«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

venerdì 30 aprile 2010

Matrimonio Russo-Portoghese-Olandese (Pt. 1/2)

Missione compiuta: partecipato al matrimonio e doni consegnati.
Non sono un esperto di matrimoni. In Italia, se possibile, preferisco evitare. Ricordo quelli delle mie cugine: uno classico in chiesa con successivo ricevimento per una moltitudine di persone; l'altro sempre in chiesa, ma sconsacrata, con successivo ricevimento per una moltitudine, molto più ristretta, di persone. Analogie: il cibo abbondante e la mancanza di "eventi collaterali" per intrattenere gli ospitti (oltre all'abbuffata di cibo).
Non so, come detto non sono un esperto, ma, immagino che, i matrimoni italiani, non si discostino troppo da questo copione.

Questo matrimonio è stato un po' diverso. Si è svolto in Olanda fra due miei amici: uno portoghese e una russa.
Le rispettive famiglie sono arrivate da Russia, Portogallo e Svizzera (un ramo portoghese). Numerosi amici, me incluso, sono poi arrivati, sparpagliati, dal resto d'Europa.

La cerimonia ufficiale del matrimonio si è svolta nella sale dei ricevimenti del comune di Leiden.
Organizzazione olandese: i matrimoni vengono celebrati in sequenza ogni mezz'ora. I convenuti al matrimonio entrano, dall'ingresso principale, nella sala d'attesa. Al proprio turno si viene poi convocati, nella sala delle cerimonie vera e propria, dietro a delle pesanti tende. A celebrazione conclusa, si esce da un'altra uscita mentre, i partecipanti al matrimonio successivo, prendono il nostro posto. Insomma un po' a catena di montaggio...

L'officiante olandese era una signora anzianotta. Se si sia presentata per spiegare chi fosse non ci ho fatto caso...
Ha fatto una lunga introduzione in inglese (molto accentato) cercando, con scarso successo, di essere spiritosa. In effetti c'era qualcosa che non andava ma non capivo cosa. I parenti stretti del mio amico portoghese, mamma compresa, non erano arrivati ma, la tempistica olandese, non ammette ritardi: la cerimonia era comunque iniziata.
Credo quindi che l'officiante, stesse un po' improvvisando, per evitare di arrivare subito alla parte del giuramento. Questo spiega anche la battuta, sul momento non capita, che, chi non era presente, avrebbe potuto guardare le foto...
Fortunatamente, mamma e altri famigliari, sono poi arrivati in tempo per il giuramento.
L'officiante, al termine del matrimonio, ha poi spiegato che, per la festa del comune di Leiden, il 3 ottobre mi pare, il comune offriva ai neo sposi delle aringhe crude: ma forse ho capito male io...

Al comune di Leiden è vietato festeggiare gli sposi tirando riso o petali di fiore. Per questo, forniscono agli invitati una boccettina di plastica, a forma di mulino a vento, con la quale è possibile fare bolle di sapone. Una soluzione ingegnosa per non sporcare: l'effetto finale, in verità, non è malaccio.

Gli organizzatori (un amico portoghese dello sposo, e un'ingambissima ragazza russa, amica della sposa) avevano poi previsto una gita in barca per i canali di Leiden.
Queste barche, per poter passare agevolmente sotto i bassi ponti della città, sono a loro volta bassissime.
Il capitano stava spiegando, a un'ospite norvegese, che gli affidabili navigli erano prodotti proprio in Norvegia che, subito, la nostra imbarcazione è andata in panne.
Una seconda imbarcazione della nostra flottiglia ha provato a trainarci con effetti disastrosi: non potendo frenare sbattevamo, con relativa violenza, su ogni ostacolo...
Il capitano, all'ennessimo forte urto, ha preso paura e ci ha fatto sbarcare. Fortunatamente il giro era quasi finito e abbiamo proseguito a piedi. Il ricevimento era poi a Delft. Delft non è troppo lontana da Leiden e, in circostanze normali, non sarebbe stato un problema raggiungerla. Il problema è stato che, la sera del 29 aprile, si festeggia il compleanno della regina a Den Haag e, il 30, è festa nazionale. Siccome Den Haag è a metà strada fra Leiden e Delf, il traffico era intensissimo...
Per chi non aveva mezzi propri, gli organizzattori avevano previsto dei pulmini. Io avevo preferito andare in macchina col mio ex-capo che, abitando vicino a dove sono alloggiato, mi avrebbe potuto ricondurre direttamente a casa.
Ovviamente, immediatamente usciti dall'autostrada ed entrati in Delft, ci siamo persi e siamo arrivati ultimi...

FINE PRIMA PARTA

giovedì 29 aprile 2010

Parusia

Primo giorno interamente trascorso in Olanda.
In mattinata ho deciso di comprare, e mangiare per brunch, le mie schifezze olandesi preferite. Sono stato da Albert Heijn, un supermercato di "lusso", ma solo perché è il più vicino a casa.
Ho comprato il filet americain e la vanille vla (insieme ad altre cosette che però si trovano anche in Italia e, quindi, non particolarmente interessanti). Il filet americain è una pasta a base di carne cruda (*). Io la mangio facendoci dei panini (ci aggiungo solo del pepe perché mi piace molto speziata). La vanilla vla è una specie di crema aromatizzata con la vaniglia. A me piace mescolata insieme a particolari cereali al cioccolato che però mi sono dimenticato di comprare. Quindi ci ho aggiunto solo del cioccolato: sigh...

Facendo questa piccola spesa ho potuto riverificare qualcosa di inaspettato: il prezzo del cibo è sensibilmente minore che in Italia. Non inaspettatamente invece, la qualità dello stesso è peggiore (specialmente le verdure prodotte in Olanda sono completamente insipide).
Come mai il cibo è così tanto più caro in Italia? Non sono sicuro ma, credo, incida molto il trasporto che, in Italia, è tutto su gomma e, quindi, risente direttamente del prezzo della benzina. In Olanda, sulle autostrade, i TIR sono delle presenze occasionali: suppongo quindi che gran parte del trasporto avvenga su rotaia...

Intendiamoci, altre cose in Olanda sono molto più costose che in Italia, come ad esempio i ristoranti, che, ad occhio, costano il doppio. Però, considerata l'importanza del cibo nell'economia domestica ci sarebbe molto da riflettere e indagare.

Altro prodotto che costa sensibilmente meno che in Italia sono i DVD. Attualmente, nella catena di negozi di elettronica di cui mi servivo, i DVD sono venduti, in offerta, 3 per 25 euro. Poi c'è anche l'offerta di 2 a 12 euro e, una parte relativamente piccola fra i 2 e i 5 euro a DVD.
Da notare che l'offerta principale (3 per 25 euro) non riguarda solo pochi DVD ma, anzi, la maggior parte di essi. In pratica a prezzo pieno sono solo le uscite degli ultimi uno-due anni. "Avatar", ad esempio, è venduto a 16 euro: in genere non ci sono DVD (singoli) che costino più di 20 euro.
E anche i DVD a prezzo bassissimo non sono film orribili/sconosciuti/inguardabili, beh, la maggior parte forse sì, ma ho comunque adocchiato almeno un paio di titoli che valgono il loro prezzo.

Nota(*): per carne cruda intendo carne cruda. E` quindi molto importante che sia di buona qualità. Io mi servivo in genere da Super de Boer (Supercontadino), che è un supermercato di qualità medio-bassa, perchè il loro filet americain era molto speziato. In teoria, più è speziato, e minore è la sua qualità (le spezie nascondono il sapore). Molto probabilmente fu grazie ad esso che presi i vermi (vedi Il mio ginecologo)

mercoledì 28 aprile 2010

Stalking

Stamani, mentre mi preparavo per partire, ascoltavo la televisione.
La trasmissione sintonizzata parlava di stalking ed erano presenti avvocati e altri esperti. Ovviamente, ogni tre parole, venivano fatti riferimenti, più o meno opportuni, ai recenti fatti di cronaca.

Poi ho sentito anche vari suggerimenti paradossali. Ad esempio, oltre alle solite ovvietà, ho sentito anche il seguente consiglio su cosa fare se si nota una persona sconosciuta che manifesta evidenti segni di squilibrio: facilissimo! basta informare della cosa il medico curante dello sconosciuto. E come si fa a sapere chi sia il suo medico curante? Su questo dettaglio hanno sorvolato.

In generale mi ha colpito come affrontavano il problema: come se fosse una pratica burocratica; come se lo stalking fosse equivalente a un reato comune. Basta andare dal giudice X fare una denuncia Y e, subito, le efficientissime strutture sociali italiane, si attivano e risolvono il problema...

I cosiddetti esperti, sembrano ignorare, oppure volutamente ignorano, che, chi commette gli estremi gesti folli, che arrivano alla ribalta della cronaca, come uccidere ex-moglie, vicino di casa, ex collega etc... sono individui chiaramente malati.
Cosa si fa con gli ammalati? Si curano. Invece, secondo gli esperti, la soluzione a ogni problema si riduce a una pratica burocratica. "Si chiede direttamente al giudice l'interdizione etc...".
Ora, un individuo con problemi psichici, cosa ci fa con un'ordinanza del giudice? Non rispondo a questa domanda retorica per non scadere nel volgare...
"E poi c'è l'allontanamento coatto. I carabinieri possono allontanare forzatamente, ad esempio, il marito violento dalla casa condivisa con moglie/figli...".
Ma poi che fanno i carabinieri? Restano di guardia 24 ore su 24? La scorta, in Italia, è un privilegio, anzi uno status symbol, riservato alle autorità, non alle persone realmente in pericolo.
Quindi? Abbiamo allontanato il marito violento ma niente impedisce che ritorni improvvisamente, con ancora più rancore di prima, magari per commettere un gesto inconsulto. Non sono uno psicologo ma mi pare che, questa procedura, equivalga ad esacerbare gli animi soprattutto se, l'individuo violento, è realmente pericoloso.

