«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

mercoledì 31 dicembre 2014

Appunti vari


Nella notte fra domenica e lunedì una ventata ha fatto cadere un albero sulla mia linea telefonica lasciandomi isolato fino a oggi all'ora di pranzo.

Un breve aggiornamento: per la tragedia sto proseguendo con la selezione dei brani (è un processo lungo e frustrante perché a volte è come cercare un ago in un pagliaio) mentre sono volutamente fermo alla terza revisione con l'idea di far passare ancora qualche giorno prima di rimetterci le mani. Comunque dei cambi qua e là, di cui uno di una certa consistenza, ho continuato a farli...

Lunedì sera sono uscito per partecipare a una riunione post M5S dove il risultato principale è stato quello di aver preso parecchio freddo (tornato a casa alle 3:00AM) e aver riattizzato la mia tosse...

Ho ripreso a esercitarmi più o meno regolarmente con la chitarra (circa 2 giorni su 3) ma ancora non ho rifissato la lezione fissata prima di Natale che saltò per i miei motivi di salute.

Sto continuando a leggere Cent'anni di solitudine ma le mie perplessità, espresse in 50 anni di solitudine, rimangono invariate.

Da un po' mi frulla per la testa un'idea balzana: passare una giornata (8 ore di orologio) a lavorare sul problema matematico di Gauss (o Fermat) di cui accennai a inizio ottobre (v. Gauss, Fermat o KGB?). Ci lavorai per circa una settimana senza arrivare a dimostrare il teorema dalla parte che mi mancava. Il problema è come faccio le cose: il lavorarci “una settimana” significa che ci avevo ragionato quando ero in bagno, insonne a letto, prima di dormire fra le 0:00 e le 1:00, quando correvo su e giù per le scale, davanti alla tivvù, durante il riavvio del calcolatore, in macchina etc... spesso quindi senza nemmeno avere la possibilità di mettere su carta le mie idee...
Mi piacerebbe vedere cosa sono in grado di tirare fuori in otto ore seduto al tavolino con i miei appunti e senza distrazioni. Vedremo...

Non mi viene in mente altro... Gli auguri per il nuovo anno si fanno domani vero?

domenica 28 dicembre 2014

FNHM 11/11

Ho deciso di chiudere questa serie: ho ricontrollato tutte le note che mi ero appuntato per i capitoli finali (molto numerose perché ero più sistematico nelle mie annotazioni) e, anche a scapito di tralasciare alcuni temi interessanti (il nazionalismo, l'importanza della guerra franco-prussiana, la religione, Wagner, l'opera, etc... oltre alla solita miriade di concetti ripetuti e sottilmente rivisti), ho deciso di limitarmi a riassumere quelle che secondo me sono le debolezze di questa opera di Nietzsche...

Probabilmente i miei commenti di oggi sono fra i più interessanti dell'intera serie dove, in maniera non particolarmente originale, cerco di tradurre in parole povere le idee di Nietzsche magari aggiungendovi delle esperienze personali. Premetto però che, a distanza di mesi dalla lettura di La nascita della tragedia, i miei ricordi su cosa non mi convincesse hanno perso il nitore originale: al riguardo infatti mi ero appuntato molto meno di quanto ricordassi...

Prima di tutto ho un paio di dubbi.
Lo scopo della tragedia è quello di rendere accettabile la vita: il dolore connaturato in essa viene infatti assorbito dall'opera catartica della tragedia che ne sgrava così lo spettatore.
Al contrario si accusa la civiltà attuale, e fondamentalmente la scienza, di illudere l'uomo con il suo ottimismo: la scienza dà risposte illusorie che rendono tollerabile la vita.
Ma se la vita è comunque dolore è così importante cosa la renda accettabile?
Qual è il pregio superiore di annullare il dolore rispetto a quello di nasconderlo dietro un'illusione?
Al riguardo si potrebbero fare molte ipotesi (e probabilmente le mie conclusioni sarebbero affini a quelle di Nietzsche) ma sarebbe stato compito dell'autore esplicitare chiaramente questo problema di fondo.

L'altro dubbio è sulla relazione fra tragedia (vista come forma d'arte perfetta) e popolo greco (visto come popolo “perfetto”). Non è chiaro se sia la tragedia che renda il popolo greco “perfetto” o, vice versa, che sia il popolo “perfetto” a giungere necessariamente alla tragedia “perfetta”. Cioè cosa è la causa e quale l'effetto?
Stabilirlo sarebbe fondamentale per comprenderne l'evoluzione: la tragedia greca declinò perché i greci non erano più “perfetti” o, al contrario, fu il declino della tragedia a rendere i greci deboli e timorosi? Non ne sono sicuro, dovrei rileggere con più attenzione stando attento a questo aspetto specifico, ma ho la sensazione che Nietzsche optasse per l'una o l'altra di queste interpretazioni a seconda della necessità...
Nelle sue interpretazioni storiche Nietzsche appare molto superficiale: riduce e semplifica troppo limitandosi ad affermare quanto basta a giustificare le proprie teorie.

Ma questi erano dubbi che, in teoria, non minano alla base la sua opera. Veniamo invece agli errori veri e propri.

Un primo errore di Nietzsche è quello di considerare nelle proprie argomentazioni interscambiabili il singolo individuo e l'intero popolo. Se prendere un singolo tedesco a casaccio e porlo a esempio, in piccolo, del popolo tedesco può avere, con molti “se” e “ma”, una sua logica ma è invece assurdo prendere un tedesco e dire "Il popolo tedesco è lui: ciò che accade a questo singolo accade all'intero popolo". Fra una persona e un popolo ci sono sì molte similitudini ma anche fondamentali diversità. Gli effetti della tragedia si hanno su singoli individui non sui popoli: non è equivalente dire che, poiché tutto il popolo assiste alle tragedie, l'effetto finale sul popolo è lo stesso che sul singolo. La sociologia ha caterve di esempi in cui un gruppo di persone si comporta in maniera totalmente difforme da quanto farebbe un singolo!
Invece Nietzsche nelle sue argomentazioni scambia indifferentemente individuo e popolo arrivando così a conclusioni dubbie.

