pena scriverne.

Nel corto sullodato, proprio perché breve, non sono potuto entrare nei dettagli della mia valutazione dei racconti di Hoffmann: anzi, la mia sintesi di “racconti piacevoli e di buon livello” poteva lasciar pensare anche a una mia certa supponenza nei confronti dell'autore.

La realtà è invece molto diversa: ho trovato i racconti, e quindi il loro autore, geniali per la loro evidente carica innovativa. Il fatto che Poe, di circa una generazione posteriore a Hoffmann, ne sia stato così evidentemente influenzato mi ha portato all'intuizione di cui avevo accennato nella mia conclusione.

Il genio porta l'intellettuale (che sia uno scrittore, uno scienziato, un artista etc...) a eccellere nel proprio campo. Ma maggiori sono le sue capacità e più lontano queste lo portano dal comune sentire del proprio tempo. La conseguenza è che l'uomo comune non ha la capacità di riconoscere il genio: se lo incontrasse e avesse la possibilità di parlarci sul treno magari si accorgerebbe della sua diversità ma, visto che gli strambi sono molto più numerosi dei geni, finirebbe per considerarla solo una stramberia.
Solo quando il genio riesce in qualche modo ad affermarsi allora viene considerato tale anche dalla massa dei contemporanei: non perché la gente comune improvvisamente arrivi a comprenderlo ma solo perché è in grado di riconoscere il successo, specialmente se sancito dalle autorità del tempo.
Altre volte però il genio, nel suo anticipare il presente, si proietta in un futuro che non è necessariamente quello che verrà percorso dal resto dell'umanità: in questo caso può venire a mancare il suo riconoscimento universale: magari l'intellettuale potrà essere anche molto stimato nella propria epoca o nelle successive ma la piena magnitudine delle sue capacità non sarà completamente compresa.

Con un'importante eccezione: i pochi individui in grado di pensare e valutare con la propria testa senza farsi influenzare dalla massa. Ovvero solo un genio può comprendere, indipendentemente dall'opinione comune, un altro genio: ed è questo che mi pare sia avvenuto con Poe. Il fatto che i suoi racconti ricordino quelli di Hoffmann significa che ne è stato fortemente impressionato: deve aver percepito vividamente gli incubi descritti dall'autore tedesco, come se fosse entrato in risonanza con essi, e per questo ha deciso, magari inconsciamente, di costruire le proprie storie su quelle stesse basi, ovviamente reinterpretandole ed espandendole col proprio genio creativo: cioè non imitando meccanicamente ma evolvendo, anche notevolmente.

Conclusione: è buffo come in un istante si possano avere intuizioni piuttosto complesse come questa appena esposta. Un giorno mi dovrò decidere a spiegare una mia vecchia teoria, un po' strampalata e non propriamente scientifica, al riguardo...

giovedì 15 febbraio 2018

E l'epitome?

Come spiegato nella conclusione di È arrivata Morrigan per la nuova versione dell'epitome ho tentato un nuovo approccio: scrivere “con più calma, diluendo nel tempo i miei sforzi”.
Sfortunatamente, appena mi sono trovato a dovere esprimere dei concetti difficili e impegnativi, mi sono bloccato: avrei infatti avuto bisogno di dedicarci il tempo necessario a sbrogliare la matassa... solo che col nuovo approccio, dello scrivere senza fretta e (relativamente) impegno, ciò non era possibile.
Ieri però, durante la lunga attesa dal dentista, ho riconsiderato il capitolo sul quale mi ero fermato e, praticamente, di ridefinire ciò che volevo scrivere e come esprimerlo. Oggi ho sostanzialmente riscritto da capo tale capitolo e, da adesso in poi, dovrebbe essere più semplice proseguirne la stesura: speriamo bene!

Conclusione: ancora non mi azzardo a fare previsioni ma comunque confermo che almeno ho ripreso a scrivere...

ETA H - 15/2/2018
Ho finito di leggere un buon libro “da bagno”: L'uomo della sabbia e altri racconti di Ernst T. A. Hoffmann, Fabbrie Editori, 1996, trad. Ervino Pocar.
Si tratta di una raccolta di cinque racconti di genere fantastico, tutti piacevoli e di buon livello.

