«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

sabato 20 gennaio 2018

Immigrazionismo

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.4.1 "Morrigan").

Come al solito sono rimasto indietro di diversi articoli su Goofynomics. Fortunatamente il mio navigatore si ricorda al posto mio e mi mostra in viola i collegamenti/articoli già letti e in blu quelli da leggere.
Apparentemente l'ultimo articolo letto era Autonomia e indipendenza di poco oltre metà dicembre. A dire il vero mi sembrava di aver letto anche Se sò magnati tutto: Frignolo e lo spirito del Natale, magari da un altro navigatore, perché il nome “Frignolo” mi era rimasto in mente (*1).
Per sicurezza ho quindi deciso di ripartire dall'articolo appena successivo il cui argomento mi incuriosiva e che, per questo, ero abbastanza sicuro di non averlo letto (altrimenti me ne sarei ricordato!). Vedi immagine:

Così ho ripreso la lettura da L'immigrazionismo è la fase suprema del colonialismo e subito mi sono dovuto fermare per scrivere questo mio pezzo.
Vi consiglio di leggere direttamente l'articolo succitato ma in poche parole il professore dice che: nel dibattito italiano il solo proporre di aiutare gli immigrati nei loro paesi di origine viene tacciato di fascismo/razzismo e simili. Paradossalmente si dimentica che esistono organizzazioni internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale, che fra le sue attività avrebbe anche quella di sovvenzionare lo sviluppo economico nel cosiddetto “terzo mondo”. “Anche chi lavora in queste organizzazioni è automaticamente fascista?” si chiede ironicamente il professore.
Bagnai conia poi il termine “immigrazionismo” con cui identifica la corrente di pensiero che vede nell'immigrazione, senza se e senza ma, la risposta a tutti i problemi.

Probabilmente sono un po' anche io che tendo a inquadrare e riconoscere ogni idea e concetto altrui nell'arazzo sconclusionato del mio pensiero. In altre parole colgo (o mi pare di farlo!) affinità di idee e concetti con quanto scrive il professore con la mia visione, in questo caso dell'immigrazione, che ho illustrato nel capitolo 18 della mia epitome ([E] 18).
Le parole del Bagnai mi sembrano ricalcare quanto ho scritto: esiste cioè una grande ipocrisia, forse ovvia per un economista, fra la realtà di quanto accade e quanto ci viene raccontato ([E] 18.1).
Io, non avendo da mantenere una reputazione di serio ricercatore, vado oltre il Bagnai e mi posso permettere di elencare tutta una serie di ragioni che spiegano i motivi dell'immigrazione ([E] 18.2). L'apparente stupidità e superficialità di ciò che il professore chiama “immigrazionismo” io la vedo come semplice ipocrisia almeno quando tale modo di pensare viene professato non dall'uomo comune, vittima dei protomiti ([E] 2 e 6) che gli vengono ammanniti dai media e che gli mostrano un mondo ben diverso dal reale, ma da parte dei parapoteri politici o economici ([E] 4).

In definitiva questo articolo del professore non ha aggiunto niente di nuovo a ciò che già pensavo ma ha invece spostato (e di molto!) l'ago della bilancia su un mio dubbio ([E] 18.3) che cito:
«...
Il comportamento del potere politico nei confronti del fenomeno dell'immigrazione probabilmente non dipende solamente dall'influenza dei parapoteri economici. Come spiegato in 1.1 l'uomo ha la capacità di autoingannarsi: non è raro che a forza di ripetere una distorsione, anche chi inizialmente la sapeva falsa finisca per credere in essa, soprattutto quando questa diviene parte degli epomiti, integrandosi con essi e venendone da questi rafforzata.
In parte quindi il comportamento del potere politico potrebbe essere motivato dalla sincera fiducia in alcune idee [nota 485] (o protomiti): l'inevitabilità dell'immigrazione, il dovere morale di aiutare chi cerca rifugio, l'utilità dell'immigrato nel sistema paese e simili.
In altre parole il parapotere politico agirebbe in maniera poco lungimirante, inefficace se non dannosa, pensando però di fare del bene: se così fosse il potere politico sarebbe moralmente
giustificabile ma confermerebbe anche la sua grave incapacità di comprendere la realtà del nostro tempo.
In questo caso l'incertezza consiste in quanto pesi, nelle scelte che riguardano la gestione dell'immigrazione, la convinzione di agire per il bene rispetto all'influenza dei parapoteri economici.


