«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

domenica 22 aprile 2018

CoQ

Esiste un tipo di gioco che mi piace molto ma che mi riesce poco!
Si tratti dei giochi cosiddetti Roguelike, ovvero tipo Rogue: un vecchio gioco in cui prevalevano degli aspetti casuali come la generazione della mappa.

In questi giochi prima o poi mi distraggo e quando mi accorgo che sto rischiando di essere sconfitto è ormai troppo tardi per far qualcosa. Questi giochi poi sono progettati per impedire che il giocatore possa ricaricare una vecchia partita (ovviamente si può fare ma equivale a barare) e quindi, a causa dell'alta mortalità, c'è un grosso ricambio di personaggi.

Questa necessità di creare sempre nuovi giocatori è però per me una fonte di ansia: in genere uso nomi di amici e parenti e vederli andare al massacro non mi piace troppo.

Qualche settimana fa ho comprato un nuovo gioco di questo genere: Caves of Qud (molto bellino).

Stavolta per risolvere il problema della tensione causata dall'alta mortalità dei miei personaggi ho avuto una brillante idea: invece di usare nomi di amici e parenti, a cui sono troppo emotivamente legato, ho deciso di utilizzare nomi di politici!
È stato un successone: ora riesco a giocare a Caves of Qud molto più serenamente senza preoccuparmi né essere frustrato se un personaggio mi muore improvvisamente per sfortuna o distrazione...

Di seguito la lista dei miei personaggi con le seguenti informazioni: posizione in classifica, nome, livello raggiunto, punti, data del decesso, partito e, infine, causa della morte. Fra parentesi quadre [] i miei eventuali commenti...

