«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

giovedì 26 febbraio 2015

Genesi 5-6

In questi giorni sto leggendo Storia del cristianesimo: l'antichità di Giovanni Filoramo, Edmondo Lupieri e Salvatore Pricoco, Ed. Mondadori, 1997.
Al momento ne ho letto solo un quarto ma ho già scoperto delle informazioni molto interessanti.

Prima è però necessaria una premessa “biblica” per chiarire il contesto del mio interesse.
Come sapete da tempo sto leggendo, piano piano, la Bibbia (*1) e, fra i suoi libri più interessanti, certamente c'è la Genesi e, in particolare, i primi capitoli.
Quando la lessi la prima volta provai una strana sensazione che, a posteriori, definirei di “riassunto”: come se mancasse qualcosa... Ci sono varie allusioni (magari riprese da pellicole o racconti di fantascienza) ma che rimangono tali e, anzi, le note della mia CEI si affrettano a ridimensionare e/o a interpretare come metafore.

Il caso più eclatante è forse in Gn 6, 4 dove si legge: «C'erano sulla terra i giganti a quei tempi...»
Mentre le note spiegano che non si tratta di giganti in senso letterale ma di una “razza proterva”. Ovvero una razza di uomini superbi che si ritenevano giganti (? *2).

Ma anche in Gn 6, 1 si legge: «Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.»
E poi: «...quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi.» - Gn 6, 4.
La domanda è “chi sono i figli di Dio” visto che non si tratta di uomini?
Come al solito le note CEI gettano acqua sul fuoco e spiegano che i figli di Dio “potrebbero” essere la schiatta di Set (*2) evidentemente particolarmente apprezzata e preferita rispetto agli altri discendenti di Adamo...

Dopo questa lunga premessa torniamo a Storia del cristianesimo. Per raccontare la storia del cristianesimo gli autori partono dalle sue radici, ovvero dal giudaismo: tanto per capirsi il primo capitolo si intitola “Il giudaismo del secondo tempio e le origini del cristianesimo (515 a. C. - 135 d.C.)”
Per spiegare l'ambiente socio/religioso in cui il cristianesimo muoverà i suoi primi passi, l'autore fa una panoramica sulle varie correnti del giudaismo che, prima della distruzione del tempio (70 d.C.), aveva una struttura ben diversa da come siamo portati a immaginarlo adesso: basti pensare alla casta dei sacerdoti e ai riti sacri specifici del tempio...
In particolare erano importanti le correnti apocalittiche in contrasto con quella dominante esdrina: anche tali fazioni produssero svariati testi ma, non venendo poi accettati nel canone giudaico, col tempo vennero dimenticati e solo “recentemente” stanno venendo riscoperti.

Fra questi libri il più interessante è il Libro di Enoc composto da ben cinque tomi (*4). Il protagonista di questo libro è il patriarca Enoc (per capirsi il bisnonno di Noè).
Da sottolineare che in questo racconto il patriarca Enoc non muore ma, anzi, viene trasformato nell'angelo Metatron (*5).

Se torniamo alla Bibbia, nel capitolo 5 si elencano i patriarchi anteriori al diluvio. Dal versetto 6 inizia una lista caratterizzata da nome, età, figli e morte: con una eccezione...
«Set aveva... ...poi morì. Enos aveva... ...poi morì. Kenan aveva... ...poi morì. Maalaleel aveva... ...poi morì. Iared aveva... ...poi morì.
Enoc aveva... … Poi Enoc camminò con Dio e non fu più perché Dio l'aveva preso.
Matusalemme aveva... ...poi morì. Lamech aveva... ...poi morì.» - Gn 5, 6-31
Come si vede per ogni appartenente a questa genealogia (i vari nomi appartengono al primogenito del precedente) è scritto esplicitamente che morì: per tutti tranne che per Enoc!

Riguardo a Gn 6, 1 invece nel Libro di Enoc si spiega che alcuni angeli al tempo del padre di Enoc si invaghirono di donne umane e, accoppiandosi con esse, generarono appunto i giganti. In altre parole i figli di Dio erano degli angeli...
Fu questa grande corruzione, che andava contro il volere di Dio, che provocò qualche generazione dopo la punizione del diluvio universale!

Insomma il libro di Enoc non è entrato nel canone ma qualche suo influsso, per quanto indiretto, comunque traspare...

Conclusione: interessante ma anche triste. Gli ingenui come me potrebbero pensare che la scelta dei libri da considerare sacri segua delle logiche religiose, magari poco comprensibili e talvolta illogiche, mentre invece pare che, almeno in questo caso, la discriminante fosse politica.
Come detto la corrente dominante del giudaismo dell'epoca era quella degli esdrini, ovvero i discendenti degli ebrei che erano tornati dall'esilio babilonese e che, con il supporto politico del re persiano avevano ricostruito Gerusalemme e il tempio: gli ebrei che erano rimasti in Palestina erano invece considerati impuri perché si erano mischiati alle altre popolazioni locali pagane.
Il libro di Enoc va contro questa visione di presunta maggiore purezza razziale perché non sono tanto gli ebrei (palestinesi) a essersi contaminati con donne pagane quanto gli angeli stessi ad aver contaminato l'intera umanità col loro peccato: quindi neanche gli ebrei di Esdra, tornati da Babilonia, potevano dirsi puri...
Insomma la religione usata come giustificazione del potere: niente di nuovo in effetti (*6)... eppure scoprire che già nel V a.C. era così...

Nota (*1): adesso sono impantanato nei Salmi: uno degli ultimi libri che mi siano rimasti da leggere, ma è noiosissimo e lunghissimo...
Nota (*2): mia interpretazione (scettica) della nota CEI.
Nota (*3): il terzo figlio di Adamo ed Eva (che poi ne ebbero anche molti altri, v. Gn 5, 4)...
Nota (*4): di cui il primo compreso nel canone copto!
Nota (*5): e Enoch/Metatron è uno dei protagonisti del complicatissimo Cronache perdute dal mondo dei diavoli di Hal Duncan (v. Ore e non diavoli). Amo questa serendipità!
Nota (*6): adesso si usa la tivvù che ha il pregio di essere molto più duttile della religione: si fa ripetere più e più volte una ricostruzione, più o meno arbitraria, dei fatti fino a quando questa non viene creduta, o almeno considerata verosimile, dalla maggioranza delle persone. E il bianco diviene nero e il nero bianco.

mercoledì 25 febbraio 2015

Il mercante di Venezia

Ieri sera ho letto la commedia di un mio collega: Il mercante di Venezia di Shakespeare...
Infatti fra i miei DVD “spagnoli” (v. Rivalutazione) ho anche Il mercante di Venezia con Al Pacino e Jeremy Irons.

Come al solito lo ricordavo brutto e noioso ma in verità non avevo avuto la pazienza di seguire con attenzione i sottotitoli in inglese e, non conoscendo la commedia originale, avevo finito per non capirci niente.

In realtà ancora non ho finito di rivedere l'intera pellicola ma ho già notato qualcosa che mi pare interessante.

Alcuni particolari:
1. Il regista inizia il film con la premessa storica sulla disparità di trattamento degli ebrei nell'Europa antica e, in pratica, si spiega che l'usura era uno dei pochi lavori loro consentito.
2. Poi c'è una scena dove uno dei protagonisti, il mercante Antonio (Jeremy Irons), incontrando l'ebreo usuraio Shylock (Al Pacino), lo spintona e gli sputa in faccia.
3. In una scena successiva Antonio è molto triste e guarda languidamente Bassanio, il suo protetto.

Chiaramente l'idea del regista è quella di giustificare Shylock facendolo passare per vittima dei pregiudizi del tempo e di Antonio in particolare. Contemporaneamente l'interpretazione del melanconico Jeremy Irons è particolarmente anodina e lo allontana dalle simpatie dello spettatore: anche il prestito di cui il maturo Antonio si fa mallevadore non pare completamente disinteressato perché inquinato da una velata torbida passione per il giovane Bassanio; al contrario l'interpretazione di Al Pacino è, tutta fuoco, sguardi spiritati, vivida e coinvolgente...

Nella commedia di Shakespeare mancano I punti 1. e 2. mentre della scena 3. c'è solo la melanconia di Antonio ma nessuna allusioni a rapporti più intimi fra questi e il giovane Bassanio...
In verità la scena 2. è descritta in seguito (in Atto I, Sc. III) da Shylock ma si spiega anche, in altri passaggi, che il vero motivo dell'odio di Shylock per Antonio è che questo prestava senza interesse il proprio denaro diminuendo così, indirettamente, i profitti dell'usuraio.

In altre parole nella commedia di Shakespeare la figura di Shylock è netta: quella del cattivo e buffo, ridicolo nella propria eccessiva grettezza. Questo dà la direzione alla trama: il lettore ha ben chiaro chi sono i buoni e chi i cattivi e riesce quindi, immedesimandosi, a calarsi nelle vicende interessandosi all'evoluzione della storia.

Al contrario nella pellicola lo spettatore, per i motivi sopraddetti, rimane completamente spiazzato. Da una parte Antonio sembra un ricco altezzoso e sprezzante con un debole per i ragazzi giovani e belli; dall'altra il personaggio di Shylock è più accattivante ma è altrettanto evidente che non è il buono della situazione!
Il risultato è che lo spettatore non si immedesima con nessuno dei due con la conseguenza di non riuscire a farsi coinvolgere dalla pellicola: questo provoca noia e disinteresse.
Una possibilità avrebbe potuto essere quella di rendere esplicitamente cattivo anche Antonio e di puntare tutto sulla storia d'amore. Questo avrebbe però comportato una più ardita rivisitazione della sceneggiatura che il regista non si è sentito di fare. Inoltre gli attori “big” sono proprio nei ruoli di Shylock e Antonio con la conseguenza che lo spazio dato alla storia d'amore è ancora più piccola e finisce per ruotare attorno all'odio fra il mercante e l'usuraio.

Devo ancora terminare di vedere come la pellicola viene portata avanti ma è già evidente che la scelta miope del regista di riabilitare, almeno parzialmente Shylock, ha pesantemente compromesso l'intera trama andando ad alterare i delicati equilibri fra i vari personaggi.

Conclusione: secondo me un mezzo disastro... Sono curioso di vedere cosa ne pensa la critica!

Aggiornamento (25/2/2015): ovviamente i commenti che ho trovato su wikipedia sono molto superficiali. Solo sulla versione inglese (The Merchant of Venice) si accenna alla volontà del regista di rivalutare la figura di Shylock ma non si approfondiscono le conseguenze di tale decisione...
Aggiungo anche: è stato un disastro al botteghino incassando meno di quanto sia costato, chissà perché...
Ho letto anche questi commenti su un sito specializzato ma mi pare che non vadano molto oltre il bello/brutto. Decisamente la mia teoria, magari sbagliata, è comunque più interessante...

martedì 24 febbraio 2015

Sulla scena I-I

Permettetemi un pezzo un po' autocelebrativo: il commento alla prima scena (v. AedE: Scena I, Atto I) di “Andros ed Euginea”. Dopo averci speso così tanto tempo mi sembra strano non lavorarci un po' ogni sera! Ecco, questa è la scusa per riprenderla in mano, riguardarla, coccolarla e complimentarmi con me stesso (*1)...
Perché proprio la prima scena? Beh, nel caso mi venisse voglia di commentare anche le altre, potrei proseguire in ordine...

