«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

martedì 19 settembre 2017

Non mi mordo la lingua

Recentemente mi è capitato di scoprire che vari amici e parenti usano il cosiddetto “morso”, ovviamente chiamato in inglese bite per renderlo più accattivante.
Ormai sembra un accessorio comune e indispensabile: i ragazzi portano gli apparecchi e i loro genitori stressati il morso. Per chi non lo sapesse lo scopo del morso è impedire alle persone di digrignare i denti nel sonno in maniera che non si sciupino consumandoli.

Curiosamente, senza saperlo, risolsi questo stesso problema a modo mio ormai molti anni fa. In un anno imprecisato mi accorsi che un dente della mascella iniziava a sporgere leggermente in fuori (accavallandosi e sovrapponendosi a quello al fianco) col risultato di toccarmi fastidiosamente il retro degli incisivi.
La mia soluzione fu quella di addormentarmi interpornendo la punta della lingua sui denti inferiori, come se fosse una sorta di cuscinetto: in questa maniera, contemporaneamente, evito di serrare la mascella perché mi morderei la lingua. Addirittura mi accorgo adesso di tenere ormai anche di giorno, a riposo, la lingua sopra i denti frontali inferiori...

lunedì 18 settembre 2017

Pasticcio metropolitano

Da qualche giorno sono arrabbiato con il “mio” sindaco metropolitano. E qui apro subito una parentesi...

A mio avviso la figura del sindaco metropolitano è palesemente incostituzionale.
Secondo l'illuminata riforma nata, non poteva essere diversamente, sotto il governo Renzi, il sindaco metropolitano, che è una figura esecutiva con pieni poteri, non è eletto da tutti i cittadini dell'area metropolitana perché è solo e sempre il primo cittadino del capoluogo.
Nel mio caso ho come sindaco metropolitano un signore chiamato Nardella per il quale io non ho potuto votare abitando non a Firenze ma in un paese dei dintorni.
Chi ha letto la mia epitome sa che non credo molto nella democrazia attuale ma, in questo caso, non c'è neppure quella! Secondo quale principio democratico infatti ci si può ritrovare col proprio principale rappresentante che viene eletto in un'elezione a cui non tutti i rappresentati possono partecipare? (*1)
Sono sicuro che prima o poi la Corte Costituzionale (v. I giudici USA) si sveglierà dal proprio sonno letargico e farà sentire la propria voce: sfortunatamente sembra quasi che i vecchietti di tale corte non debbano, “per contratto”, prendere decisioni in tempi rapidi ma “valutare” per almeno qualche anno...

Chiusa la parentesi...
Come dicevo sono arrabbiato con Nardella per una sua recente disposizione, presa nella sua veste di sindaco di Firenze (*2), sulla prostituzione.
Da quello che ho capito leggendo le locandine dei giornali (di più non avevo lo stomaco di voler sapere) i clienti delle prostitute rischieranno non solo una mega multa ma anche l'arresto per qualche mese.
Siccome ho già scritto molto e il tempo stringe (v. Che succede?) vedrò di essere particolarmente sintetico. Salterò quindi qualche passaggio logico: i miei lettori dovrebbero avere la pazienza di immaginarseli autonomamente.

1. Se la prostituzione è di per sé legale (e lo è) allora per quale contorto principio si arriva ad arrestarne i clienti? Ovviamente per delle ragioni speciose e ipocrite: non so precisamente quali perché non ho voluto saperne di più.
2. Se le prostitute vengono sfruttate (e lo sono) allora perché non si fa una bella operazione di polizia e si arrestano gli sfruttatori? Davvero è così difficile fare qualche intercettazione ambientale fra prostitute e “protettori”? Viene da pensare che gli sfruttatori godano di particolari protezioni visto che manca totalmente la volontà di colpirli.
3. Ma a Firenze vigono le leggi dello stato italiano oppure le decide Nardella? Com'è possibile che per la stessa azione a Firenze si venga arrestati e nel resto d'Italia no? Non è una sorta di abuso di potere questo? Magari chiederò spiegazioni ai miei amici esperti di legge...