Nota 485: L'idea che il potere politico possa finire per credere alle proprie “verità” non è nuova: «Molti cattivi ministri, avendo predicato a lungo l'onestà senza cercare di raggiungerla, alla fine si immaginano di possederla» - Confucio
»

Le parole del Bagnai mi hanno quindi confermato che coloro che controllano le leve del potere difficilmente non può non sapere né comprendere quella che non è solo un'ovvietà economica (per gli economisti) ma anche logica (almeno per me!). Ovvero che se lo scopo è realmente quello di aiutare il maggior numero di persone per $ speso allora la maniera più efficace per riuscirvi sarebbe sostenendo lo sviluppo nei paesi del terzo mondo. È invece evidente che l'immigrazione è voluta, e non per un sentimento di umanità mal indirizzato, ma per secondi fini decisamente più subdoli e cinici.

Conclusione: dovrei ancora leggere ben 13 articoli di malumore e di mal di pancia per rimettermi in pari... sigh...

Nota (*1): Mi è tornato a mente senza sbirciare! Il professore era in taxi e il tassista semplificava tutta la situazione economica a uno sconsolato “se so magnati tutto...”

giovedì 18 gennaio 2018

Scarpe e saldi

Uhmm... da dove partire?
Beh, a scarpe e vestiario in genere ci pensava mia mamma e quindi, da circa dieci anni, sto vivendo di rendita. In questi anni ho comprato essenzialmente calzini e mi sono fatto regalare golf e magliette. Ho abolito invece le camicie: un po' sono pigro e odio tutti i loro bottoncini ma soprattutto vanno stirate altrimenti fanno schifo (*1)...
Insomma, ogni tanto scopro (*2) ancora indumenti nuovi o mai indossati, ma in generale le mie scorte si vanno assottigliando.

Qualche giorno fa sono passato da un negozio di scarpe con i saldi e, per curiosità, sono entrato a dare un'occhiata. La tentazione di comprarmene un paio mi era venuta perché in pratica uso solo quelle da ginnastica perché nelle altre ci sto scomodo (i piedi mi devono essere cambiati con l'età!) e non mi piacciono. Avevo anche visto dei modelli carini ma non mi andava l'idea di mettermi a sedere, richiamare fra la confusione della folla di acquirenti l'attenzione dei commessi, provare le scarpe in fretta e furia...

L'idea era quella di tornarci poi con calma “un'altra volta” più preparato psicologicamente. Nel frattempo però ho ricevuto una notizia allarmante: il mio numero, un 41/42 a seconda dei modelli, finisce subito e quindi difficilmente avrei trovato ancora disponibili le scarpe che mi piacevano!

In realtà tale notizia non mi ha allarmato (anzi mi ha dato una buona scusa per non farne di niente!) ma mi ha incuriosito.