Come ho già scritto altrove ho approfittato della tragedia per inserirci le parole che imparo con Anki (v. Anki e Ank'io). Tanto per curiosità elenco quelle di questa scena:
fratta
bennato
azzimare
pronuba
garrulo
eziandio
cuna
subbio
aggrottare
diaspro
strame
graveolente
libagione
vincastro
zefiro
protervo
pesta
cupreo
corniolo

Di queste parole conosco tutte le definizioni (se più di una!) della Treccani.it... Di molte, sebbene non di tutte, ricordo ancora da quale libro provengano: “corniolo” da Senofonte (erano i persiani ad avere lance di corniolo, legno durissimo); “protervo” dalla Bibbia, in particolare dai “giganti protervi” della Genesi (*2); “eziandio” e “bennato” ovviamente dalle “Operette Morali” del Leopardi; “graveolente” dal Figlio della notte (v. Figlio notturno) anche se non ricordo in quale contesto (forse quando il protagonista in forma di lupo mannaro fiuta l'argento...) idem per “pesta” (qui è un cane o il solito lupo che seguono una pista...).

La “stella lucente” di Euginea che cos'è?
Non lo so!
Nella Novellaja fiorentina (v. Varie letture), in moltissime fiabe, la protagonista ha una stella sulla fronte: non si spiega bene cosa significhi ma il particolare mi ha affascinato e l'ho voluto inserire nella tragedia lasciando l'ambiguità...

L'austera “pronuba”: quanti dubbi mi ha dato! Ogni volta che leggevo tale parola ero sempre incerto se tenerla o toglierla...
Il motivo è che la “pronuba” era una matrona che aiutava la sposa nei matrimoni romani. Esatto “romani” e non “greci”... Insomma un anacronismo che non mi piaceva. Però la parola è bella e alla fine mi sono concesso questa licenza poetica!

Il “subbio” è una parte del telaio per tessere (un rullo di legno sul quale scorre l'ordito) ma è anche il simbolo dell'arte tessile. Appropriato.

Tichaos: nel mio greco maccheronico, a base di Google, dovrebbe corrispondere a “cattiva sorte”...
Ovviamente Andros è “uomo” mentre Euginea, di nuovo nel mio greco maccheronico, corrisponde a “buona donna”...

“Familiare” invece di “famigliare”. Come spiegato in Lezione di itagliano la mia posizione è netta e ferma: uso “famigliare” come aggettivo riferito alla famiglia mentre “familiare” per indicare familiarità (conoscenza superficiale) con qualcuno o qualcosa. In questo caso però, dato il registro solenne della tragedia, a malincuore ho usato “familiare” anche come aggettivo riferito a famiglia...

“Diaspro”. L'ho già spiegato altrove ma lo ripeto: il diaspro non è solo una pietra molto dura (a base di silicio) e compatta ma è anche il simbolo di “durezza d'animo”. L'idea è che chi ha un cuore di diaspro non soffra le pene dell'amore...

«Dolci, sensibili caprette: che davvero abbiano afferrato ciò che al mio amaro duro padre era sfuggito?». Qui mi piace molto il contrasto fra dolce-amaro, sensibile-duro e afferrare-sfuggire...

Per “numi” vale quanto detto per “pronuba”. Avevo la sensazione che tale parola fosse specifica del mondo romano. Poi però, visto che mi piaceva, l'ho tenuta comunque: non so quanto sia corretta ma, se non lo fosse, non sarebbe un errore ma una licenza poetica!

“L'inviolata Afrodite”. Chi ha seguito i miei commenti sull'evento dell'anteprima su FB (o anche Tragica noiosa tragedia...) saprà che ho cambiato più e più volte gli epiteti di Ares e Afrodite. Al riguardo mi ero imposto varie regole:
1. usare sempre epiteti diversi.
2. usare sempre un epiteto.
3. l'epiteto deve riprendere un concetto della frase in cui si trova OPPURE esserne in palese contrasto.
In questo caso ad esempio “inviolata” è in contrasto con “profanato”.

Per finire qualche considerazione generale...
Quando ho iniziato a scrivere non avevo ancora ben chiaro tutti i dettagli della tragedia: avevo deciso che mi sarei basato approssimativamente sul racconto Il giaguaro ghignante (*3) che a sua volta si basa su un sogno. Però avevo molte incongruenze da risolvere.
Devo dire che alla fine tutti i dettagli si sono incastrati molto bene fra loro: ad esempio non avevo in mente di dare particolare rilevanza all'ombra di Andros ma poi essa è diventata l'alter ego della sua seconda personalità.

Conclusione: quando non avrò idee su cosa scrivere darò un po' di informazioni sulla seconda scena!

Nota (*1): Sul mio viario non uso le faccine ma in questo caso ci sta troppo bene questa ;-) !!
Nota (*2): e anche su questo argomento avrei da scrivere un pezzo a parte!
Nota (*3): nel racconto il protagonista sale sul tetto di una casa per sfuggire all'assalto degli invasori che osserva da un abbaino mentre nella mia versione si trova su una montagna e lo vede da un promontorio...

lunedì 23 febbraio 2015

King Kong

E fra ieri e oggi ho visto anche il DVD “spagnolo” di King Kong: anche questo mi è sembrato decisamente migliore di quanto ricordassi (v. Rivalutazione e il corto Altre pellicole). Diciamo che è passato da 5 a 6½...
Ho notato, beh più un'ipotesi che un'osservazione, che nel periodo “spagnolo” ero meno empatico e non “leggevo” le espressioni dei personaggi. In particolare rivedendo la pellicola non avevo notato l'amore, o comunque l'affetto, della bella protagonista verso King Kong. O magari non mi aveva coinvolto...
Non so... a tanti anni di distanza è difficile ricordare quali erano le mie sensazioni precise all'epoca...

Comunque King Kong, mi riferisco alla versione degli anni '30, è forse una delle prime pellicole vagamente ecologiste.
L'uomo moderno ha la presunzione di poter controllare, grazie alla scienza, tutte le forze della natura (compreso Kong) ma alla fine non vi riesce e finisce per combatterla e distruggerla.

Molto più concreta la venatura di razzismo sottintesa dalla peculiare predilezione di King Kong per la bella bionda protagonista rispetto alle ragazze autoctone (e nere) della sua isola...
In verità il regista, forse proprio per tutelarsi da tali accuse, ha inserito delle scene in cui King Kong, libero per New York, afferra in mano tutte le bionde che vede ma, quando si accorge che non sono la protagonista, le getta via: in altre parole, sembrerebbe dire, a King Kong non piacciono tutte e solo le bionde ma unicamente la protagonista...

Mentre guardavo alcune scene di azione un po' sopra le righe mi è venuto in mente Peter Jackson ma ho pensato “No Peter Jackson le fa molto più eccessive e prolungate...”
Avevo infatti in mente Lo Hobbit dove Jackson, per farci tre puntate, ha dovuto allungare parecchio il minestrone col risultato di avere scene d'azioni lunghissime e, paradossalmente, noiosissime...
Invece nei titoli di coda ho scoperto che Peter Jackson era davvero il regista di King Kong! Talvolta sbaglio anch'io...

domenica 22 febbraio 2015

Ricaduta

Notizia non più freschissima ma negli ultimi giorni sono stato così preso dalla pubblicazione della tragedia che non ho scritto altro (Riciclo (1/2) e Riciclo (2/2) era materiale già scritto!) sul viario...
In pratica mercoledì mattina sono finalmente uscito di casa e mi era sembrato di stare benino per tutto il giorno. Poi però, verso le 22:00, ho iniziato a tossire e non ho smesso fino al giorno dopo.
Il giovedì in pratica stavo come il sabato precedente...
Fortunatamente già venerdì sono rimigliorato e ieri, sabato, stavo benino.
Stanotte (sabato-domenica) sono riuscito a dormire e mi sembra di essere tornato quasi completamente a posto...

Altre pellicole - 22/02/2015
Come accennato in Rivalutazione mi sono rimesso a riguardare i miei DVD “spagnoli”.

Ho ritrovato un “Polly qualcosa” con Ben Stiller. Credo che non l'avevo visto più di una volta e, anzi, mi ero perfino dimenticato di averlo. Lo ritenevo da 4 ma un 6/6+ se lo merita.

Van Helsing: anche questo visto solo una volta, da 4½ è passato a 5+...

Fight Club: questa è l'eccezione. Mi era piaciuto anche in Spagna: direi 7+

Ora ho iniziato a riguardare anche King Kong. Valutazione originale sul 5- vedremo se e quanto migliora...

Musichette - 25/2/2015
Fra feste e malattie (mie) ancora non mi è riuscito fissare una lezione col maestro di chitarra. Nel frattempo, sebbene un po' troppo a singhiozzo, sto continuando a studiare...
Oggi finalmente ho detto basta all'esercizio 7-36 di Chitarrista da Zero!: si tratta della melodia di Greensleeves che ormai mi viene bene anche a velocità normale.
Questa la registrazione (senza la base sotto sa un po' di poco). Sono molto preciso nelle durate, compresi gli ottavi, mentre in precedenza (intendo mesi fa) andavo a orecchio...
L'unica cosa che non mi piace sono le due corde a vuoto: non stoppando il SI mi si sovrappone al SOL e l'effetto è brutto. Devo chiedere al maestro quale sia la maniera più pratica per stoppare il SI...

Già che c'ero ho registrato anche l'esercizio 7-37: si tratta di una melodia Swing; ancora la suono al -7% ma in 4-5 sessioni dovrei essere in grado di suonarla bene a velocità reale.
Eccola qui...

Sul presidente - 2/3/2015
Molti dei miei amici si chiedono come sarà il nuovo presidente della repubblica. Qualcuno è “speranzoso” e dice che, peggio di Napolitano, non potrà essere.
Io dico che al peggio non c'è limite e, se lo ha scelto Renzi, sicuramente non potrà essere un buon presidente.

Fare matto e dare di matto - 4/3/2015
Stamani, in una pubblicità, ho sentito l'espressione «fare scacco matto» che immediatamente mi è suonata molto strana: ho ripensato alle mie esperienze da ex-scacchista e ricordo solo “dare scacco matto”. I miei libri non li ho controllati ma, visto che anche sulla Trecani.it (v. punto 2-a) è riportato “dare scacco”, sono decisamente sicuro che questa sia la sola forma corretta.