Ovviamente sono consapevole che si tratta di un'operazione politica di pura propaganda (*3) e che fra qualche mese (anche meno) tutto finirà nel dimenticatoio: resta però il fatto che l'intera decisione politica sia ipocrita. Non si colpiscono gli sfruttatori (che la Legge italiana punirebbe), non si proteggono le sfruttate (che la Legge italiana dovrebbe tutelare) ma si multano/arrestano i clienti (che la Legge italiana non sanziona): uno straordinario ribaltamento delle priorità, del giusto e della legge.

Conclusione: dico solo che, dovendo stare attento alla censura italiana, non ho potuto pienamente esprimere il mio pensiero su prostitute e politici, né sulle ipotetiche differenze fra le due carriere professionali né a chi vada la mia preferenza morale (indovinate!): avevo ancora molto fiele in corpo del quale non sono riuscito a liberarmi...

Nota (*1): qualcuno potrebbe provare a difendere questa riforma ipotizzando che i cittadini del capoluogo siano sostanzialmente di più di quelli del resto dell'area metropolitana. Ebbene, almeno nel caso di Firenze, non è proprio così: secondo Wikipedia Firenze ha 382.346 abitanti mentre la sua Area metropolitana ne ha 1.014.389: ovvero solo il 37,7% degli abitanti dell'area metropolitana hanno il diritto/dovere di sceglierne il principale rappresentante. È un po' come se solo gli abitanti del Lazio potessero votare alle elezioni “nazionali” per scegliere il governo...
Nota (*2): si, perché grazie alla solita meravigliosa riforma, ha un doppio incarico con, a mio avviso, pericolose sovrapposizioni di ruoli.
Nota (*3): sarei curioso di sapere quante multe e, soprattutto, quanti clienti sono stati arrestati in questi giorni...

domenica 17 settembre 2017

“Che succede?”

Qualche lettore fra i più attenti avrà forse notato che è da qualche giorno che non scrivo...

Il motivo è semplicemente complicato: sono a casa di mio padre a fare da infermiere. In realtà era una cosa programmata e mi sono infatti portato dietro il mio calcolatore, la mia tastiera (di quelle per scrivere!), la mia chitarra, il mio amplificatore, le mie cuffie, i miei appunti per l'epitome etc...

Il problema non è che mi manca il tempo per scrivere ma è che non lo ho quando servirebbe a me, quando cioè sarei in vena di impegnarmi in un'attività mentale abbastanza faticosa: questo perché dovrei adattarmi ai ritmi di mio padre, sfruttare ad esempio il suo pisolino dopo pranzo, o magari la sera dopo le 22:30. Idem per esercitarmi con la chitarra, andare avanti con l'epitome, etc... Tutte attività sostanzialmente ferme.
Mi si potrebbe rispondere che sono abituato male. Forse è vero ma non bisogna dimenticare che la mia usuale libertà dalle costrizioni ha avuto un suo prezzo: ho rinunciato a un buon lavoro, a una mia famiglia...

Nel complesso non sono molto tagliato per questo genere d'assistenza: mi sentirei molto più a mio agio a fornire consigli filosofici! Preferisco di gran lunga la teoria alla pratica...
Non per nulla mio padre mi ha definito scherzosamente un incrocio fra un'infermiera nazista e una suocera acida.
È che "voi italiani" non rispettate le regole: se il dottore prescrive di camminare 30/40 minuti al giorno allora si cammina per quel periodo di tempo; se bisogna bere un litro e mezzo d'acqua al giorno lo si beve. Invece mio padre vorrebbe limitarsi alle sue pilloline evitando ciò che richieda un suo impegno maggiore.
A dire il vero anch'io non sono molto ligio alle regole: ma se le infrango lo faccio per motivi morali non per pigrizia o sciatteria.

Ecco, ad esempio adesso sono stato interrotto. Ho perso il filo: avevo in mente una bella idea filosofica a cui volevo arrivare ma adesso mi è sfuggita e non ho voglia di inseguirla. In effetti è normale che le attività creative, come in fin dei conti è scrivere pezzi sul viario, richiedano i propri tempi e non si adeguino a quelli altrui...

Altra interruzione, molto più lunga della precedente, e siccome fra 5 minuti avrò un altro impegno è bene che interrompa adesso. Tanto lo scopo di far sapere che sono ancora vivo l'ho già raggiunto...

