«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

domenica 23 luglio 2017

Rimworld: un gioco geniale

Per la Pasqua di questo anno mi ero regalato il gioco Rimworld (v. Rimworld su Steam) che mi era piaciuto ma senza entusiasmarmi.

Il gioco è ancora in fase di sviluppo “Alpha” anche se in realtà questa dicitura è semplicemente un'altra delle notevoli intuizioni del suo sviluppatore (*1) (ma su questo ritorneremo in seguito) visto che il gioco è estremamente stabile.
Attualmente si tratta di un sandbox, ovvero di un gioco dove il giocatore è libero di sviluppare senza particolari preclusioni la propria base/città/fabbrica/prigione (dipende dal tipo di gioco!), con un vago obiettivo finale: costruire un'astronave per rispedire fra le stelle i naufraghi spaziali con cui si inizia il gioco. Ma anche in questo caso ci sono delle eccezionali intuizioni dello sviluppatore sulle quali torneremo poi.

Il gioco è fortemente ispirato a un classico: Dwarf Fortress, un titolo scaricabile gratuitamente, da anni in costante sviluppo, di una profondità incredibile (ma non posso divagare spiegandone il perché) che ha la particolarità di porre sotto il controllo del giocatore un gruppo di nani. È un sandbox in cui il giocatore quindi, per costruire ciò che ha in mente, deve dare i giusti ordini ai suoi nani (e tenere conto delle loro esigenze).
Analogamente in Rimworld si controlla un gruppo di personaggi virtuali e si deve tenere conto delle loro idiosincrasie e delle loro abilità.
Dwarf Fortress è molto più complesso di Rimworld (ad esempio ha più livelli, e le fortezze costruite dal giocatore si espandono anche in alto e in basso) ma ha però enormi limitazioni grafiche e di interfaccia: imparare a giocarci può essere veramente lungo e frustrante, date un'occhiata ai numerosi video di minicorsi su Youtube per rendervene conto...
Rimworld ha invece una grafica semplice ma carina ed efficace e l'interfaccia, sebbene non banale, è decisamente più facile da imparare di quella di Dwarf Fortress.

Ma veniamo all'intuizione geniale dello sviluppatore: il supporto totale dato alla possibilità di permettere modifiche al gioco da parte di entusiasti fruibili poi da tutti i giocatori. Con “supporto totale” intendo che queste modifiche (detti “MOD”) sono facili da realizzare, si combinano insieme senza darsi fastidio, e riescono a controllare tutti gli aspetti rilevanti del gioco e anche ad arricchirlo con nuovi elementi. Questa flessibilità totale non può essere aggiunta in seguito ma deve essere stata prevista fin dal primo sviluppo ed è qui che è stata l'intuizione (e il coraggio) dello sviluppatore: puntare tutto sullo sviluppo di MOD degli appassionati. È una scelta coraggiosa perché permettere la grande flessibilità richiesta ha un grande impatto sullo sviluppo rendendolo più lento, complesso e quindi più lungo e costoso.
Ma l'azzardo dello sviluppatore è stato abbondantemente ripagato: attualmente esistono migliaia di MOD per Rimworld, alcuni veramente belli e complessi, altri che si limitano invece a piccoli ritocchi, ma che riescono a convivere tutti felicemente insieme.
Il risultato è che il giocatore può personalizzare la propria esperienze di gioco rendendola perfetta per i propri gusti.
Lo sviluppatore può quindi concentrarsi a progettare l'intelaiatura del gioco inserendo in esso solo un minimo di elementi che danno un'idea di ciò che è possibile fare ma che rappresentano solo una piccola parte di ciò che è realizzabile: saranno poi gli entusiasti a sfruttarne a pieno l'intero spettro di potenzialità. In altre parole lo sviluppatore di Rimworld in questa maniera ha un migliaio di programmatori, a costo zero, che sviluppano contenuti, anche di grande qualità, per il suo gioco.

Come mio solito, una volta acquistato il gioco, lo avevo provato esclusivamente nella sua forma base che, come detto, è scheletrica, ovvero è costituita da un minimo essenziale, certo piacevole, ma che è solo l'ombra del divertimento che Rimworld può fornire.
Recentemente, diciamo da un mesetto circa, ho infatti scoperto i MOD di questo gioco e attualmente ne uso quasi un centinaio contemporaneamente senza aver avuto un singolo problema: questo a dimostrazione dell'altissima qualità dell'intelaiatura fornita dallo sviluppatore.
Piano piano, aggiungendo nuovi MOD e togliendo quelli che mi hanno deluso, sto costruendo un gioco adatto ai miei gusti: leggermente più difficile della versione base ma soprattutto molto più complesso. Ovviamente sarebbe stato possibile cambiare il gioco in molti altri modi: il bello è proprio questo, ogni giocatore può scegliere i MOD più adatti al proprio gusto ottenendo risultati diversi...

Ma lo sviluppatore ha avuto anche altre intuizioni: ad esempio l'idea di considerare il gioco in stadio “alpha” di produzione, quando invece è già solidissimo, è una scelta che sottintende l'intenzione di continuarne lo sviluppo senza darsi limiti e obiettivi ben precisi fornendo un'intelaiatura sempre più ricca di possibilità. Ci penseranno gli appassionati ad aggiungere continuamente nuovi contenuti che sfruttano tutte le potenzialità del gioco.
Un'altra ottima idea è quella di rendere anche l'obiettivo (e la partenza) del gioco configurabili a piacimento dagli entusiasti: ho scritto che lo scopo del gioco è rimandare nello spazio i propri “naufraghi” ma in effetti, già nel gioco base, esistono tre scenari diversi: 1. partenza con tre naufraghi da rimandare nello spazio, tecnologia media; 2. un solo naufrago con alta tecnologia; 3. una tribù primitiva di cinque membri. A questi scenari se ne aggiungono centinaia progettati dagli appassionati...

In definitiva Rimworld è un gioco creato da uno sviluppatore brillante la cui idea base, affidare lo sviluppo dei contenuti agli appassionati, verrà sicuramente imitata (*2).
Il problema, ovvero ciò che mi domando, è come lo sviluppatore sia riuscito ad attirare quel gruppo di appassionati/programmatori che hanno iniziato ad attivare questo circolo virtuoso di nuovi contenuti che attirano nuovi giocatori e, a loro volta, nuovi appassionati/programmatori.

Conclusione: un gioco veramente notevole nel suo genere e uno sviluppatore geniale.

Nota (*1): con “sviluppatore” intendo per semplicità l'intera casa di sviluppo “Ludeon Studios”, formata da un piccolo gruppo di persone (6), guidate dal fondatore Tynan Sylvester.
Nota (*2): suppongo che il prossimo passo (non di Ludeon Studios, ormai non ne ha bisogno, ma di altri sviluppatori magari di media grandezza) sarà quello di premiare e attrarre gli appassionati/programmatori migliori finanziandoli in qualche maniera.

giovedì 20 luglio 2017

Ancora su tribunali e gatti

Qualche giorno fa, nel corto Tribunale e gatti, mi chiedevo se la sentenza americana riportata nel seguente articolo fosse giusta:
Usa: uccise 21 gatti, condannato a 16 anni di prigione da LaStampa.it

Oggi, in Italia, leggo Costa Concordia, “Schettino diede allarme in ritardo e scese prima dei passeggeri”. Ecco le motivazioni della Cassazione da IlFattoquotidiano.it

Curiosamente i 32 morti, i 193 feriti e gli ingenti danni patrimoniali e ambientali attribuiti dalla Cassazione alla coscienza di Schettino, equivalgono a 16 anni di carcere: gli stessi anni che si prendono negli USA a uccidere 21 gatti...

Allarme peso - 22/7/2017
La mia dieta è in crisi! Temo di aver ripreso un chilo negli ultimi dieci giorni...
Oggi proverò un digiuno riequilibratore.