Piuttosto, per dare di matto a qualcuno, si può dire “dare in cembali” (v. cimbalo)...
Il “cembalo” è un'altra delle parole che ho imparato tramite Anki e che avrei voluto inserire nella mia tragedia senza riuscirvi: i cembali erano infatti gli strumenti dei nove coribanti seguaci della dea Cibele.

sabato 21 febbraio 2015

AedE: Scena I, Atto V

Le istruzioni in breve (la versione completa è qui):
  1. Fare partire il primo brano della scena
    • Regolare il volume della musica non troppo alto: si deve sentire chiaramente ma non deve distrarre
    • Per calarsi nella giusta atmosfera cercare di battere il ritmo della musica con la mano
    • Non prestare attenzione alle parole della musica o alle immagini del video: in genere il testo della canzone non avrà nessuna attinenza con la scena e potrebbe quindi distrarre e confondere il lettore. Abbandonarsi semplicemente all'atmosfera!
  2. Aspettare il tempo indicato prima di iniziare a leggere il testo della tragedia vero e proprio. E non sbirciare!
  3. Leggere con attenzione cercando di seguire la punteggiatura e “interpretando” i vari personaggi
  4. Finita la lettura aspettate che il brano musicale termini prima di avviare il successivo o passare alla scena seguente



Aspetta 2m

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[Nel cuore della palude alla foce del Boristene; Andros è assiso su un trono di ossa]
Andros – Stupidi sacerdoti incapaci: da oltre un millennio i miei ordini non cambiano ma questi, dementi come sempre, continuano a deludermi. Quanti altri ne dovrò uccidere per insegnare loro?
Ombra-Ippandro – Generazioni di servi si sono succedute affaccendandosi al tuo osceno culto: mai però un sacerdote ha deluso più di una volta il suo padrone perché sempre, con la morte, è stato prontamente corretto. [ride]
Andros – Non ridere Ombra! Mentre tu ridi sono le mie labbra a contrarsi in un sorriso sbilenco! Per tua colpa gli stolti, quando pensano che io non li oda, mi chiamano il Dio Ghignante!
Ombra-Ippandro – E questo è il migliore degli epiteti con cui sei conosciuto! [ride]
Andros – La tua stupida risata è sintomo di follia senile!
Ombra-Ippandro – Ma io sono te! [ride] Se io ora sono folle è perché tu, già da lungo tempo, sei divenuto pazzo! [ride]
Andros – Zitta anima ribelle: non sei mai stanca di avvelenare ogni dì la mia vita!?
Ombra-Ippandro – [ride] Ormai dovresti saperlo Andros! Tu stesso sei il veleno della tua esistenza perché fosti tu l'origine della tua rovina: per assaporare l'amara gioia di un attimo di vendetta ti condannasti a prolungare in eterno la tua vita bevendo dallo spregevole Wacamonge [ride]. L'amore per Euginea ti dette una possibilità di scampo, ma tu la gettasti! [ride]
Andros – Punii il tradimento! Perché trovi così divertente la mia giustizia?
Ombra-Ippandro – Dimostrasti che gli uomini nulla possano contro la volontà degli dèi: uccidesti re Totraz, come avevi promesso al Dio senza spada, e vendicasti l'oltraggiata Afrodite umiliando il suo amante ma, da solo, ti destinasti a un indefinito tormento inasprito da rancore e rimpianto... punizione ben maggiore di quanto avevi giurato, quel pomeriggio lontano durante il temporale, sull'impervio declivio del monte patrio! [ride]
Andros – Ma io ancora vivo, non mi compatisco né provo rimpianto! Brandisco Fonias e da Wacamonge bevo il sangue innocente procacciatomi dai miei sacerdoti! Io sono temuto dagli uomini e rispettato dagli dèi!
Ombra-Ippandro – [ride] Mentre nell'umido atrore di questa palude tu maceri nell'odio per te stesso, gli dèi amoreggiano fra loro, felici e obliosi delle tue pene. Tu credi di aver compiuto la tua volontà ma hai solo eseguito il volere divino.
Ha veramente perso chi si illude di aver vinto! [ride]

Elenco dei brani in ordine di apparizione:
1. The Tome of Broken Souls di Anthelion

AedE: Scena V, Atto IV

Le istruzioni in breve (la versione completa è qui):
  1. Fare partire il primo brano della scena
    • Regolare il volume della musica non troppo alto: si deve sentire chiaramente ma non deve distrarre
    • Per calarsi nella giusta atmosfera cercare di battere il ritmo della musica con la mano
    • Non prestare attenzione alle parole della musica o alle immagini del video: in genere il testo della canzone non avrà nessuna attinenza con la scena e potrebbe quindi distrarre e confondere il lettore. Abbandonarsi semplicemente all'atmosfera!
  2. Aspettare il tempo indicato prima di iniziare a leggere il testo della tragedia vero e proprio. E non sbirciare!
  3. Leggere con attenzione cercando di seguire la punteggiatura e “interpretando” i vari personaggi
  4. Finita la lettura aspettate che il brano musicale termini prima di avviare il successivo o passare alla scena seguente



Aspetta 1m

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[Salone del banchetto nuziale; Andros è di fronte al tavolo del re e della regina]
Andros – [rivolto a Euginea] Ebbene ti vedo severa e sempre bellissima, degna figlia prediletta della Dea che ama e fa amare. Nel guardati rimembro la ridente e soave fanciulla il cui ricordo sempre splende e splenderà nei miei sogni. E adesso, se possibile, ancora più soave di quanto eri sei divenuta: i tuoi occhi mi trafiggono, le tue labbra mi attirano, sul tuo volto misuro le dimensioni della bellezza...
Bella più del mondo, intelligente e riflessiva, non volubile né capricciosa, fiduciosa mi osservi: lo sguardo fiero mi accusa e ti difende, eppure il tuo amichevole sorriso è un invito all'affettuosa conciliazione.
Davanti a me, impavida, ti ergi come un bianco, solenne scoglio: su di te, impotenti, i flutti delle avversità si infrangono senza scalfirti e, sconfitti, si volgono in fuga.
Rosa sublime, sulle altre donne, ti stagli come su timidi fiori di campo.
È così! Rosa sei, spinosa e indomabile, ferisci chi senza delicatezza tenta di ghermirti: savia giardiniera di te stessa hai scelto la spalliera alla quale, sì ti appoggi, ma anche, con i tuoi pruni, fai da usbergo.
Scevra da difetti, rechi una vasta dote di virtù: doni preziosi, doni ricchi e numerosi. Impareggiabile fra le mortali non sei inferiore a nessuna dea. È vero: ti ho sempre segretamente amata e tale amore, benché non corrisposto, ha esaurito la capacità del mio cuore: tutto ha dato e niente è rimasto. Eppure... le parole mi vengono meno...
Euginea – [sorridendo triste] Riconosci quindi che sono sempre la medesima e che ho solo ubbidito all'ordine dell'amore?
Andros – Lo riconosco. Non hai colpa. Eppure...
Ombra-Ippandro – Non aggiungere altro. Lei ha capito. Non badare ai mormorii e agli occhi che ti guardano stupiti: fai il giusto e accettane le conseguenze.
Euginea – Farai dunque del male a me o ai miei cari?
Andros – [abbassa la lama e china il capo tristemente] No. Non lo voglio... eppure... non riesco a condividere la tua felicità: congedami con la tua benedizione e me ne andrò lontano. Affronterò la punizione degli dèi sospirando il tuo nome, Euginea, che nel mio cuore splende gioia, richiama bellezza e suona amore. Sii prudente! Sii felice! E non scordarmi... [si volta e si allontana rapidamente]
Euginea – [dopo una breve esitazione, con sollecitudine richiama Andros ormai quasi fuori dal salone] Aspetta Andros! Felice sarei se tu rimanessi ancora un po', ma così tanto hai dato che di più non oso chiedere. Però, se addio deve essere, non si dica che la regina Euginea congedi un vecchio e leale amico senza condividere con lui il migliore vino del banchetto nuziale.
Andros – [ritornando mestamente sui propri passi] Al volere della sposa mi piego...
Euginea – Porgimi dunque la tua preziosa coppa e vi mescerò il vino rimescolato dagli sposi e consacrato a Era col nostro amore.
Ombra-Ippandro – No! Andros, non usare Wacamonge! Quel boccale è maledetto!
Euginea – Non esitare Andros, il mio affetto è sincero...
Ombra-Ippandro – No! Getta la coppa e bevi da un'altra! Non avvicinare alle labbra il vino ormai avvelenato! L'amore per Euginea ti ha fatto rinsavire una volta: non lo farà una seconda!
Andros – [mormorando] Buona Ombra, gli occhi di Euginea mi guardano speranzosi: non posso deluderla. Niente accadrà oppure accadrà ciò che è destino che accada.
Ombra-Ippandro – Non inghiottire! Sputa ora il vino che come fuoco liquido già ti ustiona la lingua!



Aspetta 1m 30s

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Andros – [barcolla indietro mentre gli astanti si lasciano sfuggire prima esclamazioni di stupore, poi grida di paura] Quanta ragione e quanto torto avevi Ombra! Come oro fuso questo tristo liquore mi colma le interiora bruciandole! Ma non mi fa impazzire, come temevi, bensì rinsavire! Wacamonge svela la verità: ora vedo le estreme conseguenze del loro amore... da loro, nobile lignaggio verrà... fra generazioni, perdute nel nebuloso futuro, si parlerà ancora del grande re Totraz e della sua magnifica regina... stirpe di re saggi e potenti... e, ancora più lontano, grandi città con torri alte come montagne... ricchezza e prosperità per tutti...
Euginea – Che succede! Andros stai bene?!
Andros – [piegato su se stesso] …un futuro radioso, sebbene remoto, per tutti gli uomini del mondo conosciuto e perfino per gli sconosciuti perieci... ogni giorno il nome di Totraz e di Euginea sarà benedetto... ma, di Andros, nessuno si ricorderà!
Di Andros, che vagò abbandonato e morì solo... di Andros, crudelmente punito dagli dèi per non aver mantenuto il proprio giuramento, nessuno saprà... l'oblio cancellerà il suo sacrificio... è giustizia questa!?
[Andros vomita il vino e si raddrizza] Ombra rispondimi! Mi fischiano le orecchie, non odo nulla, e un velo scarlatto mi è calato sulla vista. I convitati si agitano, provano ad alzarsi ma ricadono sulle panche, inchiodati a esse dal proprio destino. Vedo Euginea che mi guarda preoccupata e muove le belle labbra soffici: dovrei cercare di ascoltarla?
Ombra-Ippandro – Rattieni l'ira! Deponi la spada! Nessuna consolazione ti verrà dall'effimera vendetta!
Andros – Sì, forse dovrei ascoltarti... Ma ecco che Totraz le pone un braccio sulle spalle ed ella, lieve, senza riflettere, pone le proprie dita lisce e affusolate sulla mano di lui.
Maledetta soave pura diabolica dolce intimità umiliante dell'affettuoso gesto atroce! Maturi la mia gelosia in odio: profondo, enfiato e incandescente... Oltre non reggo e cedo: Fonias! Scatena la tua potenza! [Andros solleva la spada contro gli sposi: lesto, re Totraz estrae un pugnale mentre la regina Euginea tenta di far scudo col proprio corpo al figlioletto. Un fulmine verde, scaturito dalla punta di Fonias, li colpisce con un boato assordante. Si alza una nube di fumo]



Aspetta 40s

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Andros – [ridendo] niente è rimasto dello sciocco re, della regina meretrice e del loro piccolo frutto marcio! Solo pochi brandelli puzzolenti di carne bruciata, bocconi indigesti per cani randagi, si scorgono qua e là nel cratere fumante: ma questa è solo l'alba della mia collera, dovrà giungere il suo mezzodì prima che essa inizi a scemare... ben pochi sciti vedranno la luce del domani...
[urlando a squarciagola] Distruzione! Morte! Sangue! A me! A me!

