«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

lunedì 22 maggio 2017

Un mio tesoro

L'altra settimana ne ho anche approfittato per andare a trovare un mio vecchio amico: l'ho trovato un po' stressato (so che mi legge quindi è probabile che lo prenda in giro!) ma ci siamo divertiti.
Siccome ha una grande conoscenza musicale, e gusti leggermente più raffinati dei miei, abbiamo passato molto tempo ad ascoltare brani su Youtube: ho così scoperto, fra le varie cose, che gli Amon Amarth non sono tedeschi (ero sicuro al 100%) ma svedesi!
Ci sono rimasto molto male...

Poi abbiamo parlato anche della situazione europea: nonostante egli sia l'unico ad aver letto la mia epitome non sono sicuro che ne sia stato minimamente influenzato...
Anche lui pensa che l'Europa attuale non vada bene così com'è ma ritiene un errore uscirne come ha fatto l'UK: anzi vedeva in tale scelta un egoismo nazionalistico che, secondo lui, non dovrebbe più trovare spazio in Europa. Io invece ritenevo (e ritengo) che la BREXIT sia stata una decisione giusta perché non vedo possibilità di cambiamento in questa Europa “delle banche” e, quindi, meglio salvare il salvabile e uscirne magari contribuendo a creare una nuova Europa quando questa sarà crollata sotto il peso della sua ingiustizia.
Sfortunatamente non un bravo oratore: 1. non sono abituato a farlo; 2. sono lento a pensare; 3. non cerco semplicemente di “avere la meglio” in una discussione ma piuttosto di spiegare le mie idee e di soppesare i pro e i contro di quelle altrui: considero quindi molto attentamente le opinioni degli altri ma questo toglie reattività alla mia dialettica...
Come detto il mio amico era anche piuttosto stressato e non mi sembrava di mente aperta e pronto ad ascoltare com'è di solito: anche questo mi ha tolto voglia di discutere per evitare di irritarlo più di quanto non fosse.
Però ho continuato a pensare all'argomento che più mi aveva intrigato: è meglio (più giusto e corretto) cercare di cambiare le cose rimanendo all'interno, come diceva lui, o eventualmente, magari quando i tempi saranno più maturi, dall'esterno come suggerivo io?
Istintivamente il mio approccio mi sembrava più corretto ma apprezzavo anche la “lealtà” e la fiducia nelle “istituzioni europee” nel voler cambiare le cose dall'interno come diceva lui (perché poi, argomentava, dall'esterno si hanno molte meno possibilità d'intervento che dall'interno).

Alla fine, con vari giorni di ritardo, mi è venuto in mente un esempio/metafora che ha spazzato via ogni mio dubbio. Supponiamo che la nostra casa prenda fuoco: cercheremo di spegnere le fiamme dall'interno, più efficiente, oppure dall'esterno, più sicuro?
Io, se mi rendessi conto che con il mio piccolo estintore ho poche possibilità di spegnere il fuoco, sicuramente cercherei di mettermi in salvo...
Analogamente l'Europa è l'edificio in fiamme: si può fare gli eroi e provare a cambiarla dall'interno, ma con la certezza di rimanere bruciati nel tentativo, oppure uscirne, vederla bruciare salvando però la pelle, ed eventualmente provare poi a ricostruirla migliore...