Lumaca chitarrista - 22/7/2017
Ieri, dopo due settimane esatte, ho ripreso in mano la chitarra. Queste lunghe pause di studio non mi fanno peggiorare tantissimo ma hanno il problema che, prima di ricominciare a vedere dei miglioramenti, devo riesercitarmi per una settimana. Questo mi toglie entusiasmo e mi spinge a lasciar perdere...
Questo anno ancora non sono mai stato a lezione dal maestro: mi piace andarci quando ho finito i compiti che mi ha assegnato ma esercitandomi così poco non li finisco mai...

Laguna Blu - 23/7/2017
Ho rivisto la pellicola Laguna Blu (1980) essenzialmente per verificare se Brooke Shields era bella come ricordavo (*1). Sono rimasto deluso: il film in se stesso è estremamente modesto e vive solo dei fotogrammi in cui si intravedono le grazie della giovane Shields. Il regista ha avuto infatti un'unica grande intuizione: metterla a sguazzare nuda, in controluce, in un bellissimo fondale marino. Per il resto la trama è lineare, prevedibile e noiosa. Ho la sensazione che il finale sia l'opposto di quello del libro da cui è tratta la sceneggiatura perché così com'è non ha senso...

Ma veniamo al principale oggetto della mia attenzione: Brooke Shields. Fisicamente mi è sembrata troppo magra e poco tonica (*2). Naso insignificante, bocca modesta (ma denti bianchissimi e all'epoca non era comune). Gli occhi sono molto belli ma io non sono più abituato alle sopracciglia ruspanti: nel complesso lo sguardo è però il suo punto di forza. E che cesto di capelli in testa! In definitiva mi è parsa ovviamente una bella ragazza ma non lo splendore che ricordavo...

Nota (*1): avevo visto la pellicola, immagino, intorno al 1982/3 al suo passaggio in tivvù e curiosamente (a parte le capriole in acqua della Shields!) mi ricordavo della scena in cui lei pesta un pesce velenoso e si sente male. Immaginavo che fosse un episodio molto drammatico per avermi così impressionato tanto da ricordarlo a distanza di molti anni, invece è insulso come il resto del film.
Nota (*2): e la mancanza di inquadrature di spalle suggerisce che il suo sedere non fosse un granché...

martedì 18 luglio 2017

Teosofia e un piccolo mistero

Attenzione! Come indicato dal marcatore “Peso” questo è un pezzo noioso: chi lo legge lo fa a proprio rischio e pericolo di annoiarsi!

Qualche giorno fa, dopo aver completato la lettura della Cavaliera della morte, avevo bisogno di un nuovo libro per il bagno. Data la loro funzione di intrattenimento breve ed estemporaneo mi piace scegliere libri piccini e, preferibilmente, con capitoli corti (o almeno impaginati in maniera tale che sia facile identificare specifici paragrafi ogni pagina o due).

Di solito “pesco” questi libri da una sezione della libreria popolata da una serie della “Libreria universale Rizzoli” degli anni '60 ma ormai mi sono accorto di averli già letti tutti tranne un paio che proprio non mi attraggano.
Le mie librerie (v. Libri di casa) sono stracolme e così i libri finiscono per essere parcheggiati in doppia e terza fila: sbirciando dietro i volumetti della “Libreria universale Rizzoli” (tutti libri appartenuti a mio zio), mi è parso di vederne un altro della stesse serie a causa del colore e consistenza della copertina.

Quando l'ho estratto ed esaminato per bene sono rimasto piuttosto deluso: si trattava di Nove conferenze pubblicate nelle annate 1946 e 1947 di Rudolf Steiner, Editrice Antroposofica, 1995, trad. Rinaldo Küfferle.
Però la mia urgenza si stava facendo impellente e così mi sono accontentato di portarmi in bagno questo volumetto:

Mi son detto “Leggo la prima conferenza e poi decido se è il caso di lasciar perdere e leggerne altre...”. Oltretutto l'introduzione spiegava che le nove conferenze incluse erano quelle che, negli anni, non erano state ripubblicate in altre volumi: dal mio punto di vista ciò significava che non erano certo le più importanti e/o interessanti...

Ho così iniziato a leggere la prima conferenza: “I due volti della Germania” - Dornach, 12 aprile 1919.
Ovviamente non avevo idea di ciò che stavo leggendo però, dopo qualche pagina, e tenendo presente sia la data (il primo dopoguerra) che il nome della casa editrice (“Editrice Antroposofica”), ho iniziato a sospettare che qui ci “covasse” la teosofia.

“Teosofia” è un termine che sospetto di aver incontrato in Lovecraft e la cui definizione ho imparato, per esercizio, a memoria (v. Ank'io e La sanguisuga e non solo).
A memoria: fondata a New York nel 1875 da un'emigrata russa (nome difficile) si tratta di una filosofia con elementi esoterici uniti a principi mistici indiani, che crede nell'esistenza di un unico dio (di cui le varie religioni sono diversi aspetti), nella bontà dell'uomo e nella meditazione come mezzo per ottenere conoscenza. Raggiunse la sua massima diffusione dopo la prima guerra mondiale (*1).

Le prime pagine che ho letto non mi hanno convinto molto: si allude a una serie di epoche successive, di età dell'anima, di fasi che l'umanità deve attraversare in una “quinta epoca postatlantica”. Poi, parlando della Germania, ne descrive due momenti consecutivi “quello dei nibelunghi” e quella successivo della “borghesia”, dalle foreste ai campi coltivati.
Sul momento ho trovato la ricostruzione storica orripilante perché troppo superficiale ma poi mi sono reso conto che non era né voleva essere l'analisi del passaggio fra due periodi storici ma qualcosa di diverso: un'evoluzione della mentalità comune qui considerata come un qualcosa di superiore, una specie di anima collettiva.
E allora, qua e là, ho iniziato a intravedere idee interessanti e sono arrivato alla seguente intuizione: ogni ricostruzione della realtà ha un suo valore anche se non riesce a spiegarne estensivamente tutti gli aspetti. Ogni modello della realtà può essere pensato come a un filtro applicato a una foto: anche se tale filtro trasformerà spesso l'immagine in una macchia confusa in altri riuscirà a evidenziarne degli aspetti altrimenti quasi invisibili: ed è in questi casi che sta la sua importanza e utilità.

Ecco credo che, se anche in generale io preferisca di gran lunga l'interpretazione data dalla mia epitome, riuscirò a trovare delle “verità” interessanti anche in questa visione misticheggiante della storia.

A conferma della mia sensazione che la conferenza trattasse di teosofia ho trovato poi all'interno del libro il seguente opuscolo: notare quale sia il primo testo indicato come fondamentale...

E finalmente arriviamo al piccolo mistero del titolo di questo pezzo.
All'interno dell'opuscolo erano conservati due ritagli di giornale de La Nazione (*2): non si tratta di articoli completi ma di loro frammenti. Eccoli qui:

Curioso come da Rizzoli si parta e a Rizzoli (vedi secondo articolo) si arrivi...
Comunque il mistero è il motivo per cui mio zio abbia deciso di conservarli. Non è che sul loro retro ci sia niente di più interessante, anzi:

Dopo averci pensato a lungo credo che l'avessero incuriosito le due citazioni storiche: quella dell'imperatore Ferdinando d'Asburgo e quella del comandante della “King George V” silurata dalla “Bismark”; forse voleva ricercarle nei suoi libri e approfondirle, forse solo ricordarle...

Conclusione: negli anni, e specialmente recentemente, ho continuato a rimuginare sull'idea dello zio della nuova era che stava per iniziare, l'età dell'acquario (v. Il fattaccio 4/4). In particolare adesso vedo, in questa “nuova era”, l'avvento della globalizzazione e della sua conseguente rivoluzione (anzi involuzione) democratica del mondo. Non mi stupirei se a questa intuizione fosse giunto grazie alle suggestioni della teosofia: credo infatti che proprio questo genere di mutamenti sia evidenziato al meglio da tale “filtro”.