Ma l'errore fondamentale è quello di confondere i presunti effetti della combinazione fra musica e mito (tragedia) con l'interpretazione che di essi ha il singolo individuo.
Per Nietzsche sono la musica e il mito il soggetto agente mentre l'individuo è l'oggetto che subisce la loro influenza. Io affermo invece che è il contrario: il soggetto è l'individuo che, grazie alla propria sensibilità, interpreta la tragedia e viene toccato nell'intimo da essa.
Le implicazioni sono fondamentali.
Se è l'agente è l'individuo allora l'effetto della tragedia varierà a seconda delle varie sensibilità. Questo oltretutto significa che l'effetto sul singolo non potrà essere lo stesso che sul popolo perché ogni persona reagirà in maniera diversa.
Lo stesso Nietzsche ammette l'ovvio, ovvero l'esistenza di sensibilità diverse, ma non arriva alla logica conclusione che l'efficacia della tragedia è variabile, quindi non universale, e non può essere trasferita a un popolo. Credo che Nietzsche abbia confuso la propria sensibilità pensando che fosse comune a tutti.

Detto questo, sebbene l'opera sia basata su premesse fallaci, è comunque ricca di spunti interessanti. Chiaramente si tratta di un'opera prima organizzata in modo caotico (le continue ripetizioni, come fossero appunti non ricontrollati, confondono terribilmente) anche a causa del suo scopo inconscio di fondo. Lo stesso Nietzsche lo afferma nella prefazione scritta una decina di anni dopo...

In conclusione NON consiglio la lettura di questo libro: è stata interessante per me per vari motivi personali (v. i vari FNHM iniziali) ma, per il lettore occasionale, c'è poco di valido.

sabato 27 dicembre 2014

Misura infelicità

Una questione che mi ha sempre affascinato è la felicità.

Al riguardo ho una teoria ben precisa: mi sembrava di averne già accennato sul viario ma (come al solito) la ricerca effettuata con la parola chiave “felicità” non ha portato a niente.
In breve, secondo la mia teoria, la felicità è in noi e non all'esterno: per trovarla quindi va cercata nel nostro modo di vedere la vita. Secondariamente, ma non troppo, la felicità è qualcosa non solo di interno ma anche di innato, quasi di biologico: questo è un risultato negativo perché significa che non tutti sono in grado di raggiungerla.

Comunque, al di là della teoria, poi nella pratica mi sono spesso chiesto se e quanto ero felice.

Finalmente l'HuffingtonPost.it (*1) risponde a questa domanda con una semplice prova di autovalutazione: Le 7 abitudini degli infelici cronici.

In effetti che la felicità equivalga all'assenza di infelicità è tutto da dimostrare: ad esempio, Leopardi (vedi la serie OM...) ci avrebbe messo la firma!
Ma, per semplicità, farò finta che sia così e proverò a valutare il mio comportamento...

1. Pensi sempre che la vita sia dura.
No, in prima approssimazione direi che la vita è dominata dal caso: se è contrario la vita è dura, se è favorevole la vita è facile. E nulla toglie che tutto possa improvvisamente cambiare...

2. Sei convinto che la maggior parte della gente sia inaffidabile.
Direi di no. Non sono così categorico però, quando posso, mi piace metterla alla prova. Poi dipende da chi (e come) me la presenta e, soprattutto, dall'impressione che mi fa.
In genere mi riservo di valutare le persone alla prova dei fatti.

3. Ti concentri su ciò che non va (nel mondo) invece che su cosa funziona. Sì, proprio nel “mondo” specifica l'articolo...
Questo lo faccio: soprattutto non mi pare che ci sia molto che vada bene nel mondo. È probabile che la natura egoistica dell'uomo e l'incapacità di organizzarsi per il bene comune porterà alla sua estinzione. Comunque non mi pare che questo mio atteggiamento sia umorale bensì oggettivo...

4. Sei invidioso.
Assolutamente no! Anzi la mia totale mancanza di invidia è una delle mie caratteristiche più anomale. In parte perché filosoficamente desidero poco ma, soprattutto, non riesco a concepire un sentimento che mi faccia desiderare il male di alcune persone perché io non ho il loro stesso bene! Giuro: non faccio il santino...
Ecco: semmai posso pensare “Quello piacerebbe anche a me” ma manca completamente l'auspicio al male altrui...

5. Tieni tutta la tua vita sotto controllo.
Bo, non saprei... Direi di no: considerandola in balia della sorte ritengo abbia poco senso cercare di pianificarla nel medio/lungo termine.

6. Guardi al futuro con timore e preoccupazione.
Sì. Sono molto ansioso e tendo a prevedere il peggio.

7. Sei pettegolo e ti lamenti.
Direi di no. Tendo a parlare pochissimo e, quando lo faccio, vado diretto al sodo. Soprattutto il pettegolezzo mi è estraneo. Lamentarmi: a volte direi di sì ma è l'eccezione non la regola. Lo si vede anche da questo viario: i pezzi in cui mi lamento di qualcosa sono rari...

In definitiva ho due sintomi (di cui uno molto pronunciato) dell'infelicità cronica: che significa? Sono infelice perché ho almeno un “sintomo” oppure dovrei averne almeno quattro oppure tutti?

Sfortunatamente l'articolo non lo spiega: è la solita lettura per far tardi dove il tuttologo di turno spaccia per verità assodate le proprie teorie arbitrarie (v. il paradossale Padri (idioti) e figlie per un esempio lampante). Lo sapevo già ma per passare il tempo...

Nota (*1): ci sono capitato per sbaglio mentre ero sovrappensiero!

venerdì 26 dicembre 2014

FNHM 10/??

Vediamo di andare un po' avanti...
Oltretutto mi pare di non aver ancora accennato agli “errori” di Nietzche che forse sono i commenti più interessanti che ho da fare sull'intero libro... Riprendo da dove ero arrivato:

Capitolo 16
Lungo capitolo dove Nietzsche riassume per l'ennesima volta vari concetti base. Come deciso nello scorso pezzo mi soffermerò solo sulle mie note nella speranza di essere più conciso.
Ho annotato: “La tragedia è legata a doppio filo con la musica del coro”. Vero ma l'ho già spiegato più volte. Forse questa insistenza è ciò che mi ha spinto a cercare delle canzoni per accompagnare le scene della mia tragedia!

Altra nota: “Arte = riflesso del fenomeno; Musica = riflesso della volontà”. In realtà Nietzsche cita Schopenhauer ma l'idea è affascinante. Mi permetto di inserire qui un aneddoto.