Altro argomento di discussione sono state poi le armi da fuoco. Mi ricordavo che lui era molto sensibile all'argomento e quindi l'ho introdotto con molta prudenza.
Egli è completamente contrario alla nuova proposta di legge che permetterebbe (il condizionale è d'obbligo visto che ci si capisce il giusto) di sparare a chi entra in casa di notte: secondo lui questo porterà a più vittime perché i ladri agiranno armati e pronti a sparare al minimo segno di pericolo mentre le vittime, mezze addormentate, non saranno in grado di reagire efficacemente.
Io, più prosaicamente, non mi esprimevo sulla legge (non conoscendone i dettagli) ma trovavo ridicola la distinzione fra “giorno” e “notte”.
Però ho voluto comunque segnalargli un'argomentazione a favore della diffusione delle armi fra la popolazione che avevo trovato molto interessante. Credo di averla letta in “The American democracy” di Tocqueville ma non ne sono sicuro: l'idea è che lo stato centrale ha la tendenza a divenire sempre più forte e questo, nel corso dei secoli, a scapito prima delle comunità locali e, più recentemente, delle famiglie. Il potere dello stato è forse meno arbitrario ma molto più pervasivo che nell'antichità, col risultato di ridurre il singolo cittadino alla quasi totale impotenza (*1).
Ora un singolo cittadino armato non è un problema per lo Stato: ma se a essere armata è un'intera comunità ecco che anche lo Stato non può permettersi di ignorare completamente il volere di tale gruppo di individui nelle proprie decisioni.
A questa idea il mio amico si è tappato le orecchie: “non si può partire dall'idea che le istituzioni vadano contro gli interessi dei cittadini” (ok, lui ha espresso questo concetto in maniera tale che mi sembrava più logico quando lo ha detto!). Qualcosa tipo che non si può costruire una società partendo dall'idea che le sue istituzioni possano non funzionare come dovrebbero...
Notando la sua agitazione ho subito lasciato perdere l'argomento eppure, come ho scritto nella mia epitome, la fallibilità delle istituzioni deriva direttamente dai limiti dell'uomo. È ingenuo pensare che, anche al di là degli errori di un singolo, le istituzioni siano di per sé perfette.
Al contrario Tocqueville apprezza della costituzione americana proprio la propensione a bilanciare i vari poteri fra loro in maniera tale che se uno di questi “impazzisse” gli altri avrebbero gli strumenti per contrastarlo. Un meccanismo di questo tipo è quello di dare un grande potere a un grande numero di persone ma con una limitata possibilità di applicarlo: per saperne di più rimando a I giudici USA...

Ovviamente le armi sono pericolose e, se queste sono massicciamente diffuse fra la popolazione, se ne abuserà spesso con conseguenti morti e feriti. Eppure credo che la democrazia americana, col suo grande rispetto per il singolo individuo, debba molto in questo senso anche alle armi.
La libertà individuale di armarsi vale le vittime che provoca? Secondo me sì perché è anche una garanzia democratica.

A sera il mio amico, verso le 22:30 quando stavo salutandolo per tornarmene a casa, se ne è uscito con uno stranissimo dilemma che però evidenzia benissimo una peculiarità del suo carattere: egli si appassiona ad argomenti estremamente particolari che studia poi in grande profondità. Qualche esempio a casaccio: la tecnologia dei FLAC (ha collaborato con l'autore), ciclo dei robot di Asimov, Championship Manager 2001-2002 (collabora con gli attuali gestori della banca dati), le oscillazioni annuali della torre di Pisa (ha una teoria che spiega perfettamente alcuni presunti “misteri” che sfuggono agli studiosi!), etc...
Ebbene adesso ha un nuovo interesse: la forma/struttura delle porte/reti nel calcio. Mi ha spiegato in pochi minuti, con la sua usuale precisione, tutta un'evoluzione di forme e strutture a cui non avevo mai fatto caso. Egli si lamentava che non ci fosse un'adeguata teoria che spiegasse una peculiare e inspiegabile stranezza: mentre prima esistevano molti tipi di porte/reti adesso ce n'è solo uno (con l'eccezione di quelle a “coda di rondine” ma perché sono “trasportabili”).
A me dispiaceva dirgli che l'argomento non mi sembrava poi così affascinante e così gli ho detto la prima teoria che mi è passata per la testa: io - «Forse la FIFA ha diramato una nuova direttiva per rendere omogenee tutte le porte/reti nei maggiori campionati di calcio...» e lui - «È possibile: ma non esiste alcuna documentazione al riguardo!!»
Ho avuto la sensazione che avrebbe gradito parlarne ancora a lungo ma sono scappato via...

Conclusione: l'ho scritto che egli è l'unico lettore a me noto della mia epitome, vero?