1 Dimaio 15 33690 06/04/18 M5S madpole
[Il mio campione! Come al solito mi consideravo già invulnerabile poi ho incontrato questo “madpole” (che ho scoperto poi essere un mostro pericolosissimo) che mi ha strappato braccia e gambe prima di finirmi...]
2 Germin 11 18685 11/04/18 FI giant amoeba
[Le “giant amoeba” in genere sono un problema solo per i personaggi di basso livello: evidentemente in questo caso la Germin era già gravemente ferita e la “giant amoeba” le ha solo dato il colpo di grazia]
3 Nogarin 10 13926 17/04/18 M5S chaingun turret
[Qui mi ha fregato la grafica del gioco: in genere le torrette sono facile da eliminare: ti colpiscono un paio di volte da lontano ma quando gli si arriva accanto si mettono fuori uso immediatamente. La “chaingun turret” no...]
4 Boldrina 7 10236 23/03/18 Altro chute crab
[Me la ricordo questa partita: ero finito in un livello stranissimo: una specie di grande fabbrica piena di nastri trasportatori e simili... e piena di questi “chute chab”. Singolarmente debolissimi ma mortali se in gran numero. Avrei dovuto essere prudente e scappare ma, come mi accade sempre, ho fatto il passo più lungo della gamba]
5 Salax 7 10074 16/04/18 FI Mufburulu-wofohoofubmo, Firesnarler and member of the Ebony Meteorite Kith
[Nel gioco ci sono anche dei personaggi unici creati casualmente...]
6 Grillox 5 5406 18/04/18 M5S Two-headed boar
[Da Grillo mi sarei aspettato di più...]
7 Casinos 4 5299 21/03/18 PD Jilted lover
[Il “Jilted lover” è una pianta che cresce sui muri e che è in gradi di afferrarti e dissanguarti. È pericolosa solo per i personaggi di basso livello (1, 2 forse 3) perché per distrazione ci finisco per sbattere contro non riuscendo a liberarmi/ucciderlo in tempo. Casinos probabilmente era già gravemente ferito altrimenti non sarebbe morto per un “Jilted lover”]
8 Maron 6 4655 29/03/18 Lega Two-headed boar
[Ingannato dalla grafica: il “Two-headed boar” sembra innocuo ma invece è abbastanza forte...]
9 Lorenzin 7 4189 07/04/18 PD giant amoeba
[Sculo. Come spiegato le “giant amoeba” non sono molto pericolose...]
10 Castellix 5 2498 06/04/18 FI glowmoth
[Qui mi sono confuso col nome: Castellix stava per la Casellati!]
11 Meboschi 4 2421 20/03/18 PD Jilted lover
[Altra vittima della “Jilted lover”]
12 Mastella 4 1943 24/03/18 Bo... slugsnout
[Lo slugsnout è pericoloso: sembra innocuo ma ti colpisce da lontano e se non c'è la possibilità di ripararsi o di raggiungerlo rapidamente per ucciderlo nel corpo a corpo può essere mortale...]
13 Grassox 5 1925 22/03/18 Altro girshling
[Uno dei miei primi peronaggi: evidentemente non avevo ancora capito il pericolo rappresentato dai “girshling” che un personaggio del 5to livello non può affrontare a cuor leggero...]
14 Raggy 2 1457 16/04/18 M5S horned chameleon
[Altro mostro debole ma pericoloso per i personaggi di basso livello...]
15 Ficox 3 1449 24/03/18 M5S giant centipede
[idem]
16 Brunetta 3 1159 24/03/18 FI young ivory
[Sfortuna: i “young ivory” sono nascosti nel terreno e non si vedono fino a quando non ci si passa sopra e ti colpiscono. Per un personaggio del terzo livello, magari già ferito, possono essere mortali]
17 Salvin 4 851 04/06/18 Lega Jilted lover
[Solito “Jilted lover”...]
18 Gentilon 4 551 07/04/18 PD slugsnout
[Vedi Mastella]
19 Berluska 2 537 21/03/18 FI salthopper
[Il “salthopper” è una cavalletta gigante simile per pericolosità all'“horned chameleon” o al “giant centipede”. Anzi forse è più pericolosa perché è molto veloce ed è quindi più difficile scappare...]
20 Karfagna 3 350 20/04/18 FI slugsnout
[Vedi Gentilon e Mastella...]
21 Nardellah 3 167 17/04/18 PD Gro-mufofobuuf, the learned Snapjaw Bear-baiter
[Altro mostro casuale: sicuramente troppo forte per un personaggio del terzo livello. Sfortuna]
22 Franceskin 1 109 15/04/18 PD snapjaw hunter
[Lo “snapjaw hunter” è un mostro debole e comune: non ricordo ma suppongo che Franceskin sia stato circondato da una tribù di questi...]
23 Melon 1 15 28/03/18 Altro horned chameleon
[Come Raggy]
24 Appendin 2 -362 16/04/18 M5S Jilted lover
[E quattro...]
25 Napolitan 2 -683 24/03/18 PD horned chameleon
[E tre... credo...]
26 Dalema 1 -813 24/03/18 Altro Warden Ualraig
[Ah! Ah! Questo lo ricordo bene! Inizialmente nel villaggio dove inizia il gioco si fa il giro di tre case dove si ruba il contenuto di tre casse: Dalema si era dimenticato di chiudere la porta ed era stato visto dallo sceriffo del paese!]
27 Marenzi 2 -985 20/03/18 PD mimic
[Da Marenzi mi aspettavo di più: ma era uno dei primi personaggi e io ero ancora molto inesperto. In particolare Marenzi aveva il potere di aprire dei portali spazio-temporali: io pensavo fossero una via di fuga sicura ma invece sono dei condotti che teletrasportano in qualsiasi punto del mondo di gioco. Così ci sono saltato dentro e sono poi stato immediatamente ucciso con un unico colpo...]

Adesso il mio problema è quello di ricordarmi nuovi nomi di politici: non ne conosco molti e probabilmente dovrò iniziare a usarne anche di vecchi (tipo Bossi, Scalfaro, Pomicino, De Mita e simili...)...

Conclusione: ecco come perdo tempo!

sabato 21 aprile 2018

Fiorame 5

Male, sta andando male: stanno sbocciando molti nuovi fiori ma non riesco a identificarli...

Avvertenza per il lettore occasionale: non sono un botanico né un esperto di fiori e per questo le mie “identificazioni” sono altamente inaffidabili, occhio quindi!

Prima le (poche) note positive ovvero i fiori che ho, almeno molto approssimativamente, identificato.

Appena ho visto il fiore ho pensato fosse il “solito” geranio volgare ma poi mi sono accorto che le foglie erano molto diverse (v. Fiorame 4)...
Geranio Sbrandellato – Geranium dissectum – 85%

Le foglie caratteristiche mi danno un po' più di sicurezza sull'identificazione ma, come al solito, non ci metterei la mano sul fuoco...