Lo scorso mese, prima della lezione col maestro di chitarra, mi fermai da un amico fotografo per una decina di minuti perché ero in anticipo. Mi capitò di osservare come, mentre un principiante con la chitarra suona sempre e comunque da fare schifo, un principiante di fotografia, nella quantità, è talvolta in grado di scattare delle ottime foto. Considerando fotografia e chitarra come due arti rimasi colpito, e sottolineai, questa differenza non ben spiegabile. Ovviamente sul momento non arrivammo a niente e ci limitammo a osservazione generiche su fotografia e chitarra: in realtà osservai l'immediatezza artistica della fotografia ma non so se la legai direttamente alla volontà...
L'osservazione di Schopenhauer mi ha però aperto gli occhi e ora credo di poter spiegare i motivi di questo apparente paradosso.
Innanzi tutto il suonare la chitarra, intendo le dita che si muovono su di essa, non è musica ma un'arte plastica (e quindi riflesso del fenomeno): i suoni emessi dalla chitarra sono invece musica (riflesso della volontà). Il mio problema con la chitarra è che l'imitazione dei movimenti ideali che le mani dovrebbero compiere per produrre i suoni voluti è sempre goffa. Al contrario il movimento fisico del dito che preme sul pulsante della macchina fotografica non presenta alcuna difficoltà: da questo punto di vista la fotografia è realmente figlia diretta della volontà...
Parafrasando Schopenhauer si può quindi dire: “L'arte e la manualità del suonare = riflesso del fenomeno; Musica e fotografia (compreso il clic!) = riflesso della volontà”.

Riporto una frase su un concetto su cui ho già scritto in abbondanza ma che mi pare essere molto efficace: «...e ciò spiega perché la musica faccia risaltare, dandovi un significato più profondo, quasi potenziato, ogni scena del mondo reale, tanto più energicamente quanto più la melodia è analoga all'intimo spirito del fenomeno in causa.» (sempre tratto da Schopenhauer).

Effetti della musica:
1. contemplazione allegorica dell'universalità dionisiaca;
2. evidenzia l'immagine allegorica più profonda;
1. e 2. sono però l'essenza del mito (“l'esempio più significativo che esista”) e quindi la musica, in virtù di se stessa, lo genera.

Il capitolo si conclude con l'ennesima illustrazione del valore della tragedia rispetto all'arte apollinea: la tragedia esalta il costante divenire, l'annullarsi e il rinascere: in questo processo il dolore è assorbito e annullato. L'arte apollinea invece nasconde il dolore con l'inganno del bello.

Nel capitolo 17 si riparte da dove si è arrivati (!) e si aggiunge che l'arte dionisiaca invece dà un conforto metafisico perché l'individuo perde la consapevolezza del sé perdendosi nell'essere originario.

Osservazione storica di Nietzsche che mi è parsa degna di nota: i testi sopravvissuti delle antiche tragedie greche ci sembrano più superficiali di quanto non siano perché manca l'elemento musicale.

Nietzsche si chiede poi se ci potrà essere un ritorno alla tragedia antica: la sua risposta è sì. Il ritorno sarà possibile quando sarà sconfitto il motivo principe della sua scomparsa: la visione teoretica (e ottimista) della vita, ovvero della scienza.

Nel suo caotico andare e tornare su temi già affrontati (ho la sensazione che Nietzsche trovasse l'ispirazione per nuove idee mentre scriveva!) si aggiunge un nuovo elemento che contraddistingue la “nuova” tragedia da quella antica: da Sofocle in poi i personaggi diventano individualità e così perdono la possibilità di essere prototipi, ovvero miti.

Conclusione: Nietzsche si ripete e si ripete, aggiungendo dettagli e significati. Davvero un'opera costruita male dove le idee non sono presentate in maniera coerente ma affastellate l'una sull'altra in maniera tale che è difficile districarle ed esaminarle facilmente una alla volta...

giovedì 25 dicembre 2014

50 anni di solitudine

Durante i giorni in cui sono stato malato (v. corto Malato... dell'altra settimana) ho iniziato a leggere Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez.
Il libro mi fu regalato da amici una decina di anni fa; subito lessi l'inizio (il primo capitolo) che mi piacque ma, per varie vicissitudine, non ne proseguii la lettura anche se mi ripromisi sempre di farlo. E infatti lo tenevo sulla scansia dei libri da leggere (o rileggere!)...

È un libro che non riesco a inquadrare bene: so che con esso Gabriel ci ha vinto il nobel per la letteratura quindi proprio brutto non deve essere...
Il romanzo narra le vicende di una famiglia (Buendia) seguendo la vita dei vari famigliari via via che nascono, si sposano e muoiono. Parallelamente c'è la descrizione dell'evoluzione del paese di Macondo, fondato sui margini di una palude proprio dai capostipiti della famiglia Buendia.
Manca quindi l'eroe o il personaggio principale: a turno un po' tutti i personaggi diventano protagonisti. La prosa è molto bella ed elegante e spesso diventa lirica. La terminologia usata è ricca e dettagliata: lo vedo dal numero di parole che mi segno da imparare!
Non è però un libro storico: le vicende corrono parallele alla storia ma volutamente l'autore evita di dare riferimenti troppo precisi. Macondo è il centro del mondo e lì sempre si ricade.

Insomma tutto bello e perfetto ma, arrivato a circa metà libro (avrò letto immagino sui 50 anni di racconto!), non riesco ad andare avanti.
Le vicende (*1) della famiglia Buendia mi sono venute a noia: nessun personaggio mi interessa più degli altri e l'atmosfera claustrofobica, sempre chiusa sul paese di Macondo, mi è divenuta asfissiante.
Ancora non mi è chiaro a cosa si riferiscano i “100 anni di solitudine” del titolo: probabilmente a qualcosa di più dei cento anni narrati e, soprattutto,mi chiedo quale sia la “solitudine” a cui si riferisce l'autore...
Quello che mi piace meno sono i personaggi in balia del caso: non agiscono in base a una pianificazione ma tutte le decisioni, comprese e soprattutto quelle più importanti, sono dettate dal caso: da piccoli episodi imprevedibili e incontrollabili che però sono sempre decisivi.

Insomma avrei da leggere altri 50 anni di cronaca delle estenuanti vicende della famiglia Buendia ma ho già esaurito la pazienza e l'autore non mi ha dato stimoli a proseguire!

Ah! non ho parlato degli intrighi amorosi: sì perché ogni personaggio ha le sue storie d'amore che non sono mai normali ma sempre eccessive. Non so, magari la “solitudine” del titolo è proprio questa: la mancanza di amori equilibrati ma invece tutti sempre in uno stato dinamico che prima o poi ne determina la fine.
E poi c'è anche un elemento fantastico, non troppo accennato, più forte all'inizio del libro ma che non svanisce mai totalmente.