Nota (*1): teoria oltretutto completamente compatibile con le tendenze globali che ho descritto nella mia epitome. Il potere egemone che diviene sempre più potente togliendo forza a quelli più deboli, etc...

sabato 20 maggio 2017

Il riflesso dello zio

Lo scorso fine settimana, dopo mesi e mesi, mi sono deciso ad andare a trovare gli zii che abitano al mare. Avrei dovuto farlo da tempo ma, anche se non dico bau bau, sono un cane.
È che mio zio è malato di Alzheimer (o comunque qualcosa di simile) e, ormai da un paio di anni, la malattia è evidente: e io quando c'è una malattia grave di questo tipo (o, con altri parenti, vari tumori) mi nebulizzo.
Lo so che la mia visita farebbe comunque piacere, in questo caso specifico se non allo zio almeno alla zia, ma non sopporto la sensazione di impotenza che provo.
Non so, magari un po' è anche colpa dei mie genitori che non mi fecero vedere i nonni quando erano ammalati affinché mantenessi “un bel ricordo” di loro. Ma certo molto è colpa del mio carattere.
Insomma mi è più facile dare buoni suggerimenti di vita ai miei lettori che seguirli per me stesso. Sembra un concetto di De André, solo detto meno poeticamente...

Che poi quando sono lì, nonostante il dolore per la malattia delle persone care, mi trovo bene, sono felice di esserci e, magari, di riuscire a portare qualche sorriso. Però è la sensazione che ho prima quella che mi blocca...

Anche stavolta è andata così: ho passato diverse ore con lo zio, compresa un'escursione a piedi nei paraggi quando lui si era messo in testa di dover consegnare “qualcosa” a “qualcuno” per “qualche motivo”. È triste pensare che lo zio aveva due lauree (prese negli anni '50, quando queste non erano così comuni) e che adesso invece non riesce a fare un discorso coerente di cinque parole: anche nelle proprie allucinazioni si confondeva e ne mischiava insieme due o più. Come se fosse in un sogno e stesse cercando di ricordare qualcosa venendo però continuamente distratto e rapito da altri pensieri, parole e memorie di sogni passati.
Eppure ho goduto comunque della compagnia dello zio: svanita la sua cultura (anche se qualche citazione in latino o francese ogni tanto la “sparava” lo stesso) è rimasta la sua natura più profonda che è quella di una persona buona. E questa bontà comunque la si percepisce ancora anche se non saprei neppure dire come: forse non più dalle sue parole ma la si può scorgere nei suoi sguardi e nei suoi gesti.
Spero di non essere troppo melenso ma quello che scrivo è la verità o, comunque, sono le sensazioni che ho provato. Forse ha ragione Aristotele quando insiste sull'importanza delle buone abitudini che formano il carattere di una persona il quale, a differenze delle nozioni che si studiano sui libri, sopravvive anche a una cattiva vecchiaia: ecco, questa positività del suo carattere, è ancora percepibile.
Ad esempio nel suo delirio mi spiegava che doveva portare dei “documenti” a un ufficio, perché ormai aveva preso un appuntamento; si preoccupava poi di dire alla badante che, se passavano “loro” di dirgli che... Insomma gli elementi fondamentali che emergevano in questa specie di allucinazione erano il suo rispetto per le regole, il voler fare qualcosa perché deve essere fatta e il cercare di preoccuparsi per gli altri.
Ho la sensazione che altri malati, con personalità diverse dalla sua, possano avere deliri molto più cupi e basati su temi più gretti.

Non sono sicuro che mi abbia riconosciuto o che, comunque, ne fosse sempre consapevole: un paio di volte, pur senza dirmi niente, mi è parso che mi squadrasse come se cercasse di ricordare chi fossi e cosa facessi lì. Ma in generale era però evidente che doveva percepire che ero una persona che gli voleva bene e a cui lui voleva bene. L'ascoltavo con pazienza e lui sorrideva raccontandomi delle storie che, come tutte quelle più belle, raramente avevano un inizio e una fine...

Conclusione: dovete poi sapere che io odio essere chiamato in pubblico col mio nome però, le due o tre volte che l'ha fatto lo zio, mi sono sentito gonfiare d'orgoglio e di felicità!