Il ragionamento che ho fatto è stato il seguente: se i calzaturifici producono i quantitativi di paia di scarpe per ogni numero in base alla distribuzione della dimensione dei piedi della popolazione e, supponendo che anche chi acquista ai saldi lo faccia seguendo la stessa distribuzione, allora come si spiega la carenza di 41/42?
Quello che voglio dire è che il surplus di invenduto di scarpe taglie 41/42 dovrebbe essere molto maggiore di quelle 45/46 ed esattamente in maniera proporzionale alla popolazione.
In altre parole mi sarei aspettato che la probabilità di trovare una scarpa della propria misura in saldo fosse indipendente dalla dimensione del proprio piede per il motivo precedentemente illustrato.
Per farmi capire faccio un esempio numerico. Supponiamo che la dimensione dei piedi maschili segua le seguenti proporzioni (*3):
39/40 → 15%
41/42 → 50%
43/44 → 25%
45/46 → 10%
Allora mi sarei aspettato che per ogni modello i calzaturifici producessero un numero di scarpe del tipo (*3):
39/40 → 300 (ovvero il 15% del totale prodotto)
41/42 → 1000 (ovvero il 50% del totale prodotto)
43/44 → 500 (ovvero il 25% del totale prodotto)
45/46 → 200 (ovvero il 10% del totale prodotto)
Supponendo che venga venduto il 90% delle scarpe allora il numero di paia rimanenti che finirebbero in saldo sarebbero:
39/40 → 30 (ovvero il 15% del totale avanzato)
41/42 → 100 (ovvero il 50% del totale avanzato)
43/44 → 50 (ovvero il 25% del totale avanzato)
45/46 → 20 (ovvero il 10% del totale avanzato)

Sotto queste condizioni è facile verificare che, come detto, la probabilità di ogni persona di trovare il proprio numero di scarpa disponibile ai saldi è indipendente dalla dimensione del piede.
Ma evidentemente le cose non stanno così...

Allora, appunto, mi sono incuriosito e ho pensato a come ciò sia possibile perché il modello precedentemente illustrato, sebbene sembri ragionevole a un non addetto ai lavori come me, porterebbe a risultati diversi...
Così ho pensato a un diverso criterio per la scelta del numero di scarpe da produrre. Ho supposto che il produttore abbia già un'idea abbastanza accurata del numero di scarpe che venderà e che si lasci quindi solo un piccolo margine di prodotto in più che resterà invenduto (e che finirà in saldo).
Se, prendendo i numeri dell'esempio precedente, il produttore si aspetta di vendere il seguente numero di scarpe:
39/40 → 270
41/42 → 900
43/44 → 450
45/46 → 180
Allora ne produrrà:
39/40 → 270 + 20 = 290
41/42 → 900 + 20 = 920
43/44 → 450 + 20 = 470
45/46 → 180 + 20 = 200
In questo caso, ad esempio, il numero di scarpe 41/42 in saldo sarà molto minore, in proporzione alla popolazione, rispetto a quello di 45/46: per la precisione 20/1000 rispetto a 20/200, cioè 1/500 contro 1/10.

Questo secondo modello spiegherebbe matematicamente la carenza di scarpe 41/42 ai saldi ma ancora non mi convince perché, al contrario del primo caso, prevede un produttore che si comporti in maniera illogica producendo una quantità extra di scarpe non commisurata alle reali esigenze dei compratori.

E io credo quindi che il punto sia proprio questo: nei miei modelli molto (troppo) semplificati prevedo che il produttore venda la propria merce direttamente alla popolazione ma in realtà non è così: nel mezzo ci sono degli intermediari, ovvero i negozi di scarpe (*4).
Bisognerebbe quindi conoscere come interagiscono fra loro negozi e produttori: ad esempio come e quante volte il negozio può richiedere al produttore le scarpe e così via...
Solo avendo queste informazioni sarebbe possibile elaborare un modello che spieghi bene questa stranezza dei saldi.
La mia ipotesi è che il negozio cerchi sempre di avere qualche scarpa in più rispetto a quelle che si aspetta di vendere per ogni numero e che questa quantità, valutata sempre per eccesso, diventi sempre meno precisa per le scarpe per le quali si vendono meno paia.
Le richieste cumulative dei vari negozi fanno sì che alla fine il produttore produce, in proporzione, più scarpe di 45/46 di quanto non faccia di 41/42 col risultato che ai saldi queste ultime spariscono rapidamente.
La differenza rispetto al secondo modello è che in questo caso il produttore si comporterebbe logicamente: lui produce e vende ciò che i negozi gli richiedono e il surplus di produzione non rimane nei suoi magazzini ma in quelli dei venditori al dettaglio!