Conclusione: spero di farcela a finirlo ma ormai sono diversi giorni che non ne leggo nemmeno un rigo... Per la cronaca sono a pagina 208 di 405.

Nota (*1): provo a divertirmi facendo il punto della situazione. Sorvolate su eventuali nomi sbagliati: non ho intenzione di andare a controllarli. Dunque:
Ursula è la matriarca: è una vecchina di almeno 80 anni, sempre sveglia e attiva che controlla nipoti, bisnipoti e pronipoti.
Il colonnello Aureliano Buendia è tornato a casa, dopo una vita di guerra che lo ha cambiato, a dedicarsi alla sua passione: fare pesciolini d'oro (avrà almeno sui 60 anni?).
Il fratello Josè Arcadio credo sia morto: non mi è chiaro quando. Ricordo che interviene per salvare il fratello dal plotone d'esecuzione ma poi non ho capito cosa gli succede.
Poi c'è Amarantha (almeno sui 55) che ha passato la prima parte della vita a ostacolare l'amore della sorella Ribetto (← non è questo il nome, lo so!) e la seconda a rifiutare i vari corteggiatori: ora nessuno dovrebbe più corteggiarla e spero di non dover leggere altre pagine su di lei!
Poi c'è la Buendia d'adozione Ribetto che alla fine, si sposa con il sopra citato Josè Arcadio. Non mi pare abbia avuto figli e la sua caratteristica principale è quella di mangiare terra (o intonaco) quando è nervosa... Ah! Ora ricordo: Ribetto è Rimedios (o simile...) (*2) .
Poi c'è la giovane Rimedios detta la Bella (sui 20?) per distinguerla dalla precedente. Questa è bellissima ma demente (o intelligentissima come crede un personaggio?). Sta sempre in casa perché chi la vede muore per il suo amore non corrisposto.
Poi c'è Aureliano secondo, (sui 30?) mi pare, figlio del colonnello: al momento è impegnato a fare soldi e in una relazione con due donne diverse: la moglie e l'amante di sempre.
Poi c'è il gemello di lui Josè Arcadio (l'autore si diverte a dare ai vari personaggi nomi simili o uguali cosa che sicuramente non viene incontro alla mia presunta dislessia!) del quale al momento non saprei cosa dire.
Poi il colonnello, durante la guerra, ha avuto una caterva di figli da varie donne ma di questi, fortunatamente, non si parla: mi sembra di aver letto che nessuno di essi gli sopravviverà ma non ne sono sicuro...
Non escludo ci siano altri discendenti ma, almeno per il momento, non hanno un gran ruolo...

Nota (*2): Ripensandoci i due nomi devono essere diversi anche se entrambi iniziano con la “R”. Rimedios la bella prende il suo nome dalla sposa bambina (e da tempo defunta) del colonnello...

domenica 21 dicembre 2014

Salute e Godzilla

Il mio ciclo di malattia invernale è sempre lo stesso (o quasi). Si inizia col mal di gola, poi si passa al raffreddore, il muco si inspessisce e diventa tosse, più o meno durante l'ultima fase mi viene la febbre. Il tutto nel giro di tre quattro giorni. Passata la fase acuta continuo a tossicchiare per un lungo periodo fino a quando, stufo, faccio finta di niente, esco e a sera mi ritrovo guarito.

Ieri ho voluto affrettare i tempi e, nonostante il giorno prima avessi tossito tutto il giorno, sono uscito facendo un paio di commissioni. Fra le varie cose sono passato in farmacia: sì perché a casa ero pure senza medicine se non per della tachipirina così, anche se la fase “acuta” era già terminata, mi sono comprato uno sciroppo calmante e le aspirine.
Dopo pranzo ho voluto provare lo sciroppo che mi ha dato un vago senso di vertigini e di sonnolenza facendomi fare un profondo sonnellino ristoratore di un paio di ore (nei giorni scorsi non avevo dormito).
A sera ho voluto riprovare l'esperimento con l'aggiunta di un'aspirina. Però avevo un piccolo grumo di catarro che non voleva scendere né salire ma che continuava a impedirmi una respirazione regolare. Così, invece di dormire, mi sono goduto le immagini psichedeliche provocate dal mio sciroppo calmante: e arriviamo a Godzilla...

Non ricordo come o perché sia arrivato a pensare a Godzilla, quello vecchio delle pellicole anni '50 giapponesi, ma ho avuto un'intuizione interessante.
Da quel poco che conosco di psicologia (vedi le mie letture preadolescenziali di Freud) i sogni sono una maschera, un filtro che volutamente l'inconscio pone sopra la realtà per renderla più accettabile. Spesso sono cioè delle allegorie dove, riuscendo a scoprire le personalissime chiavi di lettura, si riesce a interpretarli ottenendo così spiegazioni a situazioni o comportamenti delle quali nemmeno il sognatore è totalmente cosciente.
Il sogno è cioè una specie di tropismo che riesce a rendere accettabile la realtà palliandola con simboli e metafore.

L'intuizione notturna è che Godzilla sia un sogno dell'inconscio collettivo giapponese del dopo guerra. Il suo scopo è quello di conciliare insieme l'amicizia con gli USA e la distruzione provocata dalla guerra e, in particolare, gli attacchi atomici su Hiroshima e Nagasaki.
Godzilla rappresenterebbe infatti gli USA: attacca le città giapponesi provocando danni ingenti mentre l'esercito locale non è in grado di contrastarlo. A questo suo aspetto distruttivo se ne aggiunge però un altro: il Godzilla buono, che ha fini più elevati, che i giapponesi non comprendono immediatamente ma che poi accettano e condividono; in alcune pellicole diventa un amico che, sebbene burbero e incontrollabile, protegge il Giappone da altri mostri...
Fuor di metafora questo “sogno” collettivo di Godzilla distruttore/protettore serve per rendere accettabile l'idea degli USA distruttori ma anche amici: il messaggio è che la distruzione (bombe atomiche) sia inevitabile per poter raggiungere i fini più alti (pace, democrazia?)...

Conclusione: immagino che studi su questo argomento siano già stati fatti. Magari, se mi viene la voglia, proverò a vedere se su Wikipedia si dice qualcosa al riguardo...

martedì 16 dicembre 2014

Scusate, scusate!

Continuo a trascurare il mio povero viario o, almeno, dal mio punto di vista, mi pare di farlo: so benissimo che alcuni viari vengono aggiornati una volta al mese o anche meno ma il confronto io lo faccio fra quello che, chiuso in testa, ho da dire e ciò che effettivamente scrivo...