Nota (*1): c'è anche un altro significato, qui non rilevante, di conoscenza fornita da un dio.
Nota (*2): lo zio non leggeva altri quotidiani. Un giorno mio padre gli fece notare che avrebbe potuto comprare La Repubblica “fatta molto meglio” (opinione più che opinabile a mio avviso) ma lo zio, molto diplomaticamente, gli rispose che ne era consapevole però ormai era talmente abituato a La Nazione che sapeva perfettamente leggere fra le righe dell'immagine distorta che dava della realtà e capire come stavano veramente le cose: con un altro giornale avrebbe dovuto invece rimparare a farlo da capo!

sabato 15 luglio 2017

米兰

Volevo scrivere un pezzo con le mie previsioni per il prossimo campionato di calcio a fine mercato e, in particolare per il Milan, i miei dubbi sulla sua solidità finanziaria. Siccome ho paura che presto la cronaca possa anticiparmi ho deciso di scrivere subito il mio pensiero sul Milan.

Il finanziere cinese che l'ha comprato in primavera si è dovuto far prestare il denaro per chiudere la trattativa a tassi altissimi: da dove arriva allora tutta l'abbondanza di liquidità con la quale sta venendo foraggiato il mercato degli acquisti? I giornalisti, invece di fare il loro lavoro, ovvero indagare e spiegare, se ne fregano e si limitano a battere le mani...

La mia “previsione” (fra virgolette perché non ho dati) è che il Milan fra circa sei mesi sarà in guai economici molto seri. Sarà anche la prova del nove per Montella: riuscirà a portare il Milan in Champions? Io non ne sono convinto e non mi stupirei se finirà per lottare per la Uefa... Ma ritornerò più ampiamente su questo argomento prima dell'inizio del campionato.

Sogni di pietra - 16/7/2017
Le montagne dormono sopra le verità degli uomini.

Prospettiva distorta dalla data - 16/7/2017
Leggendo Bloy (v. La cavaliera della morte) ho avuto un'intuizione: credo che le persone possano essere influenzate dall'anno in cui vivono nella loro visione del mondo.
E per anno intendo proprio il numero di quattro cifre come 2017 o 1891...

Chi vive nell'ultimo decennio di un secolo ha la sensazione che dei cicli si stiano per chiudere mentre, nel primo decennio del secolo successivo, si ha la tendenza a credere che tutto sarà nuovo e diverso. Ovviamente questa influenza è piccolissima ma credo non ininfluente.

Ricorda, su scala diversa, la tendenza del giovane a proiettarsi nel futuro e quella dell'anziano a soffermarsi nel passato.

Conclusione: è buffo come qualcosa di così arbitrario come una data possa però influenzare tutta l'umanità. Eppure talvolta attribuiamo ai secoli delle caratteristiche ben definite dimenticando che la storia è un continuo...

Tribunale e gatti - 18/7/2017
L'articolo: Usa: uccise 21 gatti, condannato a 16 anni di prigione da LaStampa.it

Come dal titolo dell'articolo: è giustizia o ingiustizia?

Inintelligibile - 18/7/2017
Alcune cose devono essere comprese, altre credute.

giovedì 13 luglio 2017

TS e d20

Nel 1982 uscì E.T. l'extra terrestre. Ricordo che all'epoca ci furono delle polemiche perché alcuni bambini ne rimasero traumatizzati: lo ricordo perché mia mamma lo ripeteva spesso; una sua amica infatti, la madre di un mio amico delle elementari (*1), le aveva detto che il figlio aveva dormito male per molte notti dopo aver visto tale pellicola.
A me invece non mi fece né caldo né freddo: il film mi piacque ma non mi entusiasmò.
In una breve scena si vede un gruppo di ragazzini che gioca a uno strano gioco in Italia ancora sconosciuto: Dungeons & Dragons.

Qualche anno dopo, a occhio e croce direi nel 1986, arrivò in Italia la traduzione di tale gioco: che io, ovviamente, subito acquistai...
Ricordo bene quella bella scatola rossa: mi pare avesse il disegno di un bel drago sul coperchio. All'interno due libretti d'istruzione anch'essi rossi: il manuale del giocatore e quello del “Dungeon Master”... oppure era un solo volume... onestamente è possibile che la mia memoria mi tragga in inganno...
Non ho però dubbi sui dadi (beh, poliedri in realtà!) che a quell'età mi sembrarono magici: erano tutti colorati diversamente: la piramide da quattro facce (abbreviato d4) era verde, quello da sei (d6) era nero (ma sulle sue facce non aveva i puntini ma direttamente dei numeri), quello da otto (d8) era bianco con i numeri in nero, quello da dieci (d10 ovviamente, era il mio preferito) era rosso con i numeri bianchi, quello da dodici (d12) giallo con numeri neri e, infine, quello da venti (d20) era blu con i numeri bianchi.

Il dado da dieci facce era il mio preferito perché lanciandolo due volte potevo ottenere numeri a due cifre (da 00 a 99) casuali e questo mi permetteva di simulare tutte le probabilità che volevo. Però il dado più bello e più usato nel gioco era sicuramente quello a venti facce: rotolava bene e dava molta soddisfazione ottenere numeri alti perché significava riuscire a colpire un nemico.
Un altro uso di tale dado era per effettuare i cosiddetti “Tiri Salvezza” abbreviati con TS: c'erano infatti delle situazioni in cui i personaggi immaginari dei giocatori potevano morire sul colpo indipendentemente dalla loro salute. Ricordo la “pietrificazione” o il “soffio del drago”: c'erano forse un altro paio di categorie e poi, a seconda della difficoltà, si doveva usare le tabelle corrispondenti per qualsiasi situazione in cui si doveva decidere se un personaggio sopravviveva o moriva.
Di solito erano situazioni estremamente pericolose e il lancio del dado diventava una lotteria che faceva sudare freddo perché le probabilità di sopravvivenza alla fine, considerando svariati bonus e malus, potevano essere appena del 50%.
Avere una probabilità di sopravvivenza del 95% mi avrebbe tranquillizzato enormemente: perché il mio personaggio sarebbe morto solo una volta su venti se, tirando il dado, avessi ottenuto un uno.

Adesso una probabilità di sopravvivenza del 95% non mi fa più dormire tranquillo: perché è vero che quell'uno su venti esce raramente... ma ogni tanto esce!
E dopo anni e anni, anzi dopo una vita di gioco, è inevitabile affezionarsi a un personaggio e dispiace poi perderlo all'improvviso senza poterci far niente.

E così è anche nella vita: secondo i medici l'operazione, a causa di difficoltà aggiuntive, ha un rischio del 5%. Però va fatta: e al netto dell'abilità dei medici poi sta al Dungeon Master superiore lanciare il suo dado da venti facce e ottenere due o più. Sembrerebbe facile, però...

L'impotenza è frustrante. L'attesa pure. La paura è piccola ma si ingigantisce: la guardi e vedi solo un 5% ma quando ti volti vedi crescere sulla parete l'ombra di un drago enfiato. Ma non ci sono alternative e quindi si attende frustrati e ragionevolmente impauriti.

Conclusione: speriamo di avere fortuna e di ottenere un “successo critico”...

Nota (*1): L'attuale temibile Avvocato che ogni tanto menziono... Chissà se lui se ne ricorda!

I miei dadi originali di D&D! Però li ricordavo di colori più brillanti e il d20 un po' più grande...

martedì 11 luglio 2017

La cavaliera della morte

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 7 e 8.

Ieri ho terminato di leggere uno strano libro: La cavaliera della morte di Leon Bloy, Ed. Adelphi, 1996, a cura di Nicola Muschitello: si tratta di un volumetto che avevo scelto a caso proprio perché corto e quindi, dal mio punto di vista, adatto per essere letto in bagno.

Ovviamente nella mia ignoranza non avevo idea (era un libro di mio zio) di chi fosse l'autore, né l'argomento, né l'epoca. A quest'ultima domanda risponde però subito l'autore in una breve premessa aggiunta nel 1896 dove spiega che la prima parte è del 1877 mentre i due "capitoli" aggiunti successivamente sono del 1890-91.

Procedendo nella lettura diventa chiaro che la prima parte è incentrata su Maria Antonietta regina di Francia e moglie di Luigi XVI. Ho scritto che l'opera mi è parsa strana e la ragione è il suo stile: i vocaboli sono estremamente ricercati e le frasi, anche nell'ottima traduzione, riverberano nella mente del lettore. In realtà di sostanza ce n'è molto poca: l'autore esalta Maria Antonietta ma elenca le sue idee in frasi mirabolanti ma senza sostenerle con argomentazioni concrete. È chiaro che l'autore è un credente cattolico e, sicuramente, monarchico; lo stile ci dice poi che è molto colto e immagino, in lingua originale, debba essere ancora più impressionante: ma si tratta di frasi altisonanti che si basano solo sull'opinione dell'autore.