Elenco dei brani in ordine di apparizione:
1. Christina Death di The 69 Eyes
2. Punishment di Ashes of Ares
3. Ghost Division di Sabaton

AedE: Scena IV, Atto IV

Le istruzioni in breve (la versione completa è qui):
  1. Fare partire il primo brano della scena
    • Regolare il volume della musica non troppo alto: si deve sentire chiaramente ma non deve distrarre
    • Per calarsi nella giusta atmosfera cercare di battere il ritmo della musica con la mano
    • Non prestare attenzione alle parole della musica o alle immagini del video: in genere il testo della canzone non avrà nessuna attinenza con la scena e potrebbe quindi distrarre e confondere il lettore. Abbandonarsi semplicemente all'atmosfera!
  2. Aspettare il tempo indicato prima di iniziare a leggere il testo della tragedia vero e proprio. E non sbirciare!
  3. Leggere con attenzione cercando di seguire la punteggiatura e “interpretando” i vari personaggi
  4. Finita la lettura aspettate che il brano musicale termini prima di avviare il successivo o passare alla scena seguente



Aspetta 1m 20s

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[Salone del banchetto nuziale; re Totraz ed Euginea sono al loro tavolo, di fronte ad Andros, mentre tutti gli altri invitati sono ancora ai loro posti]
Euginea – [si alza in piedi tenendosi stretta al marito] Andros? Sei tu il mio vecchio amico Andros?!
Andros – Lo fui. Un tempo lontano fui entrambi...
Euginea – E se tu sei Andros allora, caro amico di sempre, perché arrivi alla mia festa nuziale con la minacciosa spada in pugno? Piuttosto, rallegra il mio animo sedendoti al nostro desco: spezza il pane, mesci il vino e sii partecipe della nostra gioia!
Andros – Ti ascolti figlia tralignata dei tuoi avi? Forse non ricordi più chi eri o cosa è accaduto ai nostri parenti? Come puoi tu gioire, e chiedere a me di farlo, quando ti unisci alla radice del nostro male?
Euginea – [sospira] Non guardarmi con occhi tenebrosi sotto il cipiglio crucciato, ma ascolta le sincere parole della mia felicità: imprevisto né voluto, l'amore è germogliato su pietra liscia e arida. I mali passati erano destinati ad accadere perché gli dèi, così, avevano stabilito.
Re Totraz è il più alto e valoroso re delle tribù dell'intera Scizia: a lui Ares il razziatore, che qui chiamano Batraz, aveva promesso una donna degna del suo coraggio. E a me la Dea, che a tutto antepone l'amore, baciandomi in fronte suggellò la promessa di un matrimonio regale.
Quel che tristemente è successo era quindi ineluttabile e già deciso dagli dèi onniscienti. Che colpa abbiamo noi miseri mortali dei loro desideri? Che colpa ha il vile strumento nell'essere impugnato da mano divina?
Andros – Facile attribuire alla volontà degli dèi le proprie azioni. Ma chi cavò gli occhi a Callipente? Ares o re Totraz?
Chi ordinò di depredare il tempio e rapirne le giovani ancelle? Ares o re Totraz?
Chi uccise il tuo promesso sposo, mio fratello Tichaos? Ares o re Totraz?
Anzi, da fonte sicura, ti dico che l'uomo al tuo fianco è andato ben oltre il suo mandato: infatti il Dio dell'odio, per blandire la Dea dell'amore, lo ha rinnegato. E io fui scelto per strappare la vita a lui e a tutta la sua progenie...
Euginea – Non farlo amico carissimo! Per quell'affetto che, si mormorava, tu abbia sempre nutrito nei miei confronti, non prendere la vita al mio caro marito né all'innocente infante nato della nostra unione: con sacro giuramento sono ormai legata al mio re: se colpisci lui ferisci me, se lo trafiggi io sanguino, se l'uccidi io muoio!
Andros – Anch'io giurai! E il mio giuramento ha vincoli ben maggiori perché, non a un uomo, ma a tutti gli dèi supremi ho dato la mia parola...
Euginea – Tu quindi dici di fare ciò a cui il tuo giuramento ti obbliga: ma non è forse questo lo stesso torto di cui ci accusi? Per quanto hai detto la responsabilità, e con essa la colpa, di ciò che fai sarebbe tua e non del tuo giuramento. E se invece tu non hai colpa allora nemmeno noi l'abbiamo e nessuna punizione meritiamo.
Andros – [sorridendo amaramente] Doppiamente fortunato l'uomo la cui moglie ha una lingua abile come la tua! Dimentichi però che io riparo al vostro torto e, volentieri, mi assumo la responsabilità di ripristinare giustizia... [rivolgendosi al re] Ma Totraz non ha voce per difendersi? Perché si nasconde dietro alla donna che rapì come schiava?



Aspetta 1m 30s

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Re Totraz – Schiava in catene trascinai Euginea sulla mia nave ma, già quando sbarcammo, fu il mio cuore a essere incatenato a lei, di esso, regina. Però hai ragione: non dietro alle parole di una donna, per quanto moglie, ma al proprio scudo deve difendersi il re dei prodi cavalieri sciti. In te brilla il divino favore: più che uomo sei, eppure non esiterò ad affrontarti. Per le mie colpe sono pronto a pagare col mio sangue il giusto tributo: da avversario onorevole risparmia però Euginea e il pargoletto che invece colpe non hanno.
Ombra-Ippandro – Unici fra i presenti il re e la sua regina, sebbene pallidi e titubanti, si sono levati e ti hanno rivolto la parola ché il tuo sembiante è terribile e mortifero. Il coraggio non difetta loro...
Andros – [mormorando a denti stretti] Ombra molesta perché ripeti ciò che già so?!
Euginea - Se tu hai o abbia mai avuto un briciolo d'amore per me risparmiali, ti supplico!
Andros – [incerto] Io...
Euginea – [con un flebile sorriso] Ti prego buon Andros che, anche adesso, sempre caro mi sei come non mai, rinuncia alla vendetta che ingiustamente ammanti di giustizia!
Andros – [la guarda in silenzio per qualche attimo] O, comprendo... Sappi, Euginea dalla stella, che anche la potente Dea delle lusinghe pose sul mio volto una benda: una trina di inganno ricamata di accecante amore. Eppure, protetto da memorie e saggezze antiche che ora scorrono nel mio sangue, non ne rimasi a lungo abbacinato: ormai leggo con chiarezza anche il tuo intento. Percepita la mia incertezza, ratto nei tuoi occhi, il brillio dell'astuta malizia femminile ha sostituito il disperato sgomento e la colpevole paura!
Euginea – Sarà come dici... eppure, in buona fede, credo che non giustizia ma gelosia muova la mano di Andros figlio di Omotimo. E questa gelosia è frutto ingrato e tossico dell'amore. Se i tuoi occhi vedono la verità, mi aspetto allora che la tua lingua non menta. Rispondi quindi alla mia semplice domanda: mi ami?
Andros – [esita a lungo] Solo due parole... eppure nessun coltello scaverebbe così dolorosamente nella profondità del mio animo...
Ombra-Ippandro – La sua domanda è onesta e giusta: rispondi a lei e rispondi a te stesso.
Andros – [sempre incerto] In passato, credo, forse ti ho amata... ora non so: il tradimento ha aduggiato il tuo fascino e il mio cuore offeso non dimentica...
Euginea – [comprensiva] Allora mi ami: puoi leggere l'animo di tutti i mortali ma non il tuo. Tu non lo sai ancora ma io ne sono già certa!
Andros – Se anche così fosse questo non cambierebbe niente: tu hai sposato e tradito...
Euginea – [alzando la voce] Perché ti ostini a chiamare traditore il mio cuore che ha risposto con amore all'appello dell'amore? Tu piuttosto, dillo, già quando fui promessa a Tichaos covavi propositi di vendetta?!
Andros – [sorpreso] No cielo! Sacro è il vincolo del sangue!
Ombra-Ippandro – Eppure, invero, fosti proprio tu ad attirare la calamità sul villaggio: forse le tue impulsive implorazioni furono, non frutto di sciocca negligenza, ma dettate da impuro concupire... Ciò spiegherebbe l'indignato rancore dell'ombra di tuo fratello: ai morti poco è celato e, forse, a lui già era nota la tua prava proclività segreta...
Andros – [sconvolto urla] Allora, Ombra, cosa dovrei fare?!
Ombra-Ippandro – Ricorda le ultime parole del saggio Ippandro! Spergiura: sii dannato dagli dèi! Ma non tradire il tuo cuore o sarai dannato da te stesso! E, se dannazione comunque deve essere, fai allora ciò che è giusto...
Euginea – Non ombra ingannevole ma vera donna sono: guardami ancora, guardami con occhi sereni e non offuscati dall'ira e dimmi ciò che vedi. Se più non sono l'Euginea che amavi, e che ancora ami, allora mi ucciderai...

Elenco dei brani in ordine di apparizione:
1. Number di Tristania
2. My Lost Lenore di Tristania

AedE: Scena III, Atto IV

Le istruzioni in breve (la versione completa è qui):
  1. Fare partire il primo brano della scena
    • Regolare il volume della musica non troppo alto: si deve sentire chiaramente ma non deve distrarre
    • Per calarsi nella giusta atmosfera cercare di battere il ritmo della musica con la mano
    • Non prestare attenzione alle parole della musica o alle immagini del video: in genere il testo della canzone non avrà nessuna attinenza con la scena e potrebbe quindi distrarre e confondere il lettore. Abbandonarsi semplicemente all'atmosfera!
  2. Aspettare il tempo indicato prima di iniziare a leggere il testo della tragedia vero e proprio. E non sbirciare!
  3. Leggere con attenzione cercando di seguire la punteggiatura e “interpretando” i vari personaggi
  4. Finita la lettura aspettate che il brano musicale termini prima di avviare il successivo o passare alla scena seguente



Aspetta 1m 30s

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[Andros è entrato invisibile nel palazzo di re Totraz e si trova nell'anticamera del salone del banchetto nuziale]
Andros - [a Ombra-Ippandro, mormorando] Più un magazzino, grande ma misero, sembra questo palazzo: rozza e spoglia costruzione di pietra scura, dal tetto in legno e col pavimento di terra battuta e paglia...
Ombra-Ippandro – Per gli sciti, signori dei cavalli, avvezzi a vagare raminghi per nebbiose brughiere e ad accamparsi in semplici tende, già una stalla sembra loro una ricca dimora...
Andros – Non ho la tua longanimità ombra di Ippandro: ciò che ho da poco scoperto ha avvelenato il mio sangue che ora mi brucia e ribolle nelle vene. Ben pensavi eloquente Ombra: la conoscenza è bevanda amara e, come acqua di mare, mai disseta chi a essa si ostina ad abbeverarsi.
L'ira monta in me: l'amabile speranza troppo a lungo covata, come vino mal conservato, si è trasformata in acida delusione. Ogni indizio scoperto, ogni parola ascoltata indicano il vile tradimento. Un'unica domanda, un'ultima illusione mi resta: Euginea fu costretta alle nozze o, come la debole Spourgita, ha rinnegato il giusto per piegarsi all'utile? Questa domanda però, lo so bene, è solo un inganno a cui mi ostino a voler credere senza riuscirvi, appena sufficiente a farmi ingoiare il fiele che di continuo mi risale in bocca: la fiera Euginea non è Spourgita! L'oro non è cera e non si scioglie sotto i raggi del sole estivo a mezzodì: così, la prediletta dell'esigente Afrodite, anche sotto le più pesanti e ardenti minacce non prostituirebbe né mai regalerebbe il proprio cuore...
Da dietro quella porta arrivano schiamazzi e risa di giubilo di un festoso banchetto: suggeriscono una felicità che mi è intollerabile nequizia. La mascella si serra, la fronte si aggrotta e il mio volto si fa cinereo.
Solo due guardie male assortite, un giovane e un vecchio, sorvegliano attente l'ingresso; potrei colpirle non visto, ma è tempo di gettare il mantello ed evaginare l'assetata Fonias. La Dea Temi giunge infuriata: brandisce la spada e ha scordato la bilancia...
Ombra-Ippandro – Andros ascoltami! Perché chiami giustizia la meschina vendetta?! Ancora non sai se alle nozze fu costretta!
Andros – Comunque sono stato tradito: Euginea ha sposato l'uomo sbagliato!