In pratica sto rimanendo indietro col risultato che alcune idee, magari anche interessanti, andranno perse.
Allora, per rimediare, oggi cercherò di “pigiare” due idee in un solo pezzo. Il collante, ma sarebbe forse più opportuno dire il fango secco (*1), fra le due sarà il buon Renzi.

Il primo spunto viene da un articolo che sto tenendo aperto sul mio navigatore di rete dal 27 novembre: Evasione, Renzi alla gdf: “è finito il tempo dei furbi”.
Personalmente non ho niente contro la lotta all'evasione se è fatta in maniera intelligente e senza ledere la riservatezza (*2) dei cittadini. La mia osservazione è sulla forma non nel merito.
Quello che non sopporto è l'ipocrisia e, in questo caso, la considerazione del pulpito da cui arriva la predica. È bene ricordare i trascorsi di Renzi che, da buon democristiano, ama atteggiarsi a moralista.

Scusate se non vado a cercare le fonti ma non ho voglia di perderci troppo tempo: se non vi fidate dei miei ricordi fate bene: indagate per conto vostro...

A quel che ricordo, Renzi, pochi giorni prima di essere sicuro dell'elezione in provincia, fu assunto (*3), come dirigente, dall'azienda paterna e, da allora, i vari contributi sociali vengono pagati dallo Stato.
Vabbè, qualcuno potrebbe dire che questa non è evasione: dal mio punto di vista soldi che escono dallo Stato o che non vi entrano, alla fine, da un punto di vista matematico sono la stessa cosa. Poiché l'economia si basa sulla matematica allora, anche moralmente, c'è poca differenza.
Un'obiezione giusta è che l'evasione è illegale mentre l'assunzione di Renzi (figlio) non lo è. È vero: è solo una furbata che però la dice lunga sullo spessore morale del nostro primo ministro.
Di nuovo mi chiedo da quale pulpito venga la predica....
Ci sarebbe poi da rincarare la dose con le condanne del Renzi quando era presidente della provincia e, soprattutto, di quello per cui non si è trovato abbastanza prove (*4) per condannarlo ma voglio andare oltre e passare al secondo spunto della giornata...

Il secondo spunto sarebbe dovuto partire con una piccola bugia ma, dato il mio inizio da censore, la mia coscienza mi impedisce di farlo.
La bugia che avevo in mente era far finta di chiedermi se fosse peggio Monti o Renzi. La bugia sta nel fatto che ormai da mesi non ho incertezze: il Matteo è molto peggio del Mario!
L'idea era poi quella di spiegare che finalmente avevo risolto il dilemma grazie a un'iniziativa presa da Renzi opposta a quella che, a suo tempo, prese Monti.

Si tratta della candidatura alle Olimpiadi: la mia idea, ben prima dell'attuale scandalo romano, la scrissi nel pezzo Controtendenza ed è rimasta sostanzialmente invariata; anzi, alla luce degli ultimi scandali, sono ancora più contrario.

Chi segue da tempo il mio viario sa che non sono mai stato tenero con Monti però, nel pezzo Passeri o fave, ho l'onestà intellettuale di ammettere che, almeno la rinuncia alla candidatura, fu una scelta saggia...

Evidentemente però Renzi non la pensa così e questa è la mia “dimostrazione” del fatto che sia addirittura peggio di Monti.

Nota (*1): sono raffinato, altrimenti...
Nota (*2): la riservatezza è una declinazione della libertà.
Nota (*3): unico dipendente a contratto indeterminato delle varie aziende famigliari: e questo la dice lunga sulla visione del lavoro (=sfruttamento) che deve sembrare giusta ed equa a Renzi (figlio)...
Nota (*4): giustamente la giustizia necessita della sicurezza della colpa per condannare ma date un'occhiata alle varie ricevute di Renzi (facilmente reperibili in rete) e fatevi un'idea di ciò che si è fatto rimborsare: per le certezza necessarie alla giustizia non erano sufficienti ma alle persone di buon senso dovrebbero bastare a far capire il personaggio.

sabato 13 dicembre 2014

Personaggi di “Andros ed Euginea”

Ho notato che le tragedie serie presentano la lista con tutti i personaggi e una loro breve descrizione: è quindi d'obbligo che io faccia altrettanto.
Però, siccome sono complicato e ho paura che il lettore, anche solo dalla sequenza dei nomi, possa indovinare la trama ho deciso di mischiarli senza alcun criterio...

Spourgita - ancella del tempio di Afrodite
Andros - giovane pastorello
Soslan - custode di Amonge e Wacamonge
Ippandro - centauro allievo di chirone
Callipente - sacerdotessa del tempio di Afrodite
Euginea - fanciulla bellissima
Ubriaco - soldato scita di re Totraz
Tichaos - fratello maggiore di Andros
Re Totraz - re di una tribù scita
Ombra - misteriosa ombra di Andros
Bruto - una comparsa scita
Guardia vecchia - una comparsa scita
Guardia giovane - una comparsa scita
Afrodite - Dea dell'Amore

Viene voglia di saperne di più, vero?

Per altri aggiornamenti rimando all'evento su FB: Anteprima «Andros ed Euginea»

Malato... - 17/12/2014
Sono ammalato: mal di gola, starnuti, un po' di tosse e, probabilmente, febbre...
Dai sintomi ho paura che si tratti di tifo petecchiale...

Aggiunte horror-punk - 23/12/2014
In questi giorni ho aggiunto una nuova serie di brani alle mie collezioni su Youtube/Spotify (*1). Come al solito le canzoni spaziano su vari generi ma il gruppetto che caratterizza questa nuova mandata è di stile horror-punk. Il punk lo conosciamo tutti: allegro, veloce, immediato, semplice... L'horror gli vorrebbe aggiungere una venatura di inquietudine e tensione. Il contrasto ottenuto mi piace: lo trovo molto ironico.

Ecco una selezione volutamente di gruppi diversi:
Blitzkid – Mary and the storm


Kitty in the basket – The bride of the monster


The crimson ghosts – Ophelia's song


The Other – In the dead of night


Nota (*1): ultimamente sono tornato a preferire Youtube perché c'è molto più materiale per saziare la mia curiosità e, soprattutto, meno pubblicità. Al riguardo ho notato che Youtube mette la pubblicità sui brani più visti (e infatti io non la trovo praticamente mai!) mentre Spotify sempre e comunque...