Non entro nei dettagli ma voglio sottolineare che mi hanno ricordato molto Poe e, più indirettamente, Lovecraft. Un po' per l'atmosfera fantastica, a tratti onirica, ma soprattutto per il contrasto fra il protagonista e l'antagonista femminile di turno, spesso causa e motivo di orrore. Forse uno strano rapporto con la madre?

Ho avuto anche la sensazione che i racconti fossero basati su dei sogni: in particolare nella “Notte di San Silvestro” le prime due parti sembrano molto slegate dalla principale, la terza. Io credo che fossero dei sogni, solo vagamente connessi al sogno principale, ma che l'autore ha aggiunto perché gli suscitavano emozioni profonde come solo i propri sogni riescono a fare.

Conclusione: ne avrei una sul genio ma è abbastanza complessa e forse è meglio dedicargli un pezzo a sé stante.

mercoledì 14 febbraio 2018

Mollata a San Valentino

Ieri alle 17:00 sono stato dalla mia dentista (v. Alvaro e la dentista) per quella che credevo essere una semplice otturazione saltata. Ho invece scoperto che il problema è ben peggiore: la dottoressa mi ha comunicato che “sotto” l'otturazione ho una grossa carie che, a giudicare dalla radiografia, potrebbe arrivare al nervo richiedendo quindi la devitalizzazione dell'intero dente...

Magari si è trattata di semplice sfortuna ma:
1. Fin da subito quella otturazione fatta (novembre 2010) dalla bella dentista mi aveva dato un po' di fastidio: come se sporgesse e mi comprimesse il dente.
2. Ricordo che all'epoca lei disse che non era facile lavorarci perché si trovava fra due denti.
3. Circa un anno e mezzo dopo, quando andai a farmi la pulizia dei denti, la feci ricontrollare e infatti nella mia scheda c'è una radiografia proprio di quel dente del 2012.
4. A luglio 2016, sempre alla pulizia dei denti (che faccio ogni 2 anni perché mi si forma pochissima placca), mi feci ricontrollare il solito dente ma non fu trovato niente. Forse lo stesso è accaduto anche a luglio 2014 ma onestamente non me lo ricordo.
5. La dentista sembra essere molto amica della sua infermiera e, quando non lavora nella bocca del paziente, è tutto un chiacchierare delle loro questioni private.
6. Per anni periodicamente sono andato con uno stuzzicadenti a pungolarmi quel dente, come a cercare di grattarmelo: gliel'ho detto alla dentista? Non so. Ma se così non fosse allora lei non mi ha posto le domande giuste (magari per fretta e/o scarsa attenzione)...

Aggiungo che la mia visita era stata fissata per le 17:00 ma a causa di ritardi accumulatisi ero stato fatto entrare alle 17:30. Constatata la situazione, visto che non ho dolore, per “fare il lavoro con calma” mi era stato proposto di fissare un nuovo appuntamento ma personalmente ebbi la sgradevole sensazione che preferissero liberarsi di me per ritornare in orario...

Ora, lo sapete, non mi chiamo KGB per niente: sono sospettoso al limite e talvolta entro la paranoia. Durante la notte ho rimuginato sui sei punti elencati qui sopra arrivando alle seguenti conclusioni.
A. la dottoressa è sempre un po' distratta, sicuramente non concentrata al 100% sul paziente: di solito non è un problema ma ogni tanto il suo lavoro può risentirne. Delle tre otturazioni che mi fece nel 2010 due non mi hanno mai dato problemi ma questa, sicuramente la più complicata, sì. L'otturazione sporgendo un po' causava un continuo accumulo di resti di cibo che, in breve, hanno portato alla carie. Sempre la mancanza di attenzione, la costante fretta e la scarsa attenzione e considerazione delle mie parole non le hanno fatto verificare con sufficiente accuratezza che una carie non si nascondesse sotto o dietro l'otturazione (e comunque non si è mai deciso di indagare o proporre interventi che, forse, avrebbero potuto evitare il problema). Lei ieri mi ha detto che una carie come la mia si può formare nel giro di un anno: sicuramente è possibile ma mi pare strano che i miei continui fastidi a quel dente fossero irrelati. In conclusione temo che la carie sia stata causata dalla sua otturazione tutt'altro che perfetta e che, comunque, ci siano state molte occasioni per scoprirla prima che divenisse così grave.

