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giovedì 10 agosto 2017

La parabola di Hegsted

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è necessaria la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 1 e 15.

Come accennato in Varie varie e vari “wow”, dopo diverse settimane, sono tornato a leggere Goofynomics e vi ho trovato moltissimi articoli interessanti: evidentemente le vacanze hanno fatto bene al professor Bagnai...

In effetti gli articoli da commentare sarebbero diversi ma oggi non voglio essere dispersivo e mi concentrerò solo su uno: Lascienza (tratto da una storia vera) dello scorso 31 luglio.

Si tratta di un pezzo piuttosto lungo (forse anche troppo) e che quindi riassumo qui di seguito (anche se, ovviamente, ne consiglio la lettura diretta).
La prima parte dell'articolo ripercorre la carriera professionale di uno scienziato/medico nutrizionista, tale Mark Hegsted, che nel 1965 pubblicò un importante studio sulla relazione fra colesterolo (e quindi disturbi cardiaci) e la quantità di grassi nella dieta. Nel frattempo lo scienziato aveva fatto carriera e insegnava ad Harvard ottenendo anche importanti incarichi, come esperto di nutrizione, da parte del governo americano.
La sua ricerca sulla relazione fra colesterolo e dieta seguita non era però completa: non considerava infatti l'apporto di colesterolo provocato dallo zucchero: il problema è che Hegsted era anche legato all'industria dello zucchero americana (fatturato sui 10 miliardi di dollari) dalla quale ricevette importanti finanziamenti: approfittando della sua posizione, screditò sistematicamente vari studi che evidenziavano il collegamento fra zucchero e colesterolo; non solo, come consigliere per il governo USA suggerì che, per diminuire gli infarti, si incentivasse il consumo di zucchero a sfavore dei cibi grassi.
Ovviamente gli infarti negli USA aumentarono ma, nonostante ciò, echi della nuova “salutare” strategia alimentare americana si propagarono in tutto il mondo.

Inciso: interessante questa pubblicità italiana degli anni '80 (collegamento al video preso dall'articolo del professore):
Pubblicità zucchero (1985)

Ricordo che mio padre all'epoca la trovava sospetta e si chiedeva per conto di chi venisse trasmessa: io invece, ero un ragazzino, davo per scontato che fosse il risultato di studi medici...
Vedremo poi chi aveva più ragione!

Insomma il professor Hegsted contribuì in maniera determinante a far passare l'idea che lo zucchero non avesse controindicazioni per le malattie cardiache. In altre parola la “scienza” (quella che il Bagnai chiama “Lascienza”) era usata come un piccone per fare a pezzi tutte le teorie scientifiche che già dagli anni '60 cercarono di portare alla luce il collegamento fra zuccheri e colesterolo e che quindi avrebbero potuto, almeno potenzialmente, danneggiare l'industria dello zucchero.

Nella seconda parte del suo articolo il Bagnai ricava da questa storia diverse morali.
La prima è che talvolta la scienza (che lui in questo contesto chiama Lascienza) viene usata come un cavallo di Troia per far passare particolare idee a beneficio di specifici gruppi di interesse. Questo non succede solo in medicina ma in tutti i settori: ad esempio anche in economia le teorie a favore dell'euro hanno per decenni dominato l'opinione pubblica (perché erano le uniche che i media avevano interesse a far conoscere) e, solo recentemente inizia a venire data voce a chi ne evidenzia gli aspetti negativi.
Il Bagnai spiega poi che, almeno in campo medico, adesso, proprio a causa di questo “caso Hegsted”, le riviste prima di pubblicare un articolo chiedono sempre chi finanzia le ricerche per evitare possibili conflitti d'interesse. Ovviamente è facilissimo aggirare queste verifiche ma è importante che la scienza abbia preso consapevolezza del problema e che si stia quindi attivando per cercare di circoscriverlo.

Il Bagnai riprende poi la seguente frase di Rudolf Virchow del 1848, «La medicina è una scienza sociale: la politica non è niente altro che medicina su larga scala», e spiega che è possibile darne due interpretazioni.
La prima, più superficiale, è che la politica, con le sue scelte, incide sulla salute pubblica, quindi non sul singolo individuo ma su tutta la popolazione.
La seconda, più profonda, è che tutte le scienze sono scienze sociali perché hanno un impatto sulla società e sono da essa influenzate.

Questa la mia “sintesi” dell'articolo del professor Bagnai: ovviamente ho semplificato molto e saltato alcune riflessioni che mi sembravano (magari erroneamente) secondarie.
La ragione per cui questo articolo mi è così piaciuto è che vi ho ritrovato molti dei concetti che ho espresso nel “nuovo” (presente dalla versione 0.3.0) capitolo 15 della mia epitome.

Di seguito proverò a ripercorrere le conclusioni del Bagnai alla luce della mia teoria e terminologia.