E poi chi controlla che le accuse siano vere? Gli "esperti" fanno sembrare tutte le misure cautelari praticamente automatiche per ogni denuncia. Ma se le accuse sono false?

Non so, forse nell'80-90% dei casi, la legge anti-stalking, è un efficace deterrente contro comportamenti, come minimo, sgradevoli. Però, proprio nei casi più pericolosi, dove lo stalking è sintomo di grave squilibrio mentale, è realmente utile? E` davvero una soluzione oppure equivale a gettare benzina sul fuoco?
Boh... immagino che, fra qualche anno, le statistiche risponderanno a questa domanda.

Cosa suggerisco io? E` evidente che, notare qualcosa che non va, richieda una conoscenza della materia molto minore di quanto non sia necessario per proporre una soluzione articolata e sensata.
Mi pare però che, la soluzione italiana, equivalga a cercare di spengere, l'incendio di una casa in fiamme, con pochi secchi d'acqua. Le famiglie, a parte l'incerta compagnia di qualche carta bollata, rimangono sole ad affrontare il problema.
L'ideale sarebbe cercare di risolvere questi problemi nelle loro fasi iniziali, quando la situazione non è già fortemente compromessa. Ma, per fare questo, servirebbero dei servizi sociali reattivi ed efficaci che, in Italia, allo stato attuale, sono semplicemente impossibili.
E allora continuiamo così: alla persona malata di nervi non diamo pasticche ma carte bollate. Cerchiamo di curare un malato, non con medicine, ma per legge, con una bella ordinanza del giudice. "Guarisci e smetti di fare stalking altrimenti sarai arrestato..."

martedì 27 aprile 2010

Stomaco

Sono in Olanda. Finalmente sono di nuovo collegato (e qui internet funziona bene). Oggi sono stanco per il viaggio (macchina/attesa luuungaaa/aereo/treno/taxi) quindi non credo che scriverò molto.
In questi giorni senza computer non ho potuto postare niente sul blog ma non sono rimasto in ozio: ho preso molti appunti su argomenti per possibili post, ho scritto (su carta) due post e ho fatto dei bozzetti per tre nuove vignette.

Per mascherare la totale vacuità di questo post, lo allungherò con l'elenco delle mie note. Ricopio i miei appunti così come sono: probabilmente qualcosa, o forse più di qualcosa, non sarà comprensibile al lettore.

1) Gioco backgammon II (giochi in generale: noia metafisica)
2) un uomo che si strugge, una donna che si strugge; un uomo e una donna, una donna e un uomo; Tristano e Isotta, Isotta e Tristano.
3) Se gli uomini sono tutti maiali allora io sono un cinghiale.
4) Pillole dello zio: 15 pasticchine.
5) Terrorismo: obiettivi più facili degli aerei.
6) Dov'è Biancofiore è Rivolin; qui Rivolin, qui Biancofiore. Là entrambi, là il vero amore.
7) Volevo finire dei libri e ne ho comprato uno nuovo...
8) Germi e batteri nel water
9) La fantasmagorica bottega di Magomundio. D. Hoffman antipatico. Credere in sé stessi. Cubo=Natalie Portman.
10) Pubblicità donne nude.
11) Spiegazione specchi=pubblicità
12) Telegiornali a ripetizione: discorso di Napolitano alla Scala. Un sermone che non finiva mai scandito da applausi ubbidienti.
13) La consapevolezza di aver mangiato abbastanza non ha mai saziato nessuno.
14) New Moon: la maggior parte dei telefilm ha trama più complessa. Ma, che dico, un telefilm: un cartone animato dei Pokemon ha trama più complessa.
15) Giornata terribile.
16) Vicemamma: piccoli vizi.
17) Politica: confronto Merkel vs Tremonti. Garanzie vs Casa vicino che brucia.
18) Aereoporto Pisa: post negativo, ma tutto andato decentemente.
19) Tassa internet a favore editori.
20) Referendum ignorati. Nucleare.
21) Domanda differenze calligrafia bambini/bambine.

Sicuramente non farò un post da ognuna di queste note. Però, se qualcuno dei lettori è interessato o incuriosito da una specifica nota, lo segnali liberamente e, forse, mi stimolerà ad approfondirla compiutamente.

mercoledì 21 aprile 2010

Eyjafjallajõkull e altro

Questo è un post di servizio. Credo.
Domani sera, vado in visita da alcuni parenti e, per qualche giorno, sarò senza computer.
Eyjafjallajõkull permettendo, il 27 aprile, dovrei partire per l'Olanda per partecipare al matrimonio di un amico.
I promessi sposini sono molto in apprensione per colpa della nube di questo vulcano islandese.
Non sono tanto preoccupati dalla mia presenza o assenza, ma dal fatto che, come me, la maggior parte dei loro ospiti e i loro stessi familiari, non sono olandesi, e dovrebbero arrivare dall'estero.
Rischiano quindi di trovarsi nella condizione di dover celebrare le nozze, con metà degli ospiti e senza i rispettivi genitori e parenti, oppure a dover rinviare il tutto con molti altri, facilmente intuibili, problemi.
Davvero birichino questo Eyjafjallajõkull... a proposito, che nome bello e folcloristico (meno male che esiste il copia e incolla!) ha questo vulcano!
Comunque in Olanda dovrei poter usufruire di un internet funzionante e sarò quindi in grado di farmi vivo: chissà, magari, finalmente, posterò qualcosa di interessante...
Beh, io non avrei altro da scrivere... Saluto qui?
Mi pare un po' troppo poco considerato che non scriverò per molti giorni...

Beh, allora scriverò quello che sto leggendo: no, non queste stesse righe (che oltretutto scrivo senza leggerle) ma i libri che attualmente, giacciono, simbolicamente (in quanto, in realtà, disseminati per casa), sul mio comodino.
"Breviario" di Confucio. Lo ho iniziato molti mesi fa. Mi piace ma è impegnativo (prendo appunti e confronto note) così lo leggo di tanto in tanto.
"Tutti i Racconti" di Lovecraft. E' il quarto volume della serie. Mi sono "bevuto" i precedenti poi, però, ho avuto una crisi di rigetto e mi sono arenato alle ultime 30 pagine dell'ultimo libro (i 4 libri erano volumetti di 700 pagine fitte l'uno). Prima o poi mi deciderò a finirlo ma, per ora, non mi va.
"L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Kundera. Mia mamma era appassionata di questo autore così, finalmente, mi sono deciso a provare a leggerlo. Non mi piace. Lo trovo leggermente pesante.
"Tristano" di Goffredo di Strasburgo. Me lo ha prestato mio zio perché, questa estate, ho letto tutto il ciclo di Artù di Malory e, successivamente, altri tre volumetti, sempre su Artù, scritti nell'ottocento e basati sui manoscritti medioevali. Sembra bello. Però non mi interessa molto e lo leggo di tanto in tanto (quando non sono a casa).
In bagno tengo invece tre libri: un piccolo dizionario etimologico (sono alla lettera "C"), un dizionario di mitologia e una enciclopedia storica. Questi ultimi due libri li "spelluzzico" aprendoli a casaccio e, fra un po', li metterò via.
Lunedì, sono riuscito a farmi prestare il mio libro di Analisi I dell'università. In prestito perchè il mio è sparito. Siccome è l'ultimo arrivato, in questi giorni, mi sto concentrando solo su questo volume. Sono al secondo capitolo: trovo i teoremi molto divertenti.

martedì 20 aprile 2010

Razionali contro Irrazionali

Ultimamente ho problemi di digestione e, i miei ultimi post, e questo in particolare, ne risentono.
Infatti, proprio a causa del mio "intestino pigro", stasera non avevo sonno e, per questo, ho passato quasi due ore a scrivere il seguente post...
Oltretutto, in particolare la mia fantasia, è meno viva del solito cosicché, i più intuitivi fra i miei lettori, avranno senza dubbio indovinato, dal titolo del post, di cosa andrò a scrivere oggi.

Esatto!
Affronterò l'argomento che turba i sonni di ogni persona che si definisce razionale: ovvero, dimostrerò che, la radice di tre, è irrazionale.

Una nota editoriale: nel prosieguo rimpiazzerò il simbolo di radice quadrata (che non so come fare apparire nel blog) con la funzione R(). Quindi, ad esempio, scriverò radice quadrata di tre come R(3).
Per l'elevamento a potenza userò invece il simbolo grafico ^. Quindi, ad esempio, tre al quadrato, verrà scritto come: 3^2

Ricordo che un numero q si dice razionale se è esprimibile come frazione di due numeri relativi (un numero relativo è un intero positivo o negativo). Ovvero: q è razionale se esistono a e b relativi tali che q=a/b

Io voglio dimostrare che R(3) è irrazionale. Ovvero che NON esistono alcun a e b, numeri relativi, tali che:

1] R(3)=a/b

Dimostrerò quindi che l'equazione 1] è falsa.

Prima di tutto bisogna sottolineare che, se q=a/b, esistono infinite coppie di numeratori e denominatori che esprimono lo stesso numero razionale q.
Infatti, se q=a/b, allora q=(2*a)/(2*b) e q=(3*a)/(3*b) ... q=(n*a)/(n*b) etc
Ad esempio:
se 0.6=3/5 allora 0.6=(6/10) e 0.6=(9/15) ... 0.6=(n*3)/(n*5)

Per questo motivo, in genere, si esprime un numero razionale q usando come numeratore e denominatore due numeri a e b ridotti ai "minimi termini". Ovvero a e b primi fra loro. Ovvero a e b tali che non esista nessun intero che possa dividerli entrambi "esattamente" (ottenendo cioè due numeri interi).
In altre parole 3 e 5 sono ridotti ai minimi termini perchè NON sono entrambi divisibili "esattamente" per nessun numero intero. Invece questo non è vero per 6 e 10 perchè sono entrambi divisibili "esattamente" per 2 (6/2=3 e 10/2=5). Anche 9 e 15 non sono primi fra loro in quanto entrambi divisibili "esattamente" per 3 (9/3=3 e 15/3=5). Lo stesso si può dire per n*3 e n*5 infatti, entrambi questi numeri, sono divisibili per n (n*3/n=3 e n*5/n=5).