Oppure:

B. È tutta una coincidenza. La carie si è formata nel corso dell'ultimo anno (dopo l'ultima pulizia dei denti) e l'otturazione del 2010 non ha influito.

Ora per stabilire le probabilità di A e B dovrei essere un dentista che mi conosce bene (in particolare la mia grande resistenza alle carie) ma comunque sia la mia fiducia nella dottoressa si è incrinata. Se avessi un numero infinito di denti allora potrei anche darle un'altra possibilità ma siccome ne ho solo la dotazione standard non me la sento di rischiarne potenzialmente altri...

Per questo motivo verso le 3:45 AM di oggi (avevo già dormito le mie 3 ore... v. L'arruffato delfino blu) mi sono alzato e ho scritto al mio amico ingegnere-chitarrista (*1) per chiedergli chi fosse il suo dentista e, oggi a mezzogiorno, ho fissato l'appuntamento.

La vicenda ha avuto anche una coda interessante: la segretaria del nuovo dentista mi ha chiesto di richiedere allo studio dentistico una copia della radiografia fatta ieri in maniera da non dovermela rifare. Nel pomeriggio sono passato di persona ma la segretaria (del vecchio studio dentistico) mi ha detto che non poteva darmela perché loro non hanno lo scanner. Ovviamente ieri la dottoressa ha scansionato la mia radiografia e me l'ha mostrata sul suo portatile per indicarmi l'ombra che sarebbe la mia carie.
Io non ho insistito ma mi sembra che l'episodio la dica lunga sulla professionalità dello studio: bastava accedere al portatile e copiare il relativo archivio sulla chiavetta che avevo portato con me...

Sono consapevole che oggi è il famigerato San Valentino: per onorarlo degnamente pubblico quindi un disegno (eseguito a memoria) della mia bella e benamata ex-dentista, così come la vedrò sempre nei miei ricordi quando, china sul mio volto, mi rovistava nella bocca.
In verità quando lavorava su di me indossava sempre una maschera antigas: la ricostruzione della sua tenera bocca e labbra succose è quindi un po' fantasiosa ma, probabilmente, corretta.

Il disegno è piuttosto modesto però il colore delle sue iridi usato qui è proprio quello vero: veramente degli occhi bellissimi e ipnotici... sigh... mi manca già!

Conclusione: Lo so... mollare la mia amata dentista per San Valentino è stata proprio una porcata però... ho i denti contati!
L'appuntamento fissato per martedì 20 alle 12:30 è solo per una ricognizione iniziale: prevedo però che scriverò un aggiornamento sulla mia carie e sull'opinione del nuovo dentista su di essa.

Nota (*1): il motivo è pratico: conosco molte altre persone in zona ma questo mio amico è un perfezionista, metodico e oggettivo. Inutile sprecare forze a cercare il medico (o l'idraulico o l'elettricista, etc...) migliore quando sono comunque convinto che lui abbia già fatto verifiche più accurate di quanto avrei la pazienza di fare io!

martedì 13 febbraio 2018

L'arruffato delfino blu

Il titolo è un po' fuorviante, un po' parecchio in effetti... Me lo ripetevo per ricordarmi tre spunti su cui basare altrettanti corti...
Ma ho invece deciso di scriverci un pezzo unico: i tre argomenti sono completamente irrelati ma, forse non ci crederete, per me è più impegnativo scrivere tre corti. Il dover rientrare nel limite delle 17.2 righe mi fa perdere un sacco di tempo e, spesso, limare a lungo quanto ho già scritto togliendo parti e riscrivendo periodi...

Invece se scrivo un pezzo “normale” non ho di queste preoccupazioni e se mi va di divagare (come adesso!) lo faccio senza pormi problemi. Non so se sia meglio o peggio: potenzialmente il risultato finale potrebbe essere più interessante ma anche più noioso...