In giardino ho trovato ciò che a prima vista mi era sembrato un altro muscari ignorato (v. il corto Fiorame 3) ma poi mi sono accorto che le foglie non erano cilindriche ma piatte come steli d'erba: mi sono ricordato che il mio manuale avvisava di specie simili con “foglie larghe 3-8 mm, generalmente erette”: in questo caso potrebbe trattarsi di Giacinto dell'uva (Muscari botryodis) o Cipollaccio (Muscari armeniacum).
Vedrò di controllare su Wikipedia

Ma... molto probabilmente la pianta è del genere muscari ma non ho idea di quale sia la specie esatta: non so se il mio esemplare stava già sfiorendo ma non mi pare assomigli né al Giacinto dell'uva né al Cipollaccio...

E ore le (numerose) note negative, ovvero fiori di cui non ho trovato traccia...

Sempre in giardino ho trovato la seguente erbetta dai fiorellini piccini, bianchi ma con striature blu, quattro petali asimmetrici. Anche di questa pianta non ne ho però trovata traccia sul mio manuale.

Mentre tagliavo l'erba con la falciatrice ho individuato questo bel fiore al quale, ovviamente, ho girato intorno. Pensavo fosse facile da identificare a causa della forma particolare dei petali ma invece non ne ho trovato traccia nel manuale: proverò il riconoscimento per immagini di Google ma dubito che arriverò lontano...

Invece nell'escursione odierna ho trovato un nuovo fiore giallo: la sua caratteristica sono le foglie spinose... Ma anche di questa pianta non ho trovato traccia sul mio manuale...

Il seguente è un trifoglio (con delle caratteristiche macchie più scure su ogni foglia) molto comune ma non l'ho trovato sul mio manuale (magari non è fra i trifogli?).

In Fiorame 4 mi ero illuso ipotizzando di aver identificato una Silene bianca: a distanza di pochi giorni adesso sono sbocciate decine di questi fiori e oggi, nonostante il sole e il caldo, erano tutti belli aperti (mentre la Silene bianca è notturna)...
Evidentemente si tratta di qualche altro fiore anche se non ho idea di cosa possa essere: in verità i petali bilobati mi ricordano quelli dei gerani, magari potrei vedere se ne esiste una varietà con i petali bianchi...

Foto bonus!

Lo so che non è un fiore ma questa specie di baccello piantato nel terreno mi ha incuriosito: anzi, più che a un baccello assomigliava a una vescica gonfia d'aria...
Chissà cos'è!

giovedì 19 aprile 2018

Ancora sull'imperativo categorico e le bugie...

Sono tornato a riflettere sull'imperativo categorico kantiano: la “cosa giusta” da fare va fatta indipendentemente dalle sue conseguenze; viceversa la “cosa sbagliata” non va fatta indipendentemente dalle conseguenze.

Già al tempo del corso di filosofia della morale e della giustizia ci tornai sopra più e più volte dato che, allora come oggi, trovavo l'argomento di fondamentale importanza.
La categoricità di Kant sulla questione si presta però a paradossi che non è facile dirimere: talvolta sembra che fare la scelta giusta sempre e comunque possa essere sbagliato!

L'esempio classico è quello che riportai in Sandel sbaglia:
«Un filosofo francese, Benjamin Constant, l'aveva [Kant] pubblicamente sfidato presentandogli il seguente semplice scenario: supponiamo che un nostro amico si presenti a casa nostra, inseguito da un assassino, e ci chieda di nasconderlo. Subito dopo arriva l'assassino che ci chiede se il nostro amico è da noi: in questo caso è moralmente lecito mentire all'assassino per salvare il nostro amico? Secondo Constant sì perché l'assassino non si merita la nostra onestà.
Kant rispose dicendo che agli imperativi categorici (le cose giuste da fare e, in questo caso, dire sempre la verità) non si possono trovare eccezioni perché altrimenti non sarebbero imperativi categorici: in altre parole, per Kant, nemmeno nello scenario in questione sarebbe moralmente corretto mentire. Non importa quale sia il pericolo corso dall'amico: la sua eventuale morte sarebbe solo una conseguenza e la moralità di un'azione va considerata di per sé e non per ciò che comporta.
O questa è almeno quanto ho capito della spiegazione dell'opinione di Kant fornita dal professor Sandel...
»