Ho evidenziato questa caratteristica perché sarà importante nella dimostrazione.
Impongo infatti che l'equazione 1] abbia a e b ridotti ai minimi termini: cioè a e b non avranno nessun divisore comune. Cioè:

1'] R(3)=a/b dove a e b sono ridotti ai minimi termini

Il lettore sospettoso potrebbe forse dubitare che tali numeri, a e b, esistano sempre per qualunque q razionale. In altre parole, supponendo che q=A/B, ci si potrebbe chiedere se esistano realmente due numeri a e b, ridotti ai minimi termini, che esprimano lo stesso numero q dato da q=A/B.
Certamente! Per trovare a e b partendo da A e B è sufficiente scomporre A e B nei loro rispettivi fattori ed eliminare quelli comuni. Ad esempio se A=20 e B=30 si avrebbe:
A = 20 = 2*10 = 2*2*5
B = 30 = 2*15 = 2*3*5
In questo esempio i fattori comuni sono 2 e 5 ed, eliminandoli, si ottiene a=2 e b=3.
In altre parole è sempre possibile scrivere un numero razionale q come quoziente di due numeri a e b ridotti ai minimi termini.

La dimostrazione sarà per "assurdo". Supporremo che 1'] sia vera (cioè che R(3) sia razionale) e, tramite una serie di passaggi logici, arriveremo a una contraddizione. Se partendo da una certa premessa (nel nostro caso che 1'] sia vera) si arriva a una contraddizione allora questo significa che, la nostra premessa, è errata (nel nostro caso questo significherà che 1'] è falsa e, cioè, che R(3) non è un numero razionale).
Tutto chiaro fino a qui, vero?
Allora procediamo!

1'] R(3)=a/b dove a e b sono ridotti ai minimi termini

segue che:

2] 3=a^2/b^2 (ho semplicemente elevato al quadrato entrambi i termini dell'equazione)

segue che:

3] 3*b^2=a^2 (ho moltiplicato entrambi i termini per b^2)

Cosa significa l'equazione 3]?
Significa che a^2 è un multiplo di 3. Cosa significa "essere un multiplo di 3"? Significa essere uguali a 3 moltiplicato un numero intero. Nel nostro caso tale numero intero è b^2.
Mi spiego meglio: non bisogna farsi confondere dai quadrati! si considera b^2 e a^2 come numeri a sé stanti.
In altre parole, se riscriviamo b^2 come Bia e a^2 come Ari, si avrebbe che 3] sarebbe equivalente ad 3*Bia=Ari. Scritto in questa forma, è evidente che Ari è multiplo di 3 (perchè Ari sarebbe uguale a 3 moltiplicato Bia!).
Spero di non aver confuso maggiormente ma chiarito un po'!

Quindi segue che:

3'] a^2=3*(n1*n2*n3*..*ni) (dove n1*n2*n3*..*ni è la scomposizione in fattori di b^2).

Ora, sapendo che a^2 è multiplo di 3, cosa possiamo dire di a?
La risposta è che, anche a, è multiplo di 3. Forse questo è il passaggio più difficile da capire.
Dire che a è multiplo di 3, analogamente a quanto detto per 3'], significa che: a=3*(m1*m2*..*mj)
Ovvero che a ha almeno un fattore uguale a 3.
Supponiamo invece, per assurdo (questa è una piccola dimostrazione nella dimostrazione) che a non sia multiplo di 3, avremo che:

3''] a=m1*m2*..mj dove, nessun fattore mi, è uguale a 3

segue che:

4''] a^2=m1^2*m2^2*..mj^2

L'equazione 4''] porta però a una contraddizione perchè se, come detto in 3''], nessun fattore mi è uguale a 3, allora anche nessun fattore mi^2 sarà uguale a 3.
Abbiamo così ottenuto una contraddizione in quanto, per 3'], sappiamo che a^2 è multiplo di 3.
Abbiamo finito!? Assolutamente no!
Questo significa solamente che la nostra ipotesi 3''] era falsa e che quindi, a, deve contenere almeno un fattore pari a 3.
Possiamo quindi scrivere:

3'''] a=3*m (dove m è uguale a m1*m2*..mj)

segue che:

4] a^2=9*m^2 (ho elevato al quadrato entrambi i termini dell'equazione)

Mettendo insieme l'equazione 3] e 4] si ottiene:

3*b^2=a^2 e a^2=9*m^2

segue che:

5] 3*b^2=9*m^2

segue che:

6] b^2=3*m^2 (ho semplicemente diviso entrambi i termini per 3)

Analogamente, per quanto detto per l'equazione 3], questo significa che anche b^2 è multiplo di 3.
Analogamente a quanto dimostrato precedentemente (vedi i passaggi 3''], 4''] e 3'''] ) questo significa che, anche b, è multiplo di 3. Cioè:

7] b=3*p

Abbiamo finito!
Perché?
Perché abbiamo raggiunto una contraddizione!
Se 3'''] e 7] sono vere, avremmo contemporaneamente:

a=3*m e b=3*p

Ma, in questo caso, a e b non sarebbero ridotti ai minimi termini in quanto entrambi divisibili per 3.
Questo risultato è però in contraddizione con la nostra premessa 1'] dove, esplicitamente, indicavamo che "a e b sono ridotti ai minimi termini".
Questo significa che la nostra premessa che R(3) fosse un numero razionale era assurda e, quindi, R(3) è un numero irrazionale.
cvd

Il lettore, con passaggi analoghi, può dimostrare che R(2) è irrazionale. In questa maniera, alle feste, potrà stupire e divertire i propri amici dimostrando l'affermazione di Aristotele secondo cui "supponendo commensurabili la diagonale con il lato del quadrato, si giungerebbe allora all'assurdo, che i numeri dispari risultano uguali ai numeri pari". Ovvero che, se si prova a dimostrare, fissato a 1 il lato del quadrato, che R(2), la diagonale, è un numero razionale, si ottiene l'assurdo che anche i numeri dispari sono multipli di 2.

Questo sfortunatamente non chiarisce se io sia razionale o irrazionale. Infatti, la dimostrazione è corretta e quindi razionale ma, il fatto che io abbia postato questa dimostrazione, è irrazionale.

lunedì 19 aprile 2010

KGB le Origini: l'Ironico

Mi dispiace per i miei poveri lettori ma, ancora una volta, posto una nuova puntata, la quarta mi pare, di "KGB le Origini". Per vedere i post precedenti, consiglio di usare il label cloud sulla colonna destra del blog, e di premere su "KGB".

Il seguente aneddoto è molto importante e significativo. Non sono sicuro di quando sia avvenuto. Credo che all'epoca avessi 4 o 5 anni: sicuramente non di più, difficilmente meno.
Ero nella macchina della mamma, una 500 bianca, con i miei genitori. Il babbo guidava, la mamma stava sul sedile anteriore mentre io ero dietro e mi affacciavo fra i due sedili davanti: all'epoca non c'era l'obbligo dei seggiolini di sicurezza per bambini in macchina.

Credo che fossimo stati dai nonni e che si stesse tornando a casa. Ma non è importante.
Comunque, eravamo a un semaforo, quando, su un lato della strada, vidi uno sfasciacarrozze. All'epoca non sapevo cosa fosse ma, non ebbi dubbi, che fosse semplicemente un deposito di macchine rotte.
Non so cosa scattò dentro di me ma, per la prima volta nella mia vita, provai a dire una battuta: con la voce più esageratamente stupita che mi riuscì simulare, dissi qualcosa del tipo: "Babbo, mamma! guardate che incidente là!" indicando la pila di macchine accortocciate con la mia manina.
La reazione dei miei genitori mi sorprese: entrambi scoppiarono a ridere a crepapelle!
Io provai emozioni ambivalenti: da una parte ero felice di aver fatto ridere i miei genitori ma, dall'altra, avevo capito che non si erano resi conto che io stessi scherzando e che non avessi minimamente pensato che si trattasse realmente di un incidente.
Insomma ero felice delle risate ma un po' triste, forse anche un po' seccato, per non essere stato pienamente compreso.

Certo, immagino che fui piuttosto precoce nello sviluppare la mia ironia: come ho scritto in altri post l'ironia è la dissimulazione del proprio pensiero attraverso parole di senso opposto.
Col tempo, ironizzare, è diventata una mia seconda natura: adesso credo di essere molto abile a dire le cose più inverosimili facendo finta di pensarle. Un effetto collaterale è che sono consapevole che, la maggior parte delle persone, rischia di restare confusa dalle mie parole; per questo, oramai automaticamente, adatto il mio livello di "ironicità" in base al mio interlocutore: più mi conosce e più posso arrischiarmi a ironizzare maggiormente. Procedo per livelli e, con le persone che non conosco, mi limito alle banalità. Talvolta poi eccedo e dico una battuta che non viene compresa. Allora, con quella persona, faccio un passo "indietro" e cerco di essere più semplice e meno contorto. Attualmente conosco solo un paio di persone con le quali posso usare la mia ironia liberamente: con tutte le altre devo usare più o meno moderazione.

Mi piace dire: "Se dico qualcosa di stupido sto scherzando..."