Mi pare poi di capire che Bloy attacchi anche provocatoriamente i grandi illuministi francesi (tipo Rousseau) perché anti cristiani: e credo anzi che attacchi il XIX secolo, in contrasto col XVIII, proprio perché li esalta rinnegando contemporaneamente i valori cristiani (e monarchici).

Nonostante la mancanza di argomenti Bloy esprime comunque un concetto vero e probabilmente, a quel tempo, “rivoluzionario”: la decapitazione di Maria Antonietta fu ingiusta, fatta solo per soddisfare la pancia della folla, la voglia di vendetta e rivalsa di un popolo che cercava capri espiatori per la propria povertà.
Ad esempio al processo, se si può credere alle parole di Bloy, all'avvocato della regina fu concesso solo un quarto d'ora per preparare la difesa dopo l'arringa lunghissima e dell'accusa. In pratica l'ex regina non era solo già condannata in partenza ma non le si volle neppure dare l'opportunità di difendersi facendo sentire la propria voce perché questo avrebbe messo in imbarazzo giudici e accusatori. Sempre secondo Bloy infatti non c'era nessuna prova contro di lei se non qualche accusa palesemente falsa o estorta al figlio piccolo.

La rivoluzione francese è un mito che esalta i “famosi” principi di libertà, uguaglianza e fraternità: ma questo mito ha poco a che vedere con la realtà storica in cui il popolo fu solo usato per abbattere la monarchia: ma il potere passò solo di mano ([E] 7.2) e non toccò certo alle masse...

Le mie note a margine sono molto poche perché, come detto, l'autore fa dei bei discorsi ma non si preoccupa di sostanziarli: almeno per una volta le potrò elencare tutte senza perdere troppo tempo!

[Cap. II, “Le bucoliche di Moloc”, pag. 28-29] → Al di là dello stile trovo solo apprezzabile il ridimensionamento della rivoluzione ma non l'esaltazione della regina. (*1)
Di questo ho già scritto ed è inutile che mi ripeta.

[Cap. III, “Il niente dei gigli”, pag. 38] → Nel capitolo precedente i complimenti pesi, ma qui critiche divertenti (*1)
È un concetto interessante: nel II capitolo l'autore esaltava Maria Antonietta ma, come detto, i meriti che le attribuiva non erano argomentati e mi sembravano molto arbitrari; nel III capitolo invece parla delle debolezze del re, schernendolo in maniera arguta e divertente.
La mia considerazione implicita è che giustificare i meriti è molto più difficile che evidenziare i difetti.
Vabbè, mi fa un po' fatica ricopiarlo ma ecco qualche esempio di come viene rappresentato Luigi XVI da Bloy (utile anche per intuirne lo stile ricercatissimo): «[Il re] Adiposo e linfatico Picrocolo...» (*2)
«[Il re] Appoggiandosi alla nuvola fuggente delle più vane speranze che abbiano mai abitato la molle polpa di un cervello filantropico, ...» (*2)
«La parola NIENTE, scritta senza punto esclamativo dalla innocente mano del Re, serve a registrare il nulla, per lui assoluto, di qualsiasi giornata sottratta al nobile piacere della caccia dalle esigenze delle funzioni reali.» (*3)

[Cap. III, “Al popolo la leonessa!”, pag. 50] → Ricostruzione emotiva/morale
Bloy non fa un'analisi storica della rivoluzione o del processo a Maria Antonietta ma piuttosto ricostruisce la vicenda da un punto di vista emotivo (sembra molto coinvolto) e morale.
Ho anche evidenziato il seguente passaggio: «Fintanto che ci fu insegnata una speranza cristiana, ci rassegnammo in silenzio a una perpetua penitenza. Da quando filosofi e ruffiani hanno distrutto questa speranza, abbiamo smesso di rassegnarci.» (*4)
Non voglio dilungarmi ma, le analogie con la mia visione della religione e del suo contrasto con la scienza espressa nell'epitome ([E] 8), sono evidenti.

[Cap. V, “Un ultimo spettro”, pag. 76] → Ironia
In questo capitolo l'autore si immagina un'ipotetica arringa in difesa della regina nella quale, conscio che la regina sarà comunque condannata, vengono evidenziate con sottile ironia diverse palesi ingiustizie.
Avevo evidenziato diversi passaggi: il più corto (ma forse anche il più bello) è questo «[è l'avvocato che parla] Mi sono sforzato... ...levando la voce in favore della sventura [la regina], dinanzi a un tribunale la cui inflessibile equità è temuta dagli innocenti non meno che dai colpevoli.»

[Cap. V, “Un ultimo spettro”, pag. 78] → Dopo ironico appello ai valori della rivoluzione si rivolge a Maria Antonietta
Il difensore immaginario della regina si rivolge poi direttamente a ella: il cambio di stile è immediato e da ironico diventa solenne, quasi fosse una preghiera. La sensazione è data anche dai diversi paragrafi che si aprano con una sorta di invocazione: “Mia Signora e Sovrana”, “O Regina perseguitata!”, “O Madre oltraggiata...”

[Il Marciume dei gigli, IV, pag. 95] → Ah! Ah!
Questa è la prima delle due parti aggiunte in seguito dove viene descritta la sorte meschina (gestore di un postribolo) del presunto nipote di Luigi XVI.
La mia risata è però riferita a un breve passaggio dove Bloy descrive così un certo Pierre Veuillot, del quale evidentemente non condivide il pensiero: «...ogni tanto [Pierre Veuillot] biascica sull'“Univers” dei mediocri anatemi contro i partigiani dell'Impostore [il presunto discendente del re], in una mediocrissima prosa da feto abortito su cui si sia seduta una levatrice impazzita.» (*5)
Immagine carina!

[Il principe nero, VI, pag. 108] → Pena Inferno parte gaudio dei beati
È la conclusione della seconda delle aggiunte dove viene descritta la fine ingloriosa e misteriosa di Napoleone IV.
Il mio commento si riferisce all'idea dell'autore secondo cui parte della gioia dei beati verrà anche dal sapere puniti i malfattori.
Personalmente trovo già inconcepibile che un cristiano faccia il bene con lo scopo di ottenere una ricompensa nella vita futura (secondo me il bene va fatto in quanto tale) e quindi, a maggior ragione, mi sembra una motivazione vergognosa fare il bene per godere della sofferenza di chi invece sarà dannato.
Il passaggio incriminato è questo: «... la disperazione senza fine dei maledetti sarà parte del gaudio senza fine degli eletti di Dio...» (*6)

Infine, proprio nello spazio bianco sotto l'estrema conclusione dell'autore (datata 5 marzo 1891), ho scritto: Inizio o fine secolo influenzano sensazione comprensione del mondo?
Si tratta di un'idea che mi è venuta probabilmente leggendo l'anno (1891): ma questa è un'idea per un pezzo a parte! Chi vuole provi a divertirsi cercando di indovinare cosa ho in mente...

Conclusione: un libro di cui condivido molto poco ma che comunque ho apprezzato per la scrittura brillante ottimamente resa dal traduttore.

Nota (*1): si tratta di glosse che scrivo per me, che mi servono solo come appunto per ricordarmi ciò che mi ha colpito: per questo spesso sono scritte in maniera imprecisa e sgrammaticata...
Nota (*2): da La cavaliera della morte di Leon Bloy, Ed. Adelphi, 1996, a cura di Nicola Muschitello, pag. 38.
Nota (*3): ibidem, pag. 39.
Nota (*4): ibidem, pag. 51.
Nota (*5): ibidem, pag. 95.
Nota (*6): ibidem, pag. 108.

lunedì 10 luglio 2017

Due (tre) precisazioni

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 4, 10 e 11.