Aspetta 1m 30s

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[Andros si leva il mantello e sfodera Fonias diventando improvvisamente visibile]
Andros – La forza del Dio collerico fluisce in me: la mia ira, follia inebriante, l'attira alimentandola e, a sua volta, ne è nutrita. La rabbia incandescente, solo sopita ma mai estinta sotto la cenere dell'impaziente attesa, è attizzata. Feroci fiamme si levano dal mio cuore: scintille e bagliori infuocati fuoriescono dai miei occhi.
Le scolte mi guardano a bocca aperta, pietrificate dal terrore: l'innaturale energia che mi possiede rende inumano il mio volto mentre Fonias, animata da vita propria, come serpe velenosa sibila feroce e lancia tutt'intorno preternaturali bagliori verdastri.
Leggo ora gli intimi segreti dei cuori con lo stesso nitore con cui conosco il mio nome. Il giovane è scaltro e opportunista, ama il piccolo potere conferitogli dal proprio ruolo e di esso abusa appena può, sua recondita speranza è farsi additare dal re così da accrescere la propria misera influenza; il vecchio è un uomo di buon senso, stanco e disilluso, esegue gli ordini con dignità e onore, soddisfatto di poter mantenere la propria famiglia...
[alle guardie] Scolte! Scegliete il vostro destino!
Guardia Giovane – Vedo la luce dei tuoi occhi e vi leggo morte! [getta a terra l'arma e fugge via precipitosamente]
Andros – Il terrore, saggio ha reso il pusillanime...
Guardia Vecchia – La paura mi gela le viscere ma il dovere solleva le mie braccia tremanti... [alza la lancia contro Andros]
Andros – Armato di vero coraggio, migliore sei del tuo neghittoso compagno. Lo stesso impavido Ares ama i valorosi e tu, non sapendo di esserlo, lo sei: ma nessuna minaccia posso tollerare... [Andros alza appena Fonias contro la guardia e questa subito muore]
Ombra-Ippandro – No Andros! Perché?!
Andros – Ombra che tutto presumi di sapere, perché non taci? I tuoi moniti e continui rimbrotti mi stanno diventando molesti: inizio a temere che, non gioioso guadagno ma infelice perdita, sia la tua assillante compagnia...
Ombra-Ippandro – E io temo invece che Wacamonge troppo a lungo abbia servito labbra corrotte. Che tracce di bava malsana ti abbiano avvelenato l'anima? Dov'è finito il puro Andros?
Andros – Zitto tarlo maledetto! Il debole Andros sei tu: ora io sono Andros che niente teme e che basta a se stesso! [con un calcio sfonda la porta divellendola dai cardini]



Aspetta 1m 10s

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[Andros entra nel salone del banchetto e tutti i commensali restano impietriti dalla sua apparizione]
Andros – [sorridendo, rivolto ai presenti] Sulla vana festa è calato il silenzio: dunque i prodi sciti, tigri feroci e spietate contro gli inermi, diventano pecore attonite in presenza di chi è loro maggiore?
Zitti ed esangui tremate con gli sguardi fissi sulla mia lama corrusca ma, a maggior ragione, dovreste temere il barbaglìo dei miei occhi: non l'arma uccide ma l'insaziabile volontà che il braccio muove.
[Andros si aggira lungo le tavolate e da un vassoio prende una mela iniziando a spilluzzicarla] Solo, circondato da molti, mi aggiro fra le vostre fila ma non vedo traccia di coraggio nelle vostre facce ceree: mute sono le vostre lingue mentre il boccone non scende in gola? Dov'è il vostro decantato ardore guerresco?
[sorridendo cupamente, Andros attraversa la sala arrivando di fronte al tavolo dove siedono il re e la regina]
E costui è dunque il “glorioso” regolo di questo popolo borioso?!
Re Totraz – [si alza in piedi vacillando] Mio signore, sempre io ti ho adorato e mai ti sono venuto meno. Tu stesso mi premiasti conducendomi alla mia sposa: perché quindi adesso sfolgori di collera? Cosa ho fatto per offenderti?
Andros – Stupido uomo: questa è la sua spada ma io non sono il tuo Batraz!
Andros – [mormorando a Ombra-Ippandro] E io, però, ora ho la risposta che cercavo senza voler trovare: alle spalle degli sposi, fra le braccia di una formosa nutrice, avvolto in soffici tessuti, vedo il cucciolo bastardo del loro amore. E, se ancora dubbi avessi, l'amoroso sguardo che Euginea rivolge all'uomo al suo fianco racconta la loro storia più chiaramente di mille parole. Al colpevole matrimonio non è stata costretta: di sua sponte, come impudica edera, si è avvinghiata al tronco della spregevole malasorte i cui frutti hanno portato sciagura e morte. La mia estrema illusione infine è infranta: tradimento meschino fu, tradimento completo è, ma severo guiderdone sarà.

Elenco dei brani in ordine di apparizione:
1. Rebellion di Runes
2. In my Sword I Trust di Ensiferum
3. Varus di Rebellion

AedE: Scena II, Atto IV

Le istruzioni in breve (la versione completa è qui):
  1. Fare partire il primo brano della scena
    • Regolare il volume della musica non troppo alto: si deve sentire chiaramente ma non deve distrarre
    • Per calarsi nella giusta atmosfera cercare di battere il ritmo della musica con la mano
    • Non prestare attenzione alle parole della musica o alle immagini del video: in genere il testo della canzone non avrà nessuna attinenza con la scena e potrebbe quindi distrarre e confondere il lettore. Abbandonarsi semplicemente all'atmosfera!
  2. Aspettare il tempo indicato prima di iniziare a leggere il testo della tragedia vero e proprio. E non sbirciare!
  3. Leggere con attenzione cercando di seguire la punteggiatura e “interpretando” i vari personaggi
  4. Finita la lettura aspettate che il brano musicale termini prima di avviare il successivo o passare alla scena seguente



Aspetta 1m
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[Andros si aggira per l'accampamento degli sciti]
Andros - [a Ombra-Ippandro, mormorando] Fra queste tende nessuno, come fossi foglia fra foglie su albero frondoso in bosco estivo, mi ha degnato di una seconda occhiata.
Ombra-Ippandro – La prudenza avrebbe consigliato di palliarsi con il manto che fu di Ippandro. Perché rischiare un pugnale fra le scapole aggirandosi in sudicia veste barbara fra barbari litigiosi?
Andros – Questi soldati non sembrano pronti a fare oste: ridono, bevono, scherzano, mangiano e urlano come fossero in festa... me ne chiedo il motivo...
Ombra-Ippandro – Perché indugiare oltre? Non arrovellarti inutilmente e lascia questi uomini alle loro contese e ai chiassosi trastulli! Ignorali e ratto vai al palazzo del re: compi la vendetta e salva Euginea!
Andros – Facile sarebbe uccidere, ma ben più difficile è comprendere: voglio esser libero di poter domandare...

[Andros osserva da lontano un gruppo di guerrieri sciti che giocano intorno al fuoco]
Andros – [a Ombra-Ippandro, mormorando] Le mani che gettano i dadi non sono lorde di sangue ed è difficile, negli sguardi allegri, distinguere le colpe passate. Quali sono le bestie selvagge che uccisero i miei cari? Chi devastò il mio villaggio? Come mai il peso dei crimini commessi non segna i loro volti?
Ombra-Ippandro – Vedi gli uomini, non le loro anime. Ogni colpa, per quanto ripetuta e abietta, è sulla pelle soffice lino, non cuoio grezzo: su di essa non lascia guidaleschi. Solo in chi consideri tale il proprio delitto, così da esserne costantemente afflitto, talvolta, si manifesta col suo marchio. Ma pochi uomini osano volgere lo sguardo alla propria coscienza: i più temono ciò che potrebbero vedervi riflesso...
Andros – Ombra infida! Se nell'animo colpevole il male non sempre lasciasse la sua cicatrice, allora il malvagio potrebbe credersi giusto? E il giusto come potrebbe essere certo di non essere malvagio? Giustificando questi guerrieri insinui che la mia vendetta possa essere iniqua? Io stesso potrei essere non probo ma reo?
Ombra-Ippandro – Io sono te: non suggerisco né giustifico, do solo voce ai tuoi stessi dubbi.
Andros – [sbuffando] Andiamo oltre magniloquente Ombra che, alle mie domande, sempre replichi senza mai rispondere... mi irrita troppo non riuscire a odiare questa semplice soldataglia...



Aspetta 20s

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[Mentre Andros si aggira silenzioso fra le tende un ubriaco barcollante, sbucato dal nulla, si scontra con lui]
Ubriaco – Scusami amico! [ridendo] Il liquore era così forte che la terra barcolla sotto di me! Ma perché, silente e scuro in volto, inquieto ti aggiri in questa sera di chiassosa festa? Vieni, condividi un corno di idromele con me!
Andros - [a Ombra-Ippandro, mormorando] Questo è l'uomo che cercavo: con accorte domande scoprirò ciò che voglio. [all'ubriaco] Volentieri festeggerò insieme a te.
Ubriaco – Mi pare di riconoscere il tuo accento: vieni dal sud? Sei della schiera di Kolaxais, cugino del re Totraz?
Andros – È vero: acuto è l'intelletto e fino l'orecchio degli uomini del re. Ma soprattutto ho sentito esaltare il vostro grande valore...
Ubriaco – Hai udito bene: il coraggioso Totraz è un seguace di Batraz che lo favorisce e consiglia. Tieni, bevi: le nobili gesta vanno provate sopra la coppa!
Andros – E io ho quella di mio padre che fu di suo padre: ti prego di condividerla con me in cambio della tua ospitalità.
Ubriaco – Onorato accetto. [beve da Wacamonge] Se non sapessi che è impossibile direi che la tua coppa rende l'idromele migliore di quanto non sia: mi sento diverso...
Ebbene sappi che ho partecipato all'audace spedizione, nel lontano meridione assolato, fra le frastagliate coste dell'Ellade, fino all'estremo golfo di una terra detta Laconia. Guidati dal potente Batraz siamo piombati su un villaggio dove re Totraz ha vinto come trofeo la sua sposa, nostra regina...
Ombra-Ippandro – Calmo Andros! Lascialo dire!
Ubriaco - ...invero la battaglia fu facile perché sorprendemmo il nemico impreparato: felici esultammo per le poche perdite. Ma, lungo la rotta del ritorno, la buona sorte ci abbandonò e, più volte, gli abili marinai achei esigerono un esoso tributo di vite. Gli anziani dicono che pagammo a caro prezzo l'oltraggio fatto al tempio di una loro dea...
Andros – E che mi dici della sposa: è bella come dicono?
Ubriaco – Nessuna parola la può descrivere: coraggiosa e fiera, con armoniosa grazia si muove e una stella sfolgora sulla sua bianca fronte. Cosa ti abbiano detto non so, ma certo non è abbastanza... Ora amico è però il tuo turno di bere e di narrare le tue imprese.
Ombra-Ippandro – Attento Andros: come un orafo pesa con precisione e buon senno le tue parole!
Andros – [beve a sua volta da Wacamonge] Felice scherzavo col vento mentre fra le montagne aguzze vagavo solingo ma, quando una compagna cercai, parole acuminate mi spaccarono il cuore; per settimane, invocando gli dèi, agonizzai vivo e forte eppure morto e freddo. Batraz mi salvò la vita condannandomi a morte: l'ombra del mio defunto fratello fu il boia che mi precipitò dal dirupo crudele; un cerusico, allievo di Chirone, fu il mio salvatore e, io, il di lui esiziale flagello; dopo nove lune, dalla terra rinacqui; ora adempio al giuramento verso un Dio irascibile e reco la vendetta di una Dea implacabile, ma a nessuno dei due obbedisco; dopo un lungo viaggio, ho ucciso undici guerrieri immortali e un gigante imperituro; la mia cerca è inconclusa e molti ancora cadranno prima della sua fine...
Ubriaco – [sinceramente impressionato] Parole oscure ma veraci: il tuo coraggio rende onore all'antica coppa. E, in qualche modo, il tuo racconto mi ha restituito la ragione: completamente ubriaco mi ero perso, adesso però sto meglio e, se mi aiuti, vorrei tornare alla mia tenda...
Andros – Certamente amico mio: tu guidami e io ti accompagnerò... [e lo prende sottobraccio]



Aspetta 30s

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[Andros lascia l'ubriaco al suo giaciglio e torna a vagare per l'accampamento]
Ombra-Ippandro – Perché hai fatto bere quel barbaro da Wacamonge?
Andros – Domani non voglio uccidere colui che mi ha offerto il suo idromele oggi... Ma quella giovinetta laggiù non è la timida Spourgita? Era una mia vicina fino a quando, pochi anni fa, fu consacrata come vergine alla Dea del sesso. Voglio parlarle...