Conclusione: qualche giorno fa avevo voglia di scrivere un pezzo sulla prostituzione, poi avrei da scrivere di Netflix (l'altro motivo per cui sto scrivendo poco!) e tante altre idee varie nate e morte nei giorni scorsi...

martedì 12 settembre 2017

Ancora 2

In Ingiurie conclusi che ero curioso di conoscere il parere di un paio di miei amici esperti di legge riguardo le mie perplessità su quello che mi pareva un controsenso ovvero che, nel contesto di una lite, si distinguesse fra ingiuria e ingiuria.

Probabilmente avrei dovuto fornire loro il collegamento al pezzo che avevo scritto, in maniera che avessero ben chiari quali fossero i miei dubbi, ma preferii mandargli una breve epistola con un esempio diverso e meno “paradossale” di quello della donna condannata dal tribunale per aver risposto “negro qualcosa” a chi le aveva augurato la morte del figlio: da una parte non mi piace costringere nemmeno gli amici a leggere quello che scrivo (e gli avvocati non apprezzano la lettura del mio viario), da un'altra amo lasciarmi degli “assi nella manica” per, eventualmente, controribattere alle loro spiegazioni...

La prima cosa che mi ha stupito, anche se comunque me l'aspettavo e razionalmente lo capisco, è la loro totale mancanza di interesse per il dilemma morale/filosofico alla base di questa questione.
Per loro la legge è la legge e non gli interessa se essa sia basata su principi moralmente corretti: in altre parole non pare importargli se la legge si possa trasformare in ingiustizia (*1), ovvero nel contrario di ciò che idealmente dovrebbe tutelare.
Il loro lavoro è quello di lavorare con la legge senza preoccuparsi di altro: probabilmente un avvocato che si distraesse con questioni morali rischierebbe di non difendere al meglio il proprio cliente e, di come i giudici risolvano la propria dissonanza cognitiva fra legge e giustizia, ho già scritto (v. Il consulente e la ragioniera)...

Non avendo fattogli leggere il mio pezzo nessuno dei due risponde esattamente alla mia domanda: mi pare però di capire che secondo un parere, se entrambi si insultano allora è “pari e patta” (questa sarebbe la mia teoria filosofica che però non spiega i miei vaghi ricordi del caso citato in Ingiurie); l'altro parere non scende nel merito e si limita a constatare che se l'ingiuria sussiste allora termini come “negro qualcosa” sono (non completamente esatto, vedi poi) sicuramente un'aggravante razzista.

Ma poi c'è stato il colpo di scena!
A causa del dlgs 7/2016 l'ingiuria è stata depenalizzata trasformandosi quindi in un illecito civile: e non sembrerebbe che l'aggravante di razzismo riporti l'ingiuria in ambito penale perché la legge sull'aggravante parlava di “reato” e, come detto, l'ingiuria non è più reato (*2)...

In definitiva sembrerebbe che il mio caso paradossale sia stato sorpassato dalla “burocrazia legale”. L'aggravante di ingiuria a sfondo razzista almeno penalmente non esiste più: ma magari è comunque previsto qualcosa del genere nella normativa civile, non so...

Eppure questa indagine mi ha lasciato insoddisfatto: dal mio punto di vista è la morale e non la legge l'elemento precipuo della questione ma questa non è stata neppure sfiorata; per questo rimango della mia opinione che le parole, nel contesto di una lite, siano tutte uguali e che distinguere fra esse sia solo ipocrisia. Beh, colpa mia che non gli ho passato il collegamento al mio pezzo...

Conclusione: bel colpo di scena vero? Eppure la legge mi sorprende meno della pazienza dei miei amici per le mie domande!

Nota (*1): perché se la legge non si fonda su principi morali allora inevitabilmente li violerà...
Nota (*2): queste sottili distinzioni lessicali mi lasciano perplesso perché mi sembrano giocare con cosa sia giusto e cosa no. Ma dopotutto non mi dovrei stupire, la legge è essenzialmente un formalismo e, come tale, si basa sull'interpretazione rigida e formale delle sue parole: poco ha a che vedere con la giustizia....