Ieri, come epilogo a una discussione di tutt'altro genere, ho ricevuto un commento indiretto sulla mia epitome da parte del suo unico lettore di cui io sia a conoscenza!

L'amico in questione è una persona particolarmente intelligente e che mi conosce molto bene: è uno dei pochi che apprezza e comprende pienamente il mio umorismo, non che nell'epitome vi abbia infilato delle battute, ma credo che egli sia in grado di interpretare molto meglio di uno sconosciuto una mia frase scritta perché conosce il mio modo di pensare, le costruzioni verbali, magari talvolta improprie, con cui mi esprimo e ha quindi tutte le carte in regola per intuire anche ciò che non mi riesce comunicare...

Fino a ieri pensavo che potesse non essere d'accordo con me su qualche opinione ma non che avesse frainteso le mie parole! Ma invece è andata veramente così: nonostante tutte i miei sforzi per essere chiaro e farmi capire da tutti, anche chi aveva il potenziale maggiore per comprendermi non è riuscito a farlo...
Possibile che l'epitome alla quale ho dedicato tante fatiche negli ultimi mesi sia un'opera completamente inutile, non perché imperfetta (questo lo è di sicuro), ma perché incomprensibile? Ebbene adesso ho il timore che la risposta sia sì...

Comunque oggi voglio fare due precisazioni a favore dei lettori dell'epitome e del viario. La prima, politica, è semplice; la seconda morale un po' più sottile...

La mia posizione sul populismo
Il punto di partenza più ovvio è la mia definizione di populismo ([E] 11.3 e 11.4) in quanto distinguo nettamente fra “Populismo reale” e “Populismo apparente”. Il populismo apparente non ha nessun merito particolare e infatti postulo che, se anche raggiungesse il potere, si comporterebbe come un qualsiasi partito tradizionale.
Al “Populismo reale” concedo il pregio di aspirare effettivamente a una società migliore che vada incontro alle necessità del popolo ma spiego anche ([E] prima tabella in 11.4) che tale populismo, per essere efficace, dovrebbe anche essere consapevole delle problematiche di fondo della società moderna (crisi democratica e globalizzazione) altrimenti, nonostante la buona volontà, non riuscirà a risolvere i veri problemi ma al massimo li tamponerà temporaneamente.
KGB è quindi populista? No! KGB propone invece una sua propria ideologia ([E] 11.6) che non è né di sinistra né di destra ma che prende principi da entrambe le parti: la difesa dei più deboli, dei servizi (istruzione, salute, etc..) e dei beni comuni (acqua, ambiente, etc...) in genere argomenti cari alla sinistra (*1) ma anche l'indipendenza e la libertà del singolo individuo, tradizionalmente più di destra (*2).
Potrei entrare in maggiori dettagli ma questi, chi è interessato, li trova direttamente nella mia epitome dove indicato...

La mia posizione sulla morale
Nell'epitome non ne parlo e, in effetti, non mi pare di essermi espresso direttamente in un unico pezzo monotematico neppure sul viario. Ovviamente però, leggendo i miei commenti e i pezzi di argomento filosofico e morale si dovrebbe riuscire a inquadrare anche un po' la mia visione.
In particolare io credo che l'uomo NON “debba fare ciò che vuole fare” ma, invece, “debba fare ciò che deve fare”. L'imperativo categorico impone di fare ciò che si ritiene sia giusto fare anche se questo va contro il nostro proprio interesse personale: è la spinta morale che spinge l'eroe a lanciarsi e sacrificarsi per gli altri. Non è l'egoismo di fare ciò che ci pare infischiandosene degli altri...
Ne consegue che, per poter fare ciò che deve fare, l'uomo deve essere massimamente libero: per questo ritengo la libertà dell'individuo così importante. La libertà può essere poi usata per il proprio tornaconto (magari a danno degli altri) ma è anche vero che dà anche all'uomo la possibilità di esprimere le sue qualità migliori.
La libertà del singolo può andare certamente in contrasto col benessere della società: questo è proprio ciò di cui stavo vagheggiando qualche pezzo fa (v. Noi e gli altri). I problemi filosofici sono complicatissimi, magari anche fuori dalla mia portata, ma quelli pratici sono molto più semplici e incentrati essenzialmente sulla ricerca di un “giusto equilibrio”.
Quando parlo di filosofia tendo agli assoluti (che altro avrebbe senso ricercare? Verità limitate e parziali?) ma nel concreto sono molto più pragmatico: ritengo però che sia essenziale non perdere di vista il nostro scopo ideale sebbene utopico (il valore della libertà dell'uomo) quando si stabiliscono le leggi che, a difesa del bene comune, limitano il singolo.

Il complottismo
Rileggendo quanto ha scritto il mio amico mi sono accorto che mi accusa anche di un certo grado di complottismo.
In questo caso non saprei cosa rispondere: dipende molto da cosa si intenda per complottismo.
Sono consapevole ([E] 4.2) che nella mia visione del mondo vi siano degli elementi (i parapoteri) che possano far pensare che io sia un complottista. A me pare, ovviamente, di essere stato equilibrato nella mia analisi e mi sembra che la riprova della mia correttezza la si abbia proprio nella facilità e precisione con cui il mio modello riesca a spiegare la complessità non solo del mondo moderno ma anche della sua evoluzione storica.
Alla fine di un capitolo ([E] 10.3) spiego anche che non è tanto importante se i parapoteri si accordino segretamente fra loro (come fossero un governo ombra planetario) a scapito della popolazione mondiale ma quanto rendersi conto che esistono comunque delle tendenze globali evidenti che, in quanto perniciose, vadano comunque contrastate: un risultato della teoria degli automi cellulari ci dice infatti che non c'è bisogno che i parapoteri si accordino fra loro per ottenere tendenze globali ma che basta che ogni singolo parapotere agisca autonomamente seguendo leggi ben precise (nel nostro caso la massimizzazione del profitto) per ottenere l'apparenza di un unico “disegno” mondiale.
Quindi sono complottista? Secondo me no, ma ammetto che possa dipendere dai punti di vista e dal valore che si dà a tale termine...

Conclusione: il prossimo passo, probabilmente inutile, sarà poi quello di modificare l'epitome in maniera che le due precisazioni qui riportate (quella della morale riguarda solo questo viario) siano già chiarificate nella stessa cosicché se un secondo (ipotetico) lettore dovesse leggerla non venga tratto a sua volta in inganno dalle mie parole.

Nota (*1): che ovviamente non ha niente a che vedere col PD di Renzi e altri loschi individui tuttora a piede libero.
Nota (*2): che ovviamente non ha niente a che vedere con Berlusconi e altri dubbi personaggi tuttora a piede libero.

domenica 9 luglio 2017

Tre brutti film

Dopo l'ottimo affare di qualche settimana fa (v. Unforgiving, gli spietati) sono tornato al mercatino dell'usato alla ricerca di qualche altro DVD interessante. La quantità di materiale era notevole ma la qualità decisamente bassa...

Comunque, grufolando fra mucchi di contenitori di plastica, ho trovato e comprato per 10€ tre DVD: Shining, L'ombra del vampiro e Forbidden warrior.
Su Shining c'è poco da dire: è un classico ma non l'avevo...
L'ombra del vampiro invece non lo conoscevo ma i protagonisti sono John Malkovich e Willem Dafoe... e poi c'era un vampiro! Insomma speravo si trattasse di un piccolo film d'autore poco conosciuto...
Forbidden warrior era ancora sigillato: sembrava un film d'azione/avventura e credevo che, nel caso peggiore, fosse comunque guardabile...

L'idea alla base della trama de L'ombra del vampiro è ottima e sarebbe davvero potuto venire fuori un piccolo capolavoro nel suo genere: non entro nei dettagli perché non voglio dilungarmi ma credetemi sulla parola. Sfortunatamente però la pellicola è stata girata in assoluta economia e ce ne si rende conto: peccato perché comunque non sarebbe servito molto...
La sceneggiatura ha poi dei buchi evidenti, molti personaggi non sono approfonditi abbastanza e il colpo di scena, che avrebbe potuto essere una bomba, viene invece sprecato miseramente. Il finale è raffazzonato: finiti i fondi?