Anch'io ero rimasto colpito da questo esempio e trovavo difficile difendere la posizione di Kant anche se, a un livello intuitivo che non riuscivo a comprendere, la ritenevo corretta.
Avevo anche proposto una mia soluzione che però, già all'epoca, non mi convinceva completamente:
«Quindi la penso esattamente come Kant? Non proprio...
Anche Kant afferma che l'uomo vive contemporaneamente nel mondo sensibile (delle necessità) e nel mondo intellegibile (della ragione): proprio questa ambiguità di collocazione provoca lo scollamento fra quello che si fa e quello che si dovrebbe fare.
La mia sensazione è che lo scenario dell'assassino sia un caso limite in cui si debba agire sul piano puramente sensibile: l'irrazionalità stessa della volontà di uccidere dell'assassino ci dà una traccia in tal senso. In una simile contingenza il mentire non è né vuole esserlo un'azione morale ma è invece una azione puramente sensibile. Questo non significa che l'imperativo categorico di dire sempre la verità abbia almeno questa eccezione: l'imperativo categorico è infatti sempre valido ma solo nel mondo intellegibile!
Anzi, l'azione che nel mondo sensibile era “dire una bugia” equivale nel mondo intellegibile a “salvare una vita”: è la contingenza estrema che giustifica la trasformazione.
Eppure qui l'ho scritto e qui lo nego: piegare la morale a un'emergenza mi pare pericoloso e troppo facilmente abusabile. Come spiegato non sono ancora totalmente convinto del mio punto di vista.
»

Adesso, a quasi due anni esatti di distanza, le mie idee sulla questione si sono sedimentate: improvvisamente stamani ci ho ripensato e tutto mi è apparso chiaro.

A ogni azione seguono, dopo un certo periodo variabile di tempo, delle conseguenze. Contemporaneamente ogni decisione morale è basata sulle sue conseguenze: ciò che rende un'azione buona (o cattiva) in sé è che la variabile tempo che separa l'azione dalla sua conseguenza positiva (o negativa) è pari a zero.

Se il tempo non è nullo allora esso diviene proporzionale all'incertezza della conseguenza dell'azione. Nell'azione buona in sé il bene è immediato e certo: quando però la variabile tempo cresce ecco che la certezza del risultato viene meno e si entra nel regno delle possibilità.

Il tempo diviene una specie di crepa che si amplia sempre più fra l'azione e la sua conseguenza: in questa crepa possono inserirsi infiniti elementi esterni che possono cambiare, anche radicalmente, il risultato previsto dall'azione iniziale. Il caso, l'ignoto, cambiamenti di contesto, volontà esterne da sole o combinate insieme possono alterare l'esito previsto di un'azione.

La questione non è quindi tanto considerare una decisione morale di per sé ma quanto si ritenga accettabile l'incertezza della sua conseguenza.
I casi critici sono due: un male immediato certo contro un bene futuro maggiore ma incerto (tipo uccidere un Adolf Hitler ancora bambino); oppure un bene immediato certo contro un male futuro maggiore ma incerto (tipo salvare da morte certa un Adolf Hitler ancora bambino).

Alla fine la questione critica diviene quando è accettabile fare un'azione con conseguenze immediate negative in vista però di un incerto beneficio maggiore nel futuro. O, analogamente, quando sia accettabile fare qualcosa di giusto sul momento ma che potrebbe avere delle conseguenze future nefaste.

Comunque, con questa nuova comprensione dell'imperativo categorico, è possibile comprendere il paradosso dello scenario proposto da Benjamin Constant.
Mentire è sbagliato: le informazioni errate impediscono alla vittima il libero arbitrio, sono quindi una maniera per condizionare e controllare l'altro privandolo della sua libertà (eteronomia).
Oppure, da un altro punto di vista, mentire e quindi ingannare un'altra persona non potrà mai essere giusto visto che equivalerebbe a trattarla come un mezzo e non come un fine.
Ma allora è giusto far morire l'amico non dicendo una bugia?

Il paradosso di Constant si base nell'annullamento occulto del fattore tempo: viene proposto un caso solo apparentemente realistico in cui dalla scelta iniziale si fa dipendere inevitabilmente il risultato finale (alla bugia corrisponde la salvezza dell'amico; alla verità la sua morte) quando invece la situazione potrebbe evolvere ben diversamente. Ma in pratica la limitazione artificiale delle scelte e dei possibili esiti equivale ad annullare la variabile tempo e, di conseguenza, l'incertezza fra azione e conseguenza.
Nell'ipotesi del paradosso, la conseguenza (la morte dell'amico) collassa sull'azione (il dire la verità) a causa della scomparsa del fattore tempo: in questo caso sarebbe quindi sbagliato non mentire e causare la morte dell'amico (*1). Ma come spiegato si tratta di uno scenario irrealistico, invero privo di senso, a cui viene arbitrariamente tolta ogni incertezza fra azione e conseguenza.