Conclusione: è interessante notare come i due modelli proposti siano entrambi sbagliati: nel primo caso il fenomeno dei saldi non viene spiegato dal modello; nel secondo, più subdolamente, è il modello che è stato costruito per ottenere uno specifico risultato ma, proprio per questo, poco significativo (risponde solo apparentemente alla nostra domanda iniziale)!

Nota (*1): le camicie le sapevo stirare ma, prevedibilmente, mi fa ancora più fatica che abbottonarle e quindi...
Nota (*2): il mio mitico disordine raggiunge anche gli armadi dove gli indumenti più indossati sono in "superficie" mentre sul "fondo" ci sono pacchetti incellofanati (non da me!) e non toccati da anni e anni...
Nota (*3): i numeri usati in questi esempi sono totalmente inventati sul momento!
Nota (*4): in realtà la situazione sarebbe ancora più complicata a causa dei fornitori che acquistano dai produttori e vendono ai singoli negozi...

mercoledì 17 gennaio 2018

Varie di fantascienza da Netflix

In queste ultime settimane ho visto una miriade di pellicole e serie tivvù su Netflix.
Per non divagare troppo mi limiterò a fare una rapida panoramica di quelle di genere fantascientifico.

ATTENZIONE! SCIUPATRAME QUI DI SEGUITO!

Hunger Games: avevo letto il libro svariati anni fa (prima che ci facessero il film) e l'avevo trovato passabile sebbene non abbastanza da acquistare il seguito (che comunque mi era stato sconsigliato). Chiaramente è una metafora del potere che si sovrappone all'uso e all'abuso dei media: solo per questo gli perdono la mancanza di realismo e credibilità della struttura sociale. La parte d'azione è gradevole.
Comunque ho passato tutto il tempo, quando la giovane protagonista era inquadrata, a cercare di capire se mi piacesse oppure no. Faccia tonda, zigomi alti, fronte ampia, occhi blu molto freddi, un bel naso, labbra ben delineate...
Voto: 6½

Hunger Games 2: sono passati un paio di anni e adesso c'è la guerra civile. Il suo messaggio è ancora più didascalico del precedente: i politici manipolano la verità con cinismo e, al di là delle bandiere, non c'è differenza fra un capo e l'altro: fare il bene della popolazione è solo una scusa...
L'attrice che recitava come protagonista è nel frattempo maturata: io comunque ho continuato a passare METÀ del tempo a cercare di capire se mi piacesse o no...
L'altra metà l'ho invece impiegata a chiedermi se per sbaglio stessi guardando Hunger Games 3! Molte vicende accadute ai protagonisti erano date infatti per scontate mentre in realtà erano appena intuibili...
Voto: 6-

La quinta onda: alieni cattivi attaccano la terra a ondate. La ragazza protagonista cerca di salvare il fratellino. Qualche buon effetto speciale. Trama completamente non credibile.
E io per tutto il tempo mi sono chiesto come mai la protagonista fosse così bruttina (*1).
Voto: 5½

Splice: tramite un esperimento genetico illegale viene creato un ibrido umano-animale (tante bestie diverse). Il risultato è una ragazza decisamente ferina.
Ovviamente ho passato gran parte del film a chiedermi se la “creatura” mi piacesse o no: credo di sì anche se il trucco al volto e gli effetti speciali alle “zampe” l'imbruttivano; comunque il resto andava bene...
Voto: 6+