Forbidden warrior è peggio. Credo che sia una pellicola di serie B (o C) cinese. Qualche effetto speciale discreto 20 o 30 anni fa, attori improvvisati, costumi improvvisati dove prevale una sensazione di plastica e basso costo, inquadrature frettolose e non curate.
La trama è forse la parte migliore: una favoletta con i buoni e i cattivi, solo che un cattivo ha due figli, uno cattivo e l'altro buono. Non ho ancora trovato la forza di finire di guardarlo ma è facile prevedere un po' di dramma shakespeariano: certo non mi faccio illusioni di qualità e mi aspetto non champagne ma qualcosa più simile a una gazzosa...

Il terzo film brutto NON è Shining! Vi è piaciuto questo depistaggio? Il suo DVD ha solo avuto la sfortuna di essere acquistato insieme agli altri due di cui sopra...

Il vero terzo film brutto è Jackie Brown di Tarantino e l'ho visto in tivvù.
Non pensavo che Tarantino avesse diretto una pellicola deludente ma invece è così: non so, forse voleva fare un esperimento di qualche genere (forse un noir moderno?), non so... ho forse aveva pochi fondi (certo almeno 10 volte di più di L'ombra del vampiro e 20 volte di Forbidden warrior!)...
Quello che manca è però il ritmo: è lento e fiacco...
I personaggi di Tarantino sono in genere estremamente particolari, spesso indimenticabili: in Jackie Brown invece sono insulsi e noiosi. L'idea di fondo della trama non sarebbe pessima ma non è neppure particolarmente buona...
Mi chiedo se all'epoca Tarantino avesse dei problemi personali: sì, perché in fondo in fondo la verità è che non sembra un suo film!

Conclusione: voglio vedere se su Wikipedia scopro qualcosa di interessante. Nel caso non mancherò di aggiungere una coda a questo pezzo...

PS: ho controllato su Wikipedia e non ho trovato niente di interessante. Comunque Jackie Brown (1997) è costato 12 milioni di dollari mentre L'ombra del vampiro 8 (del 2000); nessuna notizia al riguardo per Forbidden warrior...

sabato 8 luglio 2017

Da Steyr con furore

Ieri sono andato a mangiare una pizza insieme a una mia amica: un'anziana signora di origine austriaca (da circa mezzo secolo impiantatasi in Italia) dal carattere un po' spigoloso ma dalla mente attivissima, molto colta, senza peli sulla lingua e tuttora impegnata in una miriade di attività: fotografia, studi di storia, svariati corsi in linea sugli argomenti più disparati e abilissima a smanettare col calcolatore.
Nella sua vita ha avuto esperienze altrettanto variegate ed è quindi una persona estremamente piacevole da ascoltare: poi ogni tanto inizia un discorso con la critica “Voi italiani...” che a me dà un po' fastidio non perché non sia d'accordo con la sua osservazione ma in quanto il pronome che usa, il "voi", mi coinvolge direttamente! Beh, in effetti tecnicamente sono italiano, anche se molto atipico e particolare, ma preferire che esordisse con “Gli italiani...” invece che con “Voi italiani...”!

Di seguito un guazzabuglio con i diversi argomenti trattati che mi hanno più colpito. In effetti da questi è impossibile stabilire la logica della discussione però rende bene l'idea del tenore dei nostri voli pindarici. Ecco per certi versi questa sua ricchezza mentale mi ricorda quella di mio zio

- «Harari è bello». Questa mi ha fatto proprio ridere! Come i miei lettori sapranno io sono un'entusiasta del professore (v. ad esempio W Harari!), ho apprezzato tantissimo il suo corso e ho comprato due copie del suo libro (una l'ho regalata e la mia l'ho prestata ad almeno 5 persone!)...
Ma veramente non mi ero mai reso conto che fosse pure così bello! Comunque vedi anche Stupore per lo stupore...
Personalmente, osservandolo seduto sulla poltrona, mi fa venire in mente un ragno attento e calcolatore: invece la mia amica lo ha trovato raffinato e delicato.... bo!

- Allora le ho chiesto di Sandel (il filosofo/professore del corso di filosofia della morale/giustizia a cui proprio lei mi aveva indirizzato, v. ad esempio No, I Kant) «Ma chi è meglio fra Harari è Sandel» e lei «Ah, no! Sandel è di un'altra categoria!». Poi è venuto fuori che la virtù principale di Sandel è l'eleganza: secondo lei i suoi abiti sono firmati o addirittura fatti su misura da un sarto. Io ovviamente non me ne ero accorto: avevo solo notato che non indossava maglietta e jeans...

- Poi, siccome è anche molto attiva su FB, si è interessata alla questione delle panzerdivisionen dell'esercito austriaco “inviate” al confine del Brennero per fermare l'immigrazione illegale. Allora ha studiato la materia e mi ha spiegato che l'esercito austriaco ha dei VTT (Veicoli Trasporto Truppe) che poco hanno a che vedere con i carrarmati: piuttosto sono dei furgoncini corazzati capaci di trasportare 12 persone. E per questo tutte le missioni militari austriache all'estero sono composte da un Pandur (il nome del VTT, sviluppato a Steyr e prodotto dalla Steyer Daimler Puch) e 12 militari. La “notizia” italiana della militarizzazione austriaca del Brennero in verità si basava solo sulla richiesta del ministro degli esteri austriaco (sempre secondo la mia amica anche questo politico è un giovanotto bellissimo, "come un Sigrifido", che probabilmente diverrà il prossimo primo ministro. Da qui probabilmente la sua richiesta aveva il solo scopo di ottenere visibilità per le elezioni accattivandosi il favore degli elettori di destra anti immigrazione) a quello degli interni, a cui spetta la competenza, dell'invio di ben 4 furgoncini Pandur (con i loro 48 uomini di equipaggio) e altri 400 alpini da affiancare agli attuali 350 che abitualmente pattugliano i passi di montagna...

- Artrosi e artrite sono due malattie diverse anche se spesso tali termini sono usati come sinonimi anche dai medici. In comune hanno che non ci si può far niente...

- Nonostante segua quotidianamente il mio viario ella è assolutamente impermeabile alle mie indicazioni: 1. Non gli piace il Bagnai: ne aveva anche iniziato a leggere un articolo (di cui avevo fornito il collegamento) ma ha confuso cambio variabile con inflazione e, contrariata, ha lasciato perdere. 2. Al referendum, nonostante i miei sforzi (v. Perché voterò NO) di convincimento, ha votato “sì”. Eppure mi ha citato anche un paio di passaggi del mio pezzo. È (s)confortante scoprire che non solo mi leggono pochissime persone ma anche quelle che lo fanno finiscono per convincersi del contrario di quel che dico! 3. Ha visto l'intervista di Renzi sul dopo referendum e, nonostante ne avessi scritto male per mesi, le è subito piaciuto! Fortunatamente in questo caso, dopo averlo studiato per bene, ha cambiato idea...

- Io ho pensato che, almeno per il Bagnai, il problema potessero essere le sue lacune matematiche (che lei stessa ammette le causano notevoli problemi nei corsi in linea che le capita di seguire) e così ho investigato. Mi ha raccontato che il suo professore di matematica del liceo era pessimo: non solo era scarsamente preparato (nel dopoguerra chi aveva conoscenze matematiche approfondite trovava facilmente lavori più remunerativi) ma addirittura, come fosse un professore italiano, dava brutti voti alle studentesse in maniera che le loro famiglie le mandassero a ripetizione da lui o gli facessero dei doni. A differenza che in Italia però, quando l'attività del professore fu scoperta, la vicenda ebbe un clamore nazionale, su tutti i quotidiani montò l'indignazione e l'uomo venne prontamente radiato dall'insegnamento.

- Grande soddisfazione! Le ho regalato il terribile Fondazione della metafisica dei costumi di Immanuel Kant (v. Tuffo nel passato) visto che ha il testo in tedesco a fronte e che quindi, almeno lei, può apprezzarlo. Le ho così fatto controllare la traduzione per avere il suo parere e, come pensavo, è un disastro. Nel secondo paragrafo ha trovato che la traduzione “principi” era potenzialmente fuorviante (il significato tedesco era molto più ampio). Ma soprattutto nel terzo ha trovato la traduzione “conoscenza della ragione” totalmente insufficiente a far comprendere il testo: il termine tedesco indicava infatti “tutto ciò che è comprensibile col solo uso della ragione”. Questa perifrasi sarebbe chiara ma la traduzione letterale è fuorviante (*1).