Questo aneddoto non è tanto importante per sottolineare la precocità della mia ironia ma quanto, e forse soprattutto, perché, per la prima volta, si manifestò quello che poi diventerà il mio più intimo desiderio: quello di essere pienamente compreso. Ma di questo scriverò in un post a parte.

domenica 18 aprile 2010

Amorì

Lo dico subito: il titolo del post è, volutamente fuorviante, per invogliare alla lettura gli spiriti più romantici.
In realtà, Amorì (notare la "i" accentata) è attualmente un giocatore della Juventus (ex Palermo). Il suo nome, il giocatore è di origine brasiliana, non è esattamente Amorì ma qualcosa di più o meno simile (*)

In teoria dovrebbe essere un attaccante ma, in pratica, non segna mai un gol.
Anzi, cercando di essere obiettivi, solo questa stagione è stata da dimenticare: nella precedente ha solamente deluso le aspettative.
Eppure questo calciatore, nonostante l'evidenza delle statistiche negative, continua a essere un indiscusso beniamino dei media.
Oramai da qualche anno, periodicamente, i TG ci raccontano lo stato di avanzamento della sua pratica per ottenere la cittadinanza italiana: prima l'ha ottenuta sua moglie poi, dopo n mesi, è toccata anche a lui come marito di neo-italiana.
Fianlmente, l'altra settimana, Amorì ha giurato ed è diventato cittadino italiano: tutti i TG hanno festeggiato l'evento con servizio che riassumeva i due e passa anni di attesa e con intervista di rito.
Ma perché tutto questo interesse sulla nazionalità di Amorì? Ovviamente perché, un attaccante che segna a raffica come lui, farebbe proprio comodo alla nazionale di Marcello Pippi (*).
La mia è ironia (**) anche se, nella nazionale di ex-calciatori, che Pippi sembra aver in mente, probabilmente, anche Amorì, farebbe una
buona figura visto che, almeno, è ancora in grado di correre...

Ma se è così evidente che Amorì è, nel caso migliore, completamente fuori forma, allora perché i TG continuano a considerarlo per la nazionale come una migliore alternativa a giocatori come Puzzini o Bordello (*)?
Possibile che nessuno voglia ammettere che il re è nudo?
Per quale motivo i vari giornalisti fanno ancora finta che Amorì rientri nei progetti di Pippi?

Io sono fantasioso e ho in mente varie possibilità. Sfortunatamente nessuna mi pare totalmente convincente. Ne elenco qualcuna.
1) I giornalisti, dopo aver entusiasticamente ammirato le qualità di Amorì e averne predetto un dorato futuro nella nazionale di Pippi, sono in imbarazzo ad ammettere che i loro giudizi erano prematuri. Non mi convince perché, per altre situazioni, i giornalisti non hanno imbarazzo a cambiare schizofreneticamente (***) opinione, ogni settimana, in base all'ultimo risultato di una certa squadra.
2) I giornalisti hanno un conto aperto con Pippi (che a suo tempo aveva ventilato un certo interesse per Amorì) e vogliono che egli, per primo, ammetta che Amorì non è in forma e che chiamerà un altro giocatore al suo posto. Ma possibile che, tutti i giornalisti, siano così unanimemente d'accordo a far finta che Amorì, sia un giocatore proponibile per la nazionale, e non ci sia nemmeno una voce fuori dal coro?
3) Amorì è un giocatore in forze alle Juventus e Pippi è, di fatto, molto vicino a questa squadra: possibile che Pippi sia disposto, per valorizzarlo, a convocarlo anche a rischio di compromettere le possibilità della nazionale? Io credo di no, eppure, questa possibilità mi solletica...

Non so. Avrei anche altre teorie, ancora meno convincenti, ma non sto a esporle.
In conclusione, non so per quale motivo i TG continuino a spingere per Amorì in nazionale ma, è evidente, che, questo episodio, nel suo piccolo, è comunque sintomatico della scarsa professionalità e qualità del giornalismo italiano.


Nota(*): vedi 2+2=boh? sul motivo percui non uso i nomi originali.
Nota(**): ironia = dire il contrario di ciò che si pensa (o, aggiungo io, pensare il contrario di ciò che si dice)
Nota(***): questo non è un errore ma un mio bel neologismo composto dall'aggettivo schizofrenico + l'avverbio freneticamente.

sabato 17 aprile 2010

Motosega

Oggi, per la prima volta da quando è stata acquistata, ho usato intesivamente la motosega.
Lo scopo era quello di fare a pezzi alcuni alberi secchi subito fuori dal giardino, oltre la siepe e il fossetto dell'acqua piovana.
Le istruzioni, come al solito, erano lacunose nella spiegazione delle fasi critiche (come ad esempio la messa in tensione, della catena sulla lama, attraverso un'apposita ghiera) mentre, come al solito, abbondavano di avvertenze e precauzioni piuttosto superflue (come ad esempio non usare la motosega per affettare il pane, non farci giocare i bambini e non tagliarsi braccia o gambe).
Comunque, a parte qualche piccolo inconveniente (come montare la catena all'incontrario!), con un po' di buona volontà e qualche tentativo, sono riuscito a metterla in funzione.
Inizialmente, essendo di natura molto prudente, ho cercato di seguire scrupolosamente tutte le avvertenze: verifica del funzionamento del blocco di emergenza, controllo della corretta tensione della catena ogni cinque minuti e molte altre piccolezze.
Sarà forse a causa dei numerosi film dell'orrore, nei quali la motosega è grossomodo equivalente alla spada laser di Star Wars, ma, inizialmente, avevo un profondo timore reverenziale per questo utensile. Avevo una paura, quasi superstiziosa, che la motosega, di sua iniziativa, mi scappasse di mano per mutilarmi un braccio o una gamba.
Usandola, invece, ci si rende conto che è un utensile come gli altri: gran parte della sua pericolosità sta nel braccio che l'adopera. Se si è accorti, e si usa un po' di buon senso, è praticamente impossibile farsi male.
Insomma, come per tante altre cose, basta prenderci un minimo di confidenza per usarla senza troppi patemi.
Ad esempio io, inizialmente, quando usavo la motosega, mi muovevo lentissimamente e, se dovevo fare un passo, la spengevo. A fine giornata invece, per tagliare i rami più alti, saltavo da una parte all'altra del fossetto, tenendo la motosega alta sopra la testa, come se fossi stato un ninja...
No, scherzo! Ovviamente non correvo nessun rischio: però è vero che non avevo più paure ingiustificate ma solo rispetto per la sua potenziale pericolosità. Ci si rende di quanto sia, efficacemente tagliente, quando si affetta un tronco di noce come se fosse burro!

Come mai questo post sulla motosega?
Così, senza secondi fini. Semplicemente è stato l'evento più interessante della giornata.
E` però anche vero che, questa mia esperienza con la motosega, può essere una metafora di come la conoscienza sia la maniera migliore per sconfiggere le paure irrazionali.

venerdì 16 aprile 2010

Indovinello stradale

Ieri, mentre ero in autostrada, ho ideato il seguente quesito:

A mezzanotte, due autovetture, si scontrano fra loro a un incrocio in aperta campagna. Le due macchine, a parte i rispettivi conducenti, non hanno passegeri. L'incrocio è deserto e non ci sono passanti o altri veicoli.
La prima persona, ad arrivare sul posto, vi giunge dieci minuti dopo l'incidente: fra le lamiere delle due macchine vi sono due donne e due uomini morti.

Come è possibile?

giovedì 15 aprile 2010

In diretta

Che bello internet che funziona!
No, non mi hanno ancora risolto nulla a casa: semplicemente sono da mio padre (speedtest 6.55Mbit in download, con banda usata immagino al 5%, mentre io, poverino, mi accontenterei di 3Mbit...).
Poter navigare nel blog senza impedimenti è veramente piacevole! se me lo ricordo, ne approfitterò per correggere una citazione errata (che, credo, nessuno abbia notato).
L'unico fastidio è la testierina "giocattolo" che devo utilizzare: è piccolina e devo stare attento a premere i tasti giusti...

Oggi sono venuto in città perché dovevo comperare dei regali per il matrimonio di un mio amico. Fino ad oggi, non mi ero mai posto il problema, sfruttando mia madre per la scelta dei regali...

Premetto che sono assolutamente contrario alle liste di nozze. Capisco l'esigenza dei novelli sposi di evitare di ritrovarsi con tre macchinette per il caffè senza nessuna tazzina, però, il limitare, anzi, il forzare i conoscenti a fare specifici regali, proprio non lo digerisco. Il regalo è qualcosa che si fa liberamente, per dimostrare il nostro affetto, alle persone cui vogliamo bene, in specifiche occasioni di celebrazione. Io, poi, quando regalo qualcosa, qualsiasi cosa a qualsiasi persona, riesco a comprare solo oggetti che piacciono a me o, in alternativa, che trovo divertenti (per un regalo scherzoso insomma). Figuriamoci quindi se potrei regalare qualcosa, sentendomi soddisfatto, dovendo scegliere da una lista!
Oltretutto nelle liste di nozze tipicamente, almeno così ho sentito dire, i regali a un prezzo ragionevole vengono subito "spuntati" e rimangono solo televisori al plasma e altri accessori super-costosi.

Da questo punto di vista non posso muovere critiche al mio amico perchè ha lasciato completa libertà di regalo o, in alternativa, di un contributo per Cipro. No, non ci sono bambini che muoiono di fame a Cipro: l'isola è semplicemente la meta del suo viaggio di nozze!
L'unico mio vincolo era di comprare oggetti che sarebbero dovuti entrare nella mia valigia, visto che, dovrò prendere l'aereo.

Comunque siamo andati in centro senza nessuna idea. Durante il tragitto, parlando con mio padre, è saltata fuori l'idea di una radiosveglia.
A me è parsa una pessima trovata: tutti hanno una radiosveglia, perchè dovrebbero apprezzare proprio la mia?
Da questa domanda è derivata una riflessione interessante: oggigiorno tutti abbiamo praticamente tutto. Se non abbiamo qualcosa significa che, o non ci interessa, oppure non abbiamo spazio per tenerla (che, in altre parole, significa che non ci interessa abbastanza). Beh, c'è anche il caso di qualcosa che costa troppo ma, tale oggetto, difficilmente potrà essere richiesto in regalo.
Quindi è impossibile regalare un oggetto, utile e indispensabile, senza che non sia già posseduto. Certo, in casi eccezionali (bisogna conoscere molto bene la coppia, le loro abitudini, etc) è possibile indovinare un regalo a cui, gli stessi destinatari, non avevano mai pensato ma, in genere, le probabilità di successo sono molto scarse.
Alla fine ho quindi optato per regalare qualcosa di semi-utile ma che fosse carino e di buon gusto. Non tanto per sorprendere o stupire ma per essere usato quotidianamente, magari al posto dell'equivalente già posseduto.

