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venerdì 5 maggio 2017

La mia cresima

Oggi voglio raccontare un mio vecchio aneddoto che mi pare piuttosto divertente: in verità ero sicuro di averlo già scritto ma non mi è riuscito ritrovarlo...

Dato l'argomento dell'aneddoto, la mia cresima, è necessaria una premessa sul sentimento religioso nella mia famiglia.
I miei nonni materni erano molto religiosi e anche le loro tre figlie (mia mamma compresa) avevano ricevuto un'educazione tutta casa e chiesa.
I miei nonni paterni, da quel che mi ricordo io, sono invece passati da una chiesa solo per il loro funerale e, suppongo, per i matrimoni dei figli... beh, forse anche per la mia prima comunione ma non ne sono del tutto sicuro... I loro figli (mio padre compreso) erano come loro...
Evidentemente anche la religiosità di mia madre era abbastanza superficiale perché una volta sposata smise molto presto di essere praticante: per lo meno da quando ho ricordi affidabili, diciamo dai miei 6 anni in su...
E io?
Da piccolino, sia l'asilo che le elementari, le feci dalle suore che non mancarono di indottrinarmi: all'epoca, come tutti i bambini, prendevo tutto quanto mi veniva insegnato dai "grandi" per buono... poi, più o meno all'epoca delle medie, iniziai a pormi delle domande e ben presto seguii volentieri l'esempio dei miei genitori.
Risultato: feci catechismo abbastanza seriamente per prepararmi alla prima comunione ma poi lasciai sostanzialmente perdere la religione...

E qui comincia l'aneddoto vero e proprio. Probabilmente avevo già iniziato il liceo e mia madre iniziò a preoccuparsi del mio futuro: come avrei fatto a sposarmi in chiesa se non avevo fatto la cresima? E come fare a farmi fare la cresima visto che erano anni che avevo abbandonato la mia parrocchia?
In aiuto di mia mamma accorse mia zia, la sorella maggiore, che viveva al mare e che era rimasta molto praticante e in stretto rapporto con la chiesa del posto aiutando e collaborando col suo parroco.
In pratica non so cosa gli raccontò ma alla fine si accordò per farmi fare un po' di catechismo, era l'inizio della primavera quindi si trattò di un paio di mesi, e poi avrei potuto fare la cresima insieme ai ragazzi del luogo.
Iniziò così per me un calvario in cui, invece di potermene stare il fine settimana a casa (come sarebbe piaciuto a me), venivo trasportato per una novantina di chilometri di autostrada fino al mare, al paese dove viveva mia zia (come piaceva a mia mamma) e dove, oltre alla lezione di catechismo mi toccava sorbirmi la lunghissima e noiosissima messa domenicale.
Alla prima lezione mi ritrovai con dei ragazzi che dovevano avere pochi anni meno di me ma che, data l'età, mi sembravano dei bimbetti: ed ecco che il prete mi presentò agli altri dicendogli che erano “anni” che mi preparavo per la cresima (intuii in un attimo le frottole che doveva avergli raccontato mia zia!) e mi lodò per la mia perseveranza e applicazione. Poi provò a farmi una domanda per dimostrare agli altri bambini la mia preparazione “teologica”: beh, fu la prima e l'ultima... da allora preferì non verificare ulteriormente la mia preparazione...
Ovviamente dopo l'entusiasmo iniziale anche a mia mamma iniziò a far fatica portarmi ogni settimana al mare visto anche che mio padre si era immediatamente defilato. Così, delle mie dieci settimane di catechismo, probabilmente ne saltai pure un buon terzo. Oltretutto non andai neppure all'ultima lezione, quella con i dettagli “tecnici” sulla cresima: cosa fare, cosa dire, come comportarsi, etc...
In pratica il giorno della cresima arrivai in chiesa dieci minuti prima dell'inizio della messa e ancora non sapevo niente di cosa dovevo fare: anzi mi dovevo pure confessare.
Mio zio, che era anche il mio orgoglioso padrino, mi trovò un vecchio frate: quando gli dissi che mi dovevo confessare per fare la cresima egli si scandalizzò molto per la mia impreparazione: non mi è chiaro cosa avrei dovuto fare nella settimana antecedente alla cresima, intuii allusioni a riti di purificazione ma non capii bene a cosa si riferisse. Alla fine neppure mi confessò e anzi mi disse che secondo lui avrei dovuto rinunciare!
Ora, se avessi preso tutta questa storia della cresima seriamente, probabilmente gli avrei anche dato retta ma in verità già allora la consideravo una specie di noioso adempimento burocratico/religioso i cui uggiosi dettagli non mi interessavano e né da essi mi sentivo vincolato.
Così, lasciato perdere il frate e la confessione, mi rivolsi a un bimbetto del catechismo: la faccenda non sembrava teologicamente molto complicata: il vescovo sarebbe passato davanti a ognuno di noi, ci avrebbe fatto il segno della croce sulla fronte mormorando qualcosa del tipo “Lo Spirito Santo scenda su di te” e a cui io avrei dovuto rispondere con “e con il tuo Spirito” o formule simili (*1).
Ricordo quindi che ero piuttosto nervosetto: un po' perché mi sentivo in colpa per le mie varie inadempienze religiose, e poi perché mi fidavo il giusto (cioè poco) di quanto mi aveva detto il ragazzino...
Della messa in sé non ricordo niente ma ancora riesco a rivedere il vescovo che si avvicinava sorridendo beato, segnando i ragazzini sulla fronte e annuendo serafico: io iniziai a ripetere dentro di me in continuazione la frase con cui dovevo rispondere “ e con il tuo Spirito! e con il tuo Spirito! e con il tuo Spirito! e con il tuo Spirito! ...
Poi il vescovo arrivò di fronte a me, mi fece il segno della croce sulla fronte, disse la formula “ Lo Spirito Santo scenda su di te” e io gli risposi “Sempre sia lodato!”. Lui sorrise e proseguì il giro:
temo però che lo Spirito Santo, invece di scendere su di me, sia rimbalzato sulla mia testa dura!

Conclusione: fatta la cresima lasciai stare la chiesa per un'altra ventina d'anni fino a quando... ma quella è un'altra storia!

Nota (*1): a distanza di oltre trent'anni anche la mia memoria, di solito abbastanza buona, fatica con i dettagli...

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