[Andros la raggiunge velocemente]
Andros – Spourgita!
Spourgita – Signore? ...Andros? Sei tu Andros? Sei tornato dall'oltretomba?!
Andros – Non dall'ade ma dal buio ventre della terra sono rinato alla luce e all'aria. Dimmi, piccola Spourgita, parla e non temere: quali peripezie ti hanno condotta fin qui?
Spourgita – L'infausto giorno in cui la rovina si abbatté su tanti innocenti, le colombe della candida Afrodite non furono più fortunate: gli sciti invasori profanarono il tempio, mutilarono la sua buona sacerdotessa, ci denudarono strappandoci il medaglione d'opale e, in pastoie, ci condussero via. Ricco bottino fummo considerate le serve della Dea doviziosa. L'indomani sul ponte della nave, a una a una, fummo all'asta spartite fra i luogotenenti del re. Ma durante il viaggio, scontri e sventure decimarono gli uomini e, più volte, cambiarono il padrone mio. Adesso appartengo a un anziano vedovo che mi tratta quasi come una figlia...
Andros – Nella nostra patria non è però consuetudine che i figli siano nipoti dei padri...
Spourgita – [arrossendo] È vero, acuti nonostante l'oscurità sono i tuoi occhi: porto nel grembo il figlio del mio padrone, ma egli mi è benigno e non abusa del suo potere...
Andros – Animo Spourgita, non temere: posso liberarti e condurti fuori da questo accampamento...
Spourgita – No, Andros! Che farei da sola in queste lande desolate? E se fossi ricatturata, e subito lo sarei, la punizione sarebbe terribile: gli sciti sono severi e accecano i loro schiavi ribelli! Invece il mio padrone mi protegge, mi nutre e farà lo stesso per suo figlio... magari un giorno mi sposerà...
Andros – Quindi preferisci la sicurezza della schiavitù alle incertezze della libertà?
Spourgita – Unica speranza dell'inerme capriolo braccato dai lupi affamati è la fuga precipitosa, e io troppo diversa non sono: la necessità è avara di scelte...
Andros – [sospirando] Più forti del ferro sono le catene forgiate dalla paura! E che puoi dirmi di Euginea la bella?
Spourgita – Non lo sai? Oggi Euginea ha sposato re Totraz: anfore di vino in quantità, carne di pecora e vettovaglie a profusione sono state distribuite per la baldoria dei soldati dell'accampamento. Per tutta la notte gli sposi e i loro ospiti festeggeranno al palazzo reale...
Andros – [sorridendo minacciosamente] No, non lo sapevo: il re ha mancato di invitare, della propria moglie, il fratello del promesso sposo da egli stesso assassinato...
Spourgita – Se sei giunto fin qui il coraggio certo non ti difetta! Ma non sfidare oltre la morte: fuggi veloce e sii lontano all'arrivo di Eos!
Andros – Prima di congedarci per sempre lasciami, con rammarico, abbracciare un'ultima volta la giovane sorella ritrovata e subito perduta...
Spourgita – [incerta] È pericoloso: se qualcuno ci vedesse potrebbe pormi domande a cui preferirei non rispondere...
Andros – Non temere: nessuno ci osserva... [Andros rapidamente abbraccia Spourgita poi l'afferra per il collo e la strangola]
Ombra-Ippandro – Andros! Perché tratti da amico un nemico e assassini chi ti era amica?!
Andros – Ombra noiosa e ingenua! Dietro lo sguardo offuscato dall'alcool vi era un uomo leale però, nel pavido occhio di lei, germogliava già il seme del tradimento... Ma perché chiedi, visto che presumi sempre di sapere ciò che io so?
Ombra-Ippandro – Il tuo cuore sta cambiando: non riesco a leggere nell'opaca macchia d'odio che dentro te si espande.

Elenco dei brani in ordine di apparizione:
1. Wooden Pint di Korpiklaani
2. Vulgaris Magistralis di Heidevolk
3. Pale di Within Temptation

AedE: Scena I, Atto IV

Le istruzioni in breve (la versione completa è qui):
  1. Fare partire il primo brano della scena
    • Regolare il volume della musica non troppo alto: si deve sentire chiaramente ma non deve distrarre
    • Per calarsi nella giusta atmosfera cercare di battere il ritmo della musica con la mano
    • Non prestare attenzione alle parole della musica o alle immagini del video: in genere il testo della canzone non avrà nessuna attinenza con la scena e potrebbe quindi distrarre e confondere il lettore. Abbandonarsi semplicemente all'atmosfera!
  2. Aspettare il tempo indicato prima di iniziare a leggere il testo della tragedia vero e proprio. E non sbirciare!
  3. Leggere con attenzione cercando di seguire la punteggiatura e “interpretando” i vari personaggi
  4. Finita la lettura aspettate che il brano musicale termini prima di avviare il successivo o passare alla scena seguente



Aspetta 2m

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[Andros è giunto in una palude nascosto dal mantello che lo rende invisibile]
Andros – [a Ombra-Ippandro, mormorando] Orribile acquitrino melmoso, putrido e nauseabondo... La notte è buia e silenziosa, appena illuminata da una luna scontrosa. Più avanzo e più l'aria diviene greve e infetta. Quale salvezza è possibile dove niente vive e tutto è morte?
Ombra-Ippandro – [a voce alta] Tu conosci il piano tuo: non parlare e non ci udiranno: osserva non visto per disseppellire il segreto qui sepolto... Attento! I suoni corrono rapidi sulla nera superficie della funerea palude... Trattieni il respiro e ascolta le voci lontane!
Andros – [mormorando] Tenebrose risa su torbide acque!
Ombra-Ippandro – [a voce alta] Avanza, ma sii cauto e non parlarmi: quello che pensi lo so già...
Andros – [mormorando] Ma tu urli!
Ombra-Ippandro – [a voce alta] Sono solo nella tua mente: posso anche gridare ma, come il latore di verità sgradite, nessuno mi sente!



Aspetta 1m

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[Andros avanza attraverso un fitto canneto e raggiunge uno spiazzo]
Andros – [esclamazione soffocata] Guarda!
Ombra-Ippandro – Zitto stolto! Se proprio devi parlare, lo farò io per te!
Attraverso un labirinto di giunchi malsani e grigie malerbe, siamo giunti alla nostra meta. A pochi passi, intorno a un grezzo tavolaccio scuro, siede un'empia tregenda di creature dannate, dodici in tutto, un tempo uomini... forse...
Ai lati, fuochi fatui dalla fredda fiamma oscura: non emettono calore né luce eppure illuminano con negra chiarezza il sudicio desco. Appo di esso gorgoglia un enorme calderone fumigante che, un tetro gigante, rimescola continuamente.
Gli esseri sembrano guerrieri, rivestiti di pelli unte e cuoio battuto, tutti armati di spade, lance e azze adunche. Ridono sguaiati e, fra loro, ruzzano maneschi come commilitoni di lungo corso. A turno si passano una coppa e una grossa scodella: avvicinati un po', così potrai vedere e udire meglio...

[Andros si avvicina con cautela]
Ombra-Ippandro – Ecco il bruto afferra dalla scodella un pezzo di carne molle sul quale, come fiera affamata si avventa, si ingozza con grossi bocconi, trangugia tutto con un sorso dal boccale e declama una violenta impresa che gli altri plaudono sguaiatamente. Poi passa coppa e piatto, sempre repleti, al compagno alla sua manca: e i laidi bagordi proseguono...
Ora vedi meglio, ma il dubbio persiste: l'apparenza è quella di uomini, e il loro linguaggio è umano, eppure l'ingordigia animale con cui gozzovigliano, le risa selvagge e la folle luce dei loro occhi, ne fanno dubitare. Osservali: seppure coperti di ferite aperte e orribili piaghe purulente, non sembrano soffrirne. Piano, piano, muoviti lentamente... osserva il loro cibo... Mani umane! Mani putrefatte lerce di fango e vile brago! Su quel marcio nutrimento, mai satolli, con rapacità si gettano!
Guarda! Un barbuto bruto fulvo, dall'aspetto appena meno ferino degli altri, si leva dall'orrida mensa!
Bruto – Sono sanato! Fratelli, guardatemi! Sono sanato! Lode a Batraz!
Ombra-Ippandro – Capisci la sua favella perché Ippandro un tempo conosceva l'aspra lingua degli sciti...
Bruto – Sono guar...
Ombra-Ippandro – È piegato in due e un immondo getto verde erompe dalla sua bocca: la violenza del flusso è innaturale, la sua grottesca figura si accartoccia mentre si svuota della ripugnante sostanza. Ecco, è crollato nel basso pantano dal quale, simile a un tronco marcio, appena affiora. La compagnia, che prima lo guardava con stupore, adesso all'unisono prorompe in una folle risata, lancia latrati inumani e con gran fracasso batte i pugni sul tavolo. Il gigante, rapido come un serpente, ha lasciato il calderone; con un marrancio macella il bruto facendolo a pezzi, ne prende la mano destra e la getta nella densa zuppa che sbuffa e sobbolle.
Andros – Non c'è risveglio da questo incubo!
Ombra-Ippandro – Non ti vedono ma ti hanno sentito! Tutte le creature voltano il loro muso malvagio nella tua direzione, estraggono le armi e, come bestie, fiutano l'aria... Abbandonano l'insana crapula e, simili a lupi guardinghi, cercano di accerchiare l'invisibile preda!
Andros – [gettando il mantello] È tempo di provare come taglia la lama del Dio delle armi!