Siamo stati alla Rinascente, che ha molte cose carine e adatte per essere regalate. Per farla breve ho scelto un tagliere, in legno di acero, per la cucina. Non solo di legno pregiato e massiccio ma, anche molto ampio, in maniera che il cibo non schizzi via. Il tagliere rientra a pieno titolo nella categoria degli oggetti che mi piacciono. Solo con grande sforzo ho evitato di comprarmene un esemplare anche per me!
Su insistenza di mio padre che oltretutto, per il suo regalo, aveva speso leggermente più di me, ho comprato anche un set di forchettine e cazzuola (*) per dolce. Questo è un regalo borderline per il mio gusto. Mi sono convinto solo immaginando di ricevere degli ospiti a casa e dover dividere e distribuire una torta. Insomma è un oggetto di reale utilità pratica.

Il risultato è che:
1) ho speso un po' più di quanto volevo ma sono molto contento per le mie scelte (soprattutto per il tagliere).
2) Dovrò usare l'odiata valigia grande perchè altrimenti, per far posto ai regali, non avrei potuto portarmi neppure un abito!

Nota(*) La cazzuola è la specie di paletta usata dai muratori per spalmare la malta o il cemento fra i mattoni. Non so come si chiami l'utensile per il dolce ma la forma è la stessa anche se più piccola...

mercoledì 14 aprile 2010

Pensierino 1

Non ho fatto in tempo a scrivere che dormo bene che, subito, ho dormito male. In realtà non ho dormito malissimo solo che, negli ultimi giorni, mi ero abituato male...
Fortunatamente, grazie al sonno arretrato, sono comunque vispo e non ne risento minimamente.

Oggi sono indeciso su cosa scrivere: un'altra puntata di "KGB le Origini" o qualcosa di diverso?
Opterò per una via di mezzo: da qualche tempo ho sulla scrivania un mio quaderno di terza o quarta elementare.
E` un quaderno di italiano pieno di esercizzi di grammatica, commenti a poesie e qualche "pensierino".

In genere, nei commenti alle poesie e nei pensierini, ero molto ipocrita: non scrivevo quello che pensavo ma cercavo solo di compiacere la maestra (iniziai a scrivere quello che realmente pensavo ai tempi del liceo). A rileggerli mi sembrano particolarmente stucchevoli. Fortunatamente sono così pieni di orrori ortografici, uniti a ingenui tentativi di lirismo, che comunque fanno sorridere.
Ci sono però due eccezioni che propongo di seguito, includendone gli orrori. I miei commenti ad essi a seguire.

Io in campagna ho una casa tutta buia in cui c'è una cantina che m'attira molto perché non so cosa c'è dentro mi ricorda il libro "otto giorni in soffitta" solo che la mia è una cantina.
Appena mi affaccio sulle scale tutte unte di chi sa cosa mi da l'impressione di una prigione tipo quella che l'anno scorso o visto alla fortezza di Fenis.
Quando mi addentro giu giu per le scale o sempre paura che la porta superiore si richiuda e che io rimanga chiudo dentro e che qualche pipistrello gigante mi rincorra facendomi ruzzolare fino in fondo dove io non sono mai andato.
Io o sentito dire che in fondo a quella specie di cantina-pozzo ci sono i fantasmi ma io non ci credo penso che piu che altro me l'abbian detto per farmi paura; io più che altro mi sarei impaurito se mavessero detto che cerano i vampiri.


Questo racconto è interessante perchè mi invento di sana pianta gran parte della storia. L'unico particolare vero è quello della casa in campagna (che comunque non era assolutamente buia!) tutto il resto è inventato.
La prima parte, con i riferimenti al libro e alla gita, sono due esempi di come cercavo di compiacere la maestra.
Nella seconda parte ho invece lasciato correre la fantasia. Oltretutto, come ho già scritto in un altro post, io non ho mai avuto paura di pipistrelli giganti, fantasmi e vampiri ma solo di lupi mannari. Evidentemente, anche queste "paure", erano state da me inventate. Interessante che la maggior parte degli errori sono accenti, apostrofi e il verbo "avere" senza "h".
Credo che questo sia sintomatico che, già da bambino, avevo rispetto per il contenuto ma grande antipatia per la forma.

Il prossimo racconto in un altro post...

martedì 13 aprile 2010

Specchi

Oggi ho voluto fare una prova. Ho deciso di annotarmi le pubblicità sulle quali, per un motivo o un altro, avevo qualcosa da ridire.
Dopo dieci minuti ho smesso perché avevo già abbastanza materiale per un post...

Premetto che, per i soliti motivi (vedi 2+2=boh?), eviterò di nominare direttamente le marche reclamizzate.

La prima pubblicità che mi ha colpito è ormai da anni che mi lascia perplesso: è la reclame del Viale-Kal, un detersivo per lavandini. Nel corso degli anni ne sono state realizzate diverse versioni ma, tutte, hanno in comune i tre protagonisti: un ragazzo e due ragazze. Ora, verso il prodotto in sè, non ho niente da ridire, anche se, non capisco perché, se il Viale-kal funziona così bene, quando arriva la mamma, il bagno è pieno di incrostazioni di calcare come se fosse da dieci anni che non viene lavato...
A parte questa banalità, quello che non capisco è la relazione esistente fra i tre giovani. E` chiaro che vivono in casa insieme e che, fra loro, esiste un rapporto paritario nel compito di tenerla pulita. Possiamo subito escludere che si tratti di studenti universitari perché la casa è troppo curata ed elegante. Possibile che il ragazzo sia fidanzato con una delle due ragazze? Forse... ma come è possibile che la seconda ragazza venga tollerata per tutti questi anni a, come si suol dire, "tenere il moccolo"?
Che siano tre fratelli? Non mi pare: nella pubblicità più recente, la madre del ragazzo, va a trovarli e sembra abbastanza implicito, benché non si possa escludere, che ella non abbia rapporti di parentela con le due ragazze: esse sembrano anzi fin troppo ansiose, di compiacere la vecchia arpia, facendole trovare il bagno lindo.
Possibile che il ragazzo abbia una relazione con entrambe le ragazze? Non so: a me pare che abbia una faccia a babbeo ma, visto che gli uomini non li so giudicare, magari egli è bellissimo. Oppure è molto ricco: almeno la casa è di sua proprietà... O, magari, ha altre doti nascoste... Comunque sia, è evidente, che la madre non si stupisce di trovare il figlio insieme a queste due ragazze: questo significa che sapeva di trovarcele. Possibile che una signora con una mentalità così rigida che, appena arrivata dal figlio, va a controllare l'igene del di lui bagno possa contemporaneamente tollerare una sua relazione a tre? Io credo di no.
In definitiva temo che, il mistero del rapporto che intercorre fra i tre ragazzi, non possa ancora essere svelato...

La seconda pubblicità l'ho vista una volta sola (su un canale di Cielo). Mi è bastato però. E` una specie di "pubblicità progresso" sponsorizzata dal governo colombiano e, il suo messaggio, è il seguente "per ogni sniffata che fai spariscono 10 metri quadri di foresta amazzonica".
Temo che il governo colombiano sopravvaluti lo spirito ecologico della popolazione dei paesi occidentali: che inibizione potrà mai essere, per una persona assuefatta alla cocaina, sapere che dieci metri quadri di foresta amazzonica spariscono a ogni sniffata?
Ma, soprattutto, quante sniffate si sono fatti gli ideatori di questa pubblicità?

La terza pubblicità riguarda una nota bevanda con le bollicine: la Cocca Colla. Nel corso degli anni abbiamo assistito a svariati reclami: alcuni stucchevoli (quelli con babbo natale) altri divertenti. L'ultima pubblicità mi pare però particolarmente delirante. Oltretutto, questo "capolavoro", mi pare duri più dei trenta secondi abituali ma, forse, è solo una mia illusione. Per adesso ho visto questo reclame solo due volte: la prima volta sono rimasto stordito ma, la seconda, ho preso appunti. La pubblicità mostra un filmato in bianco e nero dove, una suadente voce narrante, spiega che, nel 1886 ad Atlanta, in Georgia, un farmacista aveva inventato la Cocca Colla. Poi la pubblicità fa un lungo salto di spazio e di tempo e si trasferisce in Italia, a Roma, negli anni '60, quando, una mamma, decide di "importare" (????) la Cocca Colla e di servirla a tavola per pranzo: i bambini sono entusiasti, il marito sembra piacevolmente sorpreso e il nonnino ride contento. Su questo improbabile quadretto, si sovrappone la solita voce suadente che recita il motto di questa campagna pubblicitaria: "La formula della Cocca Colla è ancora un segreto, ma, la mamma italiana, ha scoperto la formula della felicità: Cocca Colla a pranzo".
Anche in questo caso, come nel precedente, viene spontaneo chiedersi quanta Cocca si sia fatto il pubblicitario che ha avuto questa pensata...

La quarta pubblicità è di un alcolico: il liquore Avaro Amerda. Lo so, sparare su questa pubblicità è come sparare sulla Croce Rossa. Numerosi comici hanno già ironizzato su questi quattro amici che, al tempo dei tempi, salvavano un puledrino, non si sa da che cosa, portandolo via su un aereo rosso.
Quello che colpisce è come la trama si sia fatta, nel corso degli anni, sempre più assurda. Nell'ultima versione i quattro amici trovano un rifiuto tossico sulla spiaggia (una specie di bidone arrugginito) e, credendolo un antico vaso, lo caricano sul solito aereo per salvarlo da non si sa chi (forse dagli operatori ecologici?)...
La chiave per interpretare questa pubblicità si ha nell'ultima scena: i soliti amici chiacchierano, seduti a un tavolino, bevendo Avaro Amerda. La mia interpretazione è la seguente: i quattro amici sono degli alcolizzati che, ritrovandosi a bere insieme, fanno a gara a chi la spara più grossa. Significativo è il gesto che uno di essi (evidentemente quello che ha raccontato la storiella dell'antico vaso) fa, oscillando la mano, come a indicare che, il pilota dell'aereo, fosse già completamente ubriaco.

lunedì 12 aprile 2010

Spiegazioni...