Più in generale allora come ci dovremmo comportare di fronte a scelte in cui a un'azione negativa/sbagliata potrebbe corrispondere, dopo un certo periodo di tempo (e quindi di incertezza), un risultato positivo?

Sfortunatamente non c'è una risposta esatta a questa domanda. La matematica è solo una falsa soluzione a questo problema: assegnare a ogni risultato un certo valore e moltiplicarlo per la probabilità che si verifichi è possibile soltanto in casi altamente ipotetici e irrealistici. Nella realtà la morale non si può pesare e comunque i fattori in gioco, le possibili interferenze, i possibili risultati sono così tanti che quantificare tutto sarebbe impossibile o almeno altamente arbitrario. Al massimo si potrebbe arrivare a conclusioni che legano a una scelta un probabile/possibile risultato.

La mia sensazione intuitiva è che più il fattore tempo è grande e più si debba fare ciò che è giusto nell'immediato perché maggiori sono anche le probabilità che, grazie alla ragione, si possa in seguito intervenire per scongiurare l'esito nefasto che si teme. E comunque tale risultato negativo futuro è tanto più improbabile, a causa di influenze esterne, quando maggiore è il periodo di tempo che lo separa dal presente, al di là di ogni nostro possibile intervento.

Trovo che la comprensione di questo principio sia comunque molto utile: ad esempio diviene banale il dilemma analizzato in Votare o non votare?.
È infatti giustissimo astenersi quando nessun partito ci convince perché le possibili conseguenze, che si protraggono per molti anni, sono avvolte da una tale fascia di incertezza che ciò che moralmente conta per il singolo è solo eseguire quel che è giusto in quel momento. In altre parole se nessun partito ci convince allora è bene non votarne alcuno perché farlo equivarrebbe a mentire (*2).

Conclusione: l'importante non è trovare funghi ma divertirsi a cercarli!

Nota (*1): sbagliava quindi Kant a insistere che fosse comunque giusto dire la verità anche a costo della vita dell'amico: il paradosso dello scenario proposto infatti trasformava ciò che generalmente è giusto in sé in qualcosa di errato. Con la conseguenza collassata sull'azione il dilemma diveniva infatti scegliere fra il far vivere o morire l'amico: l'aspetto della verità/bugia era irrilevante. L'imperativo categorico era salvare la vita dell'amico.
Nota (*2): votare per un partito equivale infatti ad affermare di condividerne le idee e il programma e ciò è palesemente falso nell'ipotesi che nessun partito “ci convinca”.

martedì 17 aprile 2018

Donini & Goethe

Ho poi deciso di continuare a leggere Breve storia delle religioni di Ambrogio Donini, Grandi Tascabili Economici Newton, 1991 (ma la prima edizione è del 1959).

L'argomento infatti mi interessava e le mie perplessità erano solo sullo stile dell'autore: non tutti gli autori italiani scrivono infatti per farsi capire dal grande pubblico (v. anche La cultura dovrebbe unire non dividere), alcuni di essi sembrano farlo solo per i propri colleghi.

Questo modo di scrivere è stato per anni un mio grande cruccio: negli anni '90, all'epoca dell'università, odiavo i libri dei professori italiani che riuscivano a rendere tutto difficile e incomprensibile: mi sarebbe forse potuto venire il dubbio di essere io un po' tonto se non fosse stato che invece, i pochi libri di autori stranieri (anglosassoni) che ci assegnavano, erano invece chiarissimi: scritti per far capire e non per mostrare sterilmente il proprio nozionismo.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto nel seguente aforisma di Goethe: «Certi libri sembrano scritti non perché leggendoli si impari, ma perché si sappia che l'autore sapeva qualche cosa.»

Il senso dell'aforisma è lo stesso del mio pensiero ma ciò che realmente mi chiedo è altro: qual è stato il peso di questa presa di posizione di Goethe nella cultura tedesca?

Ora io non ne ho idea ma così, a sensazione, credo che Goethe abbia avuto un'influenza sulla cultura tedesca paragonabile a quella che Dante ha avuto su quella italiana: ovvero grandissima.
È facile ipotizzare che l'aforisma sullodato rappresenti solo una frazione, un piccolo concentrato, del pensiero di Goethe su quale dovesse essere lo stile in cui esporre le proprie idee. Ho la sensazione che dopo di lui gli autori tedeschi che scrivevano in maniera eccessivamente contorta e ricercata dovessero apparire ridicoli proprio perché sembrava che non conoscessero il pensiero di Goethe al riguardo!