- Mi ha poi spiegato l'origine di una presunta “verità alimentare” che in realtà si basava su un errore nella scelta del campione su cui era basata la ricerca. Da tempo si dice, o almeno anch'io l'avevo sentito dire, che bere un buon bicchiere di vino al giorno fa bene. Il problema è che in questa ricerca americana la maggior parte del campione che beveva poco vino di alta qualità era composto da persone dal reddito maggiore della media, che mangiavano e si curavano meglio della media e che, prevedibilmente, erano anche più sane della media: però il vero motivo della loro salute non era il vino buono ma il reddito alto!

- sul problema dell'integrazione degli immigrati musulmani in Italia: “Io è da 50 anni che vivo qui e ancora non mi sono integrata!”. Il problema dell'integrazione degli immigrati austriaci in Italia è assolutamente sottovalutato: vabbè scherzo, però nella sua battuta c'è una verità non banale...

- Interessante anche una sua teoria sui motivi delle differenze fra la poesia tedesca e quella italiana. Mi spiegava che quando insegnava (era professoressa di italiano) era perplessa dallo stile delle poesie di poeti come Carducci o Foscolo per i loro linguaggio ricco di termini letterari e aulici che i suoi studenti facevano fatica a comprendere; al contrario le grandi poesie tedesche adottano uno stile semplice e piano che anche un bimbo può facilmente capire senza dover ricorrere al vocabolario. Il motivo, secondo lei, sta nella formazione delle due lingue nazionali. Quella italiana è nettamente basata sul toscano/fiorentino mentre la tedesca è un miscuglio più omogeneo: non c'è cioè nei paesi di lingua tedesca una zona dove si parla il tedesco “buono” e nelle altre i dialetti. Per questo, in qualche maniera, i poeti italiani avevano difficoltà a scegliere un linguaggio con cui rivolgersi ai lettori e per questo optarono per uno stile dal registro elevato.
Mi pare una teoria interessante: io ipotizzo che potesse anche essere diverso il pubblico di riferimento. Gli italiani scrivevano forse per un pubblico più circoscritto e colto mentre i tedeschi si rivolgevano a una fascia più ampia della popolazione: ovviamente questo presuppone una maggiore diffusione della cultura nei paesi di lingua tedesca, ipotesi che comunque mi pare assolutamente plausibile.

- Infine ho lascito per ultimo l'aneddoto che mi ha più colpito. L'amica mi spiegava che da qualche tempo sta studiando la storia della seconda guerra mondiale e questo le sta facendo riaffiorare dei vecchi ricordi della sua infanzia in Austria. In particolare le sono tornate in mente le visite a casa di un'altra bambina sua coetanea nell'immediato dopoguerra. Dopo la guerra la sua famiglia si era trasferita a Steyr ma spesso la madre la mandava a trovare la nonna rimasta a Linz: così, a 6 anni, prendeva l'autobus per raggiungere la nonna che la portava a casa di un'amica con cui si metteva a chiacchierare mentre lei giocava con una bambina rimasta orfana. La nonna le aveva fatto anche delle allusioni sulla morte del signor Kaltenbrunner ma all'epoca era troppo piccola per capire ed era solo contenta di giocare con questa sua amichetta perché aveva tante bambole...
A settant'anni di distanza ha però alla fine rimesso tutte le tessere del mosaico al loro posto: il signor Kaltenbrunner era in realtà Ernst Kaltenbrunner, il secondo di Himmler a capo delle SS, che fu condannato a morte dal tribunale di Norimberga e impiccato.
La nonna, sfidando l'ostracismo della comunità locale, portava la nipote a casa di questa sua amica per dimostrare che non rinnegava la sua amicizia (di lunga data e antecedente all'ascesa del nazismo) con la madre della moglie di Kaltenbrunner.
Molti aspetti di questo aneddoto mi hanno colpito e non voglio banalizzarli elencandoli: ma il principale è la prospettiva della mia amica/bambina. Per lei la sua coetanea era solo un'altra bambina e, a differenza degli adulti, era obliosa delle gravi responsabilità del padre. C'è in questa innocenza qualcosa di così puro che è toccante.

Conclusione: mentre scrivevo mi sono tornati in mente altri dettagli della serata (le sue esperienze con l'ipnotismo; la fuga dalla casa costantemente bombardata perché vicina all'unico ponte sul Danubio prima di Vienna a una località di campagna ritenuta più sicura: Mauthausen; i bombardamenti che le sembravano fuochi d'artificio...) per non parlare poi degli aneddoti raccontatemi in altre occasioni: ma mi pare di aver già ben reso l'idea della varietà degli argomenti della serata ed è quindi inutile dilungarmi oltre...

Nota (*1): magari chi studia filosofia sa cosa Kant intenda con “conoscenza della ragione” ma per il lettore occasionale come me è solo una locuzione vaga e dal significato indefinito.

venerdì 7 luglio 2017

Iene e borseggiatori

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 16.

Le iene sono una sorta di spazzini della natura: girano per la savana alla ricerca di carogne, magari cacciate da altri animali, e ne spolpano gli ultimi brandelli di carne lasciando solo qualche ossa.

Oggi ho ricevuto questa epistola:
Gentile KGB,

Ti informiamo che, in ottemperanza a quanto stabilito dalla legge e indicato nel contratto di gioco a distanza, abbiamo provveduto a estinguere il tuo account in seguito a un periodo di inattività di tre anni.

Come previsto dall'articolo 24 della legge 7 luglio 2009, n. 88, l’importo dell’eventuale saldo dell'account (€0,00) è stato devoluto all'Agenzia delle Entrate.

Cordiali saluti,
Servizio Clienti PokerStars


Ingenuamente avrei potuto pensare che i MIEI soldi mi fossero restituiti dopo un “periodo di inattività di tre anni”...(*1)
Invece no: vanno alle iene.

Ma ciò che mi ha colpito più negativamente è che non ho ricevuto nessuna epistola nei giorni, nelle settimane o nei mesi precedenti, che mi avvisasse di questa eventualità in maniera (*2) da darmi la possibilità di intervenire: invece no, tutto avviene nel massimo silenzio. Come quando si viene borseggiati (con destrezza e segretamente) ce ne accorgiamo solo qualche tempo dopo, in genere quando si cerca il portafoglio rubato, così anche l'utente viene avvisato solo a cose fatte quando non può più reagire.

Ho anzi il vago ricordo (*3) che la legge stessa vieti di mandare avvisi all'ignaro utente per avvisarlo di quanto sta per avvenire: devo verificarlo ma in tal caso sarebbe come se le iene potessero preventivamente allontanare tutti gli altri animali dalle carogne di cui hanno intenzione di cibarsi...

Suppongo poi che la legge preveda la possibilità per l'individuo distratto di riottenere cioè che gli appartiene ma l'epistola non ne fa menzione: anche qui andrò a verificare cosa prevede.
Modificato 7/7/2017: Trovata legge e articolo. È particolarmente incomprensibile. Le leggi non dovrebbero essere comprensibili solo da esperti del settore ma da tutti! Come si fa, anche con la migliore volontà, a ubbidire a ciò che non si può capire. È immorale pretenderlo. Chi non ha problemi di acidità di stomaco può dare un'occhiata all'incomprensibile quacquaraquà qui su: www.gazzettaufficiale.it...

Questa è la legge? Ebbene è una legge ingiusta e immorale degna di uno stato di briganti.
Mi indigno ma non mi stupisco: come ho scritto nella mia epitome ([E] 16) la legalità non ha niente a che vedere con la giustizia ed è solo il mezzo, consolidatosi in qualche millennio di storia, per mantenere l'ordine sociale: questo specifico caso italiano è solamente ancora più vergognoso in quanto indifferente, anzi scocciato dal giusto, mira solo a far cassa.