The darkest hour: soliti alieni cattivi ma incapaci di eliminare tutti i deboli terrestri. Già questo rende il tutto poco credibile e quindi, almeno per me, poco appassionante. I protagonisti sono quattro giovani, due ragazzi e due ragazze, a cui si aggiungono un giovane uomo (che non considerò un protagonista perché muore abbastanza presto) e, successivamente, una terza ragazza. Qualche colpo di scena nella morte inaspettata di un paio di personaggi.
La protagonista mora mi piaceva: bel naso e bocca, occhi intensi e scuri, piccola ma proporzionata. Anche la terza ragazza, una biondina, era carina però...
...però i registi prima di scritturare un'attrice per una parte in cui serve una donna dotata di un certo dinamismo fisico non dovrebbero limitarsi a controllare le occhiatacce che sa mandare, se sa fare la dura cioè (in questo la ragazza era perfetta), ma dovrebbero anche farle correre (se la sceneggiatura prevede scene di corsa, ovvero sempre in una pellicola d'azione...) per una decina di metri: dalla corsa traspare chiaramente il carattere atletico dell'attrice e se questo è in contraddizione col suo personaggio dovrebbe essere scartata. In questo la biondina era completamente fuori ruolo mentre, ad esempio, la protagonista di Hunger Games è perfetta...
Voto: 6+

Conclusione: queste sono le pellicole di fantascienza che ho visto recentemente. Niente di memorabile e infatti, come mi sono divertito a rimarcare, la mia attenzione era principalmente rivolta alle attrici piuttosto che alle storie...

Nota (*1): “bruttina” relativamente alla norma di una pellicola americana...

sabato 13 gennaio 2018

Logica femminile ma non troppo

È da una dozzina di giorni che, attraverso un intenso ma poco produttivo scambio epistolare, sto cercando di far capire a una mia amica che ciò che lei chiama “logica”, anzi “logica femminile”, non è logica.
Tutto è incominciato per gioco, da un mio innocente lazzo arguto e salace...
KGB - «In effetti chissà tu alla sua età quante ne avresti combinate di più di lei con i mezzi moderni a tua disposizione: probabilmente avresti venduto i compiti x casa già svolti ai compagni di classe... :-P»
BB - «Io non potevo fare niente, perché avevo il contatore alla tv, al telefono, e non potevo uscire di casa...e ti assicuro che non ero solita giocare con i pennelli!»
KGB - «Infatti la mia affermazione era diversa: ovvero quante, ipoteticamente, ne avresti combinate con i "mezzi moderni" a tua disposizione! Io ti vedo nel business della vendita dei compiti x casa... ;-)»
BB - «Io ero una bambina molto ingenua (lo sono ancora) non avrei mai fatto proprio niente di immorale.....allora come adesso...nonostante non ci creda nessuno!»

Fin qui tutto normale. Uno scambio di chiacchiere scherzoso, semplicemente fine a se stesso. Però la conclusione della precedente frase stimola la mia curiosità. Quindi:
KGB - «Questo è interessante: perché pensi che non ci creda nessuno?»
BB - «Quando alla Gertrude [la figlia] dico: come sei bellina con la coda....lei mette il broncio e risponde: perché senza coda no?»

Io qui ci ho pensato a lungo ma sono rimasto perplesso. Così:
KGB - «Mi sfugge la relazione con la mia domanda... :-0»
BB - «Come ti sfugge! la mia reazione al tuo quesito è interessante avrebbe dovuto essere: perché il resto no?»

Ogni tanto BB mi scrive frettolosamente e fra refusi (qui corretti) e frasi monche (in questo caso lasciate invariate senza cercare di ricostruirle correttamente) non sempre l'interpretazione è facile...
Comunque, grazie al mio intuito e alla lunga consuetudine, inizio a immaginarmi quale sia il problema.
A dire il vero anch'io le riscrivo in una maniera molto confusa di cui adesso mi vergogno pure un po'. Già mentre le replicavo me ne ero reso conto e quindi ci scherzo sopra aggiungendo un esempio che sapevo essere intellegibile solo a me. Per dovere di cronaca, ripropongo qui di seguito la mia risposta: magari qualche lettore riesce a intuire ciò che avevo in mente:
KGB - «Continuo a non capire. Ho la sensazione che sia un problemi di sillogismi: io analizzo le tue affermazioni usando la logica booleana mentre tu sei un po' più approssimativa. In questo caso forse ottengo un'affermazione che è l'opposto del tuo e questo causa incomprensione. [questa è la parte scritta frettolosamente, poco chiara e usando termini impropri... sigh...]
Ti riassumo quello che penso per farti capire: [questa è la parte scherzosa]
Io -> BB: V >> F
BB -> BB: V >> V
Non so se intuisci la mia logica ma credo ti sia chiaro che la tua risposta avrebbe avuto più senso se fosse stata "BB -> BB: V >> F"
è questo quello che non capisco...
»