Questo week-end non ho postato niente. La ragione principale è il persistente problema con l'ADSL. L'ultima trovata dei tecnici è stata quella di farmi isolare la presa telefonica al piano superiore. Il risultato è che non posso più connettermi con il mio computer (anch'esso al piano superiore) ma devo usare il portatile. Io col portatile non mi ci trovo: la tastierina è troppo piccola e poi è lento e scomodo. Per un paio di giorni ho scritto dei testi sul mio computer e li ho poi trasferiti, tramite chiavetta USB, al portatile. Però, sabato e domenica, non ho avuto voglia di compiere questa artificiosa procedura e, come Dio, dopo aver postato dal lunedì al venerdì, ho deciso che, il sabato e la domenica, mi sarei riposato.
Oltretutto avrei anche nuove immagini per la legenda del blog ma, finché la situazione non migliora un poco, nemmeno provo ad aggiungere qualcosa.

Data questa breve, ma credo doverosa, spiegazione ai miei due-tre lettori abituali, dovrei adesso trovare un breve argomento per dare un po' di senso e significato a questo post.

Negli ultimi giorni sto dormendo moltissimo o, almeno, molto più di quanto faccia di solito. Strani sogni, ma non più strani del solito. Sfortunatamente o, a seconda del punto di vista, fortunatamente non ne ho preso nota e adesso ne ricordo solo dei frammenti incoerenti.
Da cosa deriva tutta questa sonnolenza? Magari è solo un caso ma, per mia natura, non posso fare a meno di elaborare qualche teoria.
Elimino subito l'ipotesi che, i più spiritosi fra i miei lettori, avranno immediatamente pensato: no, non dipende da astinenza da internet. Già nelle ultime settimane, a causa dei continui problemi, ne facevo un uso limitattissimo quindi non può essere questa la ragione altrimenti sarebbero settimane che dormo bene.
Io sono più propenso a ipotizzare la complicità di qualche cibo. Sono infatti stranamente sensibile sia al cibo che ai farmaci e, spesso, ho individuato pietanze che mi davano peculiari controindicazioni.
Tanto per dirne una, il sale iodato, mi fa un effetto stranissimo: se lo prendo la sera (usandolo al posto del sale comune) dopo un paio di ore sono preso da una fiacchezza e sonnolenza incredibili. Se vado a letto però non mi addormento e, dopo tre o quattro ore, sono supervispo e non chiudo occhio. Premetto che di mio ho la pressione bassissima, magari potrebbe essere una concausa. Se qualcuno ha qualche ipotesi al riguardo per favore posti un commento!
Comunque, tornando alla mia mancata insonnia, ho cercato di stabilere se avevo iniziato ad assumere, oppure a prendere, qualche cibo particolare.
In effetti un sospetto c'è: il tè, molto econimico, che compro in un hard discount (per 2+2=boh? evito di nominare sia la marca del tè che l'hard discount). Che il tè fosse di pessima qualità già lo sapevo ma, per pigrizia (all'hard discount avevano solo quello e io non avevo voglia di andare appositamente da un'altra parte per comprare solo del tè), per molti mesi ho usato solo quello. Poi, circa un mese fa, avevo deciso che faceva troppo schifo e, lentamente ho esaurito le mie scorte (tengo molti tipi diversi di tè disponibile) e dall'altra settimana sono tornato al mio preferito il Twintwigs (*). Non so, probabilmente è solo una coincidenza ma, è anche possibile, che questo tè economico venga trattato, in qualche fase della lavorazione, con qualche prodotto al quale sono sensibile (o magari ha solo una percentuale di teina maggiore).
La controriprova sarebbe ricominciare a berlo per vedere che effetto mi fa, ma non sono abbastanza curioso da provare...

Nota(*): beh, il vero nome della marca del tè non è questo, che anzi gli assomiglia pure poco, ma mi piaceva la traduzione di Ramettogemello...

venerdì 9 aprile 2010

Decisione difficile

Avevo promesso che avrei scritto un post sulla "complicata" decisione che ho da prendere. Poi, per motivi di voglia e tempo, non ne ho fatto di niente. Come parziale ammenda pubblico una email che ho scritto a parenti/amici.
Affinché il post sia comprensibile, devo premettere, che il "problema" è un'offerta di lavoro per un anno in Olanda.
Un mio amico/ex-collega, Fi., già l'anno scorso aveva cercato di convincermi ad accettare un lavoro analogo ma, rifiutai, perché preferii continuare a lavorare a un mio progetto (in pratica lavoro a casa ma non guadagnerò niente fino a quando non lo terminerò e, anche allora, ci sarà da incrociare le dita...).
Nella email che riporto, con minime omissioni/censure, cerco di valutare i pro e i contro del "problema" per cercare di determinare la scelta corretta.

Ciao E.(*),
Ho messo anche A. in copia perché tanto avrei scritto ad entrambi più o meno le stesse cose...
Vi scrivo perché ancora non ho deciso cosa fare e, come sapete, scrivere, mi aiuta a chiarirmi le idee.
Con enfasi diverse tutti, più o meno, sono dell'idea che dovrei accettare.
Sono talmente confuso che non so bene nemmeno come riassumere la situazione...
Provo a buttare giù alcune idee anche se in maniera poco organica.
Non me la sento di muovermi. Non ho voglia di ricominciare da capo tutte le trafile burocratiche, cercare casa, etc.
L'anno scorso non rifiutai per questo motivo: pensavo di essere arrivato a un punto critico del mio progetto e non volevo abbandonarlo. Adesso non è così. Sono a buon puonto e, ADSL permettendo, dovrei incominciare a fare del testing sul sito che ho preparato. Questo significa cercare un provider, vedere che infrastruttura mi fornisce e, insomma, iniziare a fare sul serio. Vedere quindi se, quel che ho fatto, è stata una perdita di tempo o se c'è del potenziale.
A dire il vero, ne ho anche un po' la nausea e, ultimamente, sto lavorando molto lentamente. Per questo credo che una pausa mi farebbe bene: paradossalmente, lavorare a qualcosa che non mi interessa, mi ricaricherebbe le pile. Come Fa. e altri hanno suggerito, adesso sarei in una fase dove, FORSE, potrei riuscire a continuare lo sviluppo, seppur a rilento, anche lavorando. Io ne dubito: conosco la mia pigrizia e la mia scarsa motivazione (in fondo in fondo, non mi importa di realizzare niente).
Insomma se il lavoro fosse per 6 mesi, probabilmente accetterei: sarebbe una pausa un po' più lunga di quanto io abbia bisogno ma, visto che sarei pagato, sarebbe un compromesso accettabile. Ma un anno è lungo... Cioè, per 6 mesi posso anche immaginarmi in una sistemazione precaria, magari in una casa con vicini rumorosi o scomoda per raggiungere XXXXX ma, per un anno, no. E l'impegno richiesto per trovare un posto accettabile? bo... mi pare eccessivo...

E questo lavoro cosa mi offrirebbe poi (fatemi sapere se non considero qualcosa)? Eccone i pro.
1. Pausa di un anno dal mio progetto molto utile a ritrovare stimoli.
2. Un anno di paga (chiaramente non sta a Fi. decidere quanto farmi guadagnare ma a lui risulta, nel suo team, una media di 4200 :] (**) netti con il 30% ruling. Io, essendo a chiamata diretta, probabilmente potrei strappare qualcosa di più ma, non essendo più eligible per lo sconto del 30%, immagino che finirei sui 4000 :]. Mettiamo 1500 :] di spese mensili. Rimane 2500 :] al mese e, quindi, in un anno 30000 :]).
3. L'esperienza lavorativa sarebbe "formativa" in quanto maturerei una certa esperienza di SAP.
4. Utile per "mantenere vivo" il mio CV in caso di necessità (tipo se il mio progetto naufraga completamente e ho improvvisamente bisogno di un salario mensile).
5. Un cambiamento mi farebbe bene: conoscere nuove persone, posti (?) etc (questo me lo dicono in molti. A me non convince molto come tesi ma la metto per completezza).
6. Mi piacerebbe lavorare con Fi. e fargli vedere quanto sono bravo (credo di essere migliorato/maturato molto lavorando al mio progetto)

Contro invece.
1. Questo lavoro di un anno non ha prospettive. Nel senso che, passato l'anno, tornerei comunque a lavorare al mio progetto e, a quel punto, non sono sicuro se, un intervallo così lungo, sarebbe favorevole o meno.
2. Emotivamente/psicologicamente non me la sento di lasciare casa. Contemporaneamente non ho voglia di ritrasferirmi in Olanda.
3. Il lavoro in sè non mi interessa. Parimenti, le competenze che acquisirei, mi sarebbero utili solo in altri lavori che non mi interessano.
4. Ho paura che dovrei fare la spola in Italia per emergenze più o meno gravi.
5. Casa e, soprattutto, giardino in sfracelo.