Aspetta 2m 30s

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[Segue un breve ma cruento combattimento dove Andros ha facilmente la meglio sui selvaggi commensali. Poi il gigante, che fino a quel momento si era tenuto in disparte, attacca Andros: nonostante la mole, si muove agilmente schivando i fendenti e contrattaccando col suo pugnale. Ma infine anch'egli è trafitto]



Aspetta 1m

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[Il gigante è a terra, con la schiena appoggiata a un tronco spezzato, e si rivolge ad Andros]
Gigante – Finalmente sconfitto, finalmente muoio...
Andros – Onore al valente avversario!
Gigante – E io, a te, sono debitore: dopo un'indegna vita mi hai donato una degna morte...
Andros – Sento che sei molto più del servo che accudisce il fuoco e prepara il cibo: qual è il tuo nome?
Gigante – In un lontano passato ero chiamato Soslan il forte... in quel torno di tempo, ebbro di me, impavido e protervo, sfidavo chiunque... ahimè! vanagloria mi condannò a questo servizio... in questa falsa vita invece nome non ho... né l'avrei voluto...
Però ho riconosciuto la spada di Batraz e la mia antica indole si è risvegliata... ho deciso di mettere alla prova le mie forze pur sapendo di non aver speranza...
Ombra-Ippandro – La spada! Riponila presto, prima che il suo legittimo proprietario la scorga e, giuramento o no, la reclami prima del tempo!
Soslan - Intuisco il motivo della tua esitazione... non hai da temere... Ciò che l'incerta luce nera illumina è visibile solo da chi ne è a sua volta illuminato. Batraz non vedrà la spada. [tossendo] Sempre più debole... ma non sento dolore...
Andros – Aspetta Soslan! Non per caso sono giunto fin qui! Per favore parlami dei tuoi padroni e...
Soslan – [con rabbia] Gli immortali guerrieri saprofagi non erano i miei padroni! [eccesso ti tosse, respira affannosamente per riprendere fiato] Io obbedisco solo a Batraz, che mi ingannò obbligandomi a questo ingrato compito... fino a poco fa... ho servito ai miei lugubri ospiti, il rancio che, immortali... oltre la morte, li teneva in vita...
Ombra-Ippandro - Quindi la leggenda è vera! È possibile eludere il destino e ingannare le moire!
Andros – Immortali? Ma io li ho sconfitti senza difficoltà e uno è stramazzato da solo!
Soslan – [respiro affannoso] La tua non è un'arma comune... gli stessi dèi temono il gelido bacio delle sue labbra taglienti... invece, Arsak il Rosso, è morto perché, da tempo... [riprende fiato] ...non riusciva a bere dalla grande coppa Wacamonge.
Andros - Tu dici ma non dici e, non dicendo, taci il vero. Mi confondi con parole fuorvianti ma percepisco che c'è di più. Hai detto di essermi debitore: per favore dimostramelo! Ti chiedo quindi, e rispondimi la verità, cos'è che mantiene in vita i morti: il tuo cibo immondo o la coppa?
Soslan – [con un filo di voce] Tacevo il vero per non condannarti... Wacamonge dà la vita... ma meglio la morte al suo dono mendace... [e spira reclinando il capo all'indietro]
Andros – Ci sono riuscito! Grazie alla coppa potrò sottrarmi al potere degli dèi!
Ombra-Ippandro – Non hai sentito l'estremo avvertimento del coraggioso Soslan? Wacamonge è fonte sì, ma di vita corrotta! Dimenticala e abbandonala ai viscidi esseri che sguazzano in questa gora marcescente: troveremo un'altra strada!
Andros – Davanti a me c'è un'unica via: non ha deviazioni e conduce dritta alla morte di re Totraz. La coppa è mia: è il mio bottino di battaglia e neanche gli dèi tutti riuscirebbero a strapparmela!

Elenco dei brani in ordine di apparizione:
1. On and On di Pain
2. Unholy Paradise di Lone Wolf
3. Hard to be Alive di Not Fragile
4. Tears of Time di Crematory

AedE: Scena IV, Atto III

Le istruzioni in breve (la versione completa è qui):
  1. Fare partire il primo brano della scena
    • Regolare il volume della musica non troppo alto: si deve sentire chiaramente ma non deve distrarre
    • Per calarsi nella giusta atmosfera cercare di battere il ritmo della musica con la mano
    • Non prestare attenzione alle parole della musica o alle immagini del video: in genere il testo della canzone non avrà nessuna attinenza con la scena e potrebbe quindi distrarre e confondere il lettore. Abbandonarsi semplicemente all'atmosfera!
  2. Aspettare il tempo indicato prima di iniziare a leggere il testo della tragedia vero e proprio. E non sbirciare!
  3. Leggere con attenzione cercando di seguire la punteggiatura e “interpretando” i vari personaggi
  4. Finita la lettura aspettate che il brano musicale termini prima di avviare il successivo o passare alla scena seguente



Aspetta 1m 30s

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[Andros è riverso nella cella del tempio di Afrodite]
Andros – [alzandosi] Effimera illusione o realtà? Ho parlato con la più bella fra le dee o l'ho solo sognato? Le lignee valve sono di nuovo chiuse e non oso toccarle... Ma un fodero ho ora fra le mani e riconosco l'elsa della mortifera Fonias! Callipente dove sei?!
Andros – [aggirandosi per il tempio] Buone nuove Callipente! La Dea misericordiosa, conosce le tue sofferenze e stenderà la sua benigna mano per risanarti! Ah, eccola là, minuscola madre, rannicchiata in un angolo...
Andros – [avvicinandosi a Callipente] Dormi madre gentile? Perdonami se ti sveglio ma devo confidarmi... Potenti numi! È questa la pietà della Dea compassionevole?! Il sonno eterno Callipente dorme serena. A modo suo, la Dea dalla voce soave ha mantenuto la propria parola... ma perché una gelida sensazione di turpe inganno mi azzanna allo stomaco?



Aspetta 1m

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Andros – [alla propria ombra] Ombra mia che solo ascolti, per una volta ti prego, consigliami! Potesse almeno Ippandro il sapiente essere qui: ora saprebbe spiegare il mio turbamento...
Perché ombra scuoti la testa mentre mi sogguardi sorniona?
Ombra – Non scuoto la testa: è solo un'illusione dei tuoi occhi stanchi...
Andros – Ippandro! Sei tu?
Ombra-Ippandro – No, sono la tua ombra...
Andros – Sono sveglio, mi pare, eppure odo chiaramente la tua voce profonda e profondamente amata!
Ombra-Ippandro – Dal mio sangue, non solo forza, ma anche conoscenza hai ottenuto.
Andros – Vivi in me?
Ombra-Ippandro – No, lo spirito di Ippandro è andato: solo la sua memoria è rimasta.
Andros – Ma parli e ragioni con me come farebbe lui!
Ombra-Ippandro – Interpreti a modo tuo le conoscenze che furono di Ippandro e gli dai la sua voce: il tuo affetto ha reso possibile il miracolo.
Andros – Un grande dono inaspettato!
Ombra-Ippandro – Inaspettato anche agli dèi.
Andros – Che vuoi dire?
Ombra-Ippandro – Ciò che tu pensi: siamo uno, non due.
Andros - Ippandro aveva ragione...
Ombra-Ippandro – ...siamo solo bambole con cui i divini giocano...
Andros - ...e che poi gettano via subito dimenticate...
Ombra-Ippandro - ...le parole di Afrodite, tessitrice di inganni, ti sembravano convincenti...
Andros - ...ma ora non lo sono più...
Ombra-Ippandro - ...la mia sapienza ti ha protetto dalla subdola suggestione...
Andros - ...adesso capisco che, anch'ella, voglia solo usarmi per i suoi scopi...
Ombra-Ippandro - ...incerta poi è la promessa fatta sull'orlo dell'estasi, dal Dio gavazzatore, nel talamo fedifrago...
Andros - ...e perché il fodero se la sua parola bastasse a proteggermi?...
Ombra-Ippandro - ...e, anche se decidesse di mantenerla, avresti un potente nemico...
Andros - ...e vi è più di un modo per un animo pervicace...
Ombra-Ippandro - ...e pure divino!...
Andros - ...di ostacolare un mortale... O Ippandro! Ho via di scampo?!
Ombra-Ippandro – No, perché sei mortale. Ma se mortale non fossi...
Andros - ...potrei oppormi a due degli dèi supremi? Questa illusione di forza non sarebbe forse vana e colpevole hybris?
Ombra-Ippandro – Ippandro direbbe di sì: rinuncia alla lotta e, come schiavo miserrimo, sottomettiti agli dèi: non è il topolino che gioca con il gatto!
Ma, io che sono te, ti dico che l'unica tua speranza sta nella sfida, non nell'obbedienza: dai miei antichi ricordi sai della fosca palude nel lontano settentrione, ben oltre il grande Istros, là dove il misterioso Boristene abbraccia il Ponte Eusino. Là, nascosto nel suo ventre marcio, ha sede un oscuro simposio. Il mio piano e suggerimento sincero è...

Elenco dei brani in ordine di apparizione:
1. Moonlight Shadow di Deathlike Silence
2. Fear di D.A.M.

AedE: Scena III, Atto III

Le istruzioni in breve (la versione completa è qui):
  1. Fare partire il primo brano della scena
    • Regolare il volume della musica non troppo alto: si deve sentire chiaramente ma non deve distrarre
    • Per calarsi nella giusta atmosfera cercare di battere il ritmo della musica con la mano
    • Non prestare attenzione alle parole della musica o alle immagini del video: in genere il testo della canzone non avrà nessuna attinenza con la scena e potrebbe quindi distrarre e confondere il lettore. Abbandonarsi semplicemente all'atmosfera!
  2. Aspettare il tempo indicato prima di iniziare a leggere il testo della tragedia vero e proprio. E non sbirciare!
  3. Leggere con attenzione cercando di seguire la punteggiatura e “interpretando” i vari personaggi
  4. Finita la lettura aspettate che il brano musicale termini prima di avviare il successivo o passare alla scena seguente



Aspetta 1m 20s

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[Andros si trova su una spiaggia assolata]
Andros – [stupito] Dov'è il tempio? Dove la reverenda madre? Era sera, adesso è giorno! Un attimo fa cadevo e ora, su un soffice letto di tiepida sabbia, sono sdraiato. I festosi richiami degli alcioni volitanti mi salutano mentre il mare mugghia scontroso; timide onde, con delicato riguardo, mi sfiorano appena i calzari e una fresca brezza marina mi sorride arruffandomi i capelli...
Andros – [alzandosi in piedi si rivolge alla propria ombra] Sperduti siamo su un'ignota spiaggia, sotto il sole fiammeggiante, circondati da una florida gariga di fiori ed erbe profumate. Laggiù non lontani, fragranti arbusti di rosmarino e resistente tamerice, si stendono pigri fino a quel grazioso boschetto di terebinti mentre, tutto intorno, i fiori dal lungo collo della mortale scilla occhieggiano curiosi.
Non scorgo però traccia d'uomini: di nuovi soli, tu e io, in un luogo di sogno fantastico e desolato. Grande pace e quiete ci circondano: amo così tanto questo numinoso silenzio che, se tu anche mi parlassi, non ti ascolterei! Ma adesso che fare?
Sperduti ma non persi, non ci resta che aspettare...



Aspetta 30s

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[mentre si guarda intorno Andros ode un distante richiamo provenire dal mare]
Andros – Cos'è stato? … Ecco, di nuovo! Provengono dal mare: gioiosi squilli di buccine potenti... Là in distanza, dove il cielo pare unirsi al mare, una scintillante foschia opalina si approssima rapidamente! Ora odo anche cembali ritmati, e un canto: una peana di basse voci maschili a cui fa eco un contrappunto di acute voci femminili. Sublime e armoniosa melopea! Un corteo regale di tritoni e nereidi scorta un rutilante cocchio che, veloce, scivola sulle onde trainato da una pariglia di delfini dai finimenti aurei! Sul carro marino vi è un trono eburneo adornato di oro e argento ma, assiso su esso, c'è un diamante di una purezza così splendente che il sole stesso, sconfitto e umiliato, ne è adombrato! Ecco è arrivata: Afrodite la Grande è arrivata!
La sua corte, gli aitanti figli e le amabili figlie del mare, si dispongono su due schiere: ed ella soave si alza, leggiadra sulla superficie dell'acqua cammina, maestosa in silenzio viene verso di me: le gambe non mi sostengono, cado in ginocchio di fronte a tanta divina magnificenza!
Afrodite – [con voce comprensiva] Finalmente caro Andros, figlio di Omotimo! Da mesi volevo incontrarti e, in ogni angolo della terra, avevo ordinato ai miei servi di cercarti. Eppure solo adesso giungi a me...
Andros – [sempre in ginocchio non osando alzare lo sguardo sulla Dea] Non sulla terra, ma sotto di essa, venivo preparato al mio compito...
Afrodite – [ridacchiando] Ah! La rozza astuzia del mio rozzo amante... non importa: non pensare però che la di lui brutalità sia più forte della mia grazia! [sorride e guarda intensamente la testa china di Andros che, sempre inginocchiato, si agita visibilmente]
Mi pari turbato: cosa ti succede obbediente Andros?
Andros – Mia Padrona! Il sudore imperla la fronte del mio volto imporporato ma, allo stesso tempo, brividi incontrollabili mi agitano e fanno battere i miei denti!
Afrodite – [con voce stentorea e autoritaria] E perché mai ardi Andros?
Andros – La tua presenza mi accende i lombi di tal emozionante fiamma che la sabbia sotto di me, solo per il tuo divino volere, non fonde divenendo vetro...
Afrodite – [ridacchiando soavemente] E perché allora rabbrividisci Andros?
Andros – L'algore cristallino della tua perfetta bellezza mi ghiaccia il sangue che cessa di scorrermi nelle vene...