Follywood? - 23/12/2014
FB mi sta insistentemente consigliando il gioco “Kim Kardashian – Hollywood” con la seguente immagine che mi compare sulla colonna di destra:

A me però la cupola sulla sinistra mi pare di conoscerla: assomiglia vagamente a un'opera del Brunelleschi...

Ecco l'ingrandimento:

Colpo di scema - 27/12/2014
Sono arrivato alla puntata 7 di The Knick e c'è stato “l'imprevedibile” colpo di scena!
Come avevo previsto in Stereotipo dell'antistereotipo (scritto dopo aver visto le prime due puntate) il dottore di colore ha una relazione con la ricca benefattrice dell'ospedale.
Raffino la mia previsione iniziale: il colpo di scena finale non sarà la morte del dottore nero ma piuttosto si scoprirà che la benefattrice è la sua sorellastra. Quando scrissi la mia prima previsione non sapevo infatti che il dottore di colore era stato allevato insieme ai figli del ricco uomo d'affari. Ovviamente ci hanno presentato anche il padre ufficiale del dottore nero, che ha stima e rispetto per il figlio, ma credo sia solo un flebile tentativo di depistaggio.
Mi mancano ancora da vedere due puntate, la 9 e la 10: il dottore di colore è, come previsto, eroico, impavido, senza macchia e, soprattutto, prevedibilissimo: questo è lo scotto per lo stereotipo dell'antistereotipo...

venerdì 12 dicembre 2014

Lo stereotipo dell'anti-stereotipo

Da poco ho scoperto una nuova serie che mi pare (ho visto solo le prime due puntate) bellissima. Il regista, vincitore dell'oscar, non lo conosco ma si vede immediatamente che le inquadrature sono particolarmente curante così come tutti i dettagli. La ricostruzione storica è ricchissima e minuziosa e la musica (alla quale sono da sempre particolarmente sensibile) si sposa benissimo con l'azione sullo schermo: in tal senso mi ha particolarmente impressionato la corsa di un'infermiera che attraversa parte della città per andare a chiamare un dottore a casa...

La trama, da quel che ho potuto intuire, si basa sulle avventure di un chirurgo cocainomane, nella New York all'inizio del novecento, e sullo sfondo le vicissitudini di un ospedale privato.
Gli attori mi sembrano in gamba anche se non li conosco (e questo spesso è un bene) e i personaggi (quasi) tutti credibili.

Il potenziale è altissimo però sfortunatamente c'è un grosso “ma”. Fra i vari protagonisti è stato infilato il personaggio di un chirurgo di colore, che ha studiato a Londra e a Parigi, e che, nonostante sia stato assunto con la raccomandazione della benefattrice dell'ospedale, viene pesantemente discriminato da colleghi e pazienti.

Cosa c'è che non mi piace in questa decisione? È che si tratta dello stereotipo di un anti-stereotipo!
Mi spiego meglio: lo stereotipo dell'uomo di colore agli inizi del novecento in America è quello di una persona non istruita, discriminata e senza particolari pregi morali né intellettivi, più furba che intelligente. L'anti-stereotipo è quindi quello della persona di colore che, nonostante i pregiudizi, riesce a dimostrare il proprio valore, intelligenza, senso morale ed educazione come superiori a quelli dei propri contemporanei bianchi, più o meno, razzisti.

Forse questo anti-stereotipo ha un valore educativo: magari ha lo scopo di far riflettere sulle discriminazioni di un tempo e di inculcare alle giovani generazioni come tutti gli uomini, al di là del colore della pelle, siano uguali.
Insomma l'inserire un anti-stereotipo di questo tipo può essere un'iniziativa lodevole sotto molti aspetti ma, di sicuro, non lo è sul piano artistico! L'anti-stereotipo è ormai così comune da essere diventato a sua volta uno stereotipo: come tale è prevedibile (si sa già che farà tutto bene, che col proprio esempio darà lezioni morali agli altri personaggi, che si dimostrerà superiore a tutte le angherie che subirà, etc...) e, per questo, costituisce un elemento di noia mortale.

Una zavorra per la creatività che limita fortemente l'aspettativa e le sorprese di questa nuova serie. Suppongo che il personaggio sia stato imposto al regista dalla produzione per motivi commerciali...

Conclusione/Previsione: il chirurgo di colore avrà una relazione sentimentale con la giovane benefattrice dell'ospedale e questo gli attirerà contro l'ira del padre di lei; alla fine lui, invece di fuggire con la ragazza, si sacrificherà rimanendo ucciso (da un sicario mafioso) e sarà amaramente rimpianto dai colleghi che solo all'ultimo momento, troppo tardi, ne avranno apprezzato le doti umani e professionali...
Bleah!! Banale perché, appunto, stereotipo di un anti-stereotipo...
Spero quindi di sbagliarmi e di scoprire che, in qualche maniera, non sia un personaggio senza alcuna macchia...

Ah, la serie si chiama The Knick...

giovedì 11 dicembre 2014

Da movimento a setta

Lo so, sto diventando noioso: ancora un pezzo sul M5S...
Il fatto è che ciò che scrivo riflette abbastanza fedelmente i miei pensieri del momento e, in questi giorni, penso molto più del solito al M5S!

Come sempre il mio punto di vista è limitato alla Toscana e ancor più precisamente alla zona dell'alto Valdarno.
Confermo quanto scritto in Riflessioni varie sul M5S sulla spaccatura interna dei vari Meetup.
Adesso sto notando una nuova caratteristica su come si spaccano i Meetup: che siano la maggioranza o la minoranza di un gruppo sono però i più propositivi e con la testa sulle spalle quelli che decidono di abbandonare il M5S. Vice versa, col M5S, rimangono i furbi (ovviamente!) e i più fanatici. Ovviamente questa è una tendenza e non una regola sempre vera per ogni gruppo. Personalmente conosco delle eccezioni. Però, nei gruppi ben informati, questa divisione è piuttosto chiara.
Ci sono poi altri gruppi meno informati e che si basano quindi molto di più sull'informazione che proviene dal viario di Grillo. Anche in questo caso la spaccatura è fra furbi e fanatici da una parte e persone con la testa sulle spalle dall'alta: in questo caso però i secondi si illudono di riuscire a cambiare la situazione dall'interno. Fanno comprensibilmente fatica a rendersi conto che il M5S sia tutto un grande inganno costruito non per vincere le elezioni ma per rimanere piccolo, facilmente gestibile e sicura fonte di reddito. Col tempo sicuramente ci arriveranno.