Comunque... andiamo con ordine...

Arruffato
Il KGB delle mie vignette in realtà non mi assomiglia molto: paradossalmente è un'immagine un po' idealizzata. In particolare i capelli non sono come nei miei disegni.
Prima di tutto ho qualche capello in più anche se non abbastanza da poter mantenere una pettinatura decente. E poi li tengo alla lunghezza un po' ridicola di 3mm: troppo corti per tentare di nascondere la calvizie ma, anzi, abbastanza lunghi da evidenziare la mia “piazza centrale” circondandola con un peristilio (*1) di capelli. Soprattutto un mio amico insiste spesso sulla questione dicendomi che tagliandoli a zero starei meglio. Probabilmente, anzi sicuramente, ha ragione: ma il mio aspetto mi interessa troppo poco per compiere lo sforzo di tagliarli spesso e mantenerli cortissimi. E poi avrei freddo alla testa: anche i miei pochi capelli mi danno un minimo di protezione termica...
Ma ho divagato...
Volevo sottolineare che nei miei disegni i miei capelli sembrano ricciuti ma in verità non è così: i miei capelli sono sottilissimi e morbidi però, quando li avevo lunghi, erano sempre arruffati!
Da una parte era un po' colpa mia: ovviamente ero troppo pigro e disinteressato al mio aspetto per pettinarmi con attenzione. Ma in parte è colpa della moltitudine di ritrose (*2) che imperversano sul la mia testa...
Ricordo che quando (raramente) andavo dal barbiere mi divertivo a fargliele contare: non ricordo il numero esatto ma era di molto oltre la decina! Già il giorno dopo i miei capelli si ribellavano alle direzioni ordite dal barbiere e iniziavano ad andare dove preferivano...
A ripensarci mi viene da sorridere ma all'epoca era molto seccante: non solo mi comportavo da matto ma, per colpa dei miei capelli, lo sembravo pure a un primo sguardo!
Anche adesso, quando i capelli iniziano a essere più lunghi dei 3mm teorici, si vedono chiaramente dei principi di ciuffi che mi schizzano qua e là fuori dalla testa: in genere, quando me ne accorgo, cerco di vincere la mia pigrizia e mi decido a ripassarli col tosatore...

Delfino
Ho spesso scritto della insonnia. Soprattutto negli anni dell'università fu devastante: non tanto per se stessa quanto per le “cure” decisamente più dannose del male che distrussero la mia memoria e capacità di studio.
Ricordo che nei periodi peggiori dormivo dalle 0 alle 3 ore (non consecutive) per notte. E il dottore diceva: “non è possibile: ti sembra di essere sveglio ma in realtà dormi molto più a lungo”.
In realtà io ero molto sicuro delle mie stime: per la maggior parte del tempo mi trovavo infatti in uno stato di dormiveglia in cui ero comunque consapevole di ciò che avveniva intorno a me. L'unica differenza rispetto alla veglia vera e propria è che il senso del tempo era alterato e un'ora mi passava in quelli che mi sembravano essere 10 minuti. Ma ne ero consapevole e, basandomi su questa relazione, ero in grado di prevedere l'ora mostrata dalla mia sveglia digitale.
Come mezza conferma delle mie parole c'è un'altra caratteristica “strana” del mio sonno: sono in grado di tenere qualcosa in mano (tipicamente un fazzoletto!) per tutta la notte: normalmente nel sonno profondo i muscoli si rilassano e ciò che si tiene in mano ci sfugge. Eppure nella mia particolare dormiveglia, quella che il mio dottore diceva che confondevo col sonno, ciò non avveniva...
Sviluppai così una teoria scherzosa: ovvero che dormivo come i delfini, ovvero con metà cervello alla volta (in maniera da non affogare presumo!). Corollario a questa mia teoria era l'idea che raramente fossi completamente sveglio. Non ricordo se ne ho mai scritto qui sul viario ma quando (molto raramente!) decido di impegnarmi al massimo in qualcosa allora ho la netta sensazione che il mio cervello si surriscaldi: è però allora che sono veramente capace e mi considero pienamente sveglio. In realtà lo faccio raramente perché mi stanco molto: a dire il vero adesso non so neppure se ne sarei ancora capace, almeno coscientemente...
Curiosamente qualche mese (anno?) fa mi capitò di imbattermi in un trafiletto che riassumeva una ricerca scientifica secondo la quale alcune persone, particolarmente intelligenti (ovviamente!), dormano proprio come capita a me. Anzi secondo la stessa ricerca tali persone non dovrebbero neppure guidare proprio perché in loro la soglia del sonno si confonde con la veglia (*3).
...
Allora ho iniziato a fare una ricerca tramite Google e alla fine sono arrivato alla parola chiave “short sleeper” o “dormitori brevi”. In pratica vari articoli confermano che alcune persone possono dormire tranquillamente sulle 4 ore e stare benissimo (*4); meno chiara la relazione con l'intelligenza. Non ho però trovato l'accenno che ricordavo al fatto che i “dormitori brevi” siano un po' addormentati anche da svegli: che me lo sia “sognato”?!