Aspetta 20s

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Afrodite – [annuendo] E infatti io sono Afrodite la Suprema, Signora dell'Amore: mio è il potere del fuoco ghiaccio che muta il piacere in dispetto. Posso incendiare un uomo con un sorriso o gelarlo con la mia indifferenza. La grazia vince sulla forza. Ricorda bene: la mia carezza gentile ti proteggerà sempre dal pugno ferrato del mio brutale amante. Ma ti ho invitato in questo luogo così ameno, da dove la stessa bellezza proviene, per istruirti. Alzati quindi, e ascolta bene le mie divine parole!
Andros – [alzandosi] Subito potente Dea... giustamente detta Androfona.
Afrodite – [sorride compiaciuta] Sono la Dea delle donne, e donna, eppure anche dea: vulnerabili al mio fascino sono sia i mortali che gli dèi e questi, come tutti i maschi, spesso finiscono per considerare proprio ciò che loro non è. Callipente, la mia fedele schiava, ti ha spiegato il grave torto che ho subito?
Andros – Profondamente devota ti è Callipente che vive solo per obbedirti: ella mi parlò dell'obbrobriosa offesa.
Afrodite – Mi ha servito bene: è giunto il tempo che la liberi della sua nauseabonda bruttura, intollerabile al mio sguardo. Sappi quindi che il voglioso Ares, il mio irascibile e impulsivo amante, immediatamente pentitosi, mi offrì, come sanguinoso guidrigildo, la testa del suo protetto. Avrebbe forgiato un eroe per tale scopo, mi disse. Ma il nocumento fu troppo grave per lasciarmi blandire da un così misero dono. Ciò, che già per donna mortale sarebbe stato insufficiente, è meno di niente per una degli dèi supremi. Nella mia giusta collera ho deciso quindi di distruggere l'orgoglio dell'orgoglioso Dio distruttore. Così, mentre fra le mie cosce sudando si affannava, gli ho chiesto di promettere ed egli, come tutti gli uomini, ha promesso senza porre domande: mai ti ostacolerà, per nessuna ragione, fino a quando avrai vita.
Sappi anche che, quando il focoso Ares non è nel mio talamo a spegnere i suoi bollori, egli ha un altro grande amore che non tollererebbe dividere con nessuno e, men che meno, con un misero mortale. Tale amore, a differenza di me, gli è sempre rimasto fedele: si tratta della sua spada, Fonias la massacratrice. Un'arma di smisurato potere, capace di tagliare solida pietra come lino sottile, che squarcia il ferro come papiro egizio e che fende uomini e armature come fossero aria del mattino.
Ebbene, mentre in una nostra segreta alcova, sfinito dal piacere giaceva addormentato, gli ho sottratto Fonias. Mio marito Efesto, su mia richiesta, ne ha fatto un simulacro: uguale d'aspetto ma privo di ogni potere. Il mio buon sposo, zoppo ma non sciocco, ha intuito ciò che avevo in mente e, approvando divertito, mi ha donato anche un magico fodero che nasconderà la spada alla divina vista del suo proprietario. Mi segui?
Andros – Sì, mia Padrona... ma non comprendo ancora quale sia il mio ruolo...
Afrodite – In questo fodero di ferro scuro e cuoio brunito, così disadorno per non destare sospetti, è Fonias che io ti affido. Il mio volere è che tu usi questa tremenda arma per uccidere il turpe re mentre il virile Ares, impotente assisterà: non potrà ostacolarti perché così ha promesso... Mano mortale brandirà la sua adorata spada ed egli ne sarà umiliato: fino alla tua morte rimarrà in tuo possesso e, di sicuro, con essa grandi imprese realizzerai. La tua vendetta sarà doppiamente vendetta essendo tua ma anche mia. E stai sicuro, la gratitudine dell'amore, nell'estrema necessità, non mancherà di soccorrerti.
Andros – Con gioia accetto: il mio cuore non può, né vuole, opporsi alla potente Dea dal serico seno di alabastro!
Afrodite – Sappi dunque che il barbaro re, un perfido scita chiamato Totraz, ha il suo regno nel remoto nord, oltre il Ponte Eusino. Parti sicuro e spedito senza esitazione alcuna: in caso di necessità le mie guide ti indicheranno la giusta via...
Andros – Non desidero altro che obbedirti mia Padrona: ora, più di prima, anelo iniziare questa impresa perché, servendo me, servo te. Se me lo ordinassi, sarei pronto a tuffarmi in mare e a gareggiare lottando contro i flutti, fino alla meta, o fino alla morte!
Afrodite – Il tuo entusiasmo ti fa onore: il mio bacio ti sia di benedizione [così dicendo sfiora appena sulle labbra Andros che, immediatamente, cade addormentato]

Elenco dei brani in ordine di apparizione:
1. Take me to Neverland di Wisdom
2. Valkyries di Amberian Dawn
3. River of Tuoni di Amberian Dawn

AedE: Scena II, Atto III

Le istruzioni in breve (la versione completa è qui):
  1. Fare partire il primo brano della scena
    • Regolare il volume della musica non troppo alto: si deve sentire chiaramente ma non deve distrarre
    • Per calarsi nella giusta atmosfera cercare di battere il ritmo della musica con la mano
    • Non prestare attenzione alle parole della musica o alle immagini del video: in genere il testo della canzone non avrà nessuna attinenza con la scena e potrebbe quindi distrarre e confondere il lettore. Abbandonarsi semplicemente all'atmosfera!
  2. Aspettare il tempo indicato prima di iniziare a leggere il testo della tragedia vero e proprio. E non sbirciare!
  3. Leggere con attenzione cercando di seguire la punteggiatura e “interpretando” i vari personaggi
  4. Finita la lettura aspettate che il brano musicale termini prima di avviare il successivo o passare alla scena seguente



Aspetta 1m 20s

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[All'interno del tempio di Afrodite]
Callipente – Le mie sembianze ti turbano Andros?
Andros – L'apparenza aveva ingannato gli occhi ma adesso, sotto le vesti fruste, riconosco la tua saggezza...
Callipente – [sorridendo] Non conosco il maestro ma vedo l'insegnamento: hai appreso la prudenza Andros! [sospirando] So di non apparire com'ero: ogni mattina le ancelle, sacre vergini della Dea dell'amplesso, con rari balsami e preziosi unguenti profumati, solevano massaggiare la mia persona. I capelli, ora bianchi e fragili, brillavano dorati come lo furono all'alba della mia giovinezza. Il vaporoso chitone di bisso mi fasciava leggero e pesanti gioielli adornavano la favorita della Dea dal petto cinto di viole; le mie membra erano dritte e la pelle, morbida e liscia, era immacolata. La violenza del barbaro re la mia volontà non ha piegato ma il mio corpo, ahimè, ha stroncato: gli anni, tutti assieme, mi sono crollati addosso. Lo vedi tu stesso Andros...
Andros – Turpe barbaro! Non sazio di abusare dei mortali offese pure la Dea imperitura usando violenza sulla sua sacerdotessa! Per quanti e quali altri mali, qui inverati dal reprobo re, dovrò punirlo?!
Callipente – Di sua mano gli occhi subito mi cavò: non vidi quindi, ma udii le colpe dei suoi guerrieri. Con il volto ricoperto di sangue, inciampando e cadendo, fra rozze risa di uomini eccitati, vanamente mi aggirai per il tempio. Impotente ascoltai le suppliche e i pianti delle mie caste vergini: umiliate, private del medaglione e trascinate lontano. Rapite, come le altre donne ed Euginea, Andros...
Andros – Euginea! Tenera madre sai qualcosa di lei?!
Callipente – Come a consolarmi della perduta vista, in sogno, la Dea sorta dalle onde del mare mi ha onorato confidandosi con me: devi sapere che il bramoso Ares, ancor più del suo legittimo sposo Efesto, è accecato dalla gelosia per la mia padrona. Ma la Dea dal cuore ardente non accetta che altri, alle passioni sue, pongano freni: ella concede i suoi favori come le aggrada. E un giorno il possessivo Ares, irritato dalle di lei tresche, decise di punire la sua lasciva amante. Sapeva che sulla fronte di Euginea, là dove era stata baciata dalla Dea della bellezza, brillava una stella: e un suo scellerato e violento adoratore, da tempo, l'implorava di fargli soddisfare la propria zozza lussuria su una giovane altrettanto sublime quanto egli era di gran vaglia. Fu così che il tortuoso Ares istruì il re e guidò la sua nave, rapida e sicura, fino al nostro villaggio: il premio era Euginea, da rapire e rendere schiava. Eppure, ciò che a noi pare tragica calamità, è solo divina schermaglia fra divini innamorati. In cambio della testa del re, la gentile Dea dalle labbra di cinabro avrebbe certamente perdonato il focoso amasio. Ma lo stolto re eccedette: non si accontentò di Euginea ma depredò questo tempio, ne oltraggiò le pudiche ancelle e accecò la sua sacerdotessa. La collera della Dea sensibile e pacifica fu sì grande che lo stesso litigioso Dio del coraggio, intimorito, si umiliò per cercare di placarla. Dio vero e potente, ma stolto come un comune uomo mortale, credette di esservi riuscito: ma facilmente la femmina, dietro al tenero sorriso, nasconde la velenosa collera...
Guardati sempre da vendetta di donna Andros!
Andros – Il saggio Ippandro aveva ragione: siamo solo giocattoli nelle mani degli dèi!
Callipente - La mia divina Signora conosce il tuo giuramento e vuole aiutarti: di più non so, ma un enorme onore ti attende. Seguimi alla sacra cella Andros.



Aspetta 2m

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[Nella cella del tempio]
Andros – [rivolto a Callipente; leggermente timoroso] Cosa c'è al suo interno madre paziente?
Callipente – Dietro le valve di cedro aromatico vi è solo una nera e vuota cavità: per tutti tranne per chi la profumata Dea ha chiamato a sé. Non temere e guarda tu stesso Andros...
Andros – [Andros apre lo sportello e, subito, sembra esserne attirato all'interno: si sostiene con la forza delle braccia tenendosi ai lati dell'apertura] Aiutami madre premurosa! Un lungo pozzo di buia oscurità si è aperto davanti a me e il mio peso, come se il mondo si fosse capovolto, mi spinge a cadere in esso! Sul fondo vedo una distante luminescenza dorata ma, talmente remota appare, che sicuramente mi schianterò nel raggiungerla!
Callipente – Non temere! Le nivee braccia della Dea dagli occhi brillanti ti afferreranno e, incolume, ti stringeranno al suo morbido petto: confida negli dèi Andros!
Andros – Invero, non negli dèi, ma in Callipente sì ho fiducia: obbedisco... [si lascia andare e, immediatamente, cade nell'apertura]

Elenco dei brani in ordine di apparizione:
1. Waiting di Alkonost
2. Nobody di Ravenscry