Comunque è sui “fanatici” che voglio soffermarmi. Da tempo ho ammesso la loro presenza, spesso ingombrante quando non controproducente, nel movimento. È una delle funzioni “istituzionali” del M5S quella di raccogliere al suo interno, incanalare la rabbia di elementi potenzialmente violenti della società in ambito democratico. Il problema è se questi diventano la maggioranza del movimento!
Fino ad adesso infatti la base degli attivisti (almeno in Toscana) era composta da gente in gamba e capace di produrre idee e lavorare bene. Inoltre queste persone stemperavano le tendenze più estremiste dei fanatici aiutando a farli riflettere e ragionare. La conseguenza è che, col tempo, anche sul territorio il M5S diverrà meno capace e abile.

Ma questa tendenza a cosa la si deve?
L'allontanamento delle persone con la testa sulle spalle lo si deve al comportamento nei fatti del M5S con tutte le sue contraddizioni inammissibili in quanto in palese contrasto con i suoi princìpi base. È la logica scelta fatta da persone che ragionano con la propria testa.
Il fanatismo è invece più facile da conservare e da creare: non servono fatti ma bastano le parole. Si scrivono sul viario di Grillo pezzi super aggressivi, che non approfondiscono niente ma denunciano tutto, che urlano invece di convincere. E poi si crea un culto della persona (Beppe Grillo), proprietaria di ogni verità, nel quale basta aver fede, ovviamente in maniera totalmente acritica, e automaticamente, tutti i problemi sono risolti.

Questa tendenza è voluta?
In parte. Credo che principalmente il viario di Grillo abbia solo cercato di massimizzare i propri clic e questo lo si ottiene più facilmente con gli articoli sensazionalistici di cui sopra: vende di più Novella 2000 che Scientific American!
Il risultato poi comunque non dispiace perché, considerando che Grillo vuole un movimento piccolo e controllabile, i fanatici che non mettono in discussione niente e nessuno sono l'ideale.

La conclusione è che il M5S da movimento di speranza popolare si è avviato a diventare una setta riservata a una maggioranza di persone convinte di essere gli unici nel giusto, senza dubbi o esitazioni, guidate da una minoranza di furbetti che ricercano solo il proprio interesse personale.
Adesso siamo appena all'inizio di questa tendenza perché, come spiegato, persone di buona volontà ancora resistono qua e là ma il destino del M5S pare essere questo. Peccato perché era l'unica speranza concreta per l'Italia...

martedì 9 dicembre 2014

Chitarra ottimista

Nelle scorse settimane ho lasciato indietro non solo questo viario ma anche la chitarra.
Normalmente mi esercitavo 2 giorni su 3 (quando non 3 su 4) e la pausa più lunga negli ultimi due anni sarà stata di 5 giorni, quando comunque prendevo la chitarra in mano anche se non seguivo l'esercitazione canonica...

Invece gli ultimi subbugli politici nel M5S mi hanno distratto completamente: volendo il tempo per esercitarmi l'avrei avuto ma non ero assolutamente nell'umore giusto per suonare...

Dall'esercitazione del 22 novembre sono arrivato a farne un'altra solo il 4 dicembre e poi ieri (8 dicembre) e oggi (*1). Insomma ho fatto un “buco” di circa 11 giorni durante i quali non ho assolutamente toccato la chitarra!

Chissà che disastro, si potrebbe pensare, dopo una pausa così lunga... e invece no!

Beh, il 4 dicembre suonai malino i brani perché non mi ricordavo bene l'ordine delle varie battute (*2) ma già ieri sono andato benino e oggi ottimamente!

Senza entrare nei dettagli riassumo i vari progressi fatti:
1. sui “ritmi” mi pare di aver fatto un salto di qualità nella velocità di cambio degli accordi e anche quelli “doppi” (cioè con ritmi diversi per accordi diversi nello stesso giro) non mi danno problemi. Ad esempio oggi ho suonato benissimo due giri ostici su un ritmo non banale...
2. Oggi ho suonato più di metà She is my sin ottimamente: solo quando me ne sono reso conto (mi stavo registrando) mi sono confuso... Magari posto la registrazione per far notare la differenza... Dalla prossima esercitazione imparerò nuove battute!
3. Tolto What's up in cui suono l'accompagnamento sul brano originale a velocità reale! Dalla prossima esercitazione passerò a un nuovo brano.
4. Tolto ieri (perché ora mi viene bene!) l'esercizio 6-32 (una melodia, con hammer on e pull off, piuttosto veloce e dove era molto difficile seguire il tempo) che mi era rimasto estremamente indigesto...
5. Nessun problema con l'esercizio 7-34 e il nuovo, provato oggi per la prima volta, 7-35

L'unica nota negativa è l'esercizio, chiamato triangolo, di improvvisazione su base di DO maggiore. Secondo me la colpa è della base in cui non è evidente quando la battuta inizia/finisce: per questo motivo se non sto attentissimo perdo il conto del tempo col risultato che non riesco a improvvisare decentemente... Ma... Questo esercizio è da rivalutare col maestro...
Flight of Icarus non l'ho nominato ma non l'ho dimenticato! Sto imparando sei nuove battute piuttosto difficili con bending e pull off: nella norma insomma...

Conclusione: magari vedo di fissare una nuova lezione col maestro prima di Natale...

Nota (*1): spero di aver ripreso il ritmo!
Nota (*1): in realtà si ricorda le sequenze di note/accordi non le singole battute...

sabato 6 dicembre 2014

Riflessioni varie sul M5S

La settimana è stata convulsa: molte riunioni e documenti...
Finalmente, a tiepido, ho però modo di fare qualche riflessione.

In Altro ploff stimavo che, in Toscana, ci fosse circa un 50% di attivisti che sentissero l'esigenza di un cambiamento. Probabilmente tale percentuale era corretta: quando siamo arrivati al dunque, ovvero se rimanere o meno sotto il simbolo del M5S, solo pochi gruppi hanno fatto il grande passo mentre la maggioranza è spaccata in due nell'incertezza.

Nelle riunioni, anche fra persone che vogliono collaborare, è difficilissimo mettersi d'accordo. Sembra quasi che più la questione è cretina e più tempo ci si perda perché tutti vogliono dire la loro! Ci vuole organizzazione ma per adesso non ci siamo...