Prima di tutto quella che il Bagnai chiama “Lascienza” è in realtà, secondo la mia terminologia, un protomito e, più precisamente, poiché ha al suo interno delle funzioni volutamente fuorvianti, un mito. L'uomo ha dei pesanti limiti ([E] 1) e non può comprendere/vedere la realtà se non tramite delle semplificazioni della stessa: i protomiti. La scienza non fa eccezione: solo gli scienziati possono comprendere pienamente le teorie della propria disciplina mentre tutti gli altri uomini devono accontentarsi di approssimazioni più o meno complesse (protomiti e distorsioni).
Nella mia epitome ([E] 15.1) spiego come la scienza sia un potere aperto e subordinato senza però un potere delegato che la rappresenti: questo fa sì che da una parte la scienza sia ancor più subordinata ai parapoteri ma che, contemporaneamente, sia anche più difficilmente controllabile. Un esempio di questa situazione apparentemente paradossale ci viene data proprio dalla storia del professor Mark Hegsted: la lobbi dello zucchero (un parapotere economico) era riuscita a portare dalla sua parte un singolo scienziato che, grazie alla propria posizione, era stato in grado, almeno temporaneamente (*1), di nascondere la verità scientifica; però, a causa della sua natura aperta, la scienza nel suo complesso, ha reagito: la malafede di Hegsted è stata scoperta e attualmente si cerca di evitare che episodi analoghi possano ripetersi.
In altre parole il controllo dei parapoteri sulla scienza non è assoluto e, anzi, relativamente incerto.

Il professore spiega poi come “Lascienza” (un protomito, anzi un mito perché ha funzioni volutamente fuorvianti) sia un formidabile mezzo per manipolare l'opinione pubblica: molte teorie valide (protomiti utili) vengono zittite con estrema efficienza usando Lascienza (mito) come se fosse un ermetico bavaglio. Il motivo lo spiego nel capitolo 15.2 dove illustro come la scienza abbia preso il posto della religione nel dare risposte alle paure quotidiane: inoltre il potere persuasivo della scienza è ancor più accentuato perché, fin dall'infanzia, ([E] 1.3 e nota 369) i bambini sono abituati a prendere per buone tutte le risposte che essa ci dà; in genere questo atteggiamento mentale è utile ma in qualche caso, quando la scienza viene trasformata in mito, può essere un problema perché riduce il senso critico di chi è esposto a protomiti fuorvianti basati su di essa: siamo infatti tutti portati a pensare che “se gli scienziati (nel loro campo di studio) dicono che è XXX allora è davvero così” e non si considera che magari altri scienziati potrebbero pensarla diversamente o che magari ci possano essere degli interessi in gioco (nel mondo moderno quasi sempre economici) a far passare una certa teoria invece che un'altra.

Riguardo la frase di Rudolf Virchow («La medicina è una scienza sociale: la politica non è niente altro che medicina su larga scala») sono d'accordo su entrambe le possibili interpretazioni fornite dal professore e in particolare sulla seconda: dal mio punto di vista la scienza divulgata, che è quella con cui viene in contatto la maggior parte delle persone, altro non è che un insieme di protomiti (ovvero delle sue semplificazioni). E io considero l'intera realtà, almeno dalla limitata prospettiva umana, composta esclusivamente da protomiti: mi pare quindi ovvio che ci sia una reciproca influenza fra scienza e società, anzi in 15.1 considero la scienza, vista come l'insieme astratto e variegato degli scienziati/laureati/diplomati, come uno speciale gruppo sociale...

Infine voglio porre l'attenzione su alcuni pezzi che ho scritto in passato e che hanno argomenti che ricordano molto quelli del professore: Sigarette e vaccini (del 2014) e Il vero pericolo dei vaccini (del 2015). In entrambi questi pezzi la mia argomentazione è che le aziende farmaceutiche non sono istituti filantropici e che è quindi plausibile avere il dubbio che queste, pur consce di eventuali rischi per la salute, possano comunque preferire commerciare prodotti potenzialmente pericolosi per un piccolo numero di bambini, solo perché per loro è economicamente vantaggioso fare così...
Le analogie con l'articolo del professor Bagnai mi sembrano evidenti: la scienza, in questo caso nella forma del protomito “I vaccini fanno solo bene”, viene usata come una mazza per stroncare i sospetti legittimi (che non equivalgono a certezze) e le teorie (*2) contrarie per fini sostanzialmente economici.

Conclusione: nei suoi articoli successivi il Bagnai è tornato su questo tema approfondendone alcuni aspetti. Forse anch'io farò lo stesso!
Ah... ci sarebbe poi anche stata una questione "epistemologica" in cui NON concordo col professore: magari ci scriverò un pezzo a parte...

Nota (*1): beh, per un paio di decenni, che però da un punto di vista storico non sono molti...
Nota (*2): teorie che magari non sono attendibili ma che però non vengono smentite scientificamente ma solo con la potenza di fuoco dei media (cosa, a mio avviso, molto sospetta).

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