Per la cronaca adesso mediamente faccio “dormitone” di un 5 ore per notte se non ho particolari preoccupazioni che mi causino ansia.

Blu
Questa è breve...
Ho ritrovato una piccola pietra che trovai in Inghilterra, una trentina di anni fa, a Londra in uno scavo di lavori in corso lungo una strada. È una pietra di un blu scuro molto intenso, liscia e compatta al tatto, relativamente abbastanza pesante. Mi chiedo che tipo di pietra possa essere: per le mie casuali nozioni di petrografia imparate grazie (o per colpa!) di Anki direi che assomiglia a un diaspro o “silice compatta”. Nella relativa scheda ho una foto di una pietra rosso/marrone che, a parte il colore, assomiglia alla mia come apparenza superficiale... Però il blu scuro non è fra i possibili colori elencati: che sia una varietà più rara?
Più probabile che sia una pietra di un genere totalmente diverso...
...
Nuova ricerca su Google: Sorpresa!! Il mio “sasso” assomiglia moltissimo a un lapislazzuli (v. Pietre preziose blu e azzurre) della varietà più scura.
Ora provo a indagare più specificatamente sui lapislazzuli: magari scopro se si trovano nel Tamigi...

Bo... la mia pietra assomiglia veramente molto a un lapislazzuli: l'unica mia (grande) perplessità è che non ho trovato riferimenti a giacimenti nei cantieri londinesi!
Insomma non sono sicuro di che tipo di pietra si tratti ma comunque le sono affezionato perché la trovai io (*5) e mi è sempre piaciuta.
Vabbè, vedrò di aggiungere poi qualche foto del mio “lapislazzuli”...

Conclusione: Interessante o noioso?

Nota (*1): a proposito di divagazioni: indovinate quale parola ho sbagliato durante il mio quotidiano studio su Anki (per la memoria) di ieri. Magari adesso l'ho memorizzata per bene...
Nota (*2): altra divagazione: secondo Treccani.it ritrosa è un toscanismo ma non mi dà sinonimi per esso: consiglio quindi ai miei lettori non toscani di imparare il significato di tale termine. Dopotutto, secondo me i toscanismi non esistano: sono solo parole di italiano che Dante, Petrarca, Boccaccio e compagnia bella si sono dimenticati di inserire nelle loro opere. Ma magari le hanno usate nelle bozze, quindi...
Nota (*3): ovviamente ciò non si applica a me: io sono sempre abbastanza sveglio da poter guidare anche quando dormo!
Nota (*4): infatti il mio problema all'università non erano tanto le ore totali di sonno ma che non fossero consecutive: anche all'epoca dicevo sempre che se avessi dormito tre ore di seguito sarei stato benissimo!
Nota (*5): immaginatevi una colonna di garruli studenti italiani che cammina, lungo un'affollata strada londinese, sopra una pedana di legno ai lati di alcuni lavori in corso: chi potrebbe essere l'unico studente che, silenzioso e con lo sguardo basso, intravede nella melma un sasso interessante e che rapidamente (prima che altri glielo rubino!) si tuffa a raccoglierlo?