Vediamo i singoli punti più nel dettaglio. Prima i pro.
1) Poco da aggiungere. Sono sicuro che una pausa mi farebbe bene e mi permetterebbe di rivedere il mio progetto in prospettiva più oggettiva. L'ideale sarebbero tre mesi, quindi il lavoro proposto è di una gravidanza più lungo. 3
2) Non ho immediato bisogno di liquidità ma, portarmi a casa un gruzzoletto, non mi farebbe schifo. 6
3) Come detto sarebbe una esperienza che non mi interessa particolarmente. 1
4) Questa motivazione, molto pratica e sensata, mi è stata suggerita da un mio amico e, devo ammettere, è molto valida. 3
5) Ma... il fatto è che l'Olanda ha esaurito da un pezzo il suo essere una novità. Rimangono le persone nuove che, volente o nolente, conoscerei. Da qualche anno, lo ho notato anche al corso di fotografia, il numero di persone con le quali sono in grado di fare amicizia si sta assottigliando: per i giovani sono troppo vecchio e, le persone diciamo più "mature" come me ;-), oramai hanno la loro vita quasi completamente incentrata sul lavoro e/o la propria famiglia. Dubito quindi che conoscere 4 o 5 nuove persone sia una buona giustificazione. 1
6) Forse sono immaturo ma, mi piacerebbe essere apprezzato da qualcuno in grado di capire la bontà del mio lavoro. 2

E ora i contro.
1) Un anno è una pausa troppo lunga e, d'altra parte, non sarebbe un lavoro che mi cambierebbe la vita. Cioè passato l'anno, anche se ci fosse la possibilità di un prolungamento (molto probabile), dubito che vorrei rimanere. 5
2) Questo punto è estremamente soggettivo. E` difficile da definire: sicuramente non avrei, l'emozione mista ad aspettativa, che avevo 8 anni fa quando mi trasferii in Olanda per la prima volta. Forse sono semplicemente troppo vecchio. Di sicuro non ho le motivazioni giuste. Viceversa adesso mi sento a casa e ci starei benissimo se non fosse per l'ansia di fare, col mio famigerato progetto, un floppone. In questo punto considera anche il desiderio di stare vicino ai parenti più stretti ormai di una certa età e con difficoltà oggettive. Anche in questo caso se dovessi andare via per 3 mesi nemmeno mi preoccuperei; per 6 mesi sarebbe ancora accettabile ma per un anno è troppo. 6
3) Nulla da aggiungere. 4
4) Questo probabilmente è un lascito dello stress rimastomi da quando lavoravo in Spagna e la mamma era malata. Io per primo riconosco che è imponderabile e che probabilmente non dovrei considerarlo (al massimo potrebbe rientrare fra i fattori del punto 2 visto sopra). Eppure sono sicuro che succederebbe qualcosa che richiederebbe la mia presenza in Italia... 3
5) Ci sarebbero tanti lavoretti da fare questa estate che, senza di me, non possono essere fatti... 1

Alla fine di ogni punto ho aggiunto un valore/peso che vuole essere una stima di quanto io lo ritenga importante. Se ho fatto bene i conti i "pro" assommano a 16 e i "contro" a 19. Tanto a ribadire la mia sostanziale incertezza...
In pratica è una di quelle situazioni dove, nonostante tutti i calcoli e la buona volontà del mondo, è la sorte che decide quale sia la decisione corretta.
Con la mia fortuna sicuramente prenderò quella sbagliata: sono tentato, per una volta, di dare retta ad amici e parenti in maniera da potere poi lamentarmi con loro per la mia scelta errata. E alla faccia delle proprie responsabilità...

Che ne dite? C'è qualche elemento che non ho considerato?
Sal.
KGB


Ovviamente ogni commento è ben accetto anche dai lettori più o meno occasionali di questo blog.
Forse vale anche la pena aggiungere che, le stime numeriche indicate per ogni voce, sono indicative e possono fluttuare. Magari domani, mi alzo di buon umore, e, i "pro", potrebbero assommarsi a 18 mentre, i "contro", a 17. Per questo parlo di sostanziale equilibrio.

Nota (*): E., A., Fa. sono amici/parenti. Fi. è il mio amico/ex collega che mi ha proposto il lavoro.
Nota (**): Per motivi di riservatezza le cifre di seguito non sono in euro (€) ma in $mil€s (:]). Vale la formula 1€=c:] dove "c" è una costante moltiplicativa.

giovedì 8 aprile 2010

Teleagonia continua...

Nuovo aggiornamento....
Vedi Decisamente Teleagonia... per la puntata precedente.

Lunedì, 22-Marzo Come temevo l'attesa è stata vana. Richiamo Fischiali per avere notizie. Mentre la signorina di turno controlla i dati la linea cade e mi tocca richiamare da capo. Questa volta mi tocca un ragazzu leggermente + scorbutico della media. Controllando le note mi dice che il tecnico, venerdì scorso, ha segnalato 20 campate di cavo da sostituire. Sul momento questa affermazione mi tranquillizza perchè penso che, anche se io non sono stato avvisato, almeno hanno controllato qualcosa. Poi ripensandoci, mi rendo conto che venerdì non era successo niente. Probabilmente la nota diceva che 20 campate di cavo devono essere controllate.
Martedì, 23 Marzo. Ancora niente. Richiamo Fischiali e faccio fare un sollecito.
Giovedì, 25 Marzo. Ieri e oggi niente di nuovo. Richiamo Fischiali. Ennesimo sollecito.
Venerdì, 26 Marzo. Niente di nuovo.
Sabato, 27 Marzo. Mi richiama il tecnico Telegom. E` un altro: non conosce la situazione e devo rispiegare ogni cosa da capo. Mi richiede dei filtri. Mi dice di riattaccare il router e che ripeterà dei test per poter poi chiamare i tecnici addetti ai cavi (quelli che invece "preferiscono" non venire). Io iniziavo ad essere un po' esasperato e così, quando mi ha detto che farà quello che può, io gli ho chiesto "cioè?": sfortunatamente lui potrà solo risegnalare la situazione ai tecnici... Buona notte!
Lunedì, 29 Marzo. Aspetto sfiduciosamente l'eventuale telefonata dell'inaferrabile tecnico dei "cavi". Attesa vana. Però dalle 11:00 a, circa, le 15:00 le interferenze svaniscono quasi completamente poi, lentamente, riprendono.
Martedì, 30 Marzo. La linea è ripeggiorata ed è quasi tornata al livello solito. Dovrei richiamare Fischiali ma non ne ho voglia.
Mercoledì, 31 Marzo. Inaspettatamente si fa vivo un tecnico Telegom. Anche questo viene a trovarmi a casa. Mi pare di averlo già visto; dopo un po' mi rendo conto che è uguale a Del Pieno (*). Ciò è strano perché, Del Pieno e il suo uccellino, reclamizzano un'acqua minerale mentre, i testimonial di Telegom, sono la Hunziccher e John Investita. Comunque il tecnico si trattiene a lungo, circa un'ora mezza, con molta buona volontà ma scarsi risultati. Egli cercava di migliorare un po' la situazione agendo sull'impianto domestico ma, ogni dieci minuti, diceva "eh... ma il problema è sui cavi fuori... qui più di tanto non ci posso fare...". E infatti adesso funziona, se possibile, ancora peggio di prima... Ma dopotutto da Del Pieno, che non ha neanche finito il CEPU, cosa potevo aspettarmi? In conclusione mi ha detto che ricontatterà i soliti esterni (quelli che non si fanno nè sentire nè vedere e la linea non l'aggiustano...). Mi ha anche spiegato che in TEORIA dovrebbero cambiare l'intero cavo a partire dalla centralina, in pratica però, cercheranno di capire dove è il problema per cambiarne solo un pezzetto. Da parte mia ho pregato Del Pieno di segnalare chiaramente che il problema non è in casa mia ma che devono sostituire il cavo... Speriamo bene...
Venerdì, 2 Aprile. Chiama il tecnico: l'esterno, quello intangibile e irraggiungibile. Rispiego la situazione: "No, non è colpa del filtro...". Mi dice che sarebbe passato oggi, o domani. Sì, vabbè, e io ci credo... Invece, più tardi, mi richiama e mi dice che sta arrivando. Questa volta ci sono ben due macchine. Il capo è un ometto di mezza età molto sbrigativo e il suo assitente è un giovane che, come il tecnico Telegom, ricorda Del Pieno. Beh, questo è molto più paffuto: è un Del Pieno incrociato con Ancegliotti...
Comunque a cambiare il cavo non ci pensano neanche e per il resto della mattinata risaldano "a caldo" i giunti sui vari pali (mi dicono poi che alcuni erano in pessime condizioni). Verso le 13:30, Del Pieno/Ancegliotti, ripassa da casa e fa nuove prove. Al telefono in basso non si sente più nessuna interferenza ma, al piano di sopra, il problema persiste. Cambia una presa e il problema sembra quasi risolto del tutto. Mi saluta e mi lascia il numero in caso ci fossero ancora problemi. Risultato, dopo 45 minuti, le interferenze riprendono più forti di prima! Ritelefono a Del Pieno/Ancegliotti che mi dice che ripasserà in giornata o domani o martedì...
Domenica, 4 Aprile. Sarà che è Pasqua ma il telefono gracida più che mai: stare collegati più di 10 minuti è un disastro...
Martedì, 6 Aprile. Richiamo Del Pieno/Ancegliotti. Ora che sa che il problema persiste è meno ansioso di aiutare: non è sicuro di riuscire a passare in giornata. E infatti non passa. Richiamo Fischiali per sapere cosa gli risulta: come al solito hanno riverificato che i problemi persistono e in mattinata hanno, automaticamente, risollecitato un intervento.
Mercoledì, 7 Aprile. Richiamo Del Pieno/Ancegliotti: si è fatto furbo e non risponde. Gli lascio un messaggio alla segreteria. Idem all'ora di pranzo. Nel pomeriggio interviene il suo collega ghiozzo che "termosalda i giunti" ma senza ottenere niente o quasi. Alla fine mi dice di isolare la seconda presa al piano di sopra perché loro arrivano solo alla "prima presa": se il problema è dopo devo rivolgermi a un elettricista. Chiamo Fischiali che mi conferma che il tecnico ha ragione. Stasera quindi, non avendo intenzione di contattare, aspettare e pagare un elettricista che mi stacchi due fili, proverò a isolare la presa del piano di sopra con le mie manine. Copotutto credo che 9 volt non siano in grado di fulminarmi. Aggiornamento: ho aggeggiato alla presa isolando quella al piano di sopra (nel processo credo di essere riuscito a spezzare un cavetto ma questo non glielo dirò...). Ovviamente non cambia niente.