Non dubito che in Inghilterra sia successo qualcosa di analogo: se ben ricordo dalle lezioni al liceo i romantici inglesi conoscevano bene Goethe. Non mi stupirei se qualcuno, tipo “un Byron”, avesse prodotto un aforisma analogo a quello del grande scrittore tedesco.

Insomma la precisa presa di posizione di una grandissima autorità culturale, unita probabilmente al fatto che il tedesco non fu scelto a tavolino come l'italiano (*1), ha portato a una tradizione dove la persona colta e istruita è tale perché riesce a esprimersi in maniera chiara e comprensibile anche da chi istruito e colto non lo è.

Tornando al Donini il suo stile è piano ma preciso e mi ha dato la sensazione di una persona molto intelligente. Ho anche appurato che egli era proprio un comunista (due legislature come senatore per il PCI) e aveva quindi una visione marxista della religione.
Qua e là emergono degli accenni anacronistici di velata (ma non troppo) ammirazione per l'URSS che non cessano di divertirmi: tipo "...là dove si stanno creando nuove condizioni per il passaggio a una fase superiore di civiltà." oppure “...in alcune grandi regioni del mondo si va costruendo una società senza classi...”
Trovo buffo il contrasto fra la percezione e la realtà dell'URSS di una persona, che come detto doveva essere molto intelligente, che sembra confondere l'ideologia con la sua realizzazione pratica.

Attualmente ho letto una quarantina di pagine ed è già emerso un concetto interessante. Secondo il Donini la religione nasce come riflesso della società. La struttura della religione replica infatti quella della società. In una società primitiva, dove le relazioni fra individui sono essenzialmente basate sui legami famigliari, anche la divinità è vista come un parente, magari un antenato comune all'intera tribù.
Quando invece nella società si differenziano le prime classi sociali ecco che anche la religione si complica e ne replica in parte la struttura: ad esempio immaginandosi la separazione fra corpo e anima. Oppure il Dio unico lo si ha solo dopo che nella società si è creata la figura del re.
Duplice la funzione della religione: i poveri vengono parificati, almeno spiritualmente, ai ricchi; i ricchi e potenti sono invece socialmente e moralmente giustificati (*3).
Insomma per il Donini la religione da una parte prende ispirazione dalla società per definire le proprie strutture e principi, dall'altra (mia sintesi) ha la funzione di stabilizzarla.

Io non mi sono mai posto il problema di come effettivamente nasca una religione ma l'idea che rifletta la struttura della società mi pare plausibile. Però personalmente resto però dell'idea di Harari: delle antiche società preistoriche si sa poco o nulla e tutte le teorie, come quella del Donini, sono in realtà solo delle ipotesi.

Chiudo con un'osservazione minore del Donini ma che io ho trovato particolarmente illuminante: in riferimento alle popolazioni primitive spiega che per queste non può esistere il concetto di miracolo perché «L'idea stessa di miracolo richiede la conoscenza di almeno alcune delle leggi della natura, sia pure interpretate in modo inadeguato...».
Da un punto di vista pratico non so se possa esistere una società talmente primitiva da non aver cercato di interpretare in qualche modo i fenomeni naturali; ma dal punto di vista logico l'affermazione del Donini non fa una piega: se non si conoscono le leggi di natura non è possibile stabilire cosa le trascenda (*4).

Conclusione: no, il Donini e Goethe hanno poco in comune e il titolo è forse fuorviante: mi è sembrato però interessante ripercorrere i processi mentali che mi hanno portato ad associarli insieme...

Nota (*1): la scelta di identificare il toscano con l'italiano ha fatto sì che già dagli albori (*2) della letteratura italiana le popolazioni di altre regioni fossero tagliati fuori dalla produzione letteraria degli autori “colti” che scrivevano in italiano/toscano. Viene da pensare che l'autore italiano che venisse compreso da tutti si sentisse in imbarazzo per non aver scritto in maniera abbastanza dotta!
Nota (*2): qui avrei voluto scrivere “incunaboli” ma mi sarei dato la zappa sui piedi!
Nota (*3): come al solito mi pare più precisa la mia visione di religione stabilizzatrice della società che, ovviamente, si può poi esplicitare nelle maniere diverse illustrate dal Donini.
Nota (*4): non so perché questa idea mi intrighi così tanto: probabilmente a livello inconscio ci colgo delle analogie con altri principi che però, al momento, mi sfuggono. Comunque se sono rose fioriranno!