Modificato 22/5/17: ho deciso di aggiungere una "vecchia" foto dello zio. Ho scelto la seguente perché mi pare appropriatamente malinconica...

Idea racconto delle 3:00

Stanotte mi sono improvvisamente svegliato alle 3:00 con un'idea per un breve racconto di fantascienza in mente. L'idea prende lo spunto iniziale da un romanzo che sto leggendo ma quello è solo il pretesto per mettere in moto il racconto poi trama, stile, personaggi sono completamente diversi.
Mi pare un racconto anche facile da scrivere quindi è molto probabile che lo faccia davvero: prevedo da uno a tre pezzi lunghi...

giovedì 18 maggio 2017

Paradosso Paradox

Più o meno due anni fa scoprii Steam (v. Giugno afoso anzi vaporoso) e i giochi per Linux.
Nella primavera del 2015 (non ho voglia di cercare i collegamenti) elaborai diverse teorie: ma essenzialmente giochi più facili e parecchi ricavi su DLC (ovvero contenuti scaricabili a pagamento).

All'epoca erano solo ipotesi, ma adesso ho un'idea più chiara?
La risposta è nì: la ragione è che solo una piccola frazione dei grandi produttori di videogiochi pubblica per Linux e, contemporaneamente, la gran parte dei miei acquisti sono prodotti di sviluppatori indipendenti (con i quali, a torto o a ragione, tendo a identificarmi nutrendo forte simpatia nei loro confronti) o comunque di piccole case di sviluppo. E ovviamente questi ultimi sono un discorso a parte e seguono le strategie di produzione/vendita più disparate.

L'unica grande casa di sviluppo (in realtà è medio-grande: ha circa 200 dipendenti) che conosco bene è la Paradox: una compagnia svedese che produce da molti anni giochi di strategia piuttosto sofisticati.
Proprio a giugno 2015 comprai il loro King Crusader II (menzionato più volte: v. CK2: scenario iniziale o Messo (strategicamente) male) mentre a maggio dello scorso anno (per il mio compleanno) mi comprai una novità Stellaris (v. Questione Stellaris), uno strategico di ambientazione fantascientifica. Inoltre seguo con molta attenzione altri due loro giochi: Europa Universalis IV e Heart of Iron IV. Con meno attenzione seguo anche altri loro prodotti come Pillars of Eternity e simili...

Insomma su Paradox penso di poter dare un parere piuttosto ponderato: ebbene mi mancano parecchi elementi (soprattutto economici: in particolare non so quanto rappresentino del suo fatturato i giochi che produce direttamente rispetto a quelli che pubblica e basta (*1)) ma voglio comunque sbilanciarmi: scommetto che nel giro di qualche anno questa compagnia fallirà! Da notare che proprio nell'ultimo trimestre la Paradox ha ottenuto profitti record...

Le ragioni della mia previsione (ammetto piuttosto azzardata) le ho maturate osservando l'andamento dei quattro giochi sopramenzionati.
KC2 e EU4 sono giochi ormai “vecchi” e hanno accumulato col tempo tonnellate di DLC.
Per KC2 ho la netta sensazione che le prime DLC avessero molto più contenuto rispetto al loro prezzo di quelle più recenti. “Conclave” un'espansione del febbraio 2016 fu pessima (e per diversi mesi mi costrinse a non giocare!) aggiungendo meccaniche non adatte al gioco oppure semplicemente tediose. Forse per questo la DLC successiva “The Reaper's Due” (agosto 2016) ebbe un costo più basso del solito (e, a mio avviso, è una delle migliori espansioni in assoluto) e corresse alcuni problemi introdotti da “Conclave” (non entro nel merito perché altrimenti dovrei spiegare delle meccaniche molto tecniche del gioco). L'ultima espansione “Monks and Mystics”, del marzo 2017, uscì in uno stato che sembrava totalmente non testato e tuttora, dopo un primo aggiornamento, presenta ancora moltissimi bachi e, cosa ancor più grave, alcune meccaniche sono totalmente fuori controllo.
Su EU4 non posso essere altrettanto preciso ma di certo il rapporto fra contenuti e prezzi delle ultime DLC è crollato: ovvero i prezzi sono aumentati ma le DLC hanno introdotto poche novità.
Passando ai giochi più recenti Stellaris è uscito quando ancora era chiaramente incompleto e la sua prima espansione “Leviathans” (10€) aggiunge pochissimi nuovi contenuti. Un po' meglio la successiva DLC “Utopia” (15€ ma questa non mi sono fidato a comprarla). Nel complesso il gioco appare ancora debole di contenuti, con meccaniche che non funzionano e una pessima AI.
Discorso totalmente analogo per HoI4: anzi, da quello che ho capito, ha gli stessi problemi di Stellaris ma ancor più gravi ed evidenti.