In realtà quello che intendevo spiegarle era che mi aspettavo un esempio in cui lei dicesse qualcosa di vero senza essere creduta. Invece, dal mio punto di vista, lei diceva una frase vera e che veniva considerata tale dalla figlia (“sto bene con la coda ma anche senza di essa”): dal mio punto di vista ciò non aveva logicamente senso perché il suo esempio non solo non rispondeva alla mia domanda iniziale ma non mi sembrava neppure coerente con ciò che lei, supponevo, avesse in mente. Come ho già spiegato mi aspettavo un esempio in cui lei dicesse una cosa vera e l'interlocutore le rispondesse che era falsa.

La mia amica capisce che, almeno parzialmente, la prendevo in giro e mi risponde per le rime:
BB - «Hahaha! purtroppo non so come aiutarti ... sei tu il complicato mica io!»
KGB - «Come? Non hai capito ciò che intendevo?! ;-)»
BB - «Sei tu che non hai capito la relazione con la tua domanda...a me sembrava cosi ovvia!!!!!!  a proposito....ma l'hai capita dopo?»

E io pazientemente le spiego:
KGB - «Cercavo di spiegarti che hai sbagliato esempio:
Tu hai detto una cosa vera a Gertrude e lei non ti ha risposto che è falsa (come credo che tu intenda) ma che hai ragione (si ritiene bellina anche senza coda). Questa è logica. Lei non dice di essere bruttina ma bellina ANCHE senza coda: da un punto di vista logico (che è il mio) ciò non equivale a negare la tua affermazione [intendevo dire che la sua affermazione fosse falsa].
Per questo mi avevi confuso: probabilmente volevi dire che qualunque cosa tu dica nessuno ti crede [neppure la figlia]... ma avevi sbagliato esempio!
»
BB - «Ma cosa!!!!! non hai capito allora!!! fammi riprovare: quando dici ad una donna ti stanno bene i capelli oggi, indirettamente le stai dicendo che gli altri giorni non le stanno cosi bene......quando tu dici questo è interessante, indirettamente stai dicendo che tutto il resto non lo è.....ovviamente voleva essere parzialmente ironico......non mi ero certamente offesa!!!!»

Mi rendo conto che BB è ancora in alto mare ed è lei a non aver capito me. Ovviamente tralascio il suo “non mi ero certamente offesa!!!!” anche se non ho idea del perché di questa precisazione: preferisco cercare di mantenerla concentrata sul problema originario invece di confonderla ampliando la discussione ad altri temi. Così:
KGB - «Che non avevo capito te l'avevo già scritto io!
Tu confondi la logica femminile con la logica matematica. Io adopero la logica matematica.
Se io ti dico: "Come ti stanno bene i capelli OGGI BB" non significa che le altre volte pensassi che ti stessero male.
Affermare A non significa che, a sua volta, una negazione di A sia a sua volta vera. [mi rendo conto di non essere neppure io troppo chiaro. È che col tempo mi sono reso conto che anche quando mi sforzo di essere più preciso non sempre vengo capito proporzionalmente meglio: e questo mi disincentiva a impegnarmi di più... Comunque successivamente approfondisco ulteriormente questo concetto]
»
BB - «La logica femminile mi sembra più realistica di quella matematica.....che ti piaccia o che non ti piaccia, quando dici questo è interessante, affermi automaticamente che quello che hai letto prima o non lo è, o lo è molto meno...allo stesso modo quando io dico alla Gertrude che sta bene con la coda, implicitamente vuol dire che mi piace di più con la coda che con i capelli sciolti....non che non mi piaccia, ma mi piace di più con la coda, quindi mi piace meno con i capelli sciolti...ti torna?»
KGB - «Che c'entra il realismo? Il fatto è che da un'affermazione non ci puoi ricavare arbitrariamente altri significati che, in ultima analisi, sono solo tue impressioni o ipotesi.
Se io lunedì ti dico: "che bella pettinatura hai oggi" tu ne deduci erroneamente che tutti gli altri giorni non l'avevi?
E se io il martedì ti dico: "anche oggi hai una bella pettinatura" allora cosa pensi? Che il giorno prima mentivo? Non ha senso: con questo modo di ragionare si ottengono infiniti paradossi (*1)...
Tu partendo da dei casi in cui affermare A corrisponde effettivamente ad affermare B arrivi a una regola logica generale che invece non ha senso.
In pratica applichi erroneamente un ragionamento induttivo con cui, da pochi casi che confermano la tua teoria, ne ricavi una regola generale che però non esiste!
»
BB - «Troppo complicato replicare.....comunque non si tratta di una "mia" logica, bensì della logica femminile.......se ne riparlerà a voce se mi va! »
KGB - «Continui a mancare il punto: quella che tu chiami "logica femminile" non è logica ma, tutt'al più, intuizione mascherata da logica.
Su questo ci dovrei scrivere un pezzo...
»