Sarà importante vedere cosa verrà detto a Parma da Pizzarotti: lui è una figura di riferimento molto stimata a cui anche i grillini DOC guardano con affetto.
La mia ipotesi è che attacchi il metodo delle espulsioni e che denunci gli errori fatti da Grillo & C. magari ammorbidendo tali giudizi con espressioni di stima/affetto/fiducia etc... Credo, mia supposizione personale non basata su alcuna “soffiata”, che Pizzarotti sia stufo di prendersi legnate ingiuste sul viario di Grillo. Però se esce di sua volontà sarebbe attaccabile mentre se lo buttano fuori per le sue dichiarazioni (sicuramente attentamente pesate e calcolate) sarebbe un trionfo. Pizzarotti ha quindi l'opportunità di attaccare anche duramente Grillo & C. e, in ogni caso, uscirne vincente.

Che noia quelli che ti dicono “Io l'avevo detto di Grillo e del M5S!” perché è difficile spiegargli che l'avevano detta giusta solo per caso!
1. Grillo non è brutto e cattivo perché urla: è il suo modo di esprimersi sul palcoscenico. È una forma che può non piacere ma non ha niente a che vedere con la sostanza di quel che dice.
2. Le idee visionarie di Grillo non sono stronzate ma, nella maggior parte dei casi, le uniche vie percorribili nel medio-lungo termine.
Il problema è che Grillo tali idee/visioni non ha mai avuto realmente intenzione di realizzarle. Non solo è un ottimo comico ma anche uno straordinario attore: è riuscito a far credere a migliaia di attivisti (e milioni di elettori) di crederci veramente. Nei fatti però, visto che non ha intenzione di vincere le elezioni, tutto è destinato a rimanere sulla carta.

Ribadisco quanto già scritto in Aggiornamento ino ino: se insegni alle persone a pensare con la propria testa poi non puoi aspettarti che le tue contraddizioni non vengano notate.
Il giro di boa nelle aspettative degli attivisti verso Grillo sono state le elezioni del 2013: da allora infatti le promesse avrebbero dovuto iniziare a essere mantenute mentre invece è stato fatto poco o nulla. In meno di due anni una buona parte degli attivisti (bisogna essere all'interno per conoscere certi retroscena) si è resa conto della situazione. Relativamente poco considerato che la maggior parte degli italiani è una vita che viene presa in giro da PD e Forza Italia (o come si chiama la cosiddetta destra italiana)...

mercoledì 3 dicembre 2014

Aneddoto romano

Nell'Ultimo tabù accenno al fatto che l'unica manifestazione di piazza, a parte le feste autocelebrative, fu quella di Roma per protestare contro la rielezione di Napolitano dove furono improvvisamente chiamati a raccolta gli attivisti da tutta l'Italia. Ipotizzo che allora avvenne qualcosa che “consigliò” Grillo di non ripetere l'esperienza. Parlandone con amici ero stato più specifico: “probabilmente allora Grillo ricevette una telefonata dove gli fu detto di evitare manifestazioni di questo tipo...”

A una riunione di questi giorni ho sentito raccontare l'aneddoto (*0) secondo il quale, mentre Grillo era accompagnato in macchina da un attivista (*1), ricevette una telefonata (*2) alla quale rispose: «Ca##o! Ma questi vengono davvero?!». Fu allora che fu impartito frettolosamente il contrordine "Si è scherzato: tornatevene a casa"...

Io la vedo come la conferma a una delle mie più acute intuizioni...

Nota (*0): credo vero ma, ovviamente, non posso giurarci.
Nota (*1): sembra di #OccupyPalco...
Nota (*2): si presume da Casaleggio ma chissà chi fece pressioni su questi...

Perché?!!! - 4/12/2014
Perché tutti i viari in cui mi imbatto sono più belli del mio??!!

Oggi ne ho trovato uno fantastico: Fascetta Nera. Con astuzia cattura l'interesse dei nostalgici ma poi parla di libri e delle relative fascette promozionali!

E, sempre dello stesso autore, Sogno o son Expo? sulle contraddizioni e ridicolaggini dell'Expo 2015. Questo consiglio di leggerlo partendo dal post più vecchio in poi...

Che rabbia! che invidia!

Tragica allegria! - 5/12/2014
Oggi, con un improvviso colpo di reni, ho finito la prima stesura della tragedia!
In totale cinque atti e diciannove scene: l'ultimo atto ha una sola scena e funge da epilogo...
Adesso dovrò limarla per bene (soprattutto l'ultima parte mi darà grane) per enne giorni.
Poi devo selezionare i video da Youtube da inserire qua e là: in questi giorni mi sono annotato tutte le canzoni che mi parevano adatte ma stabilire i dettagli non sarà facile.
Pensavo infine di fare un evento su FB, a partire da oggi, con una specie di conto alla rovescia per la pubblicazione sul viario...
Un'idea sarebbe anche fare qualche disegnino ma mi ci vuole una vita e raramente riesco a ottenere ciò che ho in mente: vedremo...

Anche su FB! - 8/12/2014
Da ieri ho creato su FB l'evento per l'anteprima, su questo viario, della mia tragedia: si tratta di un conto alla rovescia (a data da destinarsi!) accompagnato da informazioni e dietro le quinte vari...

L'evento è pubblico (*1) e questo è il collegamento...

Nota (*1): decisione sofferta ma visto che il mio viario è pubblico che senso aveva creare l'evento come privato? Però mi secca che il mio nome appaia così “in chiaro”...

Finalmente il mio peccato è venuto benino! - 11/12/2014
A forza di registrarmi mi ci sto abituando e inizio a non andare nel panico quando suono bene!
La versione di oggi di She is my sin è decente: sarebbe buona se mi fosse venuta bene la parte difficile da (circa) 1' e 12” a 1' e 17” (che poi si ripete un altro paio di volte) ma nel complesso, anche se sbaglio il ritmo (in parte colpa anche del plettro molto rigido che non mi aiuta in questo passaggio), riesco a non perdere il tempo e a proseguire normalmente con gli altri accordi. Comunque non ci faccio altri errori macroscopici.

Eccolo qui...

Finisce un po' bruscamente perché ho imparato una decina di secondi di chitarra in più ma non ho avuto voglia di registrare la nuova base...

Per confronto si può ascoltare questa versione di ieri dove mi riesce bene anche la parte difficile (la prima volta, nella seconda non si distinguono le ultime due note l'una dall'altra) e comunque anche gli accordi sono più precisi. Peccato che a 2' e 27” mi confonda! A quel punto, scosso per l'errore commesso, ne combino molti altri...