Nota (*): Come ripetuto più volte preferisco non utilizzare nome reali di persone o aziende (vedi 2+2=boh?)

mercoledì 7 aprile 2010

Altro Post

In questo momento sto scrivendo un altro post. Come è possibile? Semplicemente con "in questo momento" non intendo il momento in cui sto scrivendo ma il momento nel quale, uno sfortunato lettore, leggerà queste righe.
Il tempo, dopotutto, è relativo. Potrei parlarvi del tempo e del mio amico ouroboro ma, in realtà, non è del tempo e dei suoi paradossi che voglio scrivere. Il fatto è che ho un problema: devo prendere una decisione importante e, finito di scrivere questo post, voglio mettere nero su bianco i pro e i contro della questione che mi sta a cuore. Immagino che, dalle note che andrò a scrivere, ci farò il post di domani.
Questo per spiegare la mia frase introduttiva di inizio post...

Quindi, siccome voglio dedicarmi ad altro, oggi sarò particolarmente breve.

"Ama il prossimo tuo
come te stesso e
non fare agli altri
ciò che non vuoi
che gli altri
facciano a te.
"

Avete riconosciuto questa citazione?
Immagino di sì perché è famosissima.
Sapete anche chi è l'autore?
No?
Allora ve lo dico io.
L'autore è Confucio (551-479 a.C.) e il brano riportato è tratto da Lunyu, XV 23

Pensavate a un altro autore?
Meditate gente, meditate... e meditate per conto vostro perché io ho da scrivere un altro post...

martedì 6 aprile 2010

Abramo

Dedicato a chi sa che è dedicato a lui.

In quei tempi, Abramo e Sara, erano ormai vecchi e vizzi come due prugne secche: ma, mentre Sara ancora si difendeva, soprattutto Abramo era tutto sfatto...
Egli disperava quindi di avere un figlio da sua moglie perché, ormai, numerosi anni erano passati da quando si erano uniti in matrimonio.
La mancanza di un erede era il grande cruccio di Abramo che, con parenti e amici, non perdeva occasione per lamentarsi di come la ghianda non volesse mettere radici nel ventre della moglie.
Un giorno Abramo incontrò l'arcangelo Gabriele che, travestito da beduino, conduceva una gran schiera di cammelli carichi di merci preziose. Abramo voleva comprare delle stoffe per sua moglie Sara ma, Gabriele, tirava sul prezzo. Così Abramo invitò il finto beduino a casa sua per bere insieme due tazze di birra di latte fermentato di capra speziata con sali di sabbia: liscio per se stesso e, con due cubetti di ghiaccio, per Gabriele.
Abramo, che questi cocktail non li reggeva bene, iniziò a dar di gomito a Gabriele e a raccontargli la sua afflizione: aveva carri a motore, frondosi ulivi e abbondanza di terra coltivabile vicino alla fertile ansa del grande fiume. Eppure Dio, che aveva così generosamente ripagato gli sforzi del suo lavoro, ancora non lo aveva benedetto con un figlio che lo moltiplicasse. A Gabriele non piaceva impicciarsi degli affari intimi di Abramo; aveva quasi deciso di far saltare l'affare e andarsene, quando, l'anziano vegliardo, suggerì che avrebbe potuto comprare anche un tappeto grande. Così Gabriele pazientò e ascoltò le parole di Abramo.
Finito che ebbe di narrare la sua storia Abramo chiese all'arcangelo:
- "Oh, egregio beduino dalla testa grande e la fronte spaziosa! Tu che vivi e strisci come un serpente nella sabbia, tu che parli alla salamandra del fuoco e allo scorpione solitario, tu che hai ascoltato pazientemente le mie parole, dimmi! Mi ripeto perché sono un po' rintronato ma, ti prego, oh beduino, che pari nasconder delle ali sotto il mantello, dimmi: cosa devo fare per avere un erede?"
- "Oh, Abramo, ciucciato dalle streghe sembri, ormai da settanta anni sposato a tua moglie, eppure ci sono ancora cose che non sai!"
- "Per favore, eccellente Beduino, mi illumini! Io seguo la Legge a menadito ma ancora il Signore non mi ha concesso la grazia che bramo..." - implorò Abramo.
- "Per prima cosa, Abramo dimmi, dividi sempre il letto con tua moglie?"
- "Certo! Nonostante sia vecchio, e le forze non siano più quelle di un donzello, ogni sera divido il letto con mia moglie e, al mattino, nonostante il mal di schiena, lo riattacchiamo insieme..."
- "Ecco, lo immaginavo: voi, vecchi bavosi... scusami Abramo, posso darti del tu?"
- "Ovviamente buon beduino cencioso del deserto... ma ti prego prosegui..."
- "Dicevo: tu, vecchio bavoso, segui la Legge alla lettera, ma ne fraintendi la sostanza. Dividere il letto significa che tu devi conoscere tua moglie!"
- "Per mille vitelli d'oro! questa non la sapevo... Eppure è da oltre settant'anni che siamo sposati, fra poco festeggeremo l'anniversario di diamante, credo di poter dire di conoscere mia moglie..."
- "Ma la conosci carnalmente?" - chiese Gabriele ammiccando.
- "Beh, la conosco bene ma, certo, non come conosco me stesso..."
- "Come? conosci te stesso?! E` peccato!! Tu, Abramo, devi conoscere tua moglie, non te stesso!"
- "Oh, come... non capisco..." - disse, un po' confuso, Abramo
- "Come ci vedi?" - chiese improvvisamente l'arcangelo Gabriele.
- "Beh, alla mia età, non più molto bene..."
- "Appunto! Se esistessero, dovresti portare gli occhiali! E, ascoltami bene, se continui a conoscere te stesso, diventerai completamente cieco!"
Abramo impallidì e quasi inghiottì la dentiera per lo spavento. Poi, però, si riebbe, e sospettò che il beduino tentasse di fregarlo.
- "Ho capito perchè tu, astuto beduino, dici così! Vuoi impaurirmi per raggirarmi sul prezzo del tappeto!"
- "Mira! Io non sono un semplice e puzzolente beduino del deserto! Io sono l'arcangelo Gabriele inviato da Dio!" - disse Gabriele aprendo le ali mentre, una luce celestiale, si spandeva tutto intorno a lui.
- "Perdonate questo stolido vecchio! Finalmente Dio vi ha mandato in risposta alle mie suppliche! Fate di me quel che dovete!" - disse Abramo prostrandosi e, slacciatesi le brache, offrì, le secche e rugose natiche all'arcangelo...
- "Per favore Abramo! Ho appena mangiato, ritirati su le brache! e poi, la missione datami da Dio non ha niente a che vedere con te: devo solo rivendere con buon profitto queste merci che Egli ha comprato a un'asta di liquidazione... Comunque ascoltami!" - proseguì l'arcangelo.
- "Se vuoi un erede devi smetterla di dividere il letto ma, invece, devi conoscere tua moglie e, soprattutto, devi smetterla di conoscere te stesso! Altrimenti... come posso dire... se disperdi il tuo seme, esso non avrà il vigore necessario per moltiplicarti in tua moglie!"
Poi Gabriele, prima di andarsene, approfittando del fatto che Abramo era ancora un po' intimorito, gli vendette ben due tappeti e un set di pentole a pressione.
Da parte sua Abramo non aveva capito molto la storia dei semi, e anche chi doveva conoscere chi gli era poco chiaro, ma, per paura di diventare cieco, non aveva osato fare domande. Così fece l'unica cosa che aveva capito: smise di dividere il letto con la moglie e, anzi, si trasferì in un'altra stanza.
Così Sara rimase incinta e Abramo ringraziò il Signore.

lunedì 5 aprile 2010

Uova di cioccolato

Pasqua 2010. Ho mangiato come un m@!@L& e, nonostante un tè, sono in preda all'abbiocco. Oltretutto, qui in camera, tengo il riscaldamento spento e, con 16 gradi, ho pure un po' freddo.
Ancora devo decidere cosa scrivere. In genere quando parto in questa maniera, col piede sbagliato, proseguo a zoppetto su quello stesso piede...

Sono di cattivo umore. Le festività hanno spesso questo effetto su di me. Ho notato che, questo anno, per la prima volta da quando riesco a ricordare, non ho ricevuto nessun uovo di cioccolata.

In genere era la mamma che ci pensava e mi faceva sempre trovare almeno un uovo extra-super-fondente come piace a me. Di solito, magari una o addirittura due settimane prima di Pasqua, mi convinceva ad aprirlo. Ufficialmente lei era curiosa per la sorpresa, che a me capitava sempre od orribile o da donna (o da donna e orribile). In realtà, avendo pochi (nessuno?) interessi in comune con me, le piaceva questa occasione per condividere un momento insieme. E anche perché era un po' ghiotta...
Infatti poi, una volta aperto e assaggiato, io dovevo custodire i frammenti dell'uovo e, preferibilmente, nasconderli fuori dalla sua portata. Non essendo particolarmente ingordo mi limitavo a tenerlo in camera. Questo bastava però a dissuadere la mamma dal prenderlo: forse psicologicamente, entrare in camera del suo "bambino", e sottrargli dei pezzetti di cioccolata, era un disincentivo abbastanza forte. Beh, quasi: non si faceva vedere ma la cioccolata diminuiva anche quando io non la mangiavo...
Poi, dopo due o tre settimane, visto che io la centellinavo, improvvisamente si decideva e buttava via tutto quello che era rimasto "perché tanto la cioccolata la mangiava tutta lei e la faceva ingrassare".

Non è l'uovo di cioccolata che mi manca, ma il gesto d'affetto, la premura nel pensarci e, ironicamente, il guardare insieme l'ennesima orribile sorpresa (tipo: spilla per capelli in plastica argentata allo 0,05%). Ecco perché non mi piacciono le feste: si vede subito chi non c'è più