Conclusione: il ladro che rubi anche solo pochi spiccioli è giustamente punito dalle leggi di ogni società. Da noi però si ha il paradosso di uno Stato (*4) che si scrive le leggi per legalizzare il proprio furto.

Nota (*1): o che, in caso di dipartita, andassero agli eredi...
Nota (*2): nel caso avessi conservato sul mio conto più di 0€!
Nota (*3): perché conoscevo questa legge e fu per “protesta/sdegno” che decisi di svuotare il mio conto in linea. Anzi non credo che accettai i nuovi “termini di servizio” che mi furono proposti (anche se non pare che fosse servito a molto!) o forse questa era la mia volontà ma dovetti farlo per chiudere il conto: onestamente non ricordo.
Modificato 7/7/2017: ho trovato questo mio corto del 2012 Poker+: l'anno parrebbe coincidere con quello del regime Monti...
Nota (*4): ma lo Stato le leggi non se le scrive da solo: lo fanno il governo e i parlamentari. L'epistola si richiama a una legge del 2009 ma sono sicuro che il tutto nasce da una modifica del 2010 o 2011: dal primo dei governi “contro gli italiani” quello di Monti, aka Colline su questo viario. Tutto torna...

martedì 4 luglio 2017

Esperimento digiuno

Sarà che ultimamente sono un po' triste ma ieri mi è venuta un'idea che ho voluto mettere subito in pratica: ho provato a digiunare per un giorno!

Premetto che l'idea non ha niente a che vedere con la dieta: non è cioè stato un tentativo drastico per perdere peso!
Ho invece pensato che è nella natura umana avere fame, dopotutto l'abbondanza di cibo è solo molto recente: il nostro corpo deve essersi evoluto tenendo ben presente l'eventualità di un digiuno. Magari ad alcuni apparati biologici potrebbe fare addirittura bene una breve “tregua” dal cibo. E forse il diverso afflusso di sangue e zuccheri al cervello potrebbe avere delle conseguenze sulla nostra percezione?

Così ho deciso di tagliare la testa al toro e di provare. Poi comunque, leggermente intimorito da chi mi profetizzava catastrofi varie se non assumevo assolutamente niente, ho mangiato un cipollotto (non so come si chiamino di preciso: intendo quelli spessi come un indice e lunghi la metà) con sale e un grissino a pranzo e lo stesso a cena. Poi ho bevuto i miei soliti tè e mi sono fatto due cioccocaffè (*1)...

All'ora di pranzo e cena avevo fame ma dopo un po' mi è andata via. Lo stomaco ha gorgogliato protestando ma non gli ho dato troppa importanza.
E stamani non avevo neppure più fame del solito: ho fatto il mio pranzo normale ma, stranamente, se avessi voluto avrei potuto saltarlo.

Non ho notato nessun cambiamento nel mio modo di pensare: probabilmente i cioccocaffè ipercalorici hanno mantenuto più o meno l'usuale quantità di zuccheri nel sangue. O forse un giorno di digiuno è troppo poco per notare un cambiamento...
Ecco, semmai, mi sono sentito un po' debole quando a sera ho provato a tagliare l'erba in giardino: ma ultimamente sono comunque sempre fiacco...

Mi è tornata in mente una mia strana particolarità: quando ero bambino non avevo il senso della fame!
Mia mamma poi cucinava malissimo e, anche quando trovavo qualcosa che mi piaceva, mi saziavo subito perché, evidentemente, avevo lo stomaco grande quanto un pugno.
In particolare, e questo è l'aspetto più curioso perché dovrebbe essere un riflesso istintivo, spesso mi faceva male la pancia ma non capivo che era il primo segnale della fame: adesso so cosa significa quel languore allo stomaco ma da bambino no. Anzi, mi faceva proprio male tanto che me ne lamentavo con i miei genitori!
Mio padre si arrabbiava e diceva che il motivo era che non mangiavo abbastanza: ma io già allora ero molto sospettoso e non mi fidavo. Mi sembrava strano che la fame facesse venire un mal di pancia così simile alla nausea: pensavo che fosse un trucco per farmi mangiare (*2) e così smisi di lamentarmene...

Per questo motivo, all'epoca delle elementari, mia mamma mi dava delle medicine prescrittemi dal pediatra: ricordo ancora il nome “Periactrin”. In realtà già all'epoca ero contro le medicine che ritenevo inutili e, dopo aver letto il bugiardino, devo aver deciso che queste non facevano per me. La mamma credeva che le prendessi (perché quando ero malato ero molto diligente con le medicine e ingoiavo tutto senza lamentarmi) ma in realtà le mettevo in tasca e poi le buttavo via...
Di queste piccole pasticche ho un buffo ricordo, probabilmente non corretto, mi pare che ci fosse stampigliato sopra “LSD 27” (*3) come se fosse un allucinogeno che mettesse fame: ma probabilmente mi sbaglio!

Col senno di poi durante l'infanzia e l'adolescenza devo essere stato un po' denutrito e questo probabilmente spiega perché sono poi cresciuto più basso di entrambi i miei genitori e filiforme come un serpente...

Conclusione: bo, probabilmente ripeterò questo esperimento del digiuno...

Nota (*1): mezzo bicchiere d'acqua con un cucchiaino di caffè solubile e tre di cioccolata...
Nota (*2): tutta la mia infanzia è stata una lotta con i miei genitori (specialmente mio padre) che mi rendevano ogni pasto un'agonia insistendo sempre per farmi mangiare un boccone in più...
Nota (*3): L'LSD “famoso” è il 25... mi pare!

PV

Ieri è morto Paolo Villaggio: non ho voluto leggere nessun articolo commemorativo per non farmi influenzare ma, suppongo, sarà stato esaltato come uno dei massimi comici italiani...
Però in famiglia avevo almeno due-tre parenti che non lo sopportavano per niente anche se a me da bambino, diciamo fino all'adolescenza, piaceva molto.
Più o meno alla fine del liceo giunsi alla seguente conclusione: Villaggio non era un grande artista ma aveva avuto un'unica magnifica intuizione: il personaggio di “Fantozzi”. Lui si era specializzato su questo ruolo e lo faceva bene. Ritenevo quindi Villaggio un grande artigiano, non un grande comico, e questa è ancora la mia opinione.

PS: cosa non piaceva ai miei parenti? Che la sua caricatura dell'italiano medio era troppo simile a quello reale per essere divertente: mia mamma, ad esempio, diceva che le avventure di Fantozzi la facevano piangere non ridere.

Avversativa - 5/7/2017
Lo dice l'ubriacone quando non è d'accordo:
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berò...

Donnarumma - 8/7/2017
Da quando Donnarumma ha accettato di rinnovare, almeno su Sky, sta venendo dipinto come il bravo ragazzo della porta accanto che, per continuare a indossare la maglia della propria squadra del cuore, ha rinunciato, almeno così ci viene detto, a un mega ingaggio del Paris Saint-Germain accontentandosi dei miseri 5-6 milioni di euro offertigli dal Milan.
A me però più che un santo sembra un miracolato...

Dormito male - 14/7/2017
Sproverbio: La notte porta zanzare.

Finalmente! - 15/7/2017
Finalmente un buon libro di fantascienza: da qualche anno tutte le mie nuove letture in tale genere si erano rivelate un po' deludenti invece Gravità zero di Lois McMaster Bujold, Casa Editrice Nord, 1990, trad. Maria Cristina Pietri, vincitore del premio Nebula 1989, è stata una lieta sorpresa.

L'ambientazione è solida e realistica, i personaggi sono ben delineati e il ritmo è un continuo crescendo. Ecco, volendo trovarci un difetto, manca forse un colpo di scena importante.

Ma è la trama, la sua idea principale, che mi è piaciuta molto e mi è sembrata oggi molto più attuale che trent'anni fa. Senza entrare nei dettagli descrive la mancanza di morale di una multinazionale (beh di una multiplanetaria sarebbe più corretto!) devota solo al profitto, con i singoli impiegati complici o impotenti. Per i miei amici ingegneri: il protagonista è un ingegnere che fa l'ingegnere!