E così siamo arrivati a oggi: vediamo di rispiegare bene il mio punto di vista...
Secondo me l'errore nel ragionamento di BB è il seguente: partendo dall'affermazione iniziale ne ricava correttamente un significato; da questo significato, tramite ragionamenti vari e/o intuizioni, arriva a un secondo significato (nel grafico volutamente indicato con “interpretazione” per rimarcarne l'origine arbitraria). Talvolta, magari anche spesso, i ragionamenti/intuizioni e l'interpretazione a cui arriva possono anche essere corretti: trarre conclusioni dal significato originario dell'affermazione è infatti legittimo ma bisogna ricordarsi che si tratta solo di ipotesi, non di certezze!
Ciò che è veramente erroneo è considerare l'interpretazione come univocamente consequenziale all'affermazione originaria: questa cosiddetta “logica femminile” infatti non è logica ma solo arbitrio.
Il grafico seguente riassume quanto detto tramite un improprio triangolo semiotico:

Conclusione: ho ragione io, vero?

Nota (*1): di seguito l'esempio di infiniti paradossi portati dalla logica femminile adottata da BB che mi era balenato per la mente:
Settimana 1
Domenica KGB dice a BB “Che bei capelli oggi!”
BB pensa “Quindi oggi ho dei bei capelli ma nel passato era vero l'inverso e quindi i miei capelli erano uno schifo! Me tapina!”
Settimana 2
Domenica KGB dice a BB “Che bei capelli oggi!”
BB pensa “Quindi oggi ho dei bei capelli ma nel passato era vero l'inverso e quindi nei giorni precedenti della settimana 2 facevano schifo; la domenica della settimana 1 i miei capelli facevano ancora schifo però nei giorni precedenti della stessa settimana stavano bene... Cattivo!”
Settimana 3
Domenica KGB dice a BB “Che bei capelli oggi!”
BB pensa “Quindi oggi ho dei bei capelli ma nel passato era vero l'inverso e quindi nei giorni precedenti della settimana 3 facevano schifo; come pure la domenica della settimana 2 però nei giorni precedenti della stessa settimana stavano bene; come pure la domenica della settimana 1 quando però, nei giorni precedenti della stessa, evidentemente facevano schifo... Ma perché mi dice queste brutte cose? Io però non mi offendo...”
Eccetera...

È evidente che con questa logica, se KGB ogni domenica dice a BB che ha dei bei capelli, allora lei penserà che una settimana sì e una no i suoi capelli facevano schifo e, soprattutto, a ogni nuova settimana il giudizio si invertirà rispetto alla precedente: il che è ovviamente assurdo.