Il problema di fondo, che stranamente nessuno dei vari utenti arrabbiati/frustrati sembra aver notato, mi pare evidente: nel corso del 2016 la Paradox Interactive è divenuta una società per azioni.
E cosa vogliono ottenere le società per azioni: massimizzare il profitto nel breve termine.
Ecco quindi che la Paradox sta convertendo in denaro la fedeltà della sua base di utenti entusiasti: ovvero vende prodotti di qualità più bassa a prezzi più alti.
Per spremere il massimo dai propri clienti senza farli fuggire via occorre un grande equilibrio che però mi sembra manchi totalmente alla Paradox.
Non mi stupisce il recente record di profitti ma questo è stato fatto non con la bontà dei prodotti ma bruciando la fiducia dei propri clienti: le ripercussioni si vedranno io credo già da questo anno e, senza un'inversione di tendenza, diverranno sempre più significative nel 2018. Per questo ipotizzo un possibile fallimento (*1).

Proprio oggi ho scoperto poi una nuova polemica fra la Paradox e gli utenti di regioni diverse da USA ed EU. Secondo molti utenti di questi paesi (e la Paradox conferma) i prezzi dei suoi giochi hanno subito grossi aumenti (anche dell'ordine del 40%-50%) divenendo, sempre secondo gli utenti (la Paradox ovviamente non conferma!), troppo costosi.
Sarà interessante vedere il comportamento di questi consumatori: il corso di microeconomia mi ha insegnato che le variazioni di prezzo possono essere elastiche o rigide rispetto alla quantità di prodotto venduto: se la relazione è elastica a un forte aumento di prezzo corrisponde una diminuzione di prodotto venduto; se è rigida a un aumento di prezzo non corrisponde una significativa diminuzione di prodotto venduto. In genere c'è una relazione elastica prezzo/quantità per prodotti per i quali esistono numerose alternative: ad esempio se la carne di manzo aumenta di molto la gente compra più pollo e maiale. Al contrario la relazione prezzo/quantità dell'eroina (la droga) è rigida: anche se il prezzo aumenta molto la quantità di venduto diminuisce di poco...
Siccome per i videogiochi c'è moltissima scelta io credo che la loro relazione prezzo/quantità sia elastica: ovvero al grande aumento di prezzo dovrebbe corrispondere un crollo delle vendite. Magari sto sottostimando la “fedeltà” degli utenti Paradox? Può darsi: ma secondo me è la Paradox che la sta sovrastimando!

Interessante poi l'affermazione che ho letto su Wikipedia (Paradox Interactive): «Paradox is known for producing extensive DLC for their games. The amount of DLC for their games is extremely large, tending towards the dozens and in the end tending to cost many times the original game price. Many of the individual DLCs are either trivial (art packs, introduction of a few neutral units, adding a few story steps) or are major system fixes that are virtually required to make the game playable. Thus many gamers avoid Paradox games due to feeling that they abuse the DLC system, nikel-and-diming the player base.»
Mi pare in verità che l'autore di questo passaggio sia un po' di parte ma è comunque significativa la cattiva nomea che la Paradox si sta facendo...

Conclusione: vedremo...

Nota (*1): anche se, leggendo Wikipedia, ho scoperto che i giochi in questione sono prodotti da Paradox Development Studio, una sussidiaria della Paradox Interactive: magari in caso di difficoltà chiudono solo la Paradox Development